Prezzi medi Italia oggi
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Top 5 Province
Le più economiche
Top 5 Bandiere
Andamento prezzi
+71,8%
Brent
Var. da 27 Dic 2025
+3,1%
Benzina Self
Var. da 27 Dic 2025
+23,4%
Gasolio Self
Var. da 27 Dic 2025
60,39$
Min
Brent
1,63€
Min
Benzina Self
1,64€
Min
Gasolio Self
Prezzi benzina in Europa
Confronto prezzi carburanti nei 27 paesi UE. Fonte: Commissione Europea - Weekly Oil Bulletin, rilevazione del 23 marzo 2026.
Benzina Italia
1,778€
13ª più cara su 27 paesi UE
-10,4 cent vs media UE
Gasolio Italia
2,023€
13ª più caro su 27 paesi UE
-1,2 cent vs media UE
Media UE Benzina
1,881€
Media ponderata 27 paesi
Media UE Gasolio
2,034€
Media ponderata 27 paesi
Perché scegliere Benzina24
O&DS scarica e cataloga giornalmente i dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) relativi a oltre 24.000 stazioni di servizio e ai prezzi praticati per benzina, gasolio, GPL e metano, oltre a molti altri dati come officine di revisione, locker InPost, colonnine di ricarica elettrica e autovelox. Tutti i dati vengono elaborati, confrontati e resi facilmente consultabili per aiutarti a trovare il distributore più conveniente vicino a te. Il servizio è completamente gratuito, senza pubblicità e senza registrazione.
Analisi prezzi carburante oggi
Aggiornamento basato sui dati di 21.509 distributori italiani
Il segnale più chiaro arriva dalla strada, prima ancora che dai mercati. In queste ore il mondo dell’autotrasporto lancia l’allarme sui rincari e teme l’effetto domino sui prezzi al supermercato, mentre dal settore della pesca arriva la stessa denuncia: uscire in mare costa sempre di più e scaricare tutto sui clienti non è sostenibile. I dati di Benzina24.it dicono che non è allarmismo. Oggi in Italia il gasolio self è a 2,021 €/litro, il servito a 2,153 €/litro. La benzina self si ferma a 1,738 €/litro, ma il fatto davvero anomalo è un altro: il diesel costa 28,29 centesimi in più della benzina.
Non è solo una fiammata statistica. È il riflesso di una tensione internazionale che nelle ultime settimane ha riportato il petrolio su livelli da emergenza percepita. Il Brent oggi quota 104,86 dollari al barile: in sette giorni è sceso del 2,5%, ma rispetto a un mese fa è ancora sopra del 47,1%. Questo spiega perché alla pompa non si vede alcun sollievo vero: quando il greggio sale, i listini si adeguano in fretta; quando corregge, la discesa è lenta, frammentata, spesso incompleta.
Dal Medio Oriente alla pompa italiana
La rassegna internazionale di questi giorni ruota tutta attorno allo stesso punto: la crisi in Medio Oriente sta spingendo governi e operatori a ragionare su misure d’emergenza. In Norvegia si discute di tagli alle accise, negli Stati Uniti sono state allentate temporaneamente alcune regole sui carburanti per contenere i prezzi, mentre grandi operatori del settore avvertono che, se il conflitto dovesse proseguire, l’Europa potrebbe trovarsi già ad aprile davanti a tensioni di offerta più serie. Non è detto che si arrivi a una carenza generalizzata, ma il mercato sta già prezzando il rischio.
Qui sta il punto che spesso sfugge nel dibattito pubblico: il prezzo finale non dipende solo dal greggio. La catena è più lunga. C’è il Brent, quotato in dollari; poi il cambio euro-dollaro, che se penalizza la moneta europea rende ogni barile più caro per l’Italia; poi la raffinazione, dove il crack spread può gonfiare soprattutto il diesel; quindi trasporto, stoccaggio, logistica, margini commerciali. E infine il fisco, che in Italia pesa come un macigno.
Sulla benzina, oggi, il 60% del prezzo è composto da tasse: 0,7284 € di accise e 0,3133 € di IVA. Il costo industriale del carburante vale appena 0,6958 €/litro. In altre parole, il consumatore paga non solo il prodotto, ma anche una struttura fiscale che continua a fare da moltiplicatore. E l’IVA viene applicata anche sulle accise: la classica tassa sulla tassa.
Perché il gasolio è il vero termometro dell’inflazione
L’allarme degli autotrasportatori, rilanciato in questi giorni da più testate, non riguarda soltanto la categoria. Riguarda tutti. In Italia l’80% delle merci viaggia su gomma. Se il diesel resta sopra quota due euro, il rincaro entra nella filiera e si trasferisce, magari con qualche settimana di ritardo, sul prezzo finale di alimentari, materiali, beni di largo consumo.
I numeri sono eloquenti. Un TIR che percorre 100.000 chilometri l’anno con una resa di 3 km/l spende in carburante circa 67.363 € l’anno. Una spedizione media di 1.000 chilometri costa in solo carburante 672,96 €. Se il diesel aumenta di pochi centesimi, l’effetto su una singola corsa sembra modesto; moltiplicato per migliaia di viaggi, diventa un costo sistemico. Ecco perché quando il gasolio accelera, lo scaffale del supermercato non resta fermo.
Anche per le famiglie il colpo è concreto. Con i prezzi medi attuali, un pendolare che percorre 15.000 km l’anno con un’auto a benzina da 14 km/l spende 1.860,86 € l’anno. Il costo carburante della benzina è pari a 12,41 centesimi al chilometro, quello del gasolio a 11,22 centesimi. E un pieno da 50 litri richiede oggi circa 9,9 ore di lavoro calcolate su uno stipendio netto medio di 1.400 euro al mese. Questo è il dato sociale prima ancora che economico.
La geografia dei rincari: non esiste “il” prezzo, esistono molti mercati locali
In una fase di tensione, la dispersione dei prezzi diventa ancora più importante del prezzo medio. Oggi la regione più economica per la benzina self è le Marche, con 1,713 €/litro. La più cara è la Basilicata, con 1,765 €/litro. Sono cinque centesimi di differenza media, che su base annua iniziano a farsi sentire.
Ma il vero divario è dentro i territori, perfino dentro la stessa città. A Milano si va da 1,585 €/litro a 2,405 €/litro: 41 euro di differenza su un pieno da 50 litri. A Roma la forbice vale 23,5 euro, a Napoli 28 euro. A livello nazionale la distanza tra il distributore più economico e quello più caro arriva a 1,012 €/litro, cioè 50,6 euro su 50 litri. Non è una sfumatura: è un altro mercato.
I prezzi migliori sulla benzina self si trovano oggi a Livigno e in alcuni impianti indipendenti: il Q8 di Livigno scende a 1,393 €/litro, una pompa bianca a Cortino a 1,405 €/litro. Ma sono eccezioni: i distributori sotto 1,55 €/litro sono appena 19 in tutta Italia.
Poi c’è il capitolo autostrade, che resta il più penalizzante. La benzina self passa da 1,736 €/litro sulla rete stradale a 1,796 €/litro in autostrada. Il gasolio self sale da 2,02 a 2,079 €/litro, mentre il servito tocca 2,333 €/litro. Ed è proprio lì che spesso fanno rifornimento i mezzi pesanti. Il sovrapprezzo logistico si somma al sovrapprezzo commerciale.
Accise, sconti e illusioni politiche
In più Paesi europei si torna a parlare di tagli fiscali o misure tampone, e in Italia il tema delle accise riemerge puntualmente ogni volta che il petrolio corre. Ma la storia recente insegna che gli sconti temporanei hanno un effetto limitato se il mercato internazionale resta in tensione. Con una regola empirica di mezzo centesimo al litro per ogni dollaro in più del Brent, un balzo di oltre 30 dollari in un mese può mangiarsi in fretta qualsiasi alleggerimento parziale.
Il problema strutturale resta intatto: parco auto vecchio, dipendenza dal carburante tradizionale, fiscalità elevata, transizione energetica ancora troppo lenta. In Italia circolano oltre 53,9 milioni di veicoli, con un’età media di 19,2 anni. Solo lo 0,76% è elettrico o ibrido, nonostante le colonnine siano già 66.650, molte più dei distributori tradizionali censiti. Le infrastrutture iniziano a esserci; le auto, ancora no.
Cosa aspettarsi adesso
Nel brevissimo periodo il mercato resta nervoso. Il Brent si è allontanato dai massimi della settimana, ma a 104,86 dollari resta su livelli incompatibili con un vero rientro dei listini. Se la tensione geopolitica non si allenta, il diesel resterà il segmento più esposto. Se invece il greggio consolidasse sotto quota 100, qualche correzione alla pompa potrebbe arrivare con il solito ritardo di una-due settimane.
Nel frattempo, i margini di difesa per il consumatore sono concreti ma richiedono attenzione: evitare l’autostrada quando possibile, privilegiare il self, fare rifornimento a inizio settimana perché il lunedì tende a essere il giorno più conveniente, e soprattutto confrontare i prezzi punto per punto. Oggi scegliere bene il distributore può valere fino a 368,96 € di risparmio annuo.
La vera notizia, dunque, non è solo che i carburanti sono cari. È che il diesel sopra i due euro sta diventando un moltiplicatore economico: pesa sui bilanci familiari, comprime i margini di chi trasporta e di chi produce, e prepara un nuovo passaggio di costi lungo tutta la filiera. Per questo, più che inseguire il titolo del giorno, conviene monitorare i numeri reali. E quelli, oggi, raccontano che la crisi è già arrivata alla pompa.
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