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Ponte del 25 aprile con il gasolio a 2,07 '/l: la mappa dei prezzi regione per regione e dove conviene fare il pieno prima di partire

A cura di Benzina24 - Riproduzione vietata - Venerdi 24 Aprile 2026

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Novantacinque milioni di veicoli in dieci giorni. È la stima di Anas per il maxi ponte di primavera che si apre proprio oggi, venerdì 24 aprile 2026, e si chiuderà soltanto domenica 3 maggio. Il lungo fine settimana che unisce il 25 aprile, Festa della Liberazione, al 1° maggio si trasforma quest'anno in un maxi ponte che promette di essere uno dei periodi di maggiore mobilità dell'intero anno: sulla rete gestita da Anas transiteranno complessivamente circa 95 milioni di veicoli.La fase critica di oggi si concentrerà tra le 16 e le 20, con rallentamenti significativi in uscita dalle grandi città come Milano, Roma e Napoli. Il meteo, per una volta, è alleato dei viaggiatori: condizioni atmosferiche favorevoli su gran parte della penisola, cieli sereni e temperature primaverili sia sabato 25 che domenica 26 aprile. Ma c'è un convitato di pietra che pesa su ogni partenza: il prezzo del carburante. Secondo i dati ufficiali MIMIT aggiornati a stamattina, la benzina self-service viaggia a una media nazionale di 1,7372 €/l, mentre il gasolio — ed è questo il dato che preoccupa — resta inchiodato a 2,0658 €/l. Per milioni di famiglie in procinto di mettersi in viaggio, questi numeri si traducono in un conto salato che vale la pena analizzare prima di infilare la chiave nel quadro.

Il Brent sopra quota 106 dollari: la guerra in Iran continua a dettare i prezzi

Il contesto internazionale che genera questi prezzi alla pompa non è un fenomeno passeggero. Il Brent ha superato il livello psicologico dei 105 dollari al barile venerdì 24 aprile, attestandosi a 105,63 dollari, con un rimbalzo netto dai livelli sotto i 94 dollari di appena una settimana fa. I dati nel nostro database confermano la progressione vertiginosa: dai 92,18 dollari del 17 aprile si è passati a 94,24 il 20 aprile, poi 98,88 il lunedì, 101,78 il martedì, 106,41 mercoledì e 106,25 alla chiusura di ieri. In pratica, il greggio ha guadagnato oltre 14 dollari in una settimana, un'accelerazione del 15% che si spiega interamente con la crisi dello Stretto di Hormuz.

Nonostante Trump abbia esteso il cessate il fuoco con l'Iran, entrambi i Paesi continuano a restringere il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, che fino all'inizio del conflitto convogliava circa il 20% del petrolio e del GNL mondiali.L'Iran ha sequestrato due navi nello Stretto mercoledì, rafforzando la presa sul corridoio strategico.L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha definito l'attuale situazione come "la più grande disruzione dell'offerta nella storia del mercato petrolifero globale". Per l'automobilista italiano che deve fare il pieno prima di partire per il ponte, questo significa una cosa sola: i prezzi alla pompa non scenderanno nel breve termine, anzi. L'effetto asimmetrico noto come rocket and feather — i prezzi salgono subito quando il Brent sale, ma scendono lentamente quando cala — lascia prevedere che l'onda rialzista di questa settimana debba ancora trasferirsi completamente sui listini dei distributori.

A complicare il quadro c'è il cambio EUR/USD: il tasso di cambio euro/dollaro si attesta attualmente intorno a 1,1695, in lieve indebolimento rispetto alla settimana scorsa. Poiché il petrolio si compra in dollari, un euro più debole amplifica il costo della materia prima per i Paesi dell'Eurozona. Il meccanismo è semplice: il barile da 106 dollari, convertito al cambio attuale, vale circa 90,6 euro. Se il cambio fosse rimasto ai livelli di gennaio (1,20 USD/EUR), lo stesso barile costerebbe solo 88,3 euro — una differenza di oltre 2 euro per barile che finisce dritta nel prezzo alla pompa.

La mappa regionale: dove costa meno (e dove di più) fare il pieno

Chi ha la possibilità di scegliere dove fermarsi prima di imboccare l'autostrada può risparmiare cifre non banali. L'analisi dei dati MIMIT su 21.669 distributori monitorati in 5.252 comuni restituisce una fotografia nitida del divario territoriale. In Piemonte, regione più economica d'Italia per la benzina, un litro in modalità self costa 1,7261 €. All'estremo opposto, in Basilicata si paga 1,7682 €: uno scarto di 4,21 centesimi al litro che su un pieno da 50 litri vale oltre 2 euro. Può sembrare poco, ma su dieci rifornimenti l'anno la differenza sale a 21 euro.

Il quadro si fa ancora più interessante guardando il gasolio, il carburante che pesa di più sulla logistica e che oggi in Italia costa mediamente 2,0658 €/l in self. Qui la regione più conveniente è il Veneto con 2,0558 €/l, mentre il Friuli-Venezia Giulia raggiunge 2,0883 €/l: un divario di 3,25 centesimi che per un'auto diesel da 60 litri di serbatoio significa quasi 2 euro in più a ogni pieno. Per i mezzi pesanti con serbatoi da 500 litri, la differenza supera i 16 euro a rifornimento.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) N. distributori
Piemonte1,72612,06581.679
Marche1,72772,0568732
Lombardia1,72842,06482.835
Veneto1,72932,05581.832
Lazio1,73282,05602.120
Emilia-Romagna1,73442,06901.715
Toscana1,73492,07091.494
Sardegna1,74122,0837608
Sicilia1,75272,07701.776
Basilicata1,76822,0831252

Un dato salta agli occhi: le regioni del Sud e delle Isole — che secondo Anas rappresentano le mete preferite del ponte primaverile — sono anche quelle con i prezzi mediamente più alti. In Sicilia la benzina costa 1,7527 €/l, in Calabria 1,7583 €/l, in Molise 1,7606 €/l. Le regioni del Centro, del Sud e delle Isole sono le destinazioni preferite dai turisti italiani durante il ponte primaverile, con una marcata preferenza per le mete costiere. Chi viaggia dal Nord verso la Puglia o la Calabria si troverà a pagare progressivamente di più man mano che scende lungo la penisola.

Autostrada o strada statale? Il pedaggio nascosto del carburante

Chi pianifica un viaggio lungo per il ponte del 25 aprile deve considerare non solo i pedaggi autostradali, ma anche il sovrapprezzo alla pompa in autostrada. I dati MIMIT sono eloquenti: la benzina self sulle stazioni autostradali costa mediamente 1,7735 €/l contro 1,6776 €/l sulla rete ordinaria, uno scarto di quasi 10 centesimi al litro. Sul gasolio la differenza è analoga: 2,1149 €/l in autostrada contro 2,0116 €/l in strada, cioè 10,33 centesimi in più. Tradotto: un pieno di gasolio da 60 litri in autostrada costa 6,2 euro in più rispetto alla stazione stradale. Se consideriamo un viaggio Roma-Calabria con due soste, sono 12 euro extra di solo carburante, ai quali si sommano i pedaggi. Il consiglio pratico è chiaro: uscire dall'autostrada per fare rifornimento alle stazioni stradali, possibilmente optando per pompe bianche o insegne della grande distribuzione.

Ed è proprio qui che si apre il capitolo più interessante per i viaggiatori attenti al portafoglio. I marchi legati alla grande distribuzione organizzata presentano prezzi sensibilmente inferiori alla media nazionale. Secondo la nostra rilevazione, le stazioni Ratti offrono la benzina self a 1,669 €/l, seguite da CONAD a 1,6744 €/l, Auchan a 1,6785 €/l e COOP a 1,6814 €/l. Sul gasolio, Auchan scende addirittura sotto la soglia psicologica dei 2 euro con 1,9892 €/l. La differenza rispetto alla media nazionale di 2,0658 €/l è di 7,66 centesimi: su un serbatoio da 60 litri si risparmiano quasi 4,6 euro.

Il gasolio sopra i 2 euro e l'effetto domino sull'economia reale

Il dato che dovrebbe preoccupare più di ogni altro non è il prezzo della benzina — che resta comunque sotto la soglia simbolica di 1,74 €/l in self — ma quello del gasolio stabilmente sopra i 2 euro. In Italia circa l'80% delle merci viaggia su gomma, e il diesel è il carburante di riferimento per la logistica. Il carburante rappresenta circa un terzo dei costi totali di un'impresa di autotrasporto.Un aumento del 20-25% del gasolio può tradursi in un incremento dei costi di trasporto del 7-8%.

I numeri della crisi sono impressionanti. Secondo le proiezioni della CGIA di Mestre, oltre 13.000 delle 67.350 imprese di autotrasporto attive in Italia rischiano la chiusura entro fine 2026. Il pieno di un veicolo industriale con serbatoio da 500 litri costa oggi circa 1.067 euro, con un aggravio di 250 euro rispetto alla fine del 2025.Se il prezzo del gasolio restasse a questi livelli, il sistema dell'autotrasporto merci italiano si troverebbe ad assorbire oltre sei miliardi di euro di spese aggiuntive ogni anno, un impatto pari a circa lo 0,3% del PIL.

La settimana che si chiude ha visto anche un elemento di tensione sociale: dal 20 al 25 aprile si è fermata una parte significativa del trasporto merci su gomma in Italia, con uno sciopero promosso da Trasportounito e sostenuto da UNATRAS, con possibili effetti sulle consegne ai supermercati e sulla logistica quotidiana. Questo evento, proprio alla vigilia del ponte, rischia di creare tensioni sugli approvvigionamenti in alcune aree del Paese.

Come si forma il prezzo alla pompa: la catena dal barile al distributore

Per comprendere davvero il costo del rifornimento è utile scomporre il prezzo alla pompa nei suoi elementi. Prendiamo la benzina self a 1,7372 €/l. Il prezzo del greggio, convertito in euro al cambio attuale e rapportato al litro, vale indicativamente 0,44-0,47 €/l (includendo il costo di raffinazione, il cosiddetto crack spread, e la logistica). A questo si aggiunge l'accisa fissa di 0,7284 €/l, poi su tutto — prezzo industriale più accisa — si applica l'IVA al 22%. Infine, il margine del gestore, che si aggira tra i 2 e i 5 centesimi al litro. Il risultato è un meccanismo in cui la componente fiscale pesa circa il 55-60% del prezzo finale.

Per il gasolio la struttura è simile, ma con due differenze cruciali. Primo, l'accisa è più bassa (0,6174 €/l contro 0,7284 per la benzina), ma il divario si è ridotto con l'allineamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Alla base dei rincari ci sono due fattori principali: l'incremento delle accise entrato in vigore il 1° gennaio e le tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente. Secondo, la componente industriale del gasolio è oggi più alta di quella della benzina, perché la domanda globale di diesel — trainata da trasporti, agricoltura e industria — resta fortissima in un contesto di offerta compressa. Il risultato è un mercato più fragile dove la disponibilità di gasolio si riduce mentre la domanda resta elevata: anche l'agricoltura dipende in modo massiccio dal diesel, con trattori e macchinari agricoli che consumano grandi quantità di carburante.

Quanto costa davvero il viaggio del ponte: tre scenari

Per rendere tangibile l'impatto dei prezzi attuali, abbiamo calcolato il costo carburante per tre tragitti tipici del ponte del 25 aprile, ipotizzando un'auto a benzina con consumo di 15 km/l e un'auto diesel con consumo di 18 km/l.

Milano-Rimini (circa 330 km): con la benzina self a 1,7372 €/l servono 22 litri, per un costo di 38,2 €. Con il gasolio a 2,0658 €/l e un consumo migliore, servono 18,3 litri per 37,8 €. Il paradosso: chi ha un'auto diesel, nonostante il minor consumo, paga quasi quanto un benzina.

Roma-Napoli (circa 230 km): benzina 15,3 litri = 26,6 €; gasolio 12,8 litri = 26,4 €. I due carburanti sono praticamente alla pari — una novità assoluta rispetto agli anni scorsi quando il diesel era nettamente più conveniente.

Torino-Lecce (circa 1.050 km): benzina 70 litri = 121,6 €; gasolio 58,3 litri = 120,4 €. Per un viaggio lungo la A14, il carburante da solo pesa quanto un pernottamento in hotel. A questi costi vanno aggiunti i pedaggi autostradali, che per il tragitto superano i 70 euro, portando il costo di spostamento totale a quasi 200 euro per la sola andata.

Consigli pratici per risparmiare durante il ponte

Sulla base dei dati analizzati, ecco le indicazioni concrete per chi si mette in viaggio nelle prossime ore:

1. Fare il pieno prima di partire, sulla rete stradale. La differenza tra stazioni stradali e autostradali è di circa 10 centesimi al litro su entrambi i carburanti. Per un pieno completo, sono 5-6 euro di risparmio immediato. Chi parte da Lombardia, Piemonte o Veneto può sfruttare i prezzi più bassi del Nord.

2. Privilegiare le pompe della grande distribuzione. Le stazioni CONAD, Auchan e COOP offrono benzina a 5-7 centesimi sotto la media nazionale. Sul gasolio, Auchan è l'unica insegna nel nostro campione a restare sotto i 2 €/l. Se il percorso lo consente, fare una deviazione di pochi minuti può valere un risparmio significativo.

3. Scegliere sempre il self-service. La differenza tra benzina self e servito è di 13,3 centesimi al litro (1,7372 vs 1,8705 €/l). Sul gasolio il divario è di 10,45 centesimi (2,0658 vs 2,1703 €/l). Su un pieno da 50 litri, il servito costa fino a 6,65 euro in più.

4. Evitare i rifornimenti di sabato mattina in autostrada. Nella mattinata di sabato 25 aprile la pressione sulle arterie stradali rimarrà alta, con traffico distribuito in modo uniforme sulla rete e concentrazione sulle strade verso le mete di villeggiatura. Le stazioni autostradali nei pressi delle uscite più gettonate praticano i prezzi più alti.

5. Considerare il GPL come alternativa. Con una media nazionale di 0,7876 €/l in self, il GPL resta il carburante più economico in circolazione. Chi dispone di un veicolo bifuel può abbattere drasticamente il costo del viaggio, pur tenendo conto del maggior consumo.

Lo sciopero dell'autotrasporto e il rischio scaffali vuoti

Un elemento di attenzione ulteriore per il fine settimana riguarda le conseguenze dello sciopero dell'autotrasporto in corso. Alla base della protesta c'è l'aumento del prezzo del gasolio, considerato insostenibile dagli operatori, dopo che il costo del carburante è tornato a incidere pesantemente sui bilanci delle imprese.Per favorire gli spostamenti, sulle strade e autostrade Anas la circolazione dei mezzi pesanti sarà sospesa sabato 25 e domenica 26 aprile dalle 9 alle 22. Questo doppio blocco — sciopero volontario più divieto istituzionale — potrebbe generare ritardi nelle consegne ai punti vendita, soprattutto nelle aree meno servite dalla logistica ferroviaria.

Il quadro più ampio è quello di un settore al limite. L'autotrasporto italiano attraversa una delle crisi più acute degli ultimi anni, con la combinazione di rincaro del carburante e carenza strutturale di liquidità: su 67.350 imprese attive, oltre 13.000 rischiano la chiusura definitiva entro fine 2026. Il meccanismo è perverso: il gasolio va pagato alla pompa contestualmente al rifornimento o entro pochi giorni, mentre i corrispettivi per i servizi di trasporto vengono incassati con dilazioni che oscillano tra i 60 e i 120 giorni. Quando il prezzo del diesel esplode, questo sfasamento temporale diventa letale per le aziende più piccole.

Lo scenario geopolitico: perché non torneremo presto ai prezzi del 2025

Chi spera in un ritorno ai prezzi di fine 2025 — quando il Brent oscillava intorno ai 70 dollari e il gasolio self stava sotto 1,70 €/l — deve fare i conti con una realtà geopolitica che non offre scorciatoie. Il Brent è salito di oltre il 55% dall'inizio della guerra in Iran, toccando quasi 120 dollari al barile al picco. Marzo ha segnato uno dei più ampi rialzi mensili della storia, con un guadagno del 51%. Nonostante il cessate il fuoco annunciato l'8 aprile, i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz restano una frazione di quelli pre-conflitto.

I dati IEA sono impietosi: i flussi di greggio attraverso lo Stretto sono crollati da circa 20 milioni di barili al giorno a poco più di 2 milioni a marzo. Le esportazioni via rotte alternative sono aumentate da 3,9 a 6,4 milioni di barili al giorno, ma i Paesi del Golfo hanno comunque tagliato la produzione totale di oltre 14 milioni di barili al giorno.L'analista Rory Johnston di Commodity Context ha dichiarato che anche in caso di riapertura dello Stretto, colli di bottiglia nella supply chain, danni alle infrastrutture e interruzioni produttive residue manterrebbero il mercato teso, con il Brent probabilmente ancorato nella fascia 80-90 dollari: "Questa è ancora la più grande disruzione dell'offerta nella storia del mercato petrolifero".

Per l'Italia, Paese che importa oltre l'85% del proprio fabbisogno di petrolio, la vulnerabilità è strutturale. L'Europa riceve il 12-14% del proprio GNL dal Qatar, attraverso lo Stretto.Bloomberg ha avvertito che l'Europa rischia prezzi in forte rialzo per accaparrarsi carichi di greggio e può andare incontro a carenze di diesel nelle prossime settimane. Se il quadro non si sblocca, la pressione sui prezzi alla pompa in Italia è destinata a persistere, con il gasolio che potrebbe puntare a livelli ancora superiori.

Prospettive: il secondo ponte del 1° maggio sarà ancora più caro?

Il maxi ponte non finisce sabato. Le previsioni del traffico indicano il 1° maggio come giornata da bollino rosso, con l'esodo che inizierà già la sera del 30 aprile.Anas prevede un nuovo picco del traffico da giovedì 30 aprile con aumenti del 6% rispetto alla media, con punte del 10% al Centro e al Sud e fino al 13% in Sicilia e Sardegna. Se nel frattempo il Brent resterà sopra quota 100 dollari — ipotesi più che probabile in assenza di riapertura dello Stretto di Hormuz — l'effetto a cascata sui prezzi alla pompa potrebbe portare il gasolio verso 2,08-2,10 €/l come media nazionale e la benzina verso 1,75 €/l.

Il consiglio editoriale dell'Osservatorio Prezzi è uno solo: chi ha in programma anche il secondo ponte faccia il pieno di gasolio oggi, prima che l'onda rialzista del Brent si trasferisca completamente ai distributori. Nella catena dal barile alla pompa c'è un ritardo fisiologico di 7-14 giorni: i prezzi di oggi riflettono ancora il Brent di metà aprile (92-98 dollari), non quello di ieri (106 dollari). Il peggio, per il portafoglio degli automobilisti, potrebbe ancora dover arrivare.

Buon viaggio — e occhio alla pompa.

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