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Settimana sulle montagne russe: il Brent crolla da 111 a 92 dollari, ma lo Stretto di Hormuz resta un rebus — cosa cambia alla pompa in Italia

A cura di Benzina24 - Riproduzione vietata - Domenica 19 Aprile 2026

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Ci sono settimane in cui i mercati energetici si muovono come in un normale ciclo di aggiustamento, e poi ci sono settimane come questa. Il Brent è crollato del 10% in un solo giorno, venerdi 17 aprile, dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato che lo Stretto di Hormuz era “completamente aperto” al traffico commerciale. Poche ore dopo, sabato 18, l’Iran ha dichiarato di aver richiuso lo Stretto in risposta al rifiuto degli Stati Uniti di revocare il proprio blocco navale. Due annunci opposti in meno di 24 ore. Risultato: un barile di petrolio Brent che ha ballato tra i 111 dollari di venerdi 11 aprile e i 92,42 di oggi, domenica 19, con un’escursione di quasi 20 dollari in soli otto giorni. Per chi guida ogni giorno e fa il pieno ogni settimana, la domanda è una sola: quanto di questa volatilita si sta gia scaricando — o si scarichera — sul prezzo alla pompa?

La settimana del Brent in numeri: un ottovolante geopolitico

Per comprendere la portata di quanto accaduto, basta allineare le quotazioni giornaliere del greggio di riferimento europeo. Venerdi 10 aprile il Brent chiudeva a 94,44 dollari al barile. Poi, l’11 aprile, Trump ha dichiarato che le forze americane avevano iniziato a “ripulire” lo Stretto, e il mercato è andato in tilt: il Brent è schizzato a 111,63 dollari, il livello piu alto delle ultime settimane. Da quel picco, le quotazioni hanno intrapreso una discesa rapida: 94,26 il 12 aprile, poi un rimbalzo a 98,12 il 13, una nuova discesa a 95,13 il 14, un passaggio a 94,87 il 15, un picco intermedio a 98,07 il 16, e infine il crollo a 92,18 il 17 aprile — giorno in cui l’Iran ha annunciato la riapertura dello Stretto. Tra venerdi 17 e sabato 18 il Brent si è stabilizzato intorno a 92,42 dollari, ma la partita è tutt’altro che chiusa.

Il grafico racconta una storia che va ben oltre i numeri: la volatilita del Brent in questa settimana è stata la piu alta da quando lo Stretto di Hormuz è stato chiuso il 28 febbraio scorso. L’EIA ha descritto i mercati petroliferi globali come in “un periodo di accresciuta volatilita e incertezza dovuta alla chiusura de facto dello Stretto di Hormuz”.Il prezzo spot del Brent aveva raggiunto quasi 128 dollari al barile il 2 aprile, il che significa che dai massimi assoluti di questo conflitto il greggio ha gia perso quasi il 28%. Ma attenzione a non confondere una discesa con una normalizzazione: lo Stretto resta conteso.

Il quadro geopolitico: tra cessate il fuoco e nuove sparatorie

Ricostruiamo la cronologia della settimana, perche ogni singolo sviluppo ha mosso i mercati. L’8 aprile era stato concordato un cessate il fuoco temporaneo che prevedeva la riapertura dello Stretto, ma l’Iran ha iniziato a controllare il traffico e a imporre pedaggi superiori a un milione di dollari a nave. Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, Trump ha annunciato un blocco navale statunitense dello Stretto dal 13 aprile. Venerdi 17, la svolta apparente: l’Iran ha riaperto lo Stretto per le navi commerciali, contestualmente a un cessate il fuoco temporaneo di 10 giorni tra Israele e Hezbollah.I prezzi del petrolio sono crollati e le Borse hanno festeggiato.

Ma la gioia è durata meno di un giorno. Sabato 18 aprile, l’Iran ha dichiarato di aver reinstaurato il controllo sullo Stretto di Hormuz, invertendo la rotta sulla riapertura fino a quando gli Stati Uniti non avranno completamente revocato il blocco navale sui porti iraniani. A rendere il quadro ancora piu teso, l’organizzazione britannica UKMTO ha segnalato che un’autocisterna nei pressi dello Stretto è stata attaccata da due motovedette dei Pasdaran iraniani. Contemporaneamente, l’amministrazione Trump ha emesso una deroga che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo sanzionato, un chiaro segnale della volonta di tamponare la carenza di offerta globale.

A Parigi, intanto, leader di decine di Paesi, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, si sono riuniti per un vertice sulla riapertura dello Stretto, concordando che esso debba essere aperto senza pedaggi ne restrizioni. Il dato di fondo è chiaro: il controllo sullo Stretto si è rivelato la principale leva negoziale dell’Iran, e finche il conflitto non troverà una soluzione stabile, il mercato del petrolio restera ostaggio delle dichiarazioni. Per l’automobilista italiano, questo significa una cosa sola: incertezza prolungata sui prezzi del carburante.

Prezzi alla pompa in Italia: il gasolio oltre 2,11 €/l, la benzina tiene

Veniamo ai dati che contano per chi ogni mattina sale in auto. Secondo le rilevazioni MIMIT di oggi, 19 aprile 2026, la benzina self-service si attesta a 1,7627 €/l come media nazionale, mentre il gasolio self-service è a 2,1102 €/l. In modalita servito, la benzina sale a 1,8947 €/l e il gasolio a 2,1653 €/l. Il campione è di 19.680 distributori per la benzina e 19.493 per il gasolio, su un totale di 21.606 impianti monitorati in 5.248 Comuni.

Il dato che colpisce è il gasolio ben oltre la soglia dei 2 €/l. Per un Paese in cui, secondo le stime di Confetra, circa l’80% delle merci viaggia su gomma, un gasolio a 2,11 €/l non è solo un costo per chi guida un SUV diesel: è un vettore di inflazione che si propaga lungo tutta la catena logistica, dal magazzino al supermercato. L’EIA conferma che “i prezzi del diesel restano particolarmente elevati a causa delle forniture globali ridotte”.

Sul fronte del GPL, i prezzi restano decisamente piu contenuti: 0,7866 €/l in self e 0,7947 €/l al servito. Il metano, invece, si attesta a 1,5212 €/l in self, un livello non trascurabile che riflette le tensioni anche sul mercato del gas naturale.

La mappa regionale: chi paga di piu e chi risparmia

La geografia dei prezzi italiani racconta una storia nota ma che questa settimana assume contorni ancora piu marcati. La forbice regionale sulla benzina va da 1,7516 €/l in Piemonte — la regione piu economica — a 1,7913 €/l in Basilicata, la piu cara. La differenza è di 3,97 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri significa circa 2 € di differenza, su 15.000 km annui (ipotizzando un consumo di 15 km/l) si traduce in circa 40 € l’anno. Puo sembrare poco, ma è un divario che si aggiunge a differenze di reddito gia marcate tra Nord e Sud.

Sul gasolio il quadro si inverte parzialmente: il Lazio risulta la regione piu economica a 2,0978 €/l, mentre il Friuli-Venezia Giulia tocca 2,1335 €/l, con un divario di 3,57 centesimi. La Lombardia, con i suoi 2.829 distributori — la rete piu capillare d’Italia — si colloca a 2,1139 €/l, sostanzialmente in linea con la media nazionale.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) N. distributori
Piemonte (benzina -)1,75162,10841.679
Veneto1,75412,10191.827
Lazio1,75472,0978 (gasolio -)2.119
Lombardia1,75622,11392.829
Sicilia1,78512,12651.767
Calabria1,78732,1278721
Basilicata (benzina +)1,79132,1217250
Friuli-V.G. (gasolio +)1,76882,1335468

Un aspetto che merita attenzione è la posizione della Sicilia: terz’ultima per la benzina a 1,7851 €/l, paga lo scotto di una rete distributiva frammentata e della condizione insulare che comporta costi logistici aggiuntivi. Al contrario, regioni con alta densita di impianti e forte concorrenza — Piemonte, Veneto, Lazio — riescono a comprimere i margini.

Autostrada contro strada: il sovrapprezzo che pesa sugli spostamenti del 25 aprile

Con il ponte del 25 aprile alle porte — un Venerdi di Liberazione che quest’anno cade di sabato ma regala comunque occasione di un lungo weekend — il differenziale tra prezzi autostradali e stradali merita uno sguardo attento. I dati MIMIT indicano una benzina autostradale a 1,7878 €/l contro 1,6917 €/l in strada: un divario di 9,61 centesimi al litro. Per il gasolio, si passa da 2,1419 €/l in autostrada a 2,0546 €/l fuori: 8,73 centesimi di differenza.

Tradotto in termini concreti: un SUV diesel con un serbatoio da 60 litri che fa il pieno in autostrada paga circa 5,24 € in piu rispetto a chi si ferma un’uscita prima. Nei periodi di grande traffico come quello che si avvicina, il consiglio resta invariato: pianificare le soste e, quando possibile, rifornirsi prima di entrare in autostrada. Le pompe bianche e i distributori della grande distribuzione restano i punti di rifornimento piu convenienti, con insegne come CONAD (1,6906 €/l per la benzina) e COOP (1,6914 €/l) che praticano prezzi sensibilmente inferiori alla media nazionale.

Dal barile alla pompa: perche il calo del Brent non si vede ancora

Ecco la domanda cruciale: se il Brent è sceso da 111 a 92 dollari (–17% in otto giorni), perche alla pompa non stiamo vedendo un calo proporzionale? La risposta sta nella catena di trasmissione del prezzo, e il meccanismo è noto agli addetti ai lavori come effetto “rocket and feather”: i prezzi salgono come un razzo quando il greggio aumenta, ma scendono come una piuma quando cala.

Il percorso dal barile alla pompa attraversa diversi passaggi. Il greggio Brent, quotato in dollari, viene prima convertito in euro: con un cambio EUR/USD a circa 1,1767, un barile da 92,42 dollari costa circa 78,55 euro, ovvero circa 49,4 centesimi al litro (un barile contiene 159 litri). A questo si aggiunge il crack spread — il costo di raffinazione — che in questo periodo di tensione sui mercati dei distillati è particolarmente elevato, soprattutto per il gasolio. Poi arrivano i costi di trasporto e stoccaggio. E infine la componente fiscale, che in Italia è la vera protagonista: l’accisa sulla benzina è fissa a 0,7284 €/l e quella sul gasolio a 0,6174 €/l, indipendentemente dal prezzo del greggio. Su tutto questo — materia prima, raffinazione, accisa — si applica l’IVA al 22%: è il celebre meccanismo della “tassa sulla tassa” che amplifica ogni variazione.

Il grafico a doppia torta rende evidente il peso della fiscalita. Sulla benzina, accisa e IVA insieme valgono circa 101,96 centesimi al litro, ovvero il 57,9% del prezzo finale. Sul gasolio, pur con un’accisa inferiore (61,74 centesimi contro 72,84), il prezzo alla pompa è piu alto perche la componente industriale — materia prima, raffinazione e crack spread — è decisamente superiore. Il diesel risente in modo particolare delle forniture globali ridotte e delle scorte USA sotto la media quinquennale.

In questo contesto, anche se il Brent dovesse stabilizzarsi attorno ai 90 dollari, ci vorrebbero almeno 10-15 giorni prima di vedere un riflesso significativo alla pompa. E se lo Stretto di Hormuz dovesse tornare in stallo — scenario tutt’altro che improbabile — il greggio potrebbe rimbalzare sopra i 100 dollari nel giro di ore.

Lo scenario EIA: picco a 115 dollari nel secondo trimestre, poi discesa lenta

L’analisi non sarebbe completa senza considerare le previsioni delle autorita internazionali. L’EIA, nel suo Short-Term Energy Outlook di aprile, prevede che il Brent salga fino a un picco medio di 115 dollari al barile nel secondo trimestre 2026, per poi scendere gradualmente a una media di 88 dollari nel quarto trimestre. Questa previsione si basa sull’assunto che il conflitto non prosegua oltre aprile e che il traffico nello Stretto riprenda gradualmente. Le interruzioni produttive nel Medio Oriente, secondo l’EIA, hanno raggiunto un picco di 9,1 milioni di barili al giorno ad aprile.L’EIA ha anche rivisto al ribasso le stime sulla crescita della domanda globale di petrolio, portandola a 0,6 milioni di barili al giorno nel 2026, dimezzata rispetto all’1,2 milioni previsto il mese precedente, un segnale che le tensioni stanno gia frenando i consumi, soprattutto in Asia. Le esportazioni di greggio statunitensi sono intanto schizzate a livelli quasi record, con l’Europa e l’Asia alla ricerca di alternative, portando gli USA vicino allo status di esportatore netto per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale.

Sul fronte OPEC+, l’alleanza ha concordato un aumento produttivo di 206.000 barili al giorno a partire da aprile 2026, ma si tratta di un gesto in larga misura simbolico. Iraq e Kuwait hanno iniziato a ridurre la produzione non per scelta, ma perche fisicamente impossibilitati a esportare attraverso lo Stretto, rendendo le decisioni OPEC+ in parte accademiche: è il conflitto, non le quote, a dettare l’offerta reale.

Cosa aspettarsi la prossima settimana: tre scenari per il pieno degli italiani

La settimana che si apre domani, lunedi 21 aprile, porta con se diverse variabili critiche. Primo: le trattative tra USA e Iran proseguiranno nel weekend, con nuove proposte americane che Teheran sta “attualmente esaminando”. Secondo: la tregua tra Israele e Hezbollah, della durata di 10 giorni, potrebbe creare una finestra per un accordo piu ampio. Terzo: si avvicina il ponte del 25 aprile, con un aumento prevedibile della domanda di carburante.

Ecco i tre scenari piu probabili e le relative implicazioni per il prezzo alla pompa:

Scenario 1 – Accordo e riapertura graduale dello Stretto (probabilita: 25-30%). Se le trattative dovessero produrre un cessate il fuoco stabile e una riapertura progressiva dello Stretto, il Brent potrebbe scendere verso gli 80-85 dollari nel giro di due settimane. L’impatto alla pompa sarebbe visibile entro fine aprile-inizio maggio, con una possibile discesa della benzina sotto 1,72 €/l e del gasolio sotto 2,05 €/l. L’EIA stessa basa le sue previsioni sull’assunto che il traffico nello Stretto riprenda gradualmente ma non torni ai livelli pre-conflitto fino a fine 2026.

Scenario 2 – Stallo prolungato (probabilita: 50-55%). Lo scenario piu probabile è che la situazione resti in bilico: negoziati che avanzano a singhiozzo, Stretto parzialmente controllato dall’Iran con passaggio condizionato, blocco navale USA che persiste. In questo caso, il Brent oscillera tra 88 e 100 dollari, e i prezzi alla pompa resteranno sostanzialmente stabili sui livelli attuali. Per il ponte del 25 aprile, gli automobilisti italiani dovranno mettere in conto una benzina attorno a 1,76-1,78 €/l e un gasolio tra 2,10 e 2,13 €/l.

Scenario 3 – Escalation militare (probabilita: 15-20%). Se i colloqui fallissero e la situazione degenerasse in un’escalation diretta nello Stretto, i prezzi del petrolio potrebbero tornare sopra i 100 dollari, con punte verso i 115-120 previsti dall’EIA come picco del trimestre. In questo caso, la benzina potrebbe avvicinarsi a 1,85-1,90 €/l e il gasolio sfiorare i 2,20 €/l entro fine mese.

Il costo reale per gli automobilisti: i numeri del pieno

Chiudiamo con un esercizio di economia domestica, perche i numeri macro acquistano significato solo quando li si traduce in impatto sulla vita quotidiana. Ai prezzi odierni, un pieno di benzina da 50 litri in self-service costa 88,14 €. Lo stesso pieno, un anno fa, costava circa 82-83 € (con la benzina attorno a 1,65 €/l). La differenza è di circa 5-6 € a pieno, che per chi fa il pieno una volta a settimana si traduce in 260-310 € in piu all’anno.

Per il gasolio, la situazione è piu pesante: un pieno da 60 litri (serbatoio tipico di un veicolo commerciale leggero o un SUV diesel) costa oggi 126,61 € in self. Un pendolare che percorre 30.000 km l’anno con un consumo medio di 18 km/l spende circa 1.667 litri, ovvero 3.518 € annui di solo gasolio. Per un autotrasportatore con un bilico che consuma 30 litri ogni 100 km, 100.000 km annui significano 30.000 litri: oltre 63.000 € di carburante, una voce che incide in modo devastante sui margini gia risicati del settore.

La vulnerabilita strutturale dell’Italia: un promemoria necessario

Questa settimana ci ricorda una verita scomoda che tendiamo a dimenticare nei periodi di calma: l’Italia è strutturalmente vulnerabile agli shock energetici. Importiamo circa il 90% del fabbisogno petrolifero, abbiamo tra le accise piu alte d’Europa (la benzina italiana è tradizionalmente tra le tre-quattro piu care del continente), e un parco auto tra i piu vecchi dell’UE, con un’eta media di oltre 12 anni che limita l’efficienza nei consumi. La dipendenza dal gasolio per la logistica, in assenza di un’infrastruttura ferroviaria merci adeguata, fa si che ogni centesimo in piu al distributore si trasformi in un aumento dei prezzi al consumo diffuso: dalla pasta al detersivo, dal cemento ai farmaci.

L’ex direttore esecutivo dell’IEA Fatih Birol ha avvertito che ripristinare una porzione significativa della produzione petrolifera interrotta potrebbe richiedere fino a due anni. Se questa previsione si avverasse, il periodo di prezzi elevati non sarebbe una parentesi di settimane o mesi, ma un nuovo contesto con cui fare i conti per il medio periodo. Per il governo italiano, la pressione per intervenire sulla leva fiscale — quantomeno sterilizzando l’IVA sull’extra-costo — non potra che aumentare nei prossimi mesi.

Il bilancio della settimana e la bussola per la prossima

Riassumiamo i punti chiave di questa settimana straordinaria. Il Brent ha perso quasi 20 dollari dai massimi dell’11 aprile, ma lo Stretto di Hormuz resta un campo di battaglia diplomatico e militare. I prezzi alla pompa in Italia non hanno ancora riflesso la discesa del greggio: la benzina è a 1,7627 €/l e il gasolio a 2,1102 €/l, livelli che incorporano ancora il rischio geopolitico. Il cambio EUR/USD a 1,18 offre un parziale cuscinetto, dato che un euro forte riduce il costo in euro del greggio denominato in dollari.

Per la settimana entrante, i fattori da monitorare sono tre: l’esito delle trattative USA-Iran (con nuove proposte americane sul tavolo), la tenuta del cessate il fuoco Israele-Libano, e l’eventuale rilascio di ulteriori riserve strategiche da parte dei Paesi IEA. I 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno gia concordato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza, una misura senza precedenti che testimonia la gravita della situazione.

Per chi deve mettersi in viaggio per il ponte del 25 aprile, il consiglio pratico è semplice: fare il pieno a inizio settimana, privilegiare le stazioni stradali rispetto a quelle autostradali (il risparmio è di quasi 10 centesimi al litro sulla benzina), e considerare i distributori della grande distribuzione organizzata come prima opzione. I numeri dicono che la differenza tra il distributore piu caro e quello piu economico, nella stessa citta, puo superare i 15 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri, sono 7,50 € risparmiati senza cambiare abitudini di guida.

Come sempre, continueremo a seguire l’evoluzione dei prezzi giorno per giorno nelle nostre analisi quotidiane e negli approfondimenti dedicati. In una settimana come questa, i dati sono l’unica bussola affidabile.

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