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Stretto di Hormuz chiuso, Brent a 95 dollari: il gasolio italiano supera i 2,10 €/l nel giorno in cui scade il cessate il fuoco USA-Iran

A cura di Benzina24 - Riproduzione vietata - Martedi 21 Aprile 2026

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Oggi, 21 aprile 2026, scade il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Le fonti iraniane avevano indicato la possibilita di un secondo round negoziale, ma gli USA non hanno ancora confermato pubblicamente i propri piani mentre la tregua si avvicina alla scadenza.Il vicepresidente JD Vance e alti funzionari americani dovrebbero partire oggi per Islamabad, ma i segnali da Teheran restano contraddittori. Il mondo dell'energia trattiene il fiato: se la diplomazia fallisce, il petrolio potrebbe rapidamente puntare verso quota 100 dollari al barile, con conseguenze dirette sui prezzi alla pompa in tutta Europa — e in Italia in particolare.

Il Brent oggi viene scambiato a 95,07 dollari al barile, in rialzo rispetto ai 92,18 di giovedi scorso ma ancora al di sotto dei picchi oltre 98 dollari toccati il 13 e il 16 aprile. Dopo una violenta impennata nella seduta precedente, i prezzi del petrolio hanno ritracciato leggermente — non perche la crisi sia finita, ma perche i mercati sperano che possa attenuarsi. I numeri mostrano una pausa, non un'inversione. Intanto, sul fronte italiano, i dati ufficiali MIMIT registrati dalla nostra rete di 21.652 distributori monitorati confermano che la benzina self-service si attesta a 1,7577 €/l e il gasolio self-service ha superato la soglia psicologica dei 2,10 €/l, a quota 2,1016 €/l. Numeri che raccontano una pressione costante sui portafogli degli automobilisti italiani, alimentata da quasi due mesi di caos geopolitico nello stretto piu strategico del mondo.

Cinquanta giorni di crisi: dalla chiusura dello Stretto alla corsa del barile

Lo Stretto di Hormuz, principale collo di bottiglia marittimo per il commercio energetico mondiale, e stato largamente bloccato dall'Iran dal 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un'offensiva aerea contro l'Iran.Il passaggio, largo appena 34 chilometri nel punto piu stretto, facilita il transito di circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 20% del commercio marittimo globale di greggio. La chiusura ha innescato quello che la IEA, nel suo Oil Market Report di aprile, ha definito il piu grave shock energetico dalla pandemia. La domanda globale di petrolio e ora prevista in calo di 80.000 barili/giorno nel 2026, rispetto a una crescita di 730.000 b/g attesa nel rapporto del mese precedente.

L'ultima settimana e stata un concentrato di volatilita estrema. Venerdi 17, l'Iran ha dichiarato lo Stretto di Hormuz completamente aperto al traffico commerciale, facendo crollare il greggio di oltre il 10%.Ma sabato le speranze si sono dissolte quando Teheran ha ripreso il controllo del punto di strozzatura, dopo che Trump ha rifiutato di porre fine al blocco navale dei porti iraniani.Domenica, la Marina americana ha sparato e sequestrato una nave container iraniana nel Golfo di Oman. Il risultato e stato un rimbalzo violento del Brent: dai minimi sotto 90 dollari di venerdi ai 95 di oggi.

I costi economici del conflitto si accumulano: lo Stretto di Hormuz, che normalmente trasporta circa un quinto dell'offerta globale di petrolio, e stato effettivamente chiuso per quasi due mesi.Un analista ha stimato interruzioni di fornitura per circa 13 milioni di barili al giorno tra greggio, condensati e liquidi da gas naturale, con un effetto cumulativo che ha gia superato il mezzo miliardo di barili.Anche se un accordo venisse raggiunto, gli esperti avvertono che potrebbero servire mesi per recuperare l'offerta perduta, mantenendo i prezzi del petrolio elevati piu a lungo.

Dal barile alla pompa: come 95 dollari di Brent diventano 2,10 € di gasolio

Per capire perche il gasolio italiano abbia sfondato i 2,10 €/l occorre ricostruire l'intera catena di formazione del prezzo. Il Brent a 95,07 USD/barile, con un cambio EUR/USD intorno a 1,176, si traduce in circa 80,8 € al barile, ovvero poco meno di 0,51 € per litro di greggio. A questo si aggiungono i costi di raffinazione (il cosiddetto crack spread), che in queste settimane di crisi sono schizzati per la riduzione di circa 6 milioni di barili/giorno delle lavorazioni in Medio Oriente e Asia, con le raffinerie globali ora stimate in calo medio di 1 mb/d nel 2026 a 82,9 mb/d. Poi ci sono trasporto, margine del distributore (2-5 centesimi) e, soprattutto, il fisco italiano.

L'accisa sul gasolio e fissata a 0,6174 €/l, quella sulla benzina a 0,7284 €/l. A queste si aggiunge l'IVA al 22%, calcolata sull'intero importo (prezzo industriale + accisa). Il risultato e un prelievo fiscale che pesa per il 55-60% del prezzo finale. In altre parole, su ogni litro di gasolio pagato 2,10 €, oltre 1,20 € finiscono allo Stato. Questo meccanismo ha un effetto perverso: quando il prezzo industriale sale, l'IVA cresce automaticamente, generando un extragettito che le associazioni dei consumatori chiedono venga restituito. L'Italia ha considerato di utilizzare l'extra gettito IVA generato dai prezzi piu alti dei carburanti per compensare i consumatori, e ha pianificato sanzioni per le aziende che sfruttano la crisi per gonfiare i margini.

C'e poi un fenomeno noto agli economisti come effetto “rocket and feather” (razzo e piuma): i prezzi alla pompa salgono rapidamente quando il Brent sale, ma scendono con lentezza esasperante quando il barile cala. Lo si e visto chiaramente venerdi 17 aprile, quando il crollo del 10% del greggio dopo l'annuncio iraniano non si e tradotto in un ribasso proporzionale ai distributori. Questo asimmetria penalizza strutturalmente gli automobilisti e rappresenta un'anomalia del mercato che i regolatori dovrebbero monitorare con molta piu attenzione.

Il gasolio sopra 2,10 €: perche e una soglia che conta per l'economia reale

Il superamento della soglia dei 2,10 €/l per il gasolio non e soltanto un dato numerico: ha implicazioni concrete sull'intera catena logistica italiana. L'80% delle merci nel nostro Paese viaggia su gomma, il che significa che ogni centesimo in piu al distributore si scarica — con un effetto moltiplicatore — sui prezzi al consumo di tutto, dagli alimentari ai materiali da costruzione. Le aziende di trasporto sono particolarmente esposte perche il gasolio rappresenta una quota preponderante dei costi operativi. Costi del carburante piu elevati si traducono rapidamente in prezzi di spedizione maggiori, che alla fine colpiscono i beni di consumo e i prezzi alimentari.

Facciamo un calcolo concreto. Un pendolare che percorre 30 km per andare al lavoro (60 km andata-ritorno) con un'auto diesel di media cilindrata (consumo 5,5 l/100 km) spende oggi circa 6,93 € al giorno solo di gasolio. Sono quasi 152 € al mese su 22 giorni lavorativi. A inizio anno, con il gasolio intorno a 1,55 €/l, la stessa tratta costava circa 5,12 € al giorno, ovvero 112 € al mese. La differenza — 40 € in piu ogni mese — e denaro sottratto direttamente al potere d'acquisto delle famiglie.

Il dato del gasolio servito, a 2,169 €/l, racconta una storia ancora piu pesante per chi, per ragioni di comodita o necessita, non usa il self-service. Anche la benzina servita non scherza: 1,8893 €/l contro 1,7577 del self, con un differenziale di circa 13 centesimi che rappresenta il costo del servizio umano alla colonnina.

La mappa regionale: dal Piemonte piu economico alla Basilicata piu cara

Il divario tra regioni italiane, pur non eccezionale, resta significativo. La benzina self piu economica si trova in Piemonte, a 1,7473 €/l, seguita da Marche e Veneto (1,7485). All'estremo opposto, la Basilicata segna 1,784 €/l, con la Calabria a 1,7815 e la Sicilia a 1,7806. Il differenziale tra la regione meno cara e quella piu cara e di 3,67 centesimi sulla benzina — pochi in apparenza, ma su un pieno da 50 litri fanno quasi 1,84 € di differenza.

Piu interessante il quadro sul gasolio, dove le Marche si confermano la regione piu conveniente (2,0895 €/l) mentre il Friuli-Venezia Giulia e la piu cara (2,126 €/l), con un divario di 3,65 centesimi. Le regioni del Nord produttivo — Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana — si collocano nella fascia intermedia, con gasolio tra 2,104 e 2,106 €/l.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) Distributori
Piemonte1,74732,10151.681
Marche1,74852,0895733
Lazio1,75072,09062.117
Lombardia1,75092,10412.828
Toscana1,75772,10601.492
Sicilia1,78062,11841.773
Calabria1,78152,1171724
Basilicata1,78402,1112252

Autostrada contro rete stradale: il pedaggio nascosto del pieno in viaggio

Un dato che merita attenzione e il differenziale tra rete autostradale e rete stradale. Sulla base del campione MIMIT, la benzina self in autostrada costa 1,7831 €/l contro 1,6874 €/l sulla rete ordinaria: una differenza di quasi 9,6 centesimi al litro. Per il gasolio si sale a 2,1369 €/l in autostrada contro 2,0458 €/l in strada, con un gap di 9,1 centesimi. Su un pieno da 50 litri di gasolio, rifornirsi in autostrada costa 4,55 € in piu rispetto a una sosta programmata fuori dalla rete autostradale. Con i ponti del 25 aprile e del 1° maggio alle porte, e un calcolo che vale la pena fare prima di partire.

Le pompe bianche e i distributori della grande distribuzione organizzata continuano a rappresentare l'opzione piu conveniente. Tra i marchi monitorati, Ratti offre benzina self a 1,679 €/l, CONAD a 1,6875, mentre COOP si distingue soprattutto sul gasolio a 2,008 €/l — ben 9 centesimi sotto la media nazionale. Sono differenze concrete, che su base mensile possono valere 20-30 € di risparmio per chi percorre molti chilometri.

L'Italia vulnerabile: tra accise record e dipendenza dalle importazioni

Le operazioni militari americano-israeliane contro l'Iran hanno gravemente perturbato la fornitura di petrolio e gas naturale, insieme al passaggio commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz. Nell'Unione Europea, l'Italia e uno dei Paesi piu esposti a causa delle sue esportazioni verso la regione e della dipendenza dal GNL del Qatar.Il Paese resta esposto alle oscillazioni dei prezzi del gas naturale liquefatto e alle potenziali interruzioni legate al Qatar, fornitore chiave per l'Europa, la cui capacita di esportazione e stata colpita dagli attacchi durante la guerra iraniana, con circa il 17% della produzione messa fuori servizio.

A questo si aggiunge una struttura fiscale tra le piu pesanti d'Europa. Le accise italiane sui carburanti — 72,84 centesimi sulla benzina, 61,74 sul gasolio — sono componenti fisse che non si riducono quando il barile cala. Anzi, il meccanismo dell'IVA al 22% calcolata anche sull'accisa (la famosa “tassa sulla tassa”) amplifica ogni variazione del prezzo industriale. E un'anomalia tutta italiana, piu volte denunciata ma mai risolta, che rende il nostro Paese strutturalmente piu vulnerabile agli shock petroliferi rispetto ai partner europei.

L'Italia entra in aprile sotto una crescente pressione geopolitica e incertezza politica interna. L'aumento dei prezzi del gas e del petrolio ha gia spinto verso l'alto le bollette energetiche e i costi dei carburanti per famiglie e imprese. Gli analisti hanno avvertito che le vulnerabilita strutturali del Paese potrebbero amplificare l'instabilita piu che in altri Paesi europei.La BCE ha avvertito che un conflitto prolungato potrebbe innescare un periodo di stagflazione e spingere le grandi economie dipendenti dall'energia, incluse Germania e Italia, verso una recessione tecnica entro fine 2026. La premier Giorgia Meloni ha lavorato a un riavvicinamento tra UE e Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Lo scenario IEA e EIA: i numeri che preoccupano

Le principali agenzie energetiche internazionali hanno aggiornato le proprie previsioni e il quadro e preoccupante. L'IEA stima che l'offerta globale di petrolio nel 2026 diminuira di 1,5 milioni di barili/giorno su base annua, a 104,7 mb/d. La produzione OPEC+ annuale e prevista in calo di 2,4 mb/d a 48,8 mb/d, in gran parte a causa delle perdite dei produttori del Golfo.La capacita produttiva inutilizzata e scesa al minimo storico di 320.000 b/d a marzo, evidenziando la vulnerabilita dei mercati petroliferi alle interruzioni nell'area del Golfo.L'EIA americana ha rivisto al rialzo del 22% la previsione sul Brent medio 2026, portandola a 96 dollari al barile (da 79 della stima precedente), con il diesel retail USA atteso a 4,80 dollari al gallone (+16,7%).Si stima che Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati, Qatar e Bahrein abbiano collettivamente chiuso 7,5 milioni di barili/giorno di produzione a marzo, con le chiusure attese in aumento a 9,1 mb/d in aprile. L'EIA ipotizza una ripresa graduale a partire da maggio — ma solo se il conflitto non si protrae oltre aprile, scenario che proprio l'evoluzione diplomatica di queste ore rende tutt'altro che certo.

Sul fronte OPEC+, la 65ª riunione del Comitato congiunto di monitoraggio ha condannato gli attacchi alle infrastrutture energetiche e ha approvato un aumento collettivo delle quote di 206.000 b/d a partire da maggio, subordinato a miglioramenti nella sicurezza regionale e al ritorno dei flussi attraverso lo Stretto.L'OPEC+ ha avvertito che i danni alle strutture energetiche del Medio Oriente avranno un impatto prolungato sull'offerta anche dopo la fine della guerra, sottolineando che il ripristino e sia costoso sia richiede tempi lunghi.

Il GPL come valvola di sfogo: 0,79 €/l, ma la rete resta scarsa

In un contesto di prezzi elevati per benzina e gasolio, il GPL resta l'alternativa piu economica per la mobilita su gomma: 0,7858 €/l self-service e 0,7947 servito. Un pieno di GPL costa meno della meta di un pieno di gasolio, anche tenendo conto del consumo leggermente superiore dei motori a gas. Tuttavia, la rete di distribuzione GPL monitora appena 157 stazioni in modalita self — un dato che spiega perche molti automobilisti non considerino questa opzione. Il metano auto, a 1,5193 €/l equivalente, offre un risparmio piu contenuto rispetto al passato, penalizzato dall'aumento dei prezzi del gas naturale legato alla crisi.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Lo scenario dei prossimi giorni dipende interamente dall'esito diplomatico. Il cessate il fuoco temporaneo tra USA e Iran scade oggi, 21 aprile. Se i negoziati di Islamabad andranno a buon fine e lo Stretto di Hormuz riaprira gradualmente, potremmo assistere a un calo immediato del Brent di 10-20 dollari al barile per via dell'uscita del denaro speculativo. Ma anche in questo scenario ottimistico, i prezzi alla pompa italiani non scenderebbero con la stessa velocita, per l'effetto “piuma” che rallenta sistematicamente l'adeguamento al ribasso.

Se invece la diplomazia fallisce e il conflitto si riacutizza, i prezzi del petrolio potrebbero salire verso i 100 dollari, piu velocemente di quanto ci si aspetti. In questo caso, il gasolio italiano potrebbe raggiungere e superare i 2,20 €/l, con effetti a cascata su inflazione, costi di trasporto e potere d'acquisto. L'Europa sarebbe ad alto rischio di stagflazione, con le grandi economie tra cui l'Italia a rischio di recessione. I tagli dei tassi sono stati rinviati a causa dell'inflazione piu elevata, alimentata in parte dai prezzi dei carburanti.

Il consiglio per gli automobilisti, in vista dei ponti primaverili, e pragmatico: pianificare i rifornimenti fuori dall'autostrada, privilegiare le pompe bianche e la grande distribuzione, e considerare il pieno nelle regioni piu economiche se si e in viaggio. Sono piccoli accorgimenti che, nella somma, possono fare la differenza tra un viaggio sostenibile e uno che pesa troppo sul bilancio familiare.

I dati utilizzati in questa analisi provengono dalla rilevazione quotidiana MIMIT, aggiornata al 21 aprile 2026, su un campione di 21.652 distributori attivi in 5.248 comuni italiani. Per approfondimenti sui prezzi nella tua regione o per confrontare i marchi, consulta la sezione tutte le analisi e gli approfondimenti del nostro Osservatorio.

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