Home / Analisi / Gasolio oltre 2,10 €/litro: la crisi di Hormuz tiene in ostaggio i prezzi italiani

Gasolio oltre 2,10 €/litro: la crisi di Hormuz tiene in ostaggio i prezzi italiani

A cura di Benzina24 - Riproduzione vietata - Lunedi 20 Aprile 2026

Ascolta il riassunto

Duemilacentoquattro. È il numero che oggi ogni automobilista diesel dovrebbe tenere a mente: 2,1044 €/litro – questo il prezzo medio nazionale del gasolio self-service rilevato dal MIMIT il 20 aprile 2026 su oltre 19.600 stazioni. Un livello che non si vedeva da tempo e che racconta, meglio di qualsiasi analisi geopolitica, cosa significhi per l'Italia la più grave crisi energetica dal febbraio scorso. La benzina, a 1,7595 €/litro in modalità self, appare quasi un sollievo al confronto. Ma non lo è: tradotto in un pieno da 50 litri, significa sborsare quasi 88 euro per la verde e oltre 105 euro per il gasolio. In un Paese dove l'80% delle merci viaggia su gomma, questi numeri non sono solo un problema di portafoglio individuale: sono un moltiplicatore di inflazione.

Lo Stretto di Hormuz: il collo di bottiglia del mondo

Per capire perché il gasolio italiano abbia superato la soglia psicologica dei 2,10 €, bisogna guardare a migliaia di chilometri di distanza, nel Golfo Persico. Lo Stretto di Hormuz, il principale collo di bottiglia del commercio energetico mondiale, è stato in gran parte bloccato dall'Iran dal 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un'offensiva aerea contro TeheranDa questo passaggio largo appena 34 chilometri nel punto più stretto transitano normalmente circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 20% del commercio petrolifero marittimo globale.

La settimana appena conclusa ha visto un vero e proprio ottovolante diplomatico. Venerdì 17 aprile, l'Iran aveva annunciato la completa riapertura dello Stretto al traffico commerciale durante la tregua in Libano. Il Brent era crollato sotto i 93 dollari, e per qualche ora si era respirata un'aria di cauto ottimismo. Ma il presidente Trump ha chiarito che il blocco navale statunitense contro le navi in partenza o dirette verso porti iraniani sarebbe rimasto in vigore, provocando la reazione immediata di Teheran: il 18 aprile l'Iran ha nuovamente chiuso lo Stretto.

Domenica 19, la situazione è ulteriormente degenerata. La Marina statunitense ha sequestrato una nave cargo battente bandiera iraniana nello Stretto di Hormuz dopo aver sparato contro la sua sala macchineNessuna petroliera ha attraversato lo Stretto domenica, secondo i dati di tracciamento marittimoIl risultato è stato immediato: il Brent è balzato a 95,42 dollari al barile lunedì 20 aprile, in rialzo del 5,58% rispetto alla chiusura precedente.

Brent in montagne russe: da 111 a 92 e ritorno

L'andamento del petrolio Brent negli ultimi dieci giorni è il termometro perfetto dell'instabilità geopolitica. Si parte dall'11 aprile con un picco a 111,63 dollari/barile – il livello più alto dalla fase acuta del conflitto – per poi precipitare fino a 92,18 il 17 aprile sull'onda delle speranze di riapertura dello Stretto. Poi la doccia fredda del weekend, con il rimbalzo verso i 95 dollari di oggi. Il conflitto prolungato ha innescato uno shock energetico di portata storica, aumentando i rischi di inflazione e sollevando preoccupazioni su un potenziale rallentamento economico globale.

Il grafico parla chiaro: la volatilità intrasettimanale ha raggiunto livelli che non si vedevano dalla prima fase del conflitto. Uno spread di quasi 20 dollari tra massimo e minimo in dieci giorni rende praticamente impossibile per le compagnie petrolifere e i distributori stabilizzare i prezzi alla pompa. E qui entra in gioco un meccanismo ben noto agli analisti del settore.

Dal barile alla pompa: anatomia del prezzo italiano

Il prezzo alla pompa non è una fotocopia del Brent. È il risultato di una catena di trasmissione complessa, dove ogni anello aggiunge costi. Partiamo dal greggio: 95,15 dollari al barile diventano, al cambio attuale EUR/USD di circa 1,18 (dati Investing.com), circa 80,6 euro. Il cambio EUR/USD si attesta intorno a 1,1764, un livello che offre un parziale scudo valutario all'Europa rispetto all'impennata del greggio denominato in dollari.

Ma da quel greggio a 80,6 euro al barile (pari a circa 0,507 €/litro) al prezzo finale alla pompa, il percorso è lungo: si aggiungono i costi di raffinazione (il cosiddetto crack spread, che in queste settimane di crisi è schizzato a livelli record), il trasporto, il margine del distributore (mediamente tra 2 e 5 centesimi al litro) e soprattutto il carico fiscale. L'accisa sulla benzina è fissata a 0,7284 €/litro, quella sul gasolio a 0,6174 €/litro. Su tutto questo si applica l'IVA al 22%, calcolata non solo sul prezzo industriale, ma anche sulle accise stesse: è la famosa tassa sulla tassa che rende l'Italia uno dei Paesi con la fiscalità energetica più pesante d'Europa.

Componente Benzina (€/l) Gasolio (€/l)
Prezzo industriale (stima) ~0,514 ~0,608
Margine lordo distributore ~0,03 ~0,03
Accisa 0,7284 0,6174
IVA 22% (su tutto) ~0,280 ~0,276
Totale alla pompa (self) ~1,759 ~2,104

Le accise, componente fissa che non si muove con il mercato, pesano circa il 55-60% del prezzo finale alla pompa. Questo significa che, paradossalmente, in Italia l'effetto del Brent sul prezzo al consumatore è attenuato dalla fiscalità: quando il greggio raddoppia, il prezzo alla pompa non raddoppia, perché la componente fiscale resta invariata. Ma significa anche che quando il greggio scende, il beneficio per l'automobilista è modesto. È il classico effetto asimmetrico, noto in letteratura come rocket and feather: i prezzi salgono come un razzo quando il Brent sale, ma scendono come una piuma quando cala.

La mappa regionale: 3,7 centesimi separano il Piemonte dalla Basilicata

La geografia dei prezzi italiani riflette logiche di concorrenza, densità della rete e costi logistici. In testa alla classifica delle regioni più economiche per la benzina self troviamo il Piemonte a 1,7486 €/litro, seguito da Veneto (1,7501) e Marche (1,7502). In coda, la Basilicata a 1,7858 €/litro, preceduta da Calabria (1,7836) e Sicilia (1,782). Il divario massimo è di 3,72 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri sono quasi 1,90 euro di differenza. Poco in apparenza, ma su 40 pieni annui parliamo di circa 75 euro.

Sul gasolio, la geografia cambia in modo significativo. Le Marche guidano la classifica dell'economia a 2,0915 €/litro, mentre il Friuli-Venezia Giulia risulta la regione più cara a 2,1305, con un divario di quasi 4 centesimi. Sorprende la posizione della Lombardia, che con i suoi 2.835 distributori si piazza a metà classifica sia per benzina (1,7528) che per gasolio (2,1076): la densità competitiva della rete non basta a compensare i maggiori costi logistici di una regione ad altissima domanda.

La IEA lancia l'allarme: la peggiore disruption dalla pandemia

Il contesto internazionale è quello che più deve preoccupare. L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), nel suo Oil Market Report di aprile 2026, prevede una contrazione della domanda globale di petrolio di 80.000 barili/giorno quest'anno, rivedendo al ribasso di 730.000 barili/giorno rispetto al mese precedente, con un calo previsto nel secondo trimestre di 1,5 milioni di barili/giorno – il più marcato dalla pandemia di Covid-19Le restrizioni al transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz e gli attacchi alle infrastrutture energetiche nel Medio Oriente hanno provocato quella che la IEA definisce la più grande disruption nella storia, con la produzione OPEC+ crollata di 9,4 milioni di barili/giorno in un solo mese, a 42,4 milioni b/gSecondo i dati OPEC, l'Iraq ha subito il colpo più duro con un crollo della produzione del 61% in un mese, dal 4,2 a 1,6 milioni di barili/giorno, mentre il Kuwait ha perso il 53% e gli Emirati Arabi il 44%. Numeri che non hanno precedenti nella storia recente del mercato petrolifero.

Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le previsioni di crescita globale per il 2026 al 3,1%, dal 3,3% della stima di gennaio, avvertendo che il mondo sta scivolando verso uno scenario avverso in cui i prezzi del petrolio potrebbero restare attorno ai 100 dollari al barile. Per l'Italia, importatrice netta di energia per oltre il 75% del fabbisogno, questo scenario si traduce in un duplice colpo: bolletta energetica più pesante e pressione inflazionistica crescente attraverso il canale dei trasporti.

Autostrada contro strada: il pedaggio nascosto

Un dato che merita attenzione è il divario tra prezzi autostradali e stradali. Oggi la benzina in autostrada costa mediamente 1,7843 €/litro contro 1,6877 sulle strade ordinarie: una differenza di quasi 9,7 centesimi al litro. Sul gasolio il gap è ancora più ampio: 2,1385 contro 2,0473, ovvero oltre 9,1 centesimi. Chi fa il pieno autostradale di gasolio paga 4,56 euro in più rispetto al distributore stradale più vicino. Un sovrapprezzo che su un viaggio Roma-Milano (circa 570 km, con almeno due soste) può tradursi in un costo aggiuntivo di 8-10 euro, senza contare il pedaggio.

Per chi si mette in viaggio in vista del ponte del 25 Aprile e del 1° Maggio – le due festività che tradizionalmente segnano l'inizio della stagione di spostamenti primaverili – il consiglio operativo è chiaro: fare il pieno prima di entrare in autostrada, possibilmente presso le pompe bianche o i distributori della grande distribuzione. Marchi come CONAD (1,6878 €/l per la benzina), Auchan (1,6912) e COOP (1,6914) offrono risparmi significativi rispetto alla media nazionale, pur con una rete limitata rispettivamente a 52, 20 e 5 punti vendita monitorati.

Il gasolio sopra i 2 €: cosa significa per l'economia reale

Il superamento della soglia dei 2,10 €/litro sul gasolio non è solo una notizia da pagina economica. È un dato che si ripercuote a cascata su tutta la filiera produttiva italiana. Un TIR con serbatoio da 500 litri oggi paga oltre 1.050 euro per un pieno completo. Una flotta di trasporto medio con 20 mezzi che percorrono ciascuno 120.000 km/anno (con un consumo di circa 30 litri/100 km) si trova a gestire un costo carburante annuo di circa 2,53 milioni di euro – un aumento di centinaia di migliaia di euro rispetto ai livelli pre-crisi.

Questi costi non vengono assorbiti: vengono trasferiti. Secondo le stime di settore, ogni centesimo di aumento sul gasolio si traduce in un incremento tra lo 0,5 e l'1% sui costi di trasporto delle merci, che a loro volta si scaricano sui prezzi al consumo. Con il gasolio salito di oltre 30-35 centesimi rispetto ai livelli di un anno fa, l'effetto inflazionistico potenziale sul carrello della spesa è nell'ordine di diversi punti percentuali. Non a caso, la IEA stessa prevede un calo della domanda petrolifera nell'Europa OECD di 50.000 barili/giorno nel 2026, con Francia, Italia e Regno Unito in contrazione di circa 20.000 barili/giorno ciascuno. Il prezzo alto distrugge domanda: è il meccanismo di aggiustamento più doloroso.

Il servito: un lusso da 1,89 € sulla benzina

Il differenziale self/servito resta ampio e rappresenta un costo aggiuntivo rilevante per gli automobilisti che, per scelta o necessità, preferiscono il rifornimento assistito. Sulla benzina, il servito costa 1,8918 €/litro contro 1,7595 del self: un delta di 13,23 centesimi al litro, pari a 6,62 euro su un pieno da 50 litri. Sul gasolio la forbice si restringe a 6,34 centesimi (2,1678 contro 2,1044), ma in termini assoluti il costo è comunque impressionante: un pieno servito di gasolio sfiora i 108,4 euro.

Carburante Self (€/l) Servito (€/l) Delta (cent) Pieno 50l self (€) Pieno 50l servito (€)
Benzina 1,7595 1,8918 13,23 87,98 94,59
Gasolio 2,1044 2,1678 6,34 105,22 108,39
GPL 0,7861 0,7948 0,87 39,31 39,74
Metano 1,5193 1,5758 5,65 75,97 78,79

Il nodo dei negoziati: settimana decisiva

Questa settimana sarà cruciale per capire la traiettoria dei prezzi energetici nelle prossime settimane. Trump ha dichiarato che i negoziatori americani si recheranno in Pakistan lunedì per un nuovo round di colloqui, ma le premesse non sono incoraggianti. Il capo negoziatore iraniano, il presidente del Parlamento Mohammed Bagher Qalibaf, è stato categorico: "E' impossibile che altri passino attraverso lo Stretto di Hormuz mentre noi non possiamo". Una posizione che lascia poco spazio a compromessi rapidi.

I punti critici del negoziato restano il controllo delle scorte di uranio iraniane e la riapertura dello Stretto di Hormuz, dove le forniture energetiche globali sono state strozzate per settimaneIl blocco navale costa all'Iran 400 milioni di dollari al giorno in mancati ricavi e minaccia danni permanenti o la distruzione di pozzi petroliferi per overflow se non viene revocato entro il 26 aprile. Questa scadenza tecnica potrebbe paradossalmente accelerare i negoziati: Teheran ha bisogno di sbloccare la situazione tanto quanto il resto del mondo ha bisogno del petrolio del Golfo.

Per il mercato petrolifero, gli scenari sono sostanzialmente due. Se i colloqui di Islamabad producono un accordo quadro entro mercoledì (data di scadenza del cessate il fuoco), il Brent potrebbe tornare rapidamente sotto gli 85 dollari, con un beneficio che arriverebbe alle pompe italiane nel giro di 10-15 giorni. Se invece i negoziati falliscono e la situazione degenera, l'allarme lanciato dalla IEA – con i prezzi del greggio fisico che hanno toccato livelli record vicini ai 150 dollari al barile, ben al di sopra dei prezzi dei futures – potrebbe materializzarsi nuovamente, spingendo il gasolio italiano verso la soglia dei 2,30-2,40 €/litro.

Il pendolare e il ponte: i numeri del 25 Aprile

Ai livelli attuali, un pendolare che percorre 30 km per andare al lavoro (60 km al giorno, 22 giorni lavorativi al mese) con un'auto a benzina che consuma 7 litri/100 km spende circa 162 euro al mese di solo carburante. Con un diesel da 5,5 litri/100 km, il costo sale a 153 euro – superiore nonostante i consumi minori, proprio a causa del differenziale di prezzo tra gasolio e benzina. Il GPL, a 0,7861 €/litro, resta l'alternativa più economica per chi ha la possibilità di convertire il proprio veicolo: lo stesso tragitto costerebbe circa 104 euro al mese con un consumo di 10 litri/100 km.

Con il ponte del 25 Aprile alle porte – che quest'anno cade di sabato, limitando l'effetto-ponte ma non gli spostamenti per il weekend lungo – e il 1° Maggio a seguire, milioni di italiani si metteranno in viaggio. Un tragitto di 500 km andata e ritorno in auto diesel costa oggi circa 116 euro di solo gasolio (ipotizzando 5,5 l/100 km). Lo stesso viaggio un anno fa, con il gasolio intorno a 1,70 €/litro, sarebbe costato circa 93,5 euro: oltre 22 euro in più quest'anno, un incremento del 24%.

Il quadro settimanale: cosa aspettarsi

Il mercato entra in una fase dove la geopolitica domina completamente i fondamentali. Il fattore dominante dei prezzi è l'incertezza, non la scarsità fisica. Questo paradosso spiega l'estrema volatilità del Brent: i trader prezzano scenari binari (accordo/non accordo) che possono spostare le quotazioni di 10-15 dollari in una singola seduta.

Per i prezzi alla pompa italiani, le dinamiche di aggiustamento seguono tempi diversi. Gli aumenti del greggio vengono trasmessi ai listini dei distributori nel giro di 3-5 giorni lavorativi; i cali, con il già citato meccanismo rocket and feather, impiegano mediamente 7-12 giorni. Questo significa che i prezzi attuali – 1,7595 sulla benzina e 2,1044 sul gasolio – incorporano il Brent di metà settimana scorsa (92-98 dollari), non quello di oggi. Se il Brent resta nell'intorno dei 95 dollari, i prezzi alla pompa dovrebbero stabilizzarsi sui livelli attuali. Se i negoziati falliscono, il rischio è di un nuovo balzo verso i 100-105 dollari del greggio e un conseguente aggiornamento al rialzo dei listini entro la settimana del 25 Aprile – il peggior timing possibile per gli spostamenti legati al ponte.

Il dato strutturale che emerge da questa crisi è la vulnerabilità energetica dell'Italia: un Paese con accise tra le più alte d'Europa, un parco auto tra i più vecchi (età media oltre 12 anni), una dipendenza quasi totale dalle importazioni di greggio e una rete distributiva frammentata in oltre 21.600 punti vendita e 312 marchi diversi. Numeri che testimoniano un sistema energetico che, di fronte a shock esterni di questa portata, non ha molti ammortizzatori. I dati MIMIT di oggi lo confermano con la crudezza delle cifre: l'automobilista italiano è, ancora una volta, l'ultimo anello della catena a pagare il conto delle tensioni internazionali.

Dati prezzi alla pompa: rilevazione MIMIT del 20/04/2026 su 21.664 distributori monitorati in 5.249 comuni. Quotazioni Brent e cambio EUR/USD: fonti di mercato (Trading Economics, Investing.com). Analisi IEA: Oil Market Report aprile 2026. Per tutte le analisi e gli approfondimenti sul mercato dei carburanti, segui l'Osservatorio Prezzi.

Questo approfondimento ti è stato utile?

Il tuo feedback ci aiuta a migliorare i contenuti

Soddisfatto
Neutro
Insoddisfatto

Grazie per il tuo feedback!