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AdBlue: perché esiste, cos'è, cosa succede se finisce

Tutto quello che un automobilista italiano deve sapere sul liquido che tiene in vita i diesel moderni, dalla chimica al portafoglio

A cura di Benzina24 - Riproduzione vietata

Tutto quello che un automobilista italiano deve sapere sul liquido che tiene in vita i diesel moderni, dalla chimica al po...

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AdBlue: perché esiste, cos'è, cosa succede se finisce

Se guidi un'auto diesel immatricolata negli ultimi dieci anni, prima o poi ti sei imbattuto in una spia luminosa che ti invitava a rabboccare l'AdBlue. Magari hai storto il naso, hai chiesto al meccanico cosa fosse quella strana sostanza e hai scoperto che senza AdBlue la tua auto, semplicemente, non parte più. Non si tratta di un dispetto ingegneristico, ma della conseguenza diretta delle normative europee sulle emissioni inquinanti, che negli ultimi anni hanno stretto enormemente le maglie sui motori a gasolio.

In questa guida spieghiamo in modo chiaro cos'è l'AdBlue, perché è stato introdotto, come funziona il sistema SCR che lo gestisce, cosa succede se l'AdBlue finisce, quanto costa, dove acquistarlo e come rabboccarlo in autonomia. Troverai anche una panoramica sui principali modelli che lo utilizzano, qualche consiglio pratico per risparmiare e una sezione FAQ con le domande più comuni che si pongono gli automobilisti italiani.

Cos'è l'AdBlue: la chimica dietro al liquido blu

Partiamo dalle basi. AdBlue è un marchio registrato dalla VDA, l'associazione tedesca dell'industria automobilistica, e designa una soluzione chimica tecnicamente nota come AUS32, ovvero Aqueous Urea Solution 32,5%. Si tratta di una soluzione al 32,5% di urea tecnica di alta qualità in acqua demineralizzata, utilizzata nella riduzione selettiva catalitica (SCR) per ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico dei motori diesel fino al 90%. È un liquido limpido, dall'aspetto simile all'acqua, inodore e non pericoloso nell'uso quotidiano.

Nonostante il nome commerciale, l'AdBlue non è un additivo per il gasolio: non va mai versato nel serbatoio del carburante, perché i due liquidi non si mescolano e svolgono funzioni completamente diverse. La soluzione non è tossica, non è infiammabile e non è pericolosa da manipolare, tuttavia può essere corrosiva per alcuni metalli e deve essere stoccata e trasportata utilizzando materiali appropriati. Questo spiega perché, se accidentalmente ne versi un po' sulla carrozzeria, conviene risciacquare subito con acqua pulita.

Sul piano chimico, l'urea è un composto organico presente anche in natura (è un sottoprodotto del metabolismo dei mammiferi) e viene prodotta industrialmente su vasta scala per l'agricoltura come fertilizzante azotato. Quella destinata all'uso automotive deve però rispondere a standard di purezza molto severi, codificati nella norma ISO 22241: tracce di metalli pesanti, calcio o biureto sopra una certa soglia danneggerebbero rapidamente il catalizzatore e gli iniettori del sistema SCR.

Perché è nato l'AdBlue: il ruolo delle norme Euro 6

Per capire perché oggi serve un serbatoio supplementare pieno di urea liquida su quasi tutti i diesel nuovi, bisogna guardare alle normative europee sulle emissioni. I motori a gasolio hanno un grande pregio, l'efficienza termodinamica, ma un difetto intrinseco: producono quantità significative di ossidi di azoto (NOx), sostanze fortemente irritanti per le vie respiratorie e coinvolte nella formazione dello smog fotochimico e delle piogge acide.

La norma Euro 6, entrata in vigore il 1° settembre 2014, limita le emissioni di NOx dei motori diesel a 80 mg/km. È un valore drasticamente più basso rispetto ai 180 mg/km della precedente Euro 5 e ai 250 mg/km della Euro 4. Un salto tecnologico così forte non poteva essere ottenuto solo con filtri meccanici o con la ricircolazione dei gas di scarico (EGR): serviva un sistema di post-trattamento attivo, ed è qui che entra in scena il sistema SCR alimentato ad AdBlue.

La normativa Euro 6 si è poi evoluta in diverse fasi successive. La fase 6.1 (2014-2017) prevedeva il rabbocco AdBlue in coincidenza con la manutenzione ogni 20.000 km; la 6.2 (2017-2019) ha aumentato il consumo spostando il bocchettone vicino a quello del carburante; la 6.3 (2020-2022) ha imposto limiti più severi; la 6.4 dal 2023 ha introdotto componenti più precisi. La prossima frontiera è l'Euro 7, approvata in via definitiva e destinata a imporre limiti ancora più stringenti sulle emissioni reali su strada.

Come funziona la tecnologia SCR

L'acronimo SCR sta per Selective Catalytic Reduction, riduzione catalitica selettiva. È un sistema di post-trattamento dei gas di scarico che sfrutta una reazione chimica controllata per neutralizzare gli ossidi di azoto prima che escano dal tubo di scappamento. Il cuore dell'impianto è un catalizzatore dedicato, diverso da quello tradizionale a tre vie usato sulle auto a benzina, in cui avviene la magia chimica.

Il funzionamento, nella pratica, è elegante nella sua semplicità. L'AdBlue viene iniettato da un serbatoio dedicato nel tubo di scarico, a monte del catalizzatore SCR ma a valle del motore; scaldandosi, si trasforma in ammoniaca (NH3) e anidride carbonica, e quando gli ossidi di azoto reagiscono all'interno del catalizzatore con l'ammoniaca, le molecole dannose di NOx vengono convertite in azoto e acqua innocui, che vengono rilasciati nell'atmosfera sotto forma di vapore acqueo. Il risultato, dal tubo di scarico, è un'emissione drasticamente più pulita.

La centralina gestisce con precisione millimetrica la quantità di AdBlue iniettata, calibrandola in base al regime del motore, al carico, alla temperatura dei gas di scarico e alle letture dei sensori di NOx posizionati prima e dopo il catalizzatore. Modelli come il VW Golf TDI o l'Audi A4 utilizzano oggi il sistema Twindosing a doppio iniettore di AdBlue, un'evoluzione pensata per ottimizzare la conversione anche quando il motore è freddo o quando si passa da condizioni urbane a extraurbane.

Quali auto utilizzano l'AdBlue

Oggi praticamente tutti i diesel Euro 6d e successivi immatricolati in Italia montano un serbatoio AdBlue. Il sistema SCR e l'uso di AdBlue sono presenti in tutti i veicoli diesel prodotti dal 2014 in poi, con una diffusione sempre più capillare man mano che le fasi della Euro 6 si sono inasprite. Tra i costruttori che utilizzano AdBlue figurano Audi, BMW, Citroën, DS, Jaguar, Land Rover, Peugeot, Mercedes-Benz, Renault e Volkswagen. A questi si aggiungono tutti i marchi del gruppo Stellantis (Fiat, Alfa Romeo, Opel, Jeep), Ford, Hyundai-Kia, Nissan, Volvo e Toyota per i modelli diesel.

La capienza del serbatoio AdBlue varia sensibilmente da modello a modello, in base alla cilindrata, all'uso tipico del veicolo e alla strategia del costruttore. Di solito va dai 10 ai 25 litri per le autovetture, con valori più generosi sui SUV di grandi dimensioni e sui veicoli commerciali leggeri. I modelli tedeschi di gamma alta come Mercedes e BMW tendono ad avere serbatoi AdBlue più capienti, fino a 20-25 litri, così che il conducente può dimenticarsi del rabbocco per quasi tutto l'anno.

Ecco una tabella orientativa con le capacità tipiche del serbatoio AdBlue per alcuni modelli diffusi sul mercato italiano:

CostruttoreModelli tipiciCapacità serbatoio
VolkswagenGolf, Passat, Tiguan TDI12-24 litri
BMWSerie 3, Serie 5, X3, X518-22 litri
Mercedes-BenzClasse A/C/E, GLA, GLC18-25 litri
Stellantis (Peugeot, Citroën, Fiat, Opel)308, 3008, Tipo, Ducato15-22 litri
FordFocus, Kuga, Transit13-21 litri
AudiA3, A4, Q3, Q5 TDI12-24 litri
Renault / DaciaMegane, Captur, Duster dCi15-17 litri

Cosa succede se l'AdBlue finisce

Eccoci al punto che interessa di più gli automobilisti. La sequenza di eventi quando il livello di AdBlue scende è progressiva, graduale e imposta dalla legge: il costruttore non ha margini di manovra per "ammorbidire" il comportamento dell'auto, perché l'omologazione Euro 6 prevede esattamente questo schema. Il conducente non viene mai colto di sorpresa: ha centinaia o migliaia di chilometri a disposizione per agire.

La prima avvisaglia è una spia gialla sul cruscotto accompagnata da un messaggio testuale che indica l'autonomia residua. Di solito il primo avviso compare quando mancano circa 2.400 km al blocco, con intensità crescente man mano che il livello si abbassa. Il sistema avverte dell'assenza di AdBlue e dell'impossibilità di avviare il motore quando mancano 700 km allo svuotamento totale, con messaggi sempre più insistenti a ogni accensione del quadro.

Se il conducente ignora tutti gli avvisi, entra in azione la fase finale: impossibilità di riavviare il motore dopo lo spegnimento. Se non dai ascolto alla spia e non riempi il serbatoio di AdBlue una volta esaurito, una centralina impedirà l'avviamento del motore e l'auto non potrà più essere utilizzata. È importante chiarire un punto che genera molta ansia: l'auto non si spegne mentre stai guidando. Continua a marciare regolarmente fino al momento in cui decidi tu di spegnere il motore. Semplicemente, da lì in poi, non ripartirà più fino al rabbocco.

Perché il blocco è una misura di legge

Molti automobilisti, di fronte al blocco, lo percepiscono come un'invadenza del costruttore. In realtà è esattamente il contrario: il blocco è imposto dal regolamento europeo Euro 6 proprio per evitare che si possa circolare con il sistema SCR disattivato, emettendo NOx oltre i limiti consentiti. Se non ci fosse il blocco, bastherebbe ignorare le spie per trasformare un'auto pulita in un veicolo altamente inquinante.

La normativa prevede infatti che i veicoli omologati Euro 6 non possano superare determinate soglie di emissioni in ogni condizione di utilizzo, e il legislatore ha ritenuto l'unico modo efficace per garantirlo quello di collegare il funzionamento del motore alla disponibilità di reagente. È un meccanismo simile a quello delle revisioni periodiche: senza controllo, le regole rischierebbero di restare lettera morta.

Va anche detto che il sistema è progettato con ampi margini di sicurezza. Si consiglia di attendere 3 minuti dopo il rabbocco prima di riattivare l'impianto elettrico del veicolo: altrimenti il sistema potrebbe richiedere almeno 40 km di percorrenza per registrare il nuovo livello e spegnere la spia. Una piccola seccatura che si risolve con un po' di pazienza.

Quanto costa l'AdBlue e dove si compra

Il prezzo dell'AdBlue in Italia ha conosciuto, negli ultimi anni, oscillazioni importanti. Si è passati da circa 6 € per una tanica da 10 litri fino a toccare picchi di 25 € durante la crisi energetica del 2022. Oggi la situazione si è stabilizzata e le quotazioni sono tornate su livelli più accessibili, con forti differenze però in base al canale d'acquisto.

In generale puoi trovare l'AdBlue in quattro canali principali: stazioni di servizio con pompa dedicata (il modo più economico ma meno diffuso capillarmente), centri specializzati auto come Norauto o ricambisti, grande distribuzione (supermercati, bricolage) ed e-commerce come Amazon e portali specializzati. Alla pompa costa circa 1,60 € al litro, ma in Italia sono ancora poche le stazioni con pompe AdBlue per auto; alla stazione di servizio le taniche sono generalmente care (fino a 46 € per 10 litri), mentre nei negozi di bricolage e supermercati i prezzi per una tanica da 10 litri si aggirano intorno ai 20 €.

Ecco una tabella comparativa dei prezzi medi AdBlue in Italia aggiornata al 2025:

Canale d'acquistoPrezzo al litroPrezzo tanica 10 L
Pompa dedicata stazione servizio1,00-1,60 €-
Norauto / centri specializzati1,00-1,20 €9,99-12,00 €
Supermercati / bricolage1,50-2,00 €15,00-20,00 €
E-commerce (Amazon, portali)1,60-2,25 €15,99-22,00 €
Tanica in stazione di servizio2,50-4,60 €25,00-46,00 €

Alcune catene specializzate come Norauto offrono anche un servizio di rabbocco professionale presso i centri a circa 19,95 €, comprensivo di controllo del sistema SCR e manodopera. Una soluzione comoda per chi non vuole sporcarsi le mani e preferisce un controllo tecnico contestuale.

Quanto dura una pieno di AdBlue

Il consumo medio di AdBlue di un'auto diesel moderna si colloca in un range piuttosto preciso. La maggior parte delle auto consuma da 1 a 1,5 litri di AdBlue ogni 1.000 km, il che corrisponde in media a 10 litri ogni 10-15.000 km.In alcuni casi, a seconda dello stile di guida, delle condizioni stradali e della temperatura ambientale, si può arrivare a 1,5-2,5 litri ogni 1.000 chilometri, cioè circa il 3-5% del consumo di gasolio.

Il consumo varia sensibilmente in base a diversi fattori. Un uso prevalentemente urbano con motore spesso freddo spinge il sistema a iniettare più urea per compensare le reazioni meno efficienti a basse temperature. In città il consumo di AdBlue si impenna e può scendere a 1 L ogni 600-800 km, perché il sistema deve iniettare di più per compensare la bassa temperatura del motore. Al contrario, lunghi tragitti autostradali con motore a regime stabile tendono a minimizzare il consumo.

Per farti un'idea concreta della spesa annuale: la spesa annuale si colloca normalmente tra 20 e 75 € a seconda del chilometraggio, e per chi percorre 20.000 km l'anno il consumo tipico è di 13-20 litri all'anno. Si tratta di una cifra modesta rispetto al costo complessivo di gestione di un'auto, ma vale la pena pianificare gli acquisti con intelligenza per spendere il meno possibile.

Come rabboccare l'AdBlue da soli: guida passo passo

Rabboccare l'AdBlue in autonomia è un'operazione semplice, purché si seguano alcune precauzioni. La prima cosa da fare è individuare il tappo di rifornimento: nella maggior parte delle auto recenti è collocato accanto al bocchettone del gasolio, riconoscibile per il colore blu e la scritta "AdBlue". Nei modelli Euro 6.1 (2014-2017) il tappo è spesso nel bagagliaio, e in quel caso il costruttore raccomanda di far eseguire il rabbocco a personale specializzato. Dal 2017 in poi è stato quasi sempre spostato in prossimità del tappo carburante.

Una volta individuato il tappo, procedi in quest'ordine: motore spento e quadro in posizione OFF, tanica con beccuccio antirovesciamento (le migliori hanno un sistema anti-rabbocco eccessivo che si arresta da solo), guanti monouso per proteggere la pelle. Durante il riempimento, fai attenzione a non versare nulla perché il fluido è corrosivo, per sicurezza indossa i guanti, e ricorda che l'urea non è tossica ma può irritare pelle, occhi e vie respiratorie. Se accidentalmente versi qualche goccia sulla carrozzeria, risciacqua subito con abbondante acqua.

Sul piano pratico, alcune accortezze fanno la differenza. Non riempire mai oltre il livello massimo: se hai una tanica da 10 litri e nel serbatoio ne entrano solo 6-7, non forzare. Dopo il rabbocco attendi almeno 3 minuti prima di inserire il contatto, così il sistema rileva correttamente il nuovo livello. Se la spia non si spegne subito, non preoccuparti: a volte serve qualche chilometro di marcia perché i sensori registrino il cambio.

Conservazione e scadenza dell'AdBlue

Pochi lo sanno, ma l'AdBlue ha una data di scadenza piuttosto breve. Ha una durata di conservazione di almeno 18 mesi dalla data di produzione secondo la norma ISO 22241, e per evitare un eccessivo aumento di temperatura è consigliabile non esporlo alla luce solare diretta. Se conservato male o troppo a lungo, l'urea tende a degradarsi e può produrre ammoniaca libera, che cristallizza nel serbatoio e nei condotti, provocando guasti costosi al sistema SCR.

Le condizioni ideali di stoccaggio prevedono una temperatura compresa tra -11 °C e +25 °C, al riparo da luce diretta e da fonti di calore. A temperature di stoccaggio comprese tra -11,5 e 25 °C AdBlue ha una durata di 12 mesi, con una temperatura massima raggiungibile di 30 °C. Questo significa che tenere una tanica nel bagagliaio dell'auto per mesi, soprattutto in estate, non è una buona idea: meglio portarla a casa e conservarla in garage o in cantina.

Un punto spesso sottovalutato: l'AdBlue congela a -11 °C. Non è un problema per l'auto, perché il serbatoio è riscaldato elettricamente e il sistema si sblocca in pochi minuti dopo l'avviamento. Questi depositi sono riscaldati proprio per evitare che si congeli l'AdBlue quando la temperatura esterna scende sotto gli 0 °C. Ma una tanica dimenticata in auto durante una notte invernale può gelare e diventare inutilizzabile.

Problemi comuni e domande frequenti

Una delle paure più ricorrenti è mettere AdBlue nel serbatoio del gasolio o viceversa. Il rischio è reale perché i due bocchettoni sono vicini, ma le conseguenze sono serie. Bisogna avere molta precauzione per non mescolare AdBlue con il combustibile, perché le conseguenze per il motore sarebbero nefaste. Se succede, non avviare assolutamente il motore: chiama il carro attrezzi, porta l'auto in officina e fai svuotare completamente il serbatoio. Un avviamento basta per far finire il liquido sbagliato nelle pompe e negli iniettori, con danni da migliaia di euro.

Altra domanda frequente: serve AdBlue di marca o va bene quello generico? La risposta tecnica è che qualsiasi prodotto certificato ISO 22241 va bene, indipendentemente dal marchio. Il nome "AdBlue" è una licenza commerciale, ma la sostanza è sempre AUS32 e i parametri chimici sono identici per tutti i produttori certificati. Verifica solo che sulla tanica ci sia la dicitura ISO 22241 e, se possibile, il logo VDA.

Infine, la questione più delicata: è possibile eliminare il sistema AdBlue? Tecnicamente sì, tramite rimappatura della centralina (la cosiddetta "AdBlue off"), ma è illegale. Viola l'omologazione del veicolo, comporta la non conformità alla revisione con relativo fermo amministrativo, invalida l'assicurazione in caso di incidente e, se scoperta durante un controllo, genera sanzioni pecuniarie significative oltre alla perdita del libretto di circolazione. Per disattivare il sistema AdBlue bisogna modificare la centralina motore, così che il veicolo non richieda più urea, ma questa operazione è illegale.

Confronto europeo e contesto normativo

L'AdBlue non è un'italianata, ma una realtà europea nata dalla direttiva Euro 6 applicabile in tutti i 27 Stati membri. Prezzi e disponibilità, però, variano sensibilmente. In Italia il costo dell'urea liquida per motori diesel è più o meno lo stesso di Austria o Germania, mentre in Francia e Spagna le pompe dedicate in stazione di servizio sono più diffuse, il che spinge verso il basso i prezzi medi.

Il quadro normativo è destinato a evolvere ancora. La norma Euro 7, in fase di implementazione, conferma il sistema SCR come tecnologia di riferimento e ne estenderà l'obbligo anche ad alcune categorie di veicoli benzina, dove già oggi cominciano a comparire piccoli serbatoi di AdBlue su alcuni motori ad alta cilindrata. Inoltre l'Euro 7 imporrà controlli più rigorosi sulle emissioni reali su strada, non solo in laboratorio, rendendo il corretto funzionamento del sistema SCR ancora più critico.

Sul piano ambientale, i risultati sono concreti: un'auto diesel Euro 6d emette oggi in media l'80-90% di NOx in meno rispetto a un equivalente Euro 5 di dieci anni fa. Questo contribuisce notevolmente al miglioramento della qualità dell'aria nelle città, permettendo ai veicoli di circolare anche nelle zone a basse emissioni ormai presenti in molti centri urbani italiani, e rappresenta un passo fondamentale verso una mobilità più sostenibile. In molte ZTL e aree a basse emissioni italiane, l'Euro 6d è proprio la soglia minima per l'accesso.

Consigli pratici per risparmiare

Anche se il costo annuale dell'AdBlue è contenuto, esistono alcune strategie semplici per ridurlo ulteriormente. La prima è acquistare in formati grandi: le taniche da 10 litri hanno un prezzo al litro significativamente più basso rispetto alle bottiglie da 1-2 litri, e se hai un'auto che consuma 15 litri l'anno ha senso fare scorta razionale senza eccedere la scadenza di 18 mesi.

Un'altra mossa intelligente è sfruttare le offerte dei centri auto e dei supermercati: periodicamente catene come Norauto propongono la tanica da 10 litri a meno di 10 €, cioè 1 €/litro, il prezzo più basso disponibile sul mercato italiano al dettaglio. Sul sito Norauto puoi acquistare una tanica da 10 litri a soli 9,99 € con spedizione gratuita a domicilio. Anche Amazon, Lidl e i grandi centri di bricolage propongono frequentemente offerte competitive.

Se percorri molti chilometri e ti trovi spesso in autostrada, il rifornimento alla pompa dedicata è la soluzione più economica in assoluto, con prezzi che scendono a 1,00-1,30 €/litro. Acquistare AdBlue dalla pompa è il modo più conveniente e solitamente più economico per fare il pieno; puoi ricaricare esattamente la quantità di cui hai bisogno e il rischio di fuoriuscite è molto basso. Il problema, in Italia, resta la scarsa diffusione delle pompe AdBlue per auto (non per camion), ma la rete sta crescendo rapidamente anche grazie alle nuove concessionarie autostradali. App come quelle di Benzina24.it permettono di individuare le stazioni che offrono il servizio.

Monitoraggio e manutenzione preventiva

Il miglior modo per non farsi cogliere di sorpresa è monitorare regolarmente il livello di AdBlue. Quasi tutte le auto moderne mostrano il chilometraggio residuo nel menu del computer di bordo, anche prima che si accenda la spia. Prendi l'abitudine di controllarlo una volta al mese, o prima di ogni viaggio lungo. Sapere che hai ancora 5.000 km di autonomia ti permette di programmare il rabbocco con calma, magari approfittando di un'offerta.

Un'altra buona abitudine è rabboccare in maniera frazionata. Invece di aspettare che il serbatoio si svuoti completamente, aggiungi 5-10 litri quando il livello scende a circa un terzo. Questo riduce lo stress sul sensore di livello e previene la possibilità di cristallizzazioni nei condotti, che possono insorgere se il sistema opera a lungo con poco liquido.

Infine, presta attenzione a spie anomale diverse da quella di livello basso. Un messaggio del tipo "Anomalia anticontaminazione" o "Errore sistema SCR" indica in genere un malfunzionamento elettronico (iniettore AdBlue otturato, sensore NOx guasto, riscaldatore del serbatoio difettoso) e non si risolve con un semplice rabbocco. In quel caso serve una diagnosi con strumento OBD in officina, e ignorare il problema può portare comunque al blocco del motore dopo un certo numero di chilometri.

FAQ rapide sull'AdBlue

Posso tenere una tanica di AdBlue sempre in auto come scorta? Sconsigliato. Le escursioni termiche del bagagliaio (inverno gelido, estate torrida) degradano il prodotto in pochi mesi, facendogli perdere le proprietà chimiche richieste dalla norma ISO 22241. Meglio conservarla in garage e portarla con te solo in caso di viaggi molto lunghi.

L'AdBlue scade anche se la tanica è sigillata? Sì. La scadenza indicata (12-18 mesi) vale anche per i contenitori integri, perché l'urea in soluzione tende comunque a degradarsi lentamente. Controlla sempre la data di produzione sulla tanica prima dell'acquisto e scegli prodotti "freschi" di qualche mese.

Cosa faccio se la spia si accende mentre sono in viaggio? Niente panico. Se la spia AdBlue si accende, fai rifornimento non appena possibile. Hai comunque centinaia di chilometri di autonomia e puoi tranquillamente raggiungere una stazione di servizio attrezzata o un centro auto. Il blocco scatta solo allo zero completo e dopo molteplici avvisi.

Posso usare AdBlue di una marca diversa da quella del costruttore? Assolutamente sì, purché il prodotto sia certificato ISO 22241. Non esiste un "AdBlue Mercedes" o un "AdBlue BMW" diverso chimicamente: è sempre la stessa soluzione al 32,5% di urea tecnica.

Le auto ibride diesel hanno l'AdBlue? Sì, se il motore termico è un diesel Euro 6d o successivo. L'ibridazione elettrica non elimina la necessità del sistema SCR, perché quando il motore a gasolio funziona produce comunque NOx da neutralizzare.

Prospettive future: AdBlue verso l'Euro 7 e oltre

Lo scenario futuro dell'AdBlue è strettamente legato al destino stesso del motore diesel. Con il divieto UE di vendita di nuove auto termiche dal 2035, il ciclo di vita del diesel a combustione interna è tracciato, ma gli oltre 15 milioni di auto diesel oggi circolanti in Italia continueranno a richiedere AdBlue per molti anni a venire. La domanda del prodotto, dunque, resterà robusta per almeno un decennio.

L'Euro 7, nella versione approvata, mantiene il sistema SCR come tecnologia di riferimento per i pochi diesel che verranno ancora prodotti fino al 2035, ma introduce anche controlli più stringenti sulla durata del sistema: i costruttori dovranno garantire il corretto funzionamento del catalizzatore SCR per almeno 200.000 km o 10 anni. Questo avrà effetti positivi sulla qualità generale degli impianti e sulla riduzione dei guasti, ma richiederà agli automobilisti una maggiore attenzione alla qualità del prodotto utilizzato.

Un altro trend interessante riguarda la diffusione di mini-serbatoi AdBlue su alcuni motori a benzina di grossa cilindrata, già introdotti da qualche costruttore per rispettare i nuovi limiti di particolato. Non è escluso che nei prossimi anni anche alcune vetture a benzina premium chiedano un rabbocco periodico di urea, estendendo di fatto la familiarità degli automobilisti con questo prodotto. Chi guida un diesel, insomma, farà bene a familiarizzare con l'AdBlue: capirne il funzionamento, sapere dove comprarlo ai prezzi migliori e intervenire con tempestività sulle spie significa evitare la spiacevole sorpresa del motore bloccato e contribuire concretamente a un'aria più pulita nelle nostre città.

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