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Petrolio in Italia: scorte, importazioni e infrastrutture strategiche nel 2026

L'Italia importa oltre il 90% del greggio che consuma, mantiene scorte per 90 giorni e dispone di 13 raffinerie. Mappa aggiornata di fornitori, depositi strategici e produzione nazionale.

A cura di Benzina24 - Riproduzione vietata

L'Italia importa oltre il 90% del greggio che consuma, mantiene scorte per 90 giorni e dispone di 13 raffinerie. Mappa agg...

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11,9M
TEP scorte strategiche
~87 milioni di barili
90
giorni di importazioni
obbligo UE rispettato
45M
tonnellate importate/anno
dipendenza >90%
65K
barili/giorno produzione
−11% vs 2024

Le scorte strategiche: 90 giorni per resistere a una crisi

L'Italia mantiene riserve petrolifere di sicurezza pari a 11.903.843 tonnellate equivalenti di petrolio (TEP), corrispondenti a circa 87 milioni di barili. È un cuscinetto dimensionato su 90 giorni di importazioni nette, in linea con gli obblighi della normativa europea (Direttiva 2009/119/CE) e dell'Agenzia Internazionale dell'Energia.

Il sistema è gestito su due livelli. Le industrie petrolifere — Eni, IP, Saras, i grandi operatori della raffinazione — detengono scorte equivalenti a 67 giorni di importazioni. L'Organismo Centrale di Stoccaggio Italiano (OCSIT), controllato da Acquirente Unico sotto la vigilanza del MASE, gestisce i restanti 23 giorni: 2,2 milioni di tonnellate di prodotti già raffinati e pronti all'uso — benzina, gasolio, carburante avio e olio combustibile.

Composizione delle scorte petrolifere italiane (TEP)

Le scorte OCSIT non sono concentrate in un unico sito. Sono distribuite lungo la penisola secondo una logica di copertura territoriale: i depositi principali si trovano a Gaeta (il maggiore per gasolio, oltre 397.000 tonnellate), Volpiano in Piemonte (il maggiore per benzina, oltre 130.000 tonnellate), e poi in Sardegna, Sicilia, Puglia, Napoli e lungo la dorsale adriatica. La maggiore densità di stoccaggio è al Nord, tra Piemonte, Liguria e Lombardia.

Marzo 2026 — Rilascio straordinario AIE: L'Italia ha aderito al più grande rilascio coordinato di scorte nella storia dell'AIE (400 milioni di barili tra tutti i paesi membri). Il contributo italiano è di circa 10 milioni di barili (13,5% delle scorte nazionali), rilasciati tra il 1° aprile e il 30 giugno 2026 per contrastare le tensioni sullo Stretto di Hormuz.

Da dove arriva il petrolio: la nuova mappa dell'Italia

L'Italia importa circa 45 milioni di tonnellate di greggio all'anno da quasi 50 paesi diversi, ma i primi cinque coprono i due terzi del fabbisogno. Nel giro di pochi anni la geografia delle forniture è cambiata radicalmente: la Russia è uscita dal mix dopo le sanzioni europee, e il baricentro si è spostato verso il Mediterraneo allargato.

Nel 2025 il primo fornitore è tornata la Libia, con 13,6 milioni di tonnellate (24,2% del totale), seguita dall'Azerbaigian (~18%), dal Kazakistan (~12%) e dagli Stati Uniti (9%), che in tre anni hanno quintuplicato le forniture. Il 41,7% del greggio italiano arriva oggi dall'Africa.

#PaeseAreaImport 2025 (mln t)QuotaVar. vs 2024
1LibiaAfrica13,624,2%+14,2%
2AzerbaigianEx URSS~10,0~18%−4,5%
3KazakistanEx URSS~6,5~12%
4Stati UnitiAmerica5,09,0%+13,2%
5IraqMedio Oriente~3,4~6%−27%
6Arabia SauditaMedio Oriente~3,2~6%−27%
7NigeriaAfrica~3,0~5,5%
8AlgeriaAfrica~1,6~3%
9BrasileAmerica1,342,4%+122%
10NorvegiaEuropa~1,0~2%−24%
Importazioni di greggio per paese — 2025 (milioni di tonnellate, stime UNEM)

L'aspetto più rilevante è il peso delle macro-aree. L'Africa da sola fornisce il 41,7% del greggio, seguita dai paesi ex sovietici (~30%), dalle Americhe (~11,4%), dal Medio Oriente (~12,2%) e dall'Europa (~2,7%). Rispetto al 2024, il Medio Oriente ha perso il 27% dei volumi verso l'Italia, mentre Africa e Americhe sono cresciute sensibilmente.

Importazioni per area geografica — 2025

La diversificazione riduce la dipendenza da un singolo fornitore, ma non elimina i rischi. La Libia resta un paese politicamente fragile, il corridoio Mar Rosso-Suez è sotto minaccia da mesi, e il 21,3% delle importazioni energetiche italiane transita da rotte collegate allo Stretto di Hormuz. Quando le petroliere deviano attorno al Capo di Buona Speranza, i tempi di consegna si allungano fino a tre settimane.

La produzione nazionale: l'80% viene dalla Basilicata

L'Italia produce circa il 7% del petrolio che consuma. La quasi totalità dell'estrazione si concentra in Basilicata, che ospita il più grande giacimento onshore dell'Europa continentale e fornisce oltre l'80% del greggio nazionale.

I due giacimenti principali sono la Val d'Agri (Eni 60%, Shell 40%) con 21 pozzi attivi, e Tempa Rossa (TotalEnergies 50%, Shell 25%, Mitsui 25%). Il greggio della Val d'Agri viene inviato via oleodotto alla raffineria Eni di Taranto; quello di Tempa Rossa viene preparato al centro oli di Corleto Perticara.

Ma la produzione è in calo. Nei primi nove mesi del 2025 la Basilicata ha estratto 2,48 milioni di tonnellate di greggio, 310.000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (−11%). La media giornaliera è scesa a 65.000 barili, dai 73.000 dell'anno precedente. Gli impianti lavorano a meno della metà del potenziale autorizzato di 160.000 barili/giorno.

Produzione giornaliera media — Basilicata (migliaia di barili/giorno)

Un paradosso: nel 2025 una parte del petrolio lucano è stato esportato — 111 milioni di euro, di cui 92,9 milioni verso la Spagna e 18,1 milioni verso la Germania. Questo accade perché le concessioni di TotalEnergies e Shell non prevedono l'obbligo di raffinazione in Italia.

Le royalties versate alle comunità locali — circa 120-140 milioni di euro all'anno — non hanno prodotto sviluppo strutturale. La Corte dei Conti ha documentato che oltre l'85% è stato destinato a spesa corrente. La Basilicata resta tra le regioni più povere d'Italia nonostante sieda sul più grande giacimento dell'Europa continentale.

Le raffinerie: 13 impianti, metà in mani straniere

L'Italia dispone di 13 raffinerie attive con una capacità complessiva di circa 87 milioni di tonnellate/anno. Ma la proprietà è cambiata profondamente: circa metà della capacità di raffinazione è oggi sotto controllo straniero — azero, olandese, cipriota, algerino, kuwaitiano.

RaffineriaLocalitàProprietàCapacità (mln t/a)
ISABPriolo Gargallo (SR)Goi Energy (ex Lukoil)16,0
Sarlux/SarasSarroch (CA)Vitol (Olanda)15,0
RAMMilazzo (ME)Eni 50% / Kuwait 50%10,0
EniSannazzaro (PV)Eni10,0
SonatrachAugusta (SR)Sonatrach (Algeria)9,0
EniTaranto (TA)Eni6,5
IPTrecate (NO)SOCAR (Azerbaigian)5,0
IPFalconara (AN)SOCAR (Azerbaigian)4,0
EniLivorno (LI)Eni (bioraffineria 2026)4,0
EniVenezia-MargheraEni (bioraffineria)3,2
IplomBusalla (GE)Iplom2,0
Alma PetroliRavennaIP Gruppo API1,0
EniGela (CL)Eni (bioraffineria)
Capacità di raffinazione per impianto (milioni di tonnellate/anno)

I due impianti più grandi — ISAB a Priolo e Saras a Sarroch — sono entrambi in Sicilia e Sardegna e in mani straniere. Sarroch da sola produce il 20% dei carburanti italiani e dispone di 4 milioni di metri cubi di stoccaggio e 13 punti di attracco per petroliere.

Eni sta convertendo progressivamente i propri impianti in bioraffinerie: dopo Venezia e Gela, la raffineria di Livorno verrà trasformata entro il 2026, e anche parte degli impianti di Sannazzaro saranno dedicati ai biocarburanti.

Le infrastrutture chiave: oleodotti e terminali

Il nodo logistico più importante è il terminale petrolifero di Trieste, collegato all'oleodotto TAL (Transalpine Pipeline), che non serve solo l'Italia ma anche Austria, Germania e Repubblica Ceca. È una delle poche infrastrutture energetiche italiane con rilevanza continentale.

In Basilicata, il centro oli di Viggiano è l'hub della produzione nazionale: riceve il greggio dai 21 pozzi della Val d'Agri, lo separa da acqua e gas, e lo invia via oleodotto alla raffineria Eni di Taranto. Il Gruppo Ludoil gestisce oltre 150 km di oleodotti tra Friuli Venezia Giulia e Lazio, tra cui la linea che collega Civitavecchia all'aeroporto di Fiumicino, coprendo più della metà del fabbisogno energetico dello scalo.

InfrastrutturaFunzioneRilievo
Terminale di Trieste + TALRicezione greggio + oleodotto transalpinoServe Italia, Austria, Germania, Rep. Ceca
Centro Oli di Viggiano (PZ)Trattamento greggio Val d'AgriHub produzione nazionale, oleodotto Taranto
Centro Oli Corleto P. (PZ)Trattamento greggio Tempa RossaCollegato a raffineria di Taranto
Deposito di GaetaStoccaggio OCSIT gasolioMaggiore deposito gasolio (397.000 t)
Deposito di Volpiano (TO)Stoccaggio OCSIT benzinaMaggiore deposito benzina (130.000 t)
Oleodotto Civitavecchia-FCORifornimento carburante avioCopre >50% fabbisogno aeroporto Roma
Oleodotto Trieste-Visco (FVG)Trasporto greggio dal terminaleAsset strategico nazionale (57 km)

Il quadro: sicurezza energetica e transizione

L'Italia è un grande importatore di petrolio con infrastrutture di raffinazione tra le più importanti d'Europa, ma la dipendenza dall'estero resta strutturale al 93%. La diversificazione dei fornitori è migliorata dopo l'uscita della Russia, ma il baricentro si è spostato verso aree geopoliticamente instabili — Nordafrica, Caucaso, Mar Rosso.

Le scorte sono adeguate ma sotto pressione: il rilascio AIE di 10 milioni di barili è il più grande della storia e riduce il margine di sicurezza. La produzione nazionale copre solo il 7% e sta calando. E metà della capacità di raffinazione è in mani straniere, con un trend di conversione verso i biocarburanti che ridurrà ulteriormente la capacità convenzionale.

In questo contesto, ogni aumento del prezzo del greggio si scarica direttamente sui prezzi alla pompa. E la transizione verso ibride ed elettriche, per quanto rapida nel mercato del nuovo, impiegherà anni a ridurre significativamente la domanda di carburanti fossili di un parco circolante di 41 milioni di auto con un'età media di 13 anni.

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