Le scorte strategiche: 90 giorni per resistere a una crisi
L'Italia mantiene riserve petrolifere di sicurezza pari a 11.903.843 tonnellate equivalenti di petrolio (TEP), corrispondenti a circa 87 milioni di barili. È un cuscinetto dimensionato su 90 giorni di importazioni nette, in linea con gli obblighi della normativa europea (Direttiva 2009/119/CE) e dell'Agenzia Internazionale dell'Energia.
Il sistema è gestito su due livelli. Le industrie petrolifere — Eni, IP, Saras, i grandi operatori della raffinazione — detengono scorte equivalenti a 67 giorni di importazioni. L'Organismo Centrale di Stoccaggio Italiano (OCSIT), controllato da Acquirente Unico sotto la vigilanza del MASE, gestisce i restanti 23 giorni: 2,2 milioni di tonnellate di prodotti già raffinati e pronti all'uso — benzina, gasolio, carburante avio e olio combustibile.
Le scorte OCSIT non sono concentrate in un unico sito. Sono distribuite lungo la penisola secondo una logica di copertura territoriale: i depositi principali si trovano a Gaeta (il maggiore per gasolio, oltre 397.000 tonnellate), Volpiano in Piemonte (il maggiore per benzina, oltre 130.000 tonnellate), e poi in Sardegna, Sicilia, Puglia, Napoli e lungo la dorsale adriatica. La maggiore densità di stoccaggio è al Nord, tra Piemonte, Liguria e Lombardia.
Da dove arriva il petrolio: la nuova mappa dell'Italia
L'Italia importa circa 45 milioni di tonnellate di greggio all'anno da quasi 50 paesi diversi, ma i primi cinque coprono i due terzi del fabbisogno. Nel giro di pochi anni la geografia delle forniture è cambiata radicalmente: la Russia è uscita dal mix dopo le sanzioni europee, e il baricentro si è spostato verso il Mediterraneo allargato.
Nel 2025 il primo fornitore è tornata la Libia, con 13,6 milioni di tonnellate (24,2% del totale), seguita dall'Azerbaigian (~18%), dal Kazakistan (~12%) e dagli Stati Uniti (9%), che in tre anni hanno quintuplicato le forniture. Il 41,7% del greggio italiano arriva oggi dall'Africa.
| # | Paese | Area | Import 2025 (mln t) | Quota | Var. vs 2024 |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Libia | Africa | 13,6 | 24,2% | +14,2% |
| 2 | Azerbaigian | Ex URSS | ~10,0 | ~18% | −4,5% |
| 3 | Kazakistan | Ex URSS | ~6,5 | ~12% | — |
| 4 | Stati Uniti | America | 5,0 | 9,0% | +13,2% |
| 5 | Iraq | Medio Oriente | ~3,4 | ~6% | −27% |
| 6 | Arabia Saudita | Medio Oriente | ~3,2 | ~6% | −27% |
| 7 | Nigeria | Africa | ~3,0 | ~5,5% | — |
| 8 | Algeria | Africa | ~1,6 | ~3% | — |
| 9 | Brasile | America | 1,34 | 2,4% | +122% |
| 10 | Norvegia | Europa | ~1,0 | ~2% | −24% |
L'aspetto più rilevante è il peso delle macro-aree. L'Africa da sola fornisce il 41,7% del greggio, seguita dai paesi ex sovietici (~30%), dalle Americhe (~11,4%), dal Medio Oriente (~12,2%) e dall'Europa (~2,7%). Rispetto al 2024, il Medio Oriente ha perso il 27% dei volumi verso l'Italia, mentre Africa e Americhe sono cresciute sensibilmente.
La diversificazione riduce la dipendenza da un singolo fornitore, ma non elimina i rischi. La Libia resta un paese politicamente fragile, il corridoio Mar Rosso-Suez è sotto minaccia da mesi, e il 21,3% delle importazioni energetiche italiane transita da rotte collegate allo Stretto di Hormuz. Quando le petroliere deviano attorno al Capo di Buona Speranza, i tempi di consegna si allungano fino a tre settimane.
La produzione nazionale: l'80% viene dalla Basilicata
L'Italia produce circa il 7% del petrolio che consuma. La quasi totalità dell'estrazione si concentra in Basilicata, che ospita il più grande giacimento onshore dell'Europa continentale e fornisce oltre l'80% del greggio nazionale.
I due giacimenti principali sono la Val d'Agri (Eni 60%, Shell 40%) con 21 pozzi attivi, e Tempa Rossa (TotalEnergies 50%, Shell 25%, Mitsui 25%). Il greggio della Val d'Agri viene inviato via oleodotto alla raffineria Eni di Taranto; quello di Tempa Rossa viene preparato al centro oli di Corleto Perticara.
Ma la produzione è in calo. Nei primi nove mesi del 2025 la Basilicata ha estratto 2,48 milioni di tonnellate di greggio, 310.000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (−11%). La media giornaliera è scesa a 65.000 barili, dai 73.000 dell'anno precedente. Gli impianti lavorano a meno della metà del potenziale autorizzato di 160.000 barili/giorno.
Un paradosso: nel 2025 una parte del petrolio lucano è stato esportato — 111 milioni di euro, di cui 92,9 milioni verso la Spagna e 18,1 milioni verso la Germania. Questo accade perché le concessioni di TotalEnergies e Shell non prevedono l'obbligo di raffinazione in Italia.
Le royalties versate alle comunità locali — circa 120-140 milioni di euro all'anno — non hanno prodotto sviluppo strutturale. La Corte dei Conti ha documentato che oltre l'85% è stato destinato a spesa corrente. La Basilicata resta tra le regioni più povere d'Italia nonostante sieda sul più grande giacimento dell'Europa continentale.
Le raffinerie: 13 impianti, metà in mani straniere
L'Italia dispone di 13 raffinerie attive con una capacità complessiva di circa 87 milioni di tonnellate/anno. Ma la proprietà è cambiata profondamente: circa metà della capacità di raffinazione è oggi sotto controllo straniero — azero, olandese, cipriota, algerino, kuwaitiano.
| Raffineria | Località | Proprietà | Capacità (mln t/a) |
|---|---|---|---|
| ISAB | Priolo Gargallo (SR) | Goi Energy (ex Lukoil) | 16,0 |
| Sarlux/Saras | Sarroch (CA) | Vitol (Olanda) | 15,0 |
| RAM | Milazzo (ME) | Eni 50% / Kuwait 50% | 10,0 |
| Eni | Sannazzaro (PV) | Eni | 10,0 |
| Sonatrach | Augusta (SR) | Sonatrach (Algeria) | 9,0 |
| Eni | Taranto (TA) | Eni | 6,5 |
| IP | Trecate (NO) | SOCAR (Azerbaigian) | 5,0 |
| IP | Falconara (AN) | SOCAR (Azerbaigian) | 4,0 |
| Eni | Livorno (LI) | Eni (bioraffineria 2026) | 4,0 |
| Eni | Venezia-Marghera | Eni (bioraffineria) | 3,2 |
| Iplom | Busalla (GE) | Iplom | 2,0 |
| Alma Petroli | Ravenna | IP Gruppo API | 1,0 |
| Eni | Gela (CL) | Eni (bioraffineria) | — |
I due impianti più grandi — ISAB a Priolo e Saras a Sarroch — sono entrambi in Sicilia e Sardegna e in mani straniere. Sarroch da sola produce il 20% dei carburanti italiani e dispone di 4 milioni di metri cubi di stoccaggio e 13 punti di attracco per petroliere.
Eni sta convertendo progressivamente i propri impianti in bioraffinerie: dopo Venezia e Gela, la raffineria di Livorno verrà trasformata entro il 2026, e anche parte degli impianti di Sannazzaro saranno dedicati ai biocarburanti.
Le infrastrutture chiave: oleodotti e terminali
Il nodo logistico più importante è il terminale petrolifero di Trieste, collegato all'oleodotto TAL (Transalpine Pipeline), che non serve solo l'Italia ma anche Austria, Germania e Repubblica Ceca. È una delle poche infrastrutture energetiche italiane con rilevanza continentale.
In Basilicata, il centro oli di Viggiano è l'hub della produzione nazionale: riceve il greggio dai 21 pozzi della Val d'Agri, lo separa da acqua e gas, e lo invia via oleodotto alla raffineria Eni di Taranto. Il Gruppo Ludoil gestisce oltre 150 km di oleodotti tra Friuli Venezia Giulia e Lazio, tra cui la linea che collega Civitavecchia all'aeroporto di Fiumicino, coprendo più della metà del fabbisogno energetico dello scalo.
| Infrastruttura | Funzione | Rilievo |
|---|---|---|
| Terminale di Trieste + TAL | Ricezione greggio + oleodotto transalpino | Serve Italia, Austria, Germania, Rep. Ceca |
| Centro Oli di Viggiano (PZ) | Trattamento greggio Val d'Agri | Hub produzione nazionale, oleodotto Taranto |
| Centro Oli Corleto P. (PZ) | Trattamento greggio Tempa Rossa | Collegato a raffineria di Taranto |
| Deposito di Gaeta | Stoccaggio OCSIT gasolio | Maggiore deposito gasolio (397.000 t) |
| Deposito di Volpiano (TO) | Stoccaggio OCSIT benzina | Maggiore deposito benzina (130.000 t) |
| Oleodotto Civitavecchia-FCO | Rifornimento carburante avio | Copre >50% fabbisogno aeroporto Roma |
| Oleodotto Trieste-Visco (FVG) | Trasporto greggio dal terminale | Asset strategico nazionale (57 km) |
Il quadro: sicurezza energetica e transizione
L'Italia è un grande importatore di petrolio con infrastrutture di raffinazione tra le più importanti d'Europa, ma la dipendenza dall'estero resta strutturale al 93%. La diversificazione dei fornitori è migliorata dopo l'uscita della Russia, ma il baricentro si è spostato verso aree geopoliticamente instabili — Nordafrica, Caucaso, Mar Rosso.
Le scorte sono adeguate ma sotto pressione: il rilascio AIE di 10 milioni di barili è il più grande della storia e riduce il margine di sicurezza. La produzione nazionale copre solo il 7% e sta calando. E metà della capacità di raffinazione è in mani straniere, con un trend di conversione verso i biocarburanti che ridurrà ulteriormente la capacità convenzionale.
In questo contesto, ogni aumento del prezzo del greggio si scarica direttamente sui prezzi alla pompa. E la transizione verso ibride ed elettriche, per quanto rapida nel mercato del nuovo, impiegherà anni a ridurre significativamente la domanda di carburanti fossili di un parco circolante di 41 milioni di auto con un'età media di 13 anni.