2,059 €/l. Il dato che apre questa settimana non ha bisogno di molte parole per essere compreso: il prezzo medio nazionale del gasolio self-service, rilevato oggi dal MIMIT su 19.667 distributori, ha superato nuovamente la soglia dei due euro e non accenna a rientrare. Per milioni di automobilisti diesel — ma soprattutto per le imprese di autotrasporto che muovono l'80% delle merci italiane — questo numero traduce in termini concreti quello che sta accadendo nel Golfo Persico. La chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta la piu grande interruzione della fornitura energetica mondiale dagli anni Settanta, nonche la piu grave nella storia del mercato petrolifero. E mentre i negoziati USA-Iran restano in stallo, i futures WTI sono saliti oltre i 96 dollari lunedi, con lo Stretto di Hormuz che resta chiuso dopo la sospensione dei colloqui ordinata da Trump. Il Brent nel briefing odierno segna 107,63 $/barile, con un incremento del 16% in una sola settimana. Il prezzo alla pompa — per ora — non ha ancora assorbito tutto il rialzo. Ma la domanda non e se, bensì quando.
La corsa del Brent: da 92 a 107 dollari in dieci giorni
Per capire la velocita dello shock basta guardare la sequenza dei prezzi del greggio di riferimento europeo nell'ultima decade: il 18-19 aprile il Brent stazionava a 92,42 $/barile, il 21 era gia a 98,88, il 22 ha rotto i 101, e oggi — 27 aprile — quota 107,63 dollari. Un'impennata di oltre 15 dollari (il 16,4%) in meno di dieci giorni. Il petrolio ha registrato un guadagno settimanale di circa il 14%. Siamo ai livelli piu alti dal picco di inizio aprile, quando il Brent aveva sfondato i 120 dollari all'indomani dell'intensificarsi del blocco iraniano.
La ragione e una sola, e ha un nome geografico preciso: lo Stretto di Hormuz. Il traffico marittimo attraverso lo stretto e in gran parte bloccato dall'Iran dal 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un'offensiva aerea contro Teheran.Nella prima decade di aprile i caricamenti dallo Stretto erano in media a 3,8 milioni di barili/giorno, contro oltre 20 milioni di febbraio. Parliamo di un crollo dell'81% dei flussi attraverso il collo di bottiglia energetico piu importante del pianeta.
Il cessate il fuoco annunciato l'8 aprile non ha cambiato lo scenario di fondo. Le speranze di riapertura dello Stretto si sono affievolite dopo che il ministro degli esteri iraniano ha lasciato il Pakistan senza incontrare funzionari statunitensi, a seguito dell'ordine di Trump di sospendere i negoziati. La diplomazia, insomma, arranca. E il petrolio sale.
Dal barile alla pompa: anatomia dei 2,059 €/l di gasolio
Come si arriva dalla quotazione internazionale del greggio al prezzo che ogni italiano legge sul display del distributore? Il meccanismo e una catena a cascata dove ogni anello aggiunge costo. Partiamo dal Brent a 107,63 $/barile. Il cambio EUR/USD di oggi si colloca a 0,8533 (ovvero 1 € = 1,172 $). Questo significa che un barile costa circa 91,84 €. Diviso per i 159 litri di un barile, il greggio pesa 0,578 €/l. A questo si aggiungono i costi di raffinazione (il cosiddetto crack spread, oggi particolarmente elevato) — i margini di raffinazione sono temporaneamente schizzati verso l'alto, con i crack dei distillati medi ai massimi storici — il trasporto, lo stoccaggio e il margine del distributore (tipicamente 2-5 centesimi). Ma la voce che trasforma un prodotto internazionale in uno dei carburanti piu tassati d'Europa e il fisco italiano.
L'accisa sul gasolio e pari a 0,6174 €/l: una cifra fissa, incisa nella pietra, che non varia se il Brent e a 60 o a 110 dollari. Sopra tutto si applica l'IVA al 22%, calcolata non solo sul prezzo industriale, ma anche sull'accisa stessa — quella che viene comunemente definita la tassa sulla tassa. Il risultato? Su 2,059 €/l di gasolio, circa 1,10-1,15 € vanno all'Erario. Lo Stato incassa piu del 55% di ogni litro venduto, indipendentemente dalla crisi internazionale. E qui si innesta un tema di strettissima attualita.
Accise: il taglio scade il 1° maggio. Scenario di rischio
In assenza di una nuova misura di sterilizzazione, il prezzo del diesel potrebbe balzare a 2,307 €/l, superando i valori di mercati storicamente onerosi come Paesi Bassi e Finlandia. Il dato e di Leggo/Sole 24 Ore e si riferisce alla scadenza del taglio temporaneo delle accise introdotto dal governo Meloni a marzo e gia prorogato una volta, fino appunto al 1° maggio 2026. Il taglio ha contenuto i rincari al distributore, ma al costo di oltre mezzo miliardo di euro per le casse pubbliche, e l'esecutivo deve ancora decidere se prorogarlo ulteriormente.
Se il taglio non viene rinnovato, il ripristino dell'aliquota piena comporterebbe un incremento immediato stimato tra 12 e 25 centesimi al litro, a seconda del prodotto e della modalita di rifornimento. Per un pieno da 50 litri di gasolio, significherebbe pagare tra 6 e 12,5 € in piu rispetto a oggi. Il tutto in un contesto dove a marzo i prezzi di diesel e benzina in Europa sono gia aumentati rispettivamente del 19,1% e del 10,6% rispetto a febbraio, secondo Eurostat.
L'Italia, va detto, ha finora retto meglio della media continentale. Per la benzina, il nostro Paese ha registrato un incremento del +4,8%, uno dei piu bassi dell'UE: meglio di noi solo Slovenia (+2,4%), Slovacchia (+3,8%) e Ungheria (+4,7%). Ma quel risultato dipende in gran parte dalla misura temporanea sulle accise. Senza la proroga, l'effetto-cuscinetto svanirebbe proprio mentre il Brent punta ai 110 dollari.
La mappa d'Italia: chi paga di piu, chi meno
La radiografia regionale del 27 aprile mostra un divario contenuto ma non trascurabile. In Marche un litro di benzina self-service costa 1,7271 €, mentre in Basilicata si arriva a 1,7668 €: la forbice e di 3,97 centesimi, pari allo 0,6% in piu al distributore. Sul gasolio le Marche restano al vertice (2,0492 €/l), tallonate dal Lazio (2,0498 €/l), mentre il Trentino-Alto Adige segna il prezzo piu alto a 2,079 €/l.
La classifica regionale, tuttavia, dice molto di piu se la si legge in chiave strutturale. Le regioni del Nord produttivo — Lombardia (1,7308 €/l benzina), Veneto (1,733 €/l), Piemonte (1,7292 €/l) — beneficiano di una rete distributiva piu densa e competitiva, con un maggior numero di pompe bianche e stazioni della grande distribuzione. Le regioni meridionali e insulari, con reti meno capillari e costi logistici superiori, pagano il differenziale. La Sicilia, con 1.777 distributori monitorati, segna 1,7518 €/l di benzina: 2,1 centesimi sopra la media nazionale di 1,7381 €/l.
| Regione | Benzina self (€/l) | Gasolio self (€/l) | N. distributori |
|---|---|---|---|
| Marche | 1,7271 | 2,0492 | 733 |
| Piemonte | 1,7292 | 2,0611 | 1.683 |
| Lombardia | 1,7308 | 2,0580 | 2.835 |
| Lazio | 1,7331 | 2,0498 | 2.120 |
| Media Italia | 1,7381 | 2,0590 | 21.681 |
| Sicilia | 1,7518 | 2,0717 | 1.777 |
| Calabria | 1,7589 | 2,0756 | 724 |
| Molise | 1,7613 | 2,0745 | 150 |
| Basilicata | 1,7668 | 2,0767 | 252 |
Il gasolio e il vero protagonista della crisi: ecco perche
Chi guarda solo alla benzina coglie solo meta del quadro. Il vero nervo scoperto del sistema energetico italiano ed europeo e il gasolio. A 2,059 €/l in modalita self e 2,168 €/l al servito, il diesel costa oggi 32 centesimi in piu della benzina (1,7381 €/l self). Storicamente, il gasolio in Italia godeva di un vantaggio fiscale rispetto alla benzina verde, con un'accisa inferiore di oltre 11 centesimi (0,6174 vs 0,7284 €/l). Ma quel risparmio e stato piu che annullato dalla componente industriale: il crack spread del diesel — cioe il margine di raffinazione tra il greggio e il prodotto finito — e esploso a livelli mai visti.
Il motivo e strutturale. L'industria sta segnalando che l'Europa si avvia verso uno scenario di scarcity pricing, con il diesel definito il "sangue vitale dell'economia globale".Il diesel merita un'attenzione speciale: le catene logistiche dipendono in modo sproporzionato dal gasolio, che affronta uno stress di fornitura severo, dato che il Medio Oriente produce gradi di greggio particolarmente adatti alla produzione di distillati medi. In altre parole: il tipo di petrolio che serve per fare gasolio e cherosene e proprio quello che transita (o meglio, transitava) per lo Stretto di Hormuz.
Per l'Italia, dove l'80% delle merci viaggia su gomma e i TIR funzionano a gasolio, questa non e una notizia di settore: e un dato macroeconomico. Ogni centesimo in piu sul diesel si scarica sui costi di trasporto, e da li — con un ritardo di 2-4 settimane — sui prezzi al consumo di qualsiasi prodotto, dal pane al mobile. L'effetto inflattivo del gasolio caro e subdolo perche non compare direttamente nel carrello della spesa, ma lo gonfia dall'interno.
Autostrada vs strada: il pedaggio nascosto
Un aspetto spesso trascurato e il divario tra prezzi stradali e autostradali. I dati MIMIT di oggi mostrano che sulla rete autostradale la benzina self costa in media 1,7797 €/l, contro 1,6812 €/l sulle strade ordinarie: una differenza di 9,85 centesimi, pari al 5,9%. Sul gasolio il gap e analogo: 2,1127 €/l in autostrada vs 2,0067 €/l in strada, ovvero 10,6 centesimi di differenza.
Tradotto in euro: chi fa un pieno da 50 litri di gasolio in autostrada paga 5,30 € in piu rispetto a chi si ferma appena fuori dal casello. Su un viaggio andata/ritorno Milano-Roma (circa 1.150 km, consumo medio di un'auto diesel moderna: 5,5 l/100 km, quindi circa 63 litri) la scelta di fare rifornimento in autostrada piuttosto che in citta costa circa 6,70 € aggiuntivi. In tempi di Brent a 107 dollari, anche queste micro-ottimizzazioni contano.
Grande distribuzione vs marchi: il risparmio possibile
Un altro strumento a disposizione dell'automobilista e la scelta del marchio. I dati MIMIT di oggi evidenziano che i distributori della grande distribuzione organizzata (Auchan, Conad, Coop) offrono benzina self a prezzi compresi tra 1,6745 e 1,6814 €/l, contro una media nazionale di 1,7381 €/l. Lo scarto e di 5,7-6,4 centesimi al litro, che su un pieno da 50 litri valgono circa 3 € di risparmio. Sul gasolio la forbice e ancora piu ampia: Auchan propone una media di 1,974 €/l, ben 8,5 centesimi sotto la media nazionale di 2,059 €/l.
Va precisato che le stazioni della GDO sono poche (20 punti vendita Auchan, 52 Conad, 5 Coop nel campione) e concentrate nelle aree urbane del Centro-Nord. Chi vive in Calabria o in Molise difficilmente trovera un distributore della grande distribuzione nel raggio di una deviazione ragionevole. Anche in questo, la geografia dei prezzi riflette le disuguaglianze strutturali del Paese.
Il fattore geopolitico: nona settimana di crisi, stallo diplomatico
Il contesto internazionale che alimenta questa dinamica di prezzo e tra i piu gravi della storia energetica moderna. Il conflitto iraniano e entrato nella sua nona settimana, innescando quella che la IEA ha descritto come il piu grande shock energetico mai registrato, con pressioni inflazionistiche crescenti e un peggioramento delle prospettive di crescita globale.Nei primi di aprile i flussi dallo Stretto erano a soli 3,8 mb/g, mentre le rotte alternative (costa occidentale saudita, Fujairah negli Emirati, oleodotto ITP Iraq-Turchia) avevano portato le esportazioni a 7,2 mb/g, partendo da meno di 4 mb/g pre-crisi. Le perdite complessive di offerta superano i 13 milioni di barili al giorno. Numeri impressionanti, che la IEA ha tradotto in una stima di contrazione della domanda globale di petrolio di 800.000 b/g su base annua a marzo e di 2,3 milioni b/g in aprile; per l'intero 2026, la domanda potrebbe calare di 80.000 b/g, rispetto alla crescita di 730.000 b/g prevista nel rapporto del mese precedente.
Il tentativo diplomatico del weekend si e risolto in un nulla di fatto. I futures WTI hanno brevemente toccato i 96,7 dollari dopo notizie di una proposta iraniana trasmessa via mediatori pakistani, che prevede un'estensione del cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto, ma posticipando i negoziati nucleari fino al ritiro del blocco navale americano. Un'offerta che, nella forma attuale, ha poche probabilita di essere accettata da Washington.
Finche lo Stretto resta chiuso, il mercato fisico del greggio — quello su cui si basano i prezzi alla pompa — rimane estremamente teso. L'alta backwardation del Brent delle ultime settimane riflette una tensione estrema del mercato nel brevissimo termine. Lo spot Dated Brent, secondo la EIA, ha scambiato con un premio di oltre 25 dollari al barile rispetto ai futures: un differenziale senza precedenti, che segnala una corsa dei compratori a procurarsi barili fisici a qualsiasi prezzo.
L'impatto sull'economia reale: i numeri del pendolare e del trasportatore
Abbandoniamo per un momento i barili e i dollari e parliamo di vita quotidiana. Un pendolare che percorre 40 km al giorno (andata/ritorno) con un'auto a benzina che consuma 6,5 l/100 km spende oggi circa 4,52 € al giorno solo di carburante (2,6 litri × 1,7381 €/l). Su base mensile (22 giorni lavorativi) sono 99,44 €. A inizio anno, con la benzina intorno a 1,65 €/l, la stessa tratta costava 94 €: un aumento di circa 5,50 € al mese. Sostenibile? Forse. Ma il treno dei prezzi non si e ancora fermato.
Per chi guida diesel, il conto e piu pesante. Lo stesso percorso con un'auto a gasolio che consuma 5,5 l/100 km (valore medio del parco circolante) richiede 2,2 litri/giorno e costa 4,53 €. Su base mensile: 99,70 €. Il paradosso e che il vantaggio storico del diesel sul costo/km e completamente evaporato: a fronte di consumi minori, il prezzo piu alto del gasolio annulla il risparmio.
Per un autotrasportatore il quadro e drammatico. Un TIR che percorre 120.000 km/anno con un consumo medio di 32 l/100 km brucia 38.400 litri di gasolio all'anno. A 2,059 €/l, la fattura carburante annua e di 79.066 €. Se il taglio delle accise non viene prorogato e il gasolio sale verso i 2,30 €/l ipotizzati dagli analisti, la stessa flotta pagherebbe 88.320 €: un aggravio di oltre 9.000 € per singolo mezzo. Per una piccola azienda con 10 TIR, parliamo di 90.000 € in piu all'anno. Costi che, inevitabilmente, finiranno nel prezzo di qualsiasi merce trasportata.
Il diesel come indicatore di inflazione: un legame che pesa
Vale la pena sottolineare un concetto che troppo spesso viene liquidato come tecnicismo: il gasolio e un vettore diretto di inflazione. L'Italia e un Paese manifatturiero che importa praticamente tutto il petrolio che consuma e movimenta le merci quasi esclusivamente su gomma. L'assenza di una rete ferroviaria merci paragonabile a quella tedesca o francese espone il sistema-Paese in modo sproporzionato alle oscillazioni del diesel.
Secondo le stime della Banca d'Italia, un aumento persistente di 10 centesimi al litro del gasolio si traduce, nell'arco di un trimestre, in un incremento dei prezzi al consumo compreso tra 0,1 e 0,3 punti percentuali. Considerando che il gasolio e salito di circa 25-30 centesimi dai livelli pre-crisi di febbraio, l'effetto sull'inflazione potrebbe valere tra 0,3 e 0,9 punti nel corso del secondo trimestre 2026. Non e un dato catastrofico, ma si inserisce in un contesto dove la BCE sta cercando di riportare l'inflazione al target del 2%: ogni decimo di punto in piu complica le scelte di politica monetaria.
Lo scenario delle prossime settimane: tre variabili da monitorare
Guardando avanti, ci sono tre fattori che determineranno se il prezzo alla pompa salira ancora o si stabilizzera.
1. La diplomazia USA-Iran. Il ministro degli Esteri iraniano ha lasciato il Pakistan senza incontrare funzionari americani, dopo che Trump ha ordinato la sospensione dei colloqui. Se il canale diplomatico riprende e si arriva a una riapertura parziale dello Stretto, il Brent potrebbe scendere verso i 90 dollari nel giro di settimane. Se lo stallo prosegue, la soglia dei 110-120 dollari e dietro l'angolo. JPMorgan ha avvertito che i prezzi del petrolio potrebbero superare i 150 dollari se i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz restano interrotti fino a meta maggio.
2. La decisione del governo italiano sulle accise. La scadenza del 1° maggio e fra quattro giorni. Una mancata proroga, combinata con un Brent in area 107-110, creerebbe le condizioni per un gasolio a 2,25-2,30 €/l — livelli che l'Italia non ha mai sperimentato in modo prolungato. Le pressioni politiche per prorogare il taglio sono fortissime, ma il costo per le finanze pubbliche e altrettanto significativo.
3. L'effetto asimmetrico (rocket and feather). Anche nell'ipotesi piu favorevole — un accordo diplomatico rapido e un Brent in discesa — i prezzi alla pompa scenderanno con lentezza molto maggiore rispetto alla velocita con cui sono saliti. E il cosiddetto effetto rocket and feather: i listini alla pompa salgono come un razzo quando il greggio sale, ma scendono come una piuma quando il greggio cala. I distributori, le raffinerie e l'intera catena distributiva tendono ad assorbire i margini aggiuntivi creati nelle fasi di discesa, restituendoli solo gradualmente al consumatore finale.
Sintesi operativa per l'automobilista
Alla luce dei dati odierni, ecco le indicazioni concrete:
• Fare rifornimento prima del 1° maggio, se possibile, per mettersi al riparo da un eventuale rialzo legato alla scadenza del taglio accise. Non si tratta di fare scorte (i serbatoi hanno una capienza limitata), ma di non trovarsi a zero proprio nel momento peggiore.
• Scegliere la rete stradale invece dell'autostrada per il pieno: il risparmio medio e di quasi 10 centesimi al litro, circa 5 € per 50 litri.
• Valutare i distributori della GDO dove disponibili: Auchan, Conad e le pompe bianche costano mediamente 5-8 centesimi meno della media nazionale.
• Monitorare la situazione geopolitica: un accordo sullo Stretto di Hormuz potrebbe invertire la tendenza nel giro di 2-3 settimane, ma l'effetto piuma ritarderebbe i benefici alla pompa di almeno 7-10 giorni rispetto al calo del Brent.
Una crisi che non ha precedenti recenti
Questa analisi va chiusa con una nota di prospettiva. Il conflitto ha causato quella che la IEA ha definito la "piu grande interruzione di fornitura nella storia del mercato petrolifero globale".l'offerta mondiale di petrolio e crollata di 10,1 milioni di barili al giorno a marzo, portandosi a 97 mb/g.Il CEO di Vitol, Russell Hardy, ha stimato il 21 aprile che un miliardo di barili di produzione andranno persi a causa della guerra, con perdite gia comprese tra 600 e 700 milioni di barili.
L'Italia si trova in una posizione particolarmente vulnerabile: importa il 90% del fabbisogno petrolifero, ha un parco auto tra i piu vecchi d'Europa (eta media 12,5 anni), una componente fiscale che pesa oltre il 55% del prezzo finale, e un sistema logistico quasi interamente dipendente dal gasolio. Se lo Stretto non riapre entro maggio, gli effetti di secondo round sull'economia reale — inflazione da trasporti, rallentamento manifatturiero, erosione del potere d'acquisto — saranno inevitabili.
I numeri di oggi parlano chiaro: benzina a 1,7381 €/l, gasolio a 2,059 €/l, Brent a 107,63 $/barile. Sono i dati di una crisi energetica globale che, per ora, l'Italia sta attraversando meglio di altri Paesi europei, grazie al taglio temporaneo delle accise. Ma quel cuscinetto ha una data di scadenza — il 1° maggio — e il suo rinnovo non e affatto scontato. I prossimi giorni saranno decisivi. Per ulteriori aggiornamenti, e possibile consultare le nostre analisi e gli approfondimenti quotidiani.