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Gasolio sopra i 2 '/l: la crisi di Hormuz, le accise e la tempesta perfetta che pesa sugli automobilisti italiani

A cura di Benzina24 - Riproduzione vietata - Sabato 25 Aprile 2026

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Il gasolio self-service in Italia oggi segna una media nazionale di 2,0614 €/l. Chi guida un'auto diesel lo sa: fare un pieno da 50 litri costa oltre 103 euro. Ma dietro quel numero — che in Basilicata tocca addirittura 2,08 €/l — si nasconde una storia molto piu complessa di un semplice rincaro stagionale. E una storia che parte dallo Stretto di Hormuz, attraversa le raffinerie del Mediterraneo, passa per le accise piu alte d'Europa e arriva, centesimo dopo centesimo, al display luminoso della pompa sotto casa.

Questo 25 aprile 2026, giorno di Liberazione e di gite fuori porta, offre l'occasione per un'analisi strutturale: perche il carburante in Italia costa cosi tanto, perche il gasolio ha superato la benzina, e quali forze — geopolitiche, fiscali, valutarie — concorrono a determinare il prezzo che paghiamo ogni giorno. Non un bollettino, ma una radiografia.

Lo Stretto chiuso e il Brent a 106 dollari: la geopolitica che entra nel serbatoio

Partiamo dal dato macro. I futures sul Brent sono saliti sopra i 106 dollari al barile venerdi, in rialzo di quasi il 18% nella settimana, per effetto dei negoziati di pace USA-Iran in stallo e della continua chiusura dello Stretto di Hormuz. Il dato del briefing MIMIT conferma: il barile e passato da 92,42 dollari il 19 aprile a 105,88 dollari il 25 aprile, con un balzo di quasi 15 dollari in una settimana. Un'accelerazione che non si vedeva dal marzo scorso, quando la crisi esplose.

Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz e in gran parte bloccato dall'Iran dal 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato una guerra aerea contro l'Iran.Prima della guerra, circa il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio e il 20% del GNL transitava attraverso lo Stretto. Ora quel canale e sostanzialmente chiuso. All'inizio di aprile, i carichi attraverso lo Stretto erano mediamente di circa 3,8 milioni di barili al giorno, contro gli oltre 20 milioni del periodo pre-bellico.

Le conseguenze sulla produzione sono state catastrofiche. Complessivamente, la produzione OPEC e crollata del 27% su base mensile, da 28,7 milioni di barili al giorno a 20,8 milioni, perche gli stati arabi del Golfo non sono in grado di esportare attraverso lo Stretto.L'Arabia Saudita ha perso 2,31 milioni di barili al giorno scendendo a 7,8 milioni, l'Iraq ha subito un crollo del 61%, Kuwait e UAE hanno visto la produzione quasi dimezzarsi.

Il Fondo Monetario Internazionale e stato chiaro: in Europa lo shock sta rievocando lo spettro della crisi del gas del 2021-22, con paesi come l'Italia e il Regno Unito particolarmente esposti per la dipendenza dall'energia a gas. E l'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) non ha usato mezzi termini, definendo la situazione come "la piu grande sfida alla sicurezza energetica globale della storia".

Il gasolio che sorpassa la benzina: la rivoluzione delle accise 2026

C'e un dato che i dati MIMIT di oggi rendono inequivocabile: il gasolio costa piu della benzina. Non di poco: la media self-service nazionale segna 2,0614 €/l per il gasolio contro 1,7364 €/l per la benzina. Una differenza di oltre 32 centesimi al litro. Per decenni il diesel e stato il carburante "economico", quello scelto dai pendolari e dagli autotrasportatori per risparmiare. Oggi e un ricordo.

La causa principale e strutturale e fiscale. Dal 1° gennaio 2026, l'Italia ha equiparato le accise su benzina e gasolio, abbassando di fatto l'accisa sulla benzina e aumentando quella sul diesel.Il governo ha allineato le accise a 672,90 euro per 1.000 litri (circa 0,673 €/l), il che ha significato un aumento di circa 0,05 €/l per i conducenti diesel e un calo analogo per la benzina.Il risultato netto e che il gasolio e ora leggermente piu caro della benzina nella maggior parte dei distributori — un'inversione rispetto agli anni passati.

Ma il dato del briefing odierno mostra che il divario e andato ben oltre quel "leggermente". Con la componente industriale del gasolio (il cosiddetto crack spread dei distillati medi) sotto fortissima pressione a causa della crisi di Hormuz, il prezzo del diesel ha preso il volo. Bloomberg ha segnalato che l'Europa rischia carenze di diesel nelle prossime settimane, dovendo competere per aggiudicarsi carichi sempre piu scarsi. E i dati alla pompa lo confermano: il gasolio ha superato i 2 euro in tutte e venti le regioni italiane.

Il problema ha un peso macroeconomico enorme. L'80% delle merci italiane viaggia su gomma. Ogni centesimo in piu sul gasolio si traduce in costi di trasporto piu alti, che si scaricano sul prezzo del pane, del latte, dell'e-commerce. Il gasolio non e solo un carburante: e un moltiplicatore di inflazione.

Anatomia del prezzo: dal barile alla pompa, dove finiscono i vostri soldi

Per capire davvero cosa paghiamo, bisogna smontare il prezzo alla pompa come un meccanismo a orologeria. Prendiamo il dato odierno della benzina self-service a 1,7364 €/l e ricostruiamo la filiera.

Il Brent quota 105,88 dollari al barile. Il cambio EUR/USD e a 1,1707, il che significa che un barile costa circa 90,4 euro. Un barile contiene 159 litri: il costo della materia prima e dunque circa 0,569 €/l. Aggiungiamo il margine di raffinazione (il crack spread, attualmente molto elevato per i distillati medi), il trasporto, lo stoccaggio: arriviamo a un prezzo industriale indicativo di circa 0,63-0,65 €/l per la benzina e 0,75-0,80 €/l per il gasolio (dove il crack spread e maggiore).

Su questo prezzo industriale si innesta la macchina fiscale italiana. L'accisa sulla benzina e di 0,7284 €/l (un dato fisso, invariabile, che non scende quando il Brent scende). Per il gasolio, dopo la riforma, l'accisa e di 0,6174 €/l. Poi, su tutto — prezzo industriale piu accisa — si applica l'IVA al 22%. Infine il margine del gestore, tipicamente tra 2 e 5 centesimi al litro.

Il risultato e che si paga una tassa sulla tassa: su un litro di benzina a 1,68 €, circa 1 euro va allo Stato.L'Italia ha la terza accisa piu alta d'Europa sulla benzina (0,713 €/l secondo Tax Foundation), dopo Paesi Bassi (0,845) e Danimarca (0,717).Sul gasolio, l'Italia detiene il primato europeo con l'accisa piu alta in assoluto, a 0,632 €/l, davanti a Irlanda e Regno Unito.

Componente Benzina (€/l) Gasolio (€/l)
Prezzo industriale (materia prima + raffinazione + trasporto) ~0,635 ~0,790
Accisa fissa 0,7284 0,6174
IVA 22% (su tutto) ~0,340 ~0,365
Margine distributore ~0,033 ~0,033
TOTALE alla pompa 1,7364 2,0614

La differenza tra benzina e gasolio alla pompa (32 centesimi) si spiega quasi interamente con il prezzo industriale: il crack spread del diesel e esploso perche le raffinerie europee faticano a reperire il greggio medio-pesante del Golfo, ideale per la produzione di distillati. Le accise sul gasolio, paradossalmente, sono inferiori a quelle sulla benzina (0,6174 vs 0,7284 €/l), ma il prezzo industriale piu alto compensa ampiamente. E l'IVA, applicata su tutto, amplifica ogni oscillazione.

La mappa dell'Italia: 4 centesimi tra Nord e Sud, ma attenzione alle trappole autostradali

I dati MIMIT su quasi 21.700 distributori restituiscono un'Italia a macchia di leopardo. La benzina self-service piu economica si trova in Piemonte (1,726 €/l), seguita da Lombardia (1,7273) e Marche (1,7278). In fondo alla classifica la Basilicata con 1,7666 €/l, preceduta da Molise (1,7598) e Trentino-Alto Adige (1,7588). Il divario massimo e di circa 4 centesimi al litro: non enorme, ma su un anno di pieni settimanali vale 100-120 euro.

Sul gasolio la geografia cambia leggermente: il Veneto offre il prezzo piu basso (2,0518 €/l), mentre il Friuli-Venezia Giulia e la Sardegna superano i 2,08 €/l. Il Mezzogiorno, spesso percepito come piu caro, mostra in realta una situazione mista: la Campania (2,0605) e piu economica della Toscana (2,0679) e dell'Emilia-Romagna (2,0648).

Ma il vero divario non e tra regioni: e tra strada e autostrada. I distributori autostradali segnano una media di 1,7773 €/l per la benzina e 2,1132 €/l per il gasolio. Quelli stradali, nel campione dei marchi piu economici, arrivano a 1,6777 e 2,0091 rispettivamente. La differenza e di 10 centesimi sulla benzina e oltre 10 centesimi sul gasolio. Su un pieno da 60 litri diesel in autostrada, si pagano 6 euro in piu rispetto alla pompa bianca sotto casa. Un pedaggio nascosto che si aggiunge a quello del casello.

Chi viaggia oggi per il ponte del 25 aprile dovrebbe saperlo: pianificare il rifornimento prima di entrare in autostrada non e tirchieria, e razionalita economica.

Il nodo irrisolto: l'Italia prigioniera delle importazioni

La crisi di Hormuz ha messo a nudo una vulnerabilita che l'Italia si trascina da decenni. Il nostro Paese importa circa l'85% del fabbisogno energetico. Non abbiamo riserve strategiche comparabili a quelle americane. Il parco auto e tra i piu vecchi d'Europa, con un'eta media che supera i 12 anni: milioni di veicoli diesel Euro 4 e Euro 5 che non hanno alternative immediate.

L'Italia e tra i paesi che stanno spingendo per una pausa o un allentamento dell'ETS (sistema di scambio delle emissioni) europeo, citando preoccupazioni sulla competitivita industriale.Roma ha varato un "decreto energia" che mira a sussidiare i produttori nazionali di gas naturale per i loro costi legati alla CO2, con l'obiettivo di ridurre i prezzi dell'elettricita per i consumatori. Ma si tratta di misure tampone, che non affrontano il problema strutturale: la dipendenza da idrocarburi importati in un mondo dove lo Stretto di Hormuz puo chiudersi in poche ore.

Guardiamo i numeri con onesta. L'UE ha stimato che i prezzi del gas sono saliti del 70% e quelli del petrolio del 50%, generando una bolletta aggiuntiva di 13 miliardi di euro sulle importazioni di combustibili fossili. Per l'Italia, che importa greggio dal Medio Oriente, dall'Africa settentrionale e dall'area caspica, l'impatto e proporzionalmente devastante. La nostra struttura dei costi energetici e un castello di carte: basta un evento geopolitico — la chiusura di uno stretto, un attacco a un oleodotto — e tutto il sistema entra in stress.

Il consumo di petrolio dell'UE e di circa 7,3 milioni di barili al giorno, di cui quasi 5 milioni destinati ai trasporti. Il consiglio europeo ECFR ha suggerito che l'UE potrebbe accelerare la transizione verso veicoli elettrici di produzione europea per ridurre la domanda di petrolio, con incentivi economici e una barriera tariffaria piu forte contro le EV cinesi. Ma tra il dire e il fare c'e di mezzo un parco circolante di decine di milioni di auto a combustione interna e una rete di ricarica ancora insufficiente.

Il cambio euro-dollaro: un fattore sottovalutato

C'e un elemento che spesso sfugge al dibattito pubblico: il tasso di cambio EUR/USD. L'euro si e stabilizzato a 1,17 dollari, il livello piu debole delle ultime due settimane, sotto pressione per le tensioni nello Stretto di Hormuz. Il ministero dell'Economia tedesco ha dimezzato le sue previsioni di crescita per il 2026, citando il grave shock energetico derivante dal conflitto in Medio Oriente.

Quando l'euro si indebolisce, il petrolio — quotato in dollari — diventa piu caro per i compratori europei. Con il Brent a 106 dollari e un cambio a 1,17, il barile costa circa 90,6 euro. Se il cambio fosse a 1,20 (il livello di gennaio), lo stesso barile costerebbe 88,3 euro: 2,3 euro in meno, che su 159 litri significano circa 1,4 centesimi al litro in meno. Sembra poco, ma moltiplicato per i 36 miliardi di litri di carburante consumati ogni anno in Italia, parliamo di oltre 500 milioni di euro di differenza. Il cambio non e un dettaglio: e una leva silenziosa che agisce sui prezzi ogni giorno.

L'effetto asimmetrico: salgono come un razzo, scendono come una piuma

C'e un fenomeno ben documentato nella letteratura economica, noto come "rocket and feather" (razzo e piuma): i prezzi alla pompa reagiscono rapidamente quando il Brent sale, ma scendono molto piu lentamente quando il greggio cala. I gestori e le compagnie petrolifere hanno un incentivo razionale a ritardare i ribassi per proteggere i margini, mentre la concorrenza spinge ad adeguarsi rapidamente al rialzo per non restare a corto di forniture.

Lo abbiamo visto chiaramente tra il 16 e il 19 aprile, quando il Brent e sceso da 98 a 92 dollari: i prezzi alla pompa non si sono praticamente mossi. Poi, quando il barile e rimbalzato verso 106 tra il 20 e il 23, i listini sono saliti in tempo reale. In Italia l'effetto e amplificato dalla struttura oligopolistica della distribuzione e dalla frammentazione della rete (312 marchi su 21.673 distributori, una polverizzazione che limita il potere contrattuale del singolo gestore).

Per il consumatore, la lezione e amara ma chiara: quando il Brent scende, non aspettatevi sconti immediati alla pompa. Quando sale, invece, il rincaro arriva nel giro di 24-48 ore.

Pompe bianche vs marchi: il risparmio c'e, ma con cautela

I dati MIMIT mostrano che i distributori indipendenti (le cosiddette "pompe bianche") e i marchi della grande distribuzione offrono prezzi sensibilmente piu bassi. Il marchio Ratti segna 1,669 €/l di benzina self, Eni e gli altri grandi marchi si posizionano su livelli mediamente piu alti. CONAD (1,6764 €/l su 52 stazioni), Auchan (1,6767 su 20 stazioni) e COOP (1,6814 su 5 stazioni) confermano che la grande distribuzione organizzata riesce a comprimere i margini grazie ai volumi e alla strategia di traffico.

Sul gasolio il quadro e ancora piu interessante: Auchan offre 1,9807 €/l, uno dei pochissimi valori sotto i 2 euro. CONAD e COOP si attestano poco sopra i 2 €/l. La differenza rispetto alla media nazionale (2,0614) e di 6-8 centesimi, che su un anno di pieni settimanali valgono 150-200 euro.

Attenzione pero: queste reti hanno una copertura limitata. CONAD conta 52 stazioni in tutto il Paese, COOP appena 5. Chi vive in aree rurali o nel Mezzogiorno potrebbe non avere accesso a queste alternative. La concorrenza funziona, ma solo dove c'e concorrenza — e in Italia la distribuzione carburanti resta frammentata e, in molte zone, sostanzialmente oligopolistica.

Cosa aspettarsi: tre scenari per le prossime settimane

La variabile chiave resta lo Stretto di Hormuz. I futures WTI sono scivolati venerdi mentre emergevano speranze di progresso diplomatico: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarebbe atteso a Islamabad, con fonti che suggeriscono un'alta probabilita di svolta nei negoziati.Nonostante il ritracciamento, il petrolio chiude la settimana con un guadagno di circa il 14%.

Scenario 1 — Distensione rapida: se i negoziati portano a una riapertura anche parziale dello Stretto, il Brent potrebbe tornare verso 85-90 dollari. L'effetto piuma significa pero che i prezzi alla pompa impiegherebbero 3-4 settimane per scendere in modo significativo. La benzina potrebbe rientrare verso 1,68-1,70 €/l, il gasolio verso 1,95-2,00.

Scenario 2 — Stallo prolungato (base): se lo Stretto resta chiuso e i negoziati si trascinano, il Brent rimane nella fascia 100-110 dollari. I prezzi alla pompa si stabilizzano sui livelli attuali, con possibili rialzi se il crack spread diesel peggiora ulteriormente. E lo scenario piu probabile a oggi.

Scenario 3 — Escalation: se la situazione militare si deteriora — nuovi attacchi a infrastrutture petrolifere, estensione del blocco navale — il Brent potrebbe puntare verso 120-130 dollari. In quel caso la benzina italiana supererebbe 1,85 €/l e il gasolio potrebbe avvicinarsi a 2,20 €/l. Uno scenario che l'IEA ha gia considerato: i prezzi spot del greggio hanno gia toccato livelli vicini a 150 dollari al barile, ben sopra i futures, con la disconnessione tra mercato fisico e finanziario che diventa sempre piu acuta.

Il conto per i pendolari: quanto pesa il pieno sulla busta paga

Chiudiamo con un esercizio che ogni automobilista conosce bene. Un pendolare che percorre 30 km al giorno (andata e ritorno) con un'auto diesel che fa 18 km/l consuma circa 1,67 litri al giorno, cioe 36-37 litri al mese. Al prezzo odierno di 2,06 €/l, sono circa 76 euro al mese solo di gasolio. Un anno fa, con il gasolio a circa 1,60 €/l, lo stesso tragitto costava 59 euro: 17 euro in piu ogni mese, oltre 200 euro in piu all'anno. E il pieno completo da 60 litri a 2,06 €/l costa 123,7 euro.

Per un lavoratore con uno stipendio netto di 1.500 euro, il carburante per il pendolarismo assorbe il 5% del reddito mensile. In Sicilia o in Calabria, dove gli stipendi medi sono piu bassi e le distanze spesso maggiori per la carenza di trasporto pubblico, l'incidenza puo superare il 7-8%. Sono numeri che pesano sulle famiglie quanto un rincaro dell'affitto o una bolletta piu cara.

La crisi di Hormuz, le accise equiparate, il crack spread alle stelle, l'euro debole: sono tutti ingranaggi dello stesso meccanismo. L'automobilista italiano si trova oggi in mezzo a una tempesta perfetta di fattori convergenti, nessuno dei quali dipende dalle sue scelte. L'unica arma a sua disposizione e l'informazione: sapere dove rifornirsi, quando farlo, e pretendere trasparenza sui prezzi. Per tutto il resto, serve una politica energetica che guardi oltre l'emergenza di oggi. Una politica che, al momento, non si vede.

Dati aggiornati al 25 aprile 2026 su rilevazione MIMIT. Per ulteriori approfondimenti e analisi quotidiane, consulta la sezione tutte le analisi e gli approfondimenti.

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