Home / Analisi / Settimana ad alta tensione: il Brent scende sotto 93 $, ma alla pompa il gasolio sfiora i 2 '/litro

Settimana ad alta tensione: il Brent scende sotto 93 $, ma alla pompa il gasolio sfiora i 2 '/litro

·

· 14 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

La prima settimana di giugno 2026 si chiude con un paradosso che ormai conosciamo bene: il petrolio cala sensibilmente sui mercati internazionali, eppure i prezzi alla pompa in Italia restano ancorati a livelli elevati. Il Brent è sceso fino a 93,09 dollari al barile il 5 giugno, con un calo del 2,04% nella sola seduta.Eppure il greggio resta oltre il 42% piu caro rispetto a un anno fa, dopo aver toccato il picco di 117,29 dollari al barile in aprile 2026 — il livello piu alto dalla crisi del 2008. In Italia, la benzina self chiude la settimana a 1,9208 €/l e il gasolio self a 1,9802 €/l: numeri che, letti insieme al calo del greggio, raccontano la storia di un mercato dove le discese sono sempre piu lente delle salite.

Questa rassegna settimanale ricostruisce cosa è successo tra il 1° e il 7 giugno, perché il Brent si è mosso sulle montagne russe, cosa ha deciso l'OPEC+ e, soprattutto, cosa devono aspettarsi gli automobilisti italiani nei prossimi giorni. Una settimana densa, con la geopolitica — ancora una volta — a fare da protagonista assoluta.

La settimana in numeri: dal barile alla pompa

Partiamo dai dati. Il Brent ha aperto la settimana a 95,33 dollari al barile lunedì 1° giugno, ha toccato il massimo settimanale mercoledì 3 giugno a 97,88 dollari, per poi cedere bruscamente fino ai 92,78 dollari di venerdì 5 e sabato 6 giugno. In cinque sedute, la discesa complessiva è stata superiore ai 5 dollari al barile, pari a circa il 5,3%. Un movimento significativo, che in condizioni normali si tradurrebbe in un calo alla pompa di 2-3 centesimi al litro nell'arco di 7-10 giorni.

Il problema, come sempre, è la trasmissione asimmetrica dei prezzi: il cosiddetto effetto rocket and feather. Quando il greggio sale, i distributori aggiornano i listini nel giro di 24-48 ore. Quando scende, la discesa viene spalmata su settimane, talvolta mesi. È un fenomeno documentato dalla letteratura economica e confermato dall'Autorità garante in molteplici indagini. Il risultato lo vediamo nei numeri MIMIT di oggi: la benzina self-service è ferma a 1,9208 €/l, il gasolio self a 1,9802 €/l. Prezzi che riflettono un Brent ben sopra i 95 dollari, non i 92-93 attuali. La discesa arriverà, ma con il contagocce.

Il cambio EUR/USD si attesta a 1,1521, un livello che nell'ultimo mese ha oscillato tra 1,1523 e 1,1789, con una media di 1,1659. L'euro forte è un alleato parziale per i consumatori europei: a parità di Brent, un euro sopra 1,15 sul dollaro riduce il costo del greggio importato di qualche punto percentuale rispetto a una parità a 1,08-1,10 come si vedeva a fine 2025. Tuttavia, questo vantaggio viene in larga parte assorbito dalla struttura fiscale italiana.

Lo Stretto di Hormuz: la variabile che domina tutto

Per capire la volatilita del Brent in questa settimana, bisogna guardare al Golfo Persico. L'Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz il 28 febbraio 2026, in risposta agli attacchi aerei lanciati da Stati Uniti e Israele, che hanno portato all'uccisione della guida suprema iraniana.il passaggio da cui transita circa il 20% del commercio petrolifero globale via mare è rimasto parzialmente o totalmente bloccato, con conseguenze enormi sui mercati.

La settimana appena conclusa ha visto un susseguirsi di segnali contraddittori. Negoziatori americani e iraniani sono impegnati in una diplomazia indiretta per estendere il cessate il fuoco, riaprire lo Stretto e avviare trattative sul programma nucleare iraniano. Mercoledì 3 giugno il Brent è schizzato a quasi 98 dollari dopo che i negoziati sembravano arenati. Poi, nonostante Trump abbia affermato che le discussioni con l'Iran procedono, le tensioni restano elevate e i disaccordi sul Libano complicano gli sforzi per un accordo piu ampio.

Il colpo di scena è arrivato tra giovedì e venerdì: gli Stati Uniti hanno abbattuto quattro droni iraniani lanciati verso lo Stretto di HormuzCENTCOM ha successivamente colpito siti radar costieri iraniani a Goruk e sull'isola di Qeshm per difendersi da ulteriori attacchi.Il giorno seguente, 6 giugno, le forze USA hanno abbattuto altri due droni iraniani. Paradossalmente, il mercato ha reagito al ribasso, interpretando questi scontri limitati come segnali che nessuna delle due parti vuole un'escalation totale — e che un accordo, sebbene lento, resta possibile.

Per gli automobilisti italiani, questo scenario significa una cosa sola: instabilita prolungata. Finché lo Stretto non viene riaperto in modo affidabile al traffico commerciale, il premio di rischio geopolitico resterà incorporato nel prezzo del barile, impedendo una discesa strutturale sotto gli 85-90 dollari.

OPEC+: il 41° vertice ministeriale si tiene oggi, ma il mercato guarda altrove

Coincidenza significativa: proprio oggi, 7 giugno, si riunisce il 41° vertice ministeriale OPEC e non-OPEC. Si tratta dell'evento chiave dell'anno per l'organizzazione, dove sono attese decisioni importanti sulle quote di produzione.Nell'ultimo incontro del 3 maggio, i sette paesi partecipanti avevano deciso un aumento produttivo di 188.000 barili al giorno per giugno, nell'ambito del rientro graduale dai tagli volontari annunciati nell'aprile 2023.

Questo aumento, tuttavia, resta in gran parte simbolico. Come ha osservato l'analista Jorge Leon di Rystad Energy, "il vero impatto sull'offerta fisica resta molto limitato date le restrizioni nello Stretto di Hormuz"Le forniture petrolifere sono rimaste strozzate dalla chiusura dello Stretto sin dall'inizio della guerra con l'Iran il 28 febbraio. L'OPEC+ alza le quote sulla carta, ma i barili non possono fisicamente raggiungere i mercati.

Un elemento strutturale importante emerso nelle ultime settimane: questa è stata la prima riunione dell'OPEC+ dopo la clamorosa uscita degli Emirati Arabi Uniti dal cartello, avvenuta il 1° maggio.Gli EAU avevano annunciato la decisione il 28 aprile, lamentando un crescente divario tra la propria capacità produttiva e le quote assegnate. L'uscita del terzo produttore del gruppo priva l'OPEC+ di uno dei pochi membri con significativa capacità produttiva inutilizzata — un ammortizzatore cruciale in caso di shock futuri.

La mappa dei prezzi in Italia: 4 centesimi separano le Marche dalla Basilicata

Veniamo ai numeri che contano per chi ogni giorno deve fare il pieno. I dati MIMIT aggiornati al 7 giugno, raccolti su oltre 21.600 distributori in tutta Italia, delineano una mappa dei prezzi con differenze regionali contenute ma significative per chi percorre molti chilometri. Le Marche risultano la regione piu economica per la benzina self a 1,9113 €/l, seguite dalla Lombardia a 1,9115 €/l — praticamente appaiate. All'estremo opposto, la Basilicata chiude a 1,9517 €/l.

La forbice è di circa 4 centesimi al litro sulla benzina, che su un pieno da 50 litri si traduce in una differenza di 2 €. Puo sembrare poco, ma per un pendolare che percorre 20.000 km l'anno con un consumo medio di 6,5 l/100 km, il costo annuo del carburante supera i 2.490 € al prezzo medio nazionale — e ogni centesimo di differenza incide per circa 13 € l'anno.

Sul gasolio, la geografia cambia parzialmente. Le Marche restano in testa con 1,9652 €/l, ma il Veneto si posiziona sorprendentemente bene a 1,9688 €/l, mentre il Trentino-Alto Adige è la regione piu cara con 2,0071 €/l — superando la soglia psicologica dei 2 € anche in modalità self-service.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) Distributori
Marche1,91131,9652731
Lombardia1,91151,97672.844
Piemonte1,91371,98011.680
Veneto1,91791,96881.834
Toscana1,92141,98681.488
Sicilia1,93151,99491.763
Friuli-V.G.1,95062,0045468
Basilicata1,95171,9982253
Trentino-A.A.1,94552,0071371

Autostrada contro strada: il pedaggio nascosto del carburante

Un dato che emerge con forza dai rilevamenti di questa settimana è il divario tra prezzi autostradali e stradali. Sulla rete autostradale, la benzina self-service si attesta a 2,01 €/l, mentre sulla rete ordinaria scende a 1,8561 €/l. La differenza è di oltre 15 centesimi al litro — un sovrapprezzo del 8,3% che si aggiunge al costo del pedaggio. Per un automobilista che percorre un viaggio di 600 km con un consumo di 7 l/100 km, fermarsi in autostrada invece che uscire al casello per rifornirsi costa circa 6,50 € in piu. In un anno di pendolarismo autostradale, questa differenza puo facilmente superare i 150-200 €.

Sul gasolio, il divario è simile: 2,0617 €/l in autostrada contro 1,9186 €/l sulla rete stradale, con un delta di oltre 14 centesimi. Si tratta di una differenza strutturale, legata ai canoni di concessione autostradale, ai costi operativi piu alti e alla minore concorrenza. Chi viaggia in autostrada ha poche alternative e i distributori lo sanno.

Il peso delle accise: quando lo Stato incassa piu del petroliere

Per comprendere perché la benzina in Italia resti tra le piu care d'Europa anche quando il greggio scende, bisogna smontare il prezzo alla pompa nella sua anatomia. Prendiamo la benzina self a 1,9208 €/l:

L'accisa fissa sulla benzina è di 0,7284 €/l. Non varia con il prezzo del greggio: è identica che il barile costi 50 o 120 dollari. A questa si aggiunge l'IVA al 22%, calcolata non solo sul prezzo del prodotto, ma anche sull'accisa stessa — una tassa sulla tassa che rappresenta un'anomalia italiana denunciata da decenni. Il risultato è che il carico fiscale complessivo pesa per circa il 55-60% del prezzo finale. Tradotto: di ogni euro che l'automobilista spende alla pompa, circa 57-58 centesimi vanno all'erario.

Sul gasolio, l'accisa è leggermente inferiore (0,6174 €/l), ma il prezzo industriale è piu alto per via della maggiore domanda globale e dei costi di raffinazione. Il paradosso è che il gasolio, storicamente piu economico alla pompa, ha ormai superato la benzina nella componente pre-tasse, e il divario con la benzina al dettaglio si è quasi azzerato. A 1,9802 €/l contro 1,9208 €/l, la differenza è di soli 6 centesimi — insufficiente a giustificare la scelta diesel per ragioni puramente economiche se non si percorrono almeno 25-30.000 km l'anno.

Il gasolio a 1,98 €/l: cosa significa per l'inflazione italiana

C'è un numero che dovrebbe preoccupare piu di tutti: il gasolio self a 1,9802 €/l. Non perché sia il prezzo piu alto mai registrato — i picchi di aprile erano superiori — ma perché il gasolio è il carburante dell'economia reale. In Italia, circa l'80% delle merci viaggia su gomma. Ogni centesimo in piu sul gasolio si scarica, con un effetto a cascata, sui costi di trasporto e quindi sui prezzi al consumo di tutto: dagli alimentari ai materiali da costruzione, dai prodotti farmaceutici all'e-commerce.

Con il gasolio servito che sfiora i 2,11 €/l (il prezzo che pagano la maggior parte degli autotrasportatori che si riforniscono ai distributori tradizionali), il costo del trasporto merci resta significativamente superiore ai livelli pre-crisi. L'effetto inflazionistico è reale e misurabile: l'ISTAT ha documentato come i rincari energetici del primo trimestre 2026 abbiano contribuito per oltre un punto percentuale all'indice dei prezzi al consumo.

Per un autotrasportatore con un mezzo pesante che percorre 100.000 km l'anno con un consumo medio di 30 l/100 km, il costo annuo del gasolio a prezzi odierni supera i 59.000 € — una voce che incide per il 35-40% dei costi operativi totali. Ogni centesimo di variazione al litro vale circa 300 € l'anno. Non è un dettaglio contabile: è la differenza tra un bilancio in utile e uno in rosso per molte piccole imprese di autotrasporto.

Pompe bianche e marchi: il risparmio esiste, ma serve cercare

I dati sui marchi piu economici mostrano che la forbice tra distributori resta ampia. I marchi indipendenti e le pompe bianche (no-logo) offrono benzina self a partire da 1,84-1,87 €/l, contro una media nazionale di 1,9208 €/l. Il risparmio potenziale è di 5-8 centesimi al litro, pari a 2,50-4,00 € su un pieno da 50 litri. Su base annua, per un automobilista medio, si traduce in 65-100 €.

Tuttavia, va sottolineato che i marchi piu economici hanno reti molto limitate: alcune bandiere contano meno di 10 stazioni sul territorio nazionale. La competizione reale si gioca tra i grandi marchi — Eni, Ip, Q8 — e le catene della grande distribuzione organizzata, che tendono a posizionarsi 2-4 centesimi sotto la media di marchio. Il consiglio per gli automobilisti resta sempre lo stesso: confrontare i prezzi prima di mettersi in viaggio, utilizzando i dati MIMIT aggiornati quotidianamente.

Gli eventi chiave della settimana: un riassunto

Lunedì 1 giugno — Il Brent apre la settimana a 96,42 dollari, in lieve rialzo di 14 centesimi sulla chiusura precedente. I mercati restano cauti in attesa di sviluppi sui negoziati USA-Iran.

Mercoledì 3 giugno — Il Brent tocca 101,36 dollari al barile al mattino, con un balzo di 4,71 dollari in un giorno e circa 35 dollari in piu rispetto a un anno fa. I negoziati sembrano in stallo e i timori di un'escalation spingono al rialzo i contratti futures.

Giovedì 4 giugno — Brusca inversione: il Brent scende a 95,14 dollari. Pesano anche le preoccupazioni sulla domanda cinese, con le importazioni di greggio cinesi calate al minimo da dieci anni.

Venerdì 5 giugno — Il Brent crolla a 93,09 dollari, -2,04% nella seduta.CENTCOM abbatte 4 droni iraniani e colpisce siti radar, mentre l'AIEA sembra indicare progressi verso un framework nucleare. Il mercato sconta un accordo possibile, anche se non imminente.

Sabato-Domenica 6-7 giugno — Il Brent si stabilizza a 92,78 dollari. Le forze USA abbattono altri droni iraniani.Oggi 7 giugno si tiene il 41° vertice ministeriale OPEC e non-OPEC, l'appuntamento piu atteso dell'anno per il cartello petrolifero.

Cosa aspettarsi dalla prossima settimana

I fattori da monitorare nei prossimi giorni sono tre, in ordine di importanza.

1. L'esito del vertice OPEC+ di oggi. I mercati si attendono la conferma della strategia di rientro graduale dai tagli, con un possibile annuncio di ulteriori 188.000 barili al giorno per luglio. L'alleanza mantiene la flessibilita di mettere in pausa, invertire o accelerare il rientro, collegando le decisioni alle condizioni di mercato e ai vincoli derivanti dalla guerra con l'Iran. Una sorpresa in un senso o nell'altro — un taglio inatteso o un aumento piu aggressivo — potrebbe muovere il Brent di 3-5 dollari in una singola seduta.

2. L'evoluzione dei negoziati USA-Iran. La de-escalation diplomatica ha già riportato il Brent dalla zona 117 verso i 94-95 dollari.J.P. Morgan stima un Brent medio di circa 60 dollari nel 2026 se la crisi di Hormuz si risolve e l'offerta si normalizza — un target che implica un ulteriore dimezzamento rispetto ai livelli attuali. Ma questo resta uno scenario ottimistico: la realtà sul terreno, con droni abbattuti e radar colpiti, suggerisce che siamo ancora lontani da una soluzione definitiva.

3. La domanda globale. Secondo il rapporto IEA, la crescita della domanda globale di petrolio dovrebbe moderarsi nella seconda metà del 2026, poiché i prezzi elevati frenano i consumi nei mercati emergenti sensibili ai prezzi.Le importazioni cinesi ai minimi da un decennio sono un segnale da non sottovalutare. Se la domanda cede, il Brent potrebbe testare i supporti a 88-90 dollari anche senza un accordo su Hormuz.

Quanto ai prezzi alla pompa in Italia, la previsione è realistica: nell'arco della prossima settimana, potremmo vedere un aggiustamento al ribasso di 1-2 centesimi sulla benzina e sul gasolio, a condizione che il Brent resti stabile sotto i 93 dollari. Ma non illudiamoci: il ritorno sotto 1,85 €/l per la benzina self richiederebbe un Brent stabilmente sotto gli 80 dollari e un cambio euro/dollaro sopra 1,15 — condizioni che oggi appaiono distanti. Per quest'estate, la prima stagione estiva con lo Stretto di Hormuz parzialmente chiuso, i prezzi resteranno elevati.

La prospettiva di medio termine: tra guerra e transizione

A uno sguardo piu ampio, questa settimana conferma che il 2026 è un anno di svolta per i mercati energetici. La curva forward del Brent è in pronunciata backwardation: il contratto front-month a 94,22 dollari scende a 85,79 per dicembre 2026 e a 77,68 per dicembre 2027, un calo di oltre 16 dollari su 16 mesi. Questo significa che il mercato prezza un graduale ritorno alla normalità — ma con una tempistica incerta.

Per l'Italia, paese che importa praticamente tutto il petrolio che consuma e che ha una delle pressioni fiscali sui carburanti piu alte d'Europa, la vulnerabilità strutturale resta intatta. Le accise fisse agiscono come un pavimento sotto i prezzi: anche se il Brent dimezzasse, il prezzo alla pompa non potrebbe scendere sotto circa 1,15-1,20 €/l per la benzina, per il solo effetto della componente fiscale. È un problema di architettura fiscale che nessun governo ha mai voluto affrontare seriamente, perché le accise sui carburanti generano oltre 25 miliardi di euro l'anno di gettito — una cifra che nessun ministro dell'Economia è disposto a sacrificare.

L'invito agli automobilisti è di monitorare con attenzione l'evoluzione dei prezzi nei prossimi giorni, confrontare le offerte tra distributori e pianificare i rifornimenti. Le analisi quotidiane e gli approfondimenti restano il miglior strumento per orientarsi in un mercato che, come questa settimana ha dimostrato, puo cambiare direzione in poche ore.

Prezzi alla pompa aggiornati al 7 giugno 2026, rilevazione MIMIT su 21.661 distributori. Dati petrolio: ICE Futures Europe, chiusura 5-6 giugno. Cambio EUR/USD: mid-market rate Xe.com.

Questo approfondimento ti è stato utile?

Il tuo feedback ci aiuta a migliorare i contenuti

Soddisfatto
Neutro
Insoddisfatto

Grazie per il tuo feedback!