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Benzina e gasolio oltre quota 1,93 ': chi paga di piu alla pompa e dove conviene fare il pieno

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· 14 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

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Quasi due euro al litro. È la soglia psicologica che, in questo giovedì 4 giugno 2026, la benzina self-service italiana sfiora senza ancora superarla — fermandosi a 1,9334 €/l — mentre il gasolio l'ha già ampiamente varcata, attestandosi a 1,9941 €/l in modalità self. Ma dietro queste medie nazionali, elaborate sui dati MIMIT di oltre 21.600 distributori, si nasconde una geografia dei prezzi sorprendentemente variegata, dove il divario tra regioni, tra marchi e tra rete stradale e autostradale può significare decine di euro di differenza su un pieno da 50 litri. Oggi analizziamo la mappa completa, stazione per stazione, regione per regione.

Il quadro nazionale: il gasolio piu caro della benzina, anomalia strutturale del 2026

Il dato più rilevante da cui partire è il sorpasso del gasolio sulla benzina, ormai consolidato. Con il self-service a 1,9941 €/l contro 1,9334 €/l, il diesel costa 6,07 centesimi in più al litro rispetto alla verde. Un anno fa sarebbe stato impensabile: storicamente, il gasolio era il carburante “economico” per eccellenza, grazie a un'accisa inferiore. Ma la Legge di Bilancio 2026 ha previsto l'immediato allineamento delle aliquote di accisa su benzina e gasolio, portandole entrambe a 672,90 euro per 1.000 litri, con l'accisa sulla benzina che si è ridotta di 4,05 centesimi mentre quella sul gasolio è aumentata di pari valore. In condizioni normali, l'allineamento avrebbe approssimato i due prezzi. Ma le condizioni non sono normali.

La crisi dello Stretto di Hormuz ha stravolto il mercato dei raffinati. Il 4 marzo 2026, l'Iran ha annunciato che lo Stretto di Hormuz era “chiuso”, minacciando di attaccare qualsiasi nave tentasse il transitoIl traffico resta gravemente depresso: solo sette navi hanno transitato lo stretto venerdì scorso, seguite da quattro nel fine settimana, quando in condizioni normali circa 100 navi cargo vi passano ogni giorno. Il risultato è un crack spread (margine di raffinazione) sul gasolio schizzato verso l'alto, perché il diesel è il prodotto più richiesto dall'industria e dalla logistica, mentre la benzina subisce meno tensione. Ecco perché il gasolio corre più della verde, nonostante un'accisa che oggi resta temporaneamente ridotta.

Sì, perché va ricordato che con D.M. 8 maggio 2026, il MEF ha disposto dall'11 al 22 maggio una rideterminazione temporanea delle aliquote: 622,90 €/1.000 litri per la benzina e 472,90 €/1.000 litri per il gasolio. Quei tagli temporanei si sono succeduti a più riprese da marzo in poi, e i dati odierni del briefing MIMIT — con accisa benzina a 0,7284 €/l e accisa gasolio a 0,6174 €/l — indicano che il regime corrente è tornato a livelli standard, con il gasolio che incorpora già il rialzo strutturale del primo gennaio. È un circolo vizioso: l'accisa sale, il Brent resta alto, il crack spread si impenna, e il risultato è un prezzo alla pompa del gasolio che in modalità servito tocca 2,1186 €/l, un livello che solo nel picco del 2022 si era visto per brevi periodi.

La catena del prezzo: dal barile alla pompa, dove finiscono i vostri soldi

Per capire chi guadagna e chi paga, bisogna scomporre il prezzo. Il Brent ha chiuso a circa 96,97 $/barile il 4 giugno 2026, in calo dello 0,86% rispetto al giorno precedenteAl cambio corrente EUR/USD di circa 1,1612, un barile di Brent costa circa 83,51 euro, ovvero circa 0,525 €/l di greggio. Ma al distributore pagate 1,93 €/l di benzina self. Dove vanno gli altri 1,40 euro?

La struttura è nota ma vale sempre la pena ripeterla: al costo del greggio si aggiunge il margine di raffinazione (oggi elevato per il gasolio, attorno a 15-20 €/barile in Europa), il costo di trasporto e stoccaggio (2-4 cent/l), poi le accise fisse (72,84 cent/l per la benzina), infine l'IVA al 22% calcolata sull'intero importo — accise comprese, la cosiddetta “tassa sulla tassa”. A completare, il margine del distributore, che oscilla tra 2 e 5 centesimi al litro, una delle voci più compresse dell'intera filiera. In pratica, su ogni litro di benzina a 1,93 €, il fisco incassa oltre 1,10 € tra accise e IVA. Il restante va diviso tra compagnia petrolifera, raffineria, logistica e gestore.

Componente Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) % su benzina
Prezzo industriale (greggio + raffinazione + logistica) 0,856 1,017 44,3%
Accisa 0,7284 0,6174 37,7%
IVA 22% 0,349 0,360 18,0%
Totale alla pompa 1,9334 1,9941 100%

Il dato salta agli occhi: le accise da sole pesano quasi 38 centesimi su ogni euro speso per la benzina. E l'IVA, calcolata anche sulle accise, aggiunge un ulteriore 18%. Sommando, il carico fiscale supera il 55% del prezzo finale — una delle incidenze più alte in Europa. Le accise italiane sul gasolio sono le più alte tra i 27 Paesi dell'Unione Europea; quelle sulla benzina collocano l'Italia in quinta posizione dopo Olanda, Germania, Finlandia e Grecia, e con il nuovo allineamento dal 2026 l'Italia si conferma al primo posto per le accise sul diesel.

La mappa regionale: dalle Marche al Friuli, 4,4 centesimi di divario sulla benzina

Se il quadro nazionale racconta una storia, quello regionale ne rivela venti. Le Marche si confermano la regione più economica d'Italia per il pieno di benzina self, con una media di 1,9222 €/l. All'estremo opposto, il Friuli-Venezia Giulia segna 1,9662 €/l. La differenza è di 4,4 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri, sono 2,20 € in più. In un anno di pendolarismo (circa 50 pieni), il friulano paga oltre 100 € in più del marchigiano per lo stesso identico prodotto.

Sul gasolio, il divario si allarga ulteriormente. Il Veneto offre la media più bassa a 1,9804 €/l, mentre il Trentino-Alto Adige arriva a 2,0232 €/l: 4,28 centesimi di differenza. In Lombardia, cuore produttivo del Paese con 2.844 distributori monitorati, la benzina self sta a 1,9261 €/l e il gasolio a 1,9927 €/l — valori sotto la media nazionale per entrambi, grazie alla concorrenza elevata data dall'alta densità di impianti.

La geografia dei prezzi rivela un pattern chiaro: le regioni con più distributori (Lombardia, Lazio, Veneto, Campania) tendono a praticare prezzi più bassi, per effetto della concorrenza tra stazioni. Le regioni alpine e insulari, con meno impianti e costi logistici superiori, pagano un sovrapprezzo strutturale.

Autostrada contro rete stradale: il pedaggio nascosto del rifornimento

C'è un'altra voce di costo che molti automobilisti sottovalutano: il sovrapprezzo autostradale. Dai dati MIMIT odierni, la benzina self in autostrada costa 2,0235 €/l, contro 1,8703 €/l nella rete stradale. La differenza è di 15,32 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri, equivalgono a 7,66 € in più. Per il gasolio, il gap è di 13,03 centesimi (2,063 €/l contro 1,9327 €/l).

Questi numeri raccontano una storia nota ma non per questo meno rilevante. Le aree di servizio autostradali operano in regime di concessione, con canoni elevati e una clientela “captive” che non può facilmente confrontare alternative. Il risultato è un margine più alto per il gestore, che però deve affrontare costi operativi maggiori (affitti delle aree, servizio 24/7, standard di sicurezza). Resta il fatto che per chi percorre lunghe distanze, il rifornimento autostradale rappresenta un costo aggiuntivo equivalente a circa 8 centesimi per chilometro rispetto al rifornimento in città, ipotizzando un consumo di 6 l/100 km.

Il consiglio operativo è semplice ma efficace: programmare il pieno prima di entrare in autostrada. Con le app di navigazione e i dati MIMIT aggiornati quotidianamente, individuare la stazione più economica sulla rete ordinaria è questione di pochi secondi.

I marchi a confronto: pompe bianche e insegne GDO sotto i riflettori

Il confronto tra insegne rivela un quadro in cui le pompe bianche e i distributori della grande distribuzione continuano a offrire un vantaggio competitivo significativo. Le stazioni Auchan segnano la media più bassa rilevata, con benzina self a 1,8597 €/l — oltre 7 centesimi sotto la media nazionale. Seguono Gabogas2 (1,8636 €/l), Conad (1,8752 €/l), Gep Carburanti (1,8765 €/l) e Ernesto Rondini (1,8767 €/l).

Sul gasolio, il vantaggio della GDO è ancora più marcato. Gabogas2 offre il diesel a 1,9136 €/l, un valore inferiore di oltre 8 centesimi rispetto alla media nazionale di 1,9941 €/l. Non è un dettaglio: su un pieno da 50 litri di gasolio, la scelta della stazione può far risparmiare fino a 4 € netti. Su base annua, per un automobilista che fa il pieno ogni settimana, parliamo di circa 200 € di risparmio potenziale.

Va detto che le stazioni citate hanno campioni limitati (da 6 a 53 punti vendita), quindi la loro media non è statisticamente paragonabile a quella dei grandi network come Eni, Ip o Q8, che contano migliaia di impianti e coprono anche zone rurali e autostradali dove i costi operativi sono superiori. Tuttavia, il differenziale è strutturale e documentato: la GDO, operando su margini risicatissimi e usando il carburante come prodotto “civetta” per attrarre clienti nel punto vendita adiacente, riesce a tagliare 5-8 centesimi al litro rispetto alla rete tradizionale.

Il Brent e il fattore geopolitico: perche i prezzi restano alti nonostante il calo del barile

Il petrolio Brent ha chiuso ieri a 96,91 dollari al barile, in lieve flessione rispetto al picco di 97,88 $ di martedì. Il trend dell'ultima settimana mostra una certa volatilità: si è passati dai 91,99 $ del 29-30 maggio ai 95-97 $ dell'inizio di giugno, con un balzo significativo legato alle alterne vicende diplomatiche tra Washington e Teheran. I futures sul Brent sono scesi sotto i 97 $ giovedì dopo tre sessioni consecutive di guadagni, con gli investitori che valutano le tensioni crescenti tra USA e Iran che continuano ad oscurare le prospettive di un accordo di pace e la normalizzazione dei flussi energetici mediorientali.

Il punto cruciale è che i segnali indicano un parziale recupero del traffico nello Stretto, con alcune navi che operano in coordinamento con la marina statunitense, sebbene i volumi restino ben al di sotto dei livelli pre-conflittoi dati EIA hanno mostrato che le scorte di greggio USA sono diminuite per la sesta settimana consecutiva, avvicinandosi ai livelli minimi operativi. Questa combinazione — domanda robusta, offerta strozzata — mantiene il Brent in un corridoio 90-100 $ che, convertito in euro al cambio attuale di circa 1,16, si traduce in un costo del greggio di 83-86 €/barile. È un livello che non consente ai prezzi alla pompa di scendere in modo significativo.

Anche l'OPEC+ gioca un ruolo ambiguo. L'alleanza ha annunciato un aumento della produzione di 188.000 barili/giorno per giugno, nella prima riunione dopo l'uscita shock degli Emirati Arabi Uniti. Ma come hanno sottolineato diversi analisti, la mossa è in gran parte simbolica, poiché l'OPEC non sarà in grado di implementare l'aumento finché lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto e le esportazioni dal Golfo Persico non riprenderannoLa prossima riunione ministeriale OPEC+ è fissata per il 7 giugno 2026, tra tre giorni: qualsiasi segnale di ulteriore aumento della produzione potrebbe influenzare i mercati già lunedì.

L'effetto asimmetrico: il “razzo e la piuma” nei prezzi italiani

Un fenomeno che i lettori di queste analisi conoscono bene è il cosiddetto effetto “rocket and feather”: quando il Brent sale, i prezzi alla pompa reagiscono rapidamente (come un razzo); quando scende, calano con la lentezza di una piuma. Lo vediamo anche questa settimana. Il Brent è passato da circa 99,68 $/barile il 26 maggio ai 91,99 $ del 29-30 maggio — una discesa di quasi 8 dollari in tre giorni. Ma i prezzi alla pompa non hanno registrato un calo proporzionale. La benzina self è rimasta sopra 1,93 €/l, senza mai avvicinarsi alla soglia di 1,90 €/l che i fondamentali di mercato avrebbero giustificato.

Le ragioni sono molteplici e non tutte attribuibili alla malafede dei distributori. I carburanti in vendita oggi sono stati acquistati dalle compagnie 2-3 settimane fa, quando il Brent era più alto. I contratti di fornitura tra raffinerie e compagnie hanno una certa inerzia temporale. E soprattutto, il componente fiscale è fisso: le accise non scendono quando il barile cala (a meno di interventi governativi straordinari come quelli visti tra marzo e maggio). Questo significa che anche un calo del 10% del greggio si traduce, nella migliore delle ipotesi, in un ribasso del 4-5% alla pompa. È una delle asimmetrie strutturali del mercato dei carburanti italiano che penalizza sistematicamente il consumatore.

Quanto pesa il carburante nella vita reale: il costo al chilometro e la spesa mensile

Passiamo dal macro al micro, che è poi quello che interessa davvero a chi legge. Con la benzina a 1,9334 €/l, un'auto che percorre 15.000 km/anno con un consumo medio di 6,5 l/100 km spende 1.885 €/anno solo di carburante. Con il gasolio a 1,9941 €/l, un veicolo diesel che fa gli stessi chilometri a 5,5 l/100 km spende 1.645 €/anno. Il vantaggio del diesel si è ridotto drasticamente: era di circa 400 €/anno nel 2024, oggi è di 240 €. Con il costo d'acquisto del diesel in genere superiore e la manutenzione più onerosa, il vantaggio economico complessivo dell'auto a gasolio si è quasi azzerato per chi non percorre almeno 25.000-30.000 km/anno.

Per un pendolare che ogni giorno fa 40 km di andata e altrettanti di ritorno (80 km/giorno, circa 1.600 km/mese), il conto mensile è di circa 200 € a benzina o 175 € a gasolio. Una cifra che in molte famiglie compete ormai con le bollette di luce e gas. E non è tutto: l'80% delle merci in Italia viaggia su gomma. Ogni centesimo in più sul gasolio si riflette, con un moltiplicatore, sui prezzi al consumo di alimenti, beni di largo consumo e materiali da costruzione. È una forma di inflazione importata che colpisce tutti, anche chi non guida.

Il quadro internazionale: l'Italia nel contesto europeo

L'Italia non è sola nel subire il contraccolpo della crisi mediorientale, ma è tra i Paesi più esposti. La nostra dipendenza dalle importazioni energetiche resta tra le più alte d'Europa, con una quota di greggio importato che supera il 90%. L'Europa riceve il 12-14% del suo GNL dal Qatar, che transita normalmente attraverso lo Stretto di Hormuz, e la perdita di questo flusso ha contribuito a far salire anche i prezzi del gas naturale, con effetti indiretti sul costo dell'energia elettrica e, a cascata, sull'intera economia.

Secondo il modello della Federal Reserve di Dallas, una chiusura dello Stretto che rimuova circa il 20% delle forniture globali di petrolio porterebbe il WTI a una media di 98 dollari al barile nel secondo trimestre 2026, con una riduzione della crescita del PIL globale di 2,9 punti percentuali annualizzati. Sono numeri da recessione, e siamo già nel vivo di questo scenario. L'IEA ha già tagliato le sue previsioni sulla domanda globale di petrolio per il 2026, con un linguaggio insolitamente netto sulle prospettive economiche.

In questo contesto, i prezzi alla pompa italiani riflettono una combinazione unica di fattori globali e nazionali: crisi geopolitica, Brent elevato, accise tra le più alte del continente, un cambio EUR/USD che pur essendo relativamente favorevole (l'euro forte mitiga parzialmente il costo del greggio denominato in dollari) non basta a compensare il resto, e un parco auto tra i più vecchi d'Europa, con milioni di veicoli a combustione interna che non offrono alternative al carburante tradizionale.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

La settimana si chiude con tre elementi da monitorare. Primo: la riunione ministeriale OPEC+ del 7 giugno, che potrebbe confermare o accelerare il ritmo di aumento della produzione. Secondo: l'evoluzione dei negoziati USA-Iran, con Trump che ha affermato che l'Iran ha accettato di non perseguire l'arma nucleare, suggerendo un possibile incontro con la Guida Suprema, sebbene le tensioni restino elevate. Terzo: i dati sulle scorte petrolifere statunitensi, che dopo sei settimane consecutive di calo si avvicinano ai livelli minimi operativi, riducendo ulteriormente il cuscinetto di sicurezza globale.

Per gli automobilisti italiani, il consiglio pratico è sempre lo stesso ma mai così importante: confrontare i prezzi prima di fare il pieno (i dati MIMIT aggiornati quotidianamente restano lo strumento più affidabile), privilegiare la rete stradale rispetto all'autostrada, valutare le pompe bianche e i distributori GDO quando accessibili, e programmare i rifornimenti evitando la modalità servito dove il sovrapprezzo medio supera i 13 centesimi al litro (la benzina servito è a 2,0641 €/l contro 1,9334 €/l del self).

Il prezzo del carburante non dipende dalla volontà del singolo, ma dalla capacità di scegliere dove, quando e come fare il pieno dipende eccome. In un mercato dove la forbice tra la stazione più cara e la più economica può superare i 15 centesimi al litro, l'informazione è il primo risparmio. Per approfondimenti sulla struttura dei prezzi e i confronti regionali, continuate a seguire le nostre analisi quotidiane.

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