Lo Stretto di Hormuz è ancora sostanzialmente bloccato, e il prezzo del Brent ieri ha toccato i 106,46 dollari al barile, in rialzo di oltre il 6% in appena tre sedute. Il presidente Trump ha definito il cessate il fuoco con l'Iran in condizioni gravissime, dopo aver respinto l'ultima proposta di pace di Teheran, alimentando i timori che lo Stretto possa restare effettivamente chiuso ancora a lungo. Per l'automobilista italiano che fa il pieno questa mattina — pagando 1,9286 €/l di benzina self-service o 2,0072 €/l di gasolio — quel numero scritto sul display della pompa è il punto di arrivo di una catena geopolitica che parte dal Golfo Persico, attraversa i mercati finanziari di Londra e Rotterdam e si scarica, amplificata dalle accise, direttamente nel portafoglio.
La crisi di Hormuz: dieci settimane senza petrolio dal Golfo
Per capire l'attuale livello dei prezzi alla pompa bisogna partire dal contesto internazionale. Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia piu importanti per il commercio energetico globale, è stato in larga parte bloccato dall'Iran dal 28 febbraio 2026.L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha definito questa situazione come la piu grande disruzione dell'offerta nella storia del mercato petrolifero globale. Non si tratta di un'iperbole: i flussi di greggio e prodotti raffinati attraverso Hormuz sono crollati da circa 20 milioni di barili al giorno a un rivolo, e i Paesi del Golfo hanno ridotto la produzione di almeno 10 milioni di barili al giorno.
L'ultimo sviluppo diplomatico ha peggiorato la situazione. I future sul WTI sono balzati di oltre il 2% lunedi dopo che Trump ha bollato la risposta iraniana come inaccettabile, mentre attacchi con droni hanno colpito una nave cargo vicino al Qatar e gli Emirati Arabi e il Kuwait hanno intercettato droni ostili. Il Brent ha chiuso a 104,21 dollari secondo i contratti futures di luglio, ma nelle contrattazioni asiatiche di oggi è gia salito a 106,46 dollari — il dato del nostro database. Siamo lontani dal picco di 150 dollari toccato sui mercati fisici a meta aprile (segnalato nel rapporto IEA di aprile), ma la tendenza è nuovamente al rialzo dopo il breve respiro di inizio maggio, quando il Brent era sceso fino a 100,25 dollari.
Gli analisti di Citi hanno avvertito che i prezzi potrebbero salire ulteriormente se USA e Iran non troveranno un accordo, aggiungendo che i rischi rimangono orientati al rialzo poiché Teheran mantiene un controllo significativo sui tempi e i termini di qualsiasi potenziale riapertura dello Stretto. Lo scenario di base di Citi prevede una riapertura, almeno parziale, entro fine maggio: ma lo stesso report ammette che la tempistica potrebbe slittare, prolungando le disruzioni.
Dal barile alla pompa: la catena che determina 1,92 €/l
Seguiamo il percorso del greggio fino al distributore italiano. Il Brent a 106,46 dollari al barile deve essere convertito in euro. Il cambio EUR/USD si attesta oggi a circa 1,1756, il che significa che un barile costa circa 90,55 euro. Diviso per i 159 litri contenuti in un barile, otteniamo un costo della materia prima di circa 57 centesimi al litro. A questo si aggiungono il margine di raffinazione (il cosiddetto crack spread, che nelle ultime settimane si è mantenuto elevato a causa della carenza di distillati medi nel Mediterraneo), i costi di trasporto via oleodotto e nave fino ai depositi costieri italiani, e il sottile margine del distributore, stimabile tra 2 e 5 centesimi al litro.
Ma il grosso del prezzo alla pompa è fatto di tasse. L'accisa sulla benzina è di 0,7284 €/l — un importo fisso che non si muove neanche di un millesimo quando il Brent oscilla. L'accisa sul gasolio è di 0,6174 €/l. A tutto questo si applica l'IVA al 22%, calcolata sull'intero importo (prezzo industriale più accisa): è la famosa tassa sulla tassa, una peculiarità italiana che amplifica ogni aumento della materia prima. In pratica, la componente fiscale pesa tra il 55% e il 60% del prezzo finale: oltre un euro su ogni litro acquistato va allo Stato.
Questo spiega un paradosso che molti automobilisti non colgono: il gasolio è piu caro della benzina alla pompa (2,0072 contro 1,9286 €/l in self-service), nonostante storicamente il diesel sia un prodotto meno costoso da raffinare. La ragione è che il crack spread sul diesel si è impennato per la scarsità globale di distillati medi causata proprio dalla chiusura di Hormuz, dove transitavano enormi quantità di jet fuel e gasolio dal Golfo verso l'Europa e l'Asia.
L'uscita degli Emirati dall'OPEC: un nuovo fronte di incertezza
A complicare il quadro c'è una novità strutturale senza precedenti. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il ritiro dall'OPEC e dall'OPEC+, effettivo dal 1° maggio 2026.Gli EAU sono il piu grande produttore di petrolio ad aver mai lasciato il cartello.Prima della guerra, Abu Dhabi pompava circa 3,4 milioni di barili al giorno, pari a circa il 3% dell'offerta globale.
La decisione ha una doppia lettura. Da un lato, come hanno notato diversi analisti, gli Emirati vogliono produrre piu petrolio di quanto la quota OPEC consentisse, e una volta che Hormuz riaprira, questo potrebbe contribuire a calmierare i prezzi. Dall'altro, nel breve periodo, l'uscita indebolisce la coesione del cartello proprio nel momento in cui servirebbe la massima coordinazione per gestire la crisi. L'aumento simbolico di 188.000 barili al giorno deciso dall'OPEC+ per giugno vuole segnalare che il gruppo e pronto ad aumentare l'offerta quando la guerra cessera, ma finche lo Stretto resta chiuso, quelle quote esistono solo sulla carta: l'Arabia Saudita ha un target di 10,291 milioni di barili al giorno, ma la produzione reale a marzo era di appena 7,76 milioni.
Per l'Italia, che importa praticamente il 100% del greggio che consuma, questo scenario di offerta ridotta e domanda rigida si traduce in prezzi industriali elevati su cui si innestano le accise fisse. Il risultato è il distributore che segna 2,0072 €/l di gasolio — un prezzo che per un autotrasportatore significa oltre 1.400 euro per un pieno da 700 litri.
La mappa regionale dei prezzi: dalle Marche al Trentino, 3,8 centesimi di forbice
I dati MIMIT raccolti su 21.689 distributori monitorati rivelano un divario regionale che, sebbene contenuto rispetto ad altri periodi, riflette differenze logistiche e competitive significative. La regione piu economica per la benzina self è le Marche, con 1,9134 €/l, seguita dal Lazio a 1,9177 e dalla Campania a 1,9226. All'estremo opposto, il Trentino-Alto Adige segna 1,9514 €/l: la forbice è di 3,8 centesimi al litro, che su un pieno da 50 litri significa circa 1,90 € di differenza.
Sul gasolio, il divario regionale è piu marcato: il Veneto risulta la regione piu economica con 1,9939 €/l (l'unica sotto i 2 euro in self), mentre Trentino-Alto Adige e Basilicata superano 2,03 €/l. La differenza raggiunge quasi 4 centesimi, piu rilevante per chi percorre migliaia di chilometri all'anno.
| Regione | Benzina self (€/l) | Gasolio self (€/l) | N. distributori |
|---|---|---|---|
| Marche | 1,9134 | 1,998 | 731 |
| Lazio | 1,9177 | 2,0025 | 2.110 |
| Lombardia | 1,9255 | 2,0059 | 2.839 |
| Veneto | 1,9286 | 1,9939 | 1.835 |
| Sicilia | 1,934 | 2,0199 | 1.777 |
| Calabria | 1,9478 | 2,0273 | 722 |
| Trentino-Alto Adige | 1,9514 | 2,0322 | 371 |
Un dato interessante riguarda la Lombardia: nonostante sia la regione con il maggior numero di distributori (2.839), i suoi prezzi si collocano nella fascia medio-bassa della classifica, a conferma del fatto che la densità della rete distributiva — e quindi la concorrenza — agisce come calmiere naturale. All'opposto, regioni con pochi distributori e accesso logistico piu complicato (le aree alpine, la Sardegna con i costi di approvvigionamento insulare) tendono a pagare di piu.
Autostrada contro strada: il pedaggio nascosto del carburante
Un'altra voce che incide significativamente sul bilancio degli automobilisti italiani è la differenza di prezzo tra impianti autostradali e stradali. I dati MIMIT di oggi parlano chiaro: la benzina self-service in autostrada costa 1,9901 €/l, contro 1,8645 €/l in media sulle stradali monitorate. La differenza è di 12,56 centesimi al litro, che su un pieno da 50 litri si traduce in oltre 6,28 euro in piu. Per il gasolio la forbice è analoga: 2,075 €/l in autostrada contro 1,9567 in strada, con un delta di 11,83 centesimi.
In termini percentuali, rifornirsi in autostrada costa il 6,7% in piu per la benzina e il 6,0% in piu per il gasolio. Si tratta di un sovrapprezzo da captive market: chi viaggia in autostrada ha poche alternative e il gestore lo sa. Per chi percorre regolarmente la A1 o la A14, pianificare le soste per il rifornimento uscendo al casello piu vicino può generare un risparmio significativo nell'arco dell'anno.
L'effetto asimmetrico: il razzo e la piuma
Un fenomeno ben documentato dalla letteratura economica — noto come rocket and feather (razzo e piuma) — merita attenzione in questa fase. Quando il Brent sale, i prezzi alla pompa reagiscono rapidamente, spesso nel giro di pochi giorni. Quando scende, la discesa dei listini al dettaglio è molto piu lenta e graduale. Lo abbiamo visto chiaramente nel periodo 4-10 maggio: il Brent è sceso da 113,84 a 100,25 dollari (−12%), ma i prezzi alla pompa non hanno registrato un calo proporzionale. Ora che il greggio risale, possiamo aspettarci che il rialzo venga trasmesso rapidamente.
Questo effetto asimmetrico ha radici strutturali: i contratti di fornitura tra raffinerie e distributori prevedono spesso adeguamenti settimanali al rialzo ma mensili al ribasso; le scorte già pagate a prezzi alti vengono vendute con i nuovi margini; e i distributori, che operano con margini compressi (2-5 centesimi al litro), tendono a proteggere la propria redditività rallentando i ribassi. Non è una questione di complotto, ma di meccanismi di mercato che penalizzano sistematicamente il consumatore finale.
Gasolio sopra 2 €/l: l'impatto sull'inflazione italiana
Il dato piu rilevante per l'economia reale italiana non è il prezzo della benzina, ma quello del gasolio. L'80% delle merci in Italia viaggia su gomma: ogni centesimo in piu al litro di diesel si scarica direttamente sui costi logistici e, a cascata, sui prezzi al consumo di tutto, dall'insalata al frigorifero. Con il gasolio stabilmente sopra i 2 €/l da diverse settimane, il costo di un viaggio Milano-Roma per un TIR (circa 600 litri di gasolio tra andata e ritorno) supera i 1.200 euro di solo carburante.
La guerra ha innescato una seconda grande crisi energetica per l'Europa, principalmente attraverso la sospensione del GNL qatariota e la chiusura dello Stretto di Hormuz.La BCE ha posticipato le previste riduzioni dei tassi d'interesse a marzo, alzando le previsioni di inflazione per il 2026 e tagliando le stime di crescita del PIL.I mercati monetari ora prevedono almeno due rialzi dei tassi BCE quest'anno, con una probabilità superiore al 78% per il primo aumento a giugno.
Per l'Italia, che è tra i Paesi europei piu esposti al gas importato per la generazione elettrica, lo shock sta risvegliando lo spettro della crisi energetica del 2021-22. Il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito che per le economie importatrici di energia l'effetto equivale a una tassa improvvisa sul reddito. E i numeri italiani alla pompa confermano questa diagnosi.
La composizione del prezzo: dove va ogni euro che pagate
Prendiamo il prezzo medio nazionale della benzina self-service a 1,9286 €/l e scomponiamolo nelle sue componenti. L'accisa fissa vale 0,7284 €/l. L'IVA al 22% si applica sull'intero prezzo (prezzo industriale + accisa): calcolata a ritroso, ammonta a circa 0,348 €/l. La somma delle due voci fiscali raggiunge circa 1,076 €/l, pari al 55,8% del prezzo finale. La componente industriale (materia prima, raffinazione, trasporto, margine distributore) vale dunque i restanti 0,853 €/l, meno della metà di ciò che il consumatore paga.
Il confronto con altri Paesi europei è impietoso: l'Italia ha le accise sulla benzina tra le piu alte dell'UE, superata solo dai Paesi Bassi e dalla Finlandia. Se le accise fossero al livello spagnolo (circa 0,47 €/l), la benzina in Italia costerebbe circa 1,55 €/l — quasi 38 centesimi in meno. Ma questa è una scelta politica che nessun governo degli ultimi decenni ha voluto mettere in discussione strutturalmente, limitandosi a interventi temporanei e cosmetici.
Il cambio euro-dollaro: un alleato che aiuta, ma non basta
L'euro si mantiene sopra 1,175 dollari, vicino ai massimi delle ultime tre settimane, un livello che aiuta parzialmente l'Italia a contenere l'impatto del rialzo del greggio. Un euro forte significa pagare meno dollari per ogni barile importato. Se il cambio fosse a 1,10 come un anno fa, con lo stesso Brent a 106 dollari il barile costerebbe 96,7 euro anziché 90,5: la differenza di oltre 6 euro al barile si tradurrebbe in circa 4 centesimi in piu al litro alla pompa, prima delle tasse.
L'apprezzamento dell'euro è legato sia alle aspettative di rialzo dei tassi BCE sia all'incertezza geopolitica generata dal rifiuto di Trump della proposta iraniana. Tuttavia, la moneta unica non è un ombrello sufficiente: il rialzo del Brent del 6% in tre giorni supera ampiamente il vantaggio valutario.
GPL e metano: le alternative costano meno ma non sono immuni
Per chi guida a GPL, il prezzo medio nazionale in self-service è di 0,804 €/l, circa il 58% in meno della benzina. Il metano, che un tempo era l'alternativa piu economica in assoluto, si attesta a 1,5046 €/kg in self-service: un prezzo che, considerando il minor potere calorico rispetto alla benzina, lo rende ancora conveniente ma meno competitivo di un tempo, soprattutto alla luce dei rincari del gas naturale legati alla crisi del GNL qatariota. La disruzione dello Stretto di Hormuz ha ridotto le forniture di GNL da Qatar ed Emirati di oltre 300 milioni di metri cubi al giorno dal 1° marzo, causando la perdita di oltre 2 miliardi di metri cubi di gas ogni settimana.
Lo scenario a breve termine: cosa aspettarsi nelle prossime settimane
La traiettoria dei prezzi italiani alla pompa nelle prossime due settimane dipenderà essenzialmente da due variabili: l'esito dei negoziati USA-Iran e la capacità dell'Arabia Saudita di incrementare le esportazioni via oleodotto Yanbu. Citi stima che una riapertura dello Stretto potrebbe avvenire entro fine maggio, ma i rischi di slittamento o di una riapertura solo parziale sono significativi.
Se il Brent dovesse tornare nell'area 110-115 dollari — scenario plausibile in caso di fallimento dei negoziati — possiamo stimare un aumento della benzina self verso 1,95-1,97 €/l e del gasolio verso 2,03-2,05 €/l nel giro di 7-10 giorni, per l'effetto razzo descritto sopra. Al contrario, un'improvvisa svolta diplomatica con riapertura di Hormuz potrebbe riportare il Brent sotto gli 85 dollari e i prezzi alla pompa nell'area 1,82-1,85 per la benzina — ma servirebbe tempo perché l'effetto piuma faccia il suo corso.
La produzione OPEC è scesa al livello piu basso dal 2000, con un calo di 830.000 barili al giorno. Questo dato strutturale, combinato con il rilascio record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche IEA (gia avvenuto a marzo) che sta esaurendo i buffer di sicurezza dei Paesi consumatori, suggerisce che il mondo funziona con margini di sicurezza energetica pericolosamente sottili. Come ha detto il direttore dell'IEA, "siamo di fronte alla piu grande minaccia alla sicurezza energetica della storia."
Cosa può fare l'automobilista italiano, oggi
In un contesto cosi complesso, il singolo automobilista ha margini di manovra limitati ma non nulli. Ecco alcune azioni concrete basate sui dati di oggi:
1. Scegliere le pompe bianche. I marchi indipendenti monitorati offrono benzina self a partire da 1,8447 €/l (Petrolitalia) fino a 1,879 (Ratti): fino a 8,4 centesimi in meno rispetto alla media nazionale, ovvero 4,20 € di risparmio su un pieno da 50 litri.
2. Evitare l'autostrada per il rifornimento. Come abbiamo visto, il sovrapprezzo autostradale supera i 12 centesimi al litro: pochi minuti di deviazione possono far risparmiare oltre 6 euro a pieno.
3. Confrontare le regioni ai confini. Chi vive al confine tra Friuli-Venezia Giulia (1,9492 €/l) e Veneto (1,9286 €/l) può risparmiare oltre un centesimo al litro scegliendo il distributore giusto.
4. Monitorare il servito. La differenza tra self e servito è di circa 13 centesimi sulla benzina (1,9286 vs 2,0581) e oltre 12 centesimi sul gasolio (2,0072 vs 2,1302): un costo aggiuntivo che spesso non è giustificato dalla qualità del servizio.
Per un'analisi costante dei prezzi e dei trend nelle singole regioni, le nostre analisi quotidiane e gli approfondimenti offrono gli strumenti per fare scelte informate in un mercato che, purtroppo, resta ostaggio di dinamiche che vanno molto oltre il nostro confine nazionale.
Il quadro in sintesi: numeri e prospettive del 12 maggio 2026
L'Italia affronta la crisi energetica piu grave dal 2022 con un impianto fiscale che amplifica ogni oscillazione del greggio. Il Brent a 106 dollari, in rialzo del 6% in tre sedute, si traduce in una benzina media nazionale di 1,9286 €/l e un gasolio a 2,0072 €/l, dove oltre il 55% del prezzo è rappresentato da accise e IVA. La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, la frattura interna all'OPEC con l'uscita degli Emirati, e il fallimento dell'ultima proposta di pace convergono in un quadro che non lascia prevedere ribassi significativi nel breve periodo. L'unica variabile davvero in grado di invertire la tendenza è una svolta diplomatica nel Golfo: finché quella non arriva, il distributore sotto casa continuerà a segnare numeri che pesano come una tassa aggiuntiva su milioni di famiglie e imprese italiane.