Il gasolio in Italia ha sfondato la soglia dei 2 €/l in modalità self service. Secondo i dati ufficiali MIMIT aggiornati all'11 maggio 2026, la media nazionale si attesta a 2,0086 €/l — un livello che non si vedeva da oltre due anni e che rappresenta un punto di svolta per la filiera dei trasporti del Paese. Non si tratta di un dato isolato: la benzina self viaggia a 1,9289 €/l, a un soffio dalla soglia dei 2 euro, mentre il servito per entrambi i carburanti supera abbondantemente i 2 €/l. Dietro questi numeri c'è una storia che parte da migliaia di chilometri di distanza, dallo Stretto di Hormuz, e arriva dritta nel serbatoio di 38 milioni di automobilisti italiani.
Il Brent rimbalza a 105 dollari: cosa è successo in settimana
Per comprendere il prezzo alla pompa bisogna partire dalla materia prima. Il Brent domenica 10 maggio è salito del 3,17% a 104,50 dollari al barile, e il briefing del giorno registra la quotazione a 105,18 dollari al barile per l'11 maggio. Un balzo netto rispetto ai 100,25 dollari di venerdì 8-9 maggio, e soprattutto il segnale che la breve fase di raffreddamento osservata nella prima settimana di maggio — quando il Brent era sceso dai 113,84 dollari del 4 maggio — si è interrotta bruscamente.
La ragione è geopolitica, ed è la stessa da dieci settimane: lo Stretto di Hormuz è rimasto sostanzialmente chiuso dalla fine di febbraio, interrompendo i flussi globali di greggio e creando uno shock di offerta senza precedentiL'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha avvertito che il conflitto sta sottraendo circa 14 milioni di barili al giorno dall'offerta globale — un dato enorme, pari a circa il 14% della produzione mondiale. Per dare un ordine di grandezza, la crisi petrolifera del 1973 coinvolse tagli di circa 5 milioni di barili al giorno.
A complicare il quadro, il presidente Trump ha definito la controproposta iraniana "totalmente inaccettabile"e i negoziati di pace tra USA e Iran sembrano essersi nuovamente arenati, rinnovando le preoccupazioni su quando il petrolio potrà tornare a fluire attraverso lo StrettoL'Iran ha inviato la sua risposta alla proposta di cessate il fuoco statunitense ai mediatori pakistani, puntando su un accordo per la fine permanente della guerrala controproposta di Teheran include il riconoscimento della sovranità sullo Stretto e la richiesta di risarcimenti per danni di guerra — condizioni che Washington considera non negoziabili.
Il grafico racconta una settimana di montagne russe. Il picco a 113,84 dollari di domenica 4 maggio, seguito dal crollo del 6 maggio — quando i futures sul Brent sono crollati di quasi l'8% a 101,27 dollari al barile sull'ottimismo per un possibile accordo USA-Iran — e poi il lento risalire fino ai 105 dollari odierni. Per i mercati energetici, ogni giornata è oggi un referendum sulla probabilità di pace nel Golfo Persico.
Dal barile alla pompa: anatomia di un prezzo record
Come si arriva da 105 dollari al barile a 2,0086 €/l di gasolio alla pompa? La catena è lunga e ogni anello aggiunge costi. Un barile contiene 159 litri di greggio. Al cambio EUR/USD attuale di circa 1,176 (dato aggiornato all'8 maggio 2026 secondo YCharts), il barile costa circa 89,4 euro, ossia circa 0,562 €/l di solo greggio.
A questo si aggiungono i costi di raffinazione (il cosiddetto crack spread, che in questa fase di crisi è particolarmente elevato per la scarsità di prodotto finito), il trasporto fino ai depositi italiani, il margine del distributore (mediamente tra 2 e 5 centesimi al litro) e soprattutto la componente fiscale. L'accisa sul gasolio è fissa a 0,6174 €/l, quella sulla benzina a 0,7284 €/l. Su tutto — prezzo industriale più accisa — si applica poi l'IVA al 22%. Il risultato è un meccanismo che gli economisti chiamano "tassa sulla tassa": l'IVA si calcola anche sull'accisa, gonfiando ulteriormente il prezzo finale.
| Componente | Benzina (€/l) | Gasolio (€/l) |
|---|---|---|
| Materia prima (stima) | ~0,56 | ~0,62 |
| Raffinazione + trasporto + margine | ~0,06 | ~0,06 |
| Accisa (fissa) | 0,7284 | 0,6174 |
| IVA 22% (su tutto) | ~0,35 | ~0,36 |
| Prezzo alla pompa self | 1,9289 | 2,0086 |
Il dato che emerge con chiarezza è che le accise e l'IVA, sommate, rappresentano tra il 55% e il 60% del prezzo finale. In altre parole, su ogni litro di gasolio a 2 €, circa 1,10-1,20 € vanno all'Erario. È una peculiarità italiana che ci colloca tra i Paesi europei con la fiscalità energetica più pesante.
La mappa regionale: dalle Marche al Trentino, un divario che racconta l'Italia
La media nazionale nasconde differenze significative. Le Marche risultano oggi la regione più economica per fare il pieno, con la benzina self a 1,9136 €/l e il gasolio a 2,0001 €/l — appena sopra la soglia psicologica. All'estremo opposto, il Trentino-Alto Adige registra benzina a 1,9509 €/l e gasolio a 2,0336 €/l.
La forbice può sembrare contenuta — circa 3,7 centesimi sulla benzina e 3,35 centesimi sul gasolio — ma su un pieno da 50 litri fa la differenza: quasi 1,85 € in più a pieno solo per la benzina se si fa rifornimento in Trentino rispetto alle Marche. Su base annua, per un pendolare che percorre 20.000 km e consuma circa 1.200 litri, la differenza regionale vale oltre 44 € all'anno.
Alcune osservazioni meritano attenzione. Il Veneto presenta un dato anomalo: la benzina self è a 1,9291 €/l (sostanzialmente nella media), ma il gasolio scende a 1,9961 €/l, il più basso d'Italia, persino sotto le Marche. Questo potrebbe riflettere la forte concorrenza tra i 1.835 distributori veneti e la presenza di importanti depositi logistici nel nord-est.
Il grafico evidenzia una dinamica chiara: il divario è più marcato sul gasolio che sulla benzina. Tra il Veneto (1,9961 €/l) e il Trentino (2,0336 €/l) la differenza è di 3,75 centesimi al litro, mentre sulla benzina il range è compresso. Questo ha una spiegazione tecnica: il gasolio risente maggiormente delle dinamiche di raffinazione e trasporto, poiché la domanda di diesel è trainata dalla logistica commerciale, che in alcune regioni è più intensa.
Autostrada contro strada: il pedagio nascosto del rifornimento
Chi si mette in viaggio in queste settimane deve fare i conti con un'altra variabile: il divario autostrada-strada. I dati MIMIT fotografano una differenza sostanziale: la benzina self autostradale costa 1,9901 €/l contro i 1,8645 €/l delle stazioni stradali. Sul gasolio il gap è analogo: 2,0757 €/l in autostrada contro 1,9569 €/l su strada.
Tradotto in termini concreti: un pieno di gasolio da 50 litri in autostrada costa 5,94 € in più rispetto alla stessa operazione presso un distributore stradale. Per una famiglia che parte per il ponte del 2 giugno — tra meno di tre settimane — e prevede due pieni autostradali tra andata e ritorno, il sovrapprezzo può superare i 12 € solo per il rifornimento.
| Carburante | Stradale self (€/l) | Autostradale self (€/l) | Differenza | Sovrapprezzo su 50 l |
|---|---|---|---|---|
| Benzina | 1,8645 | 1,9901 | +0,1256 | +6,28 € |
| Gasolio | 1,9569 | 2,0757 | +0,1188 | +5,94 € |
Il consiglio operativo per chi viaggia è semplice: pianificare il rifornimento prima di entrare in autostrada o nelle aree di sosta immediatamente esterne ai caselli. Il differenziale di oltre 12 centesimi al litro sulla benzina non è un fenomeno nuovo, ma a questi livelli di prezzo assume un peso sempre più rilevante nel budget di viaggio.
OPEC+, EAU e il puzzle della produzione: perché l'offerta non basta
I sette principali produttori OPEC+, inclusa l'Arabia Saudita, aggiungeranno 188.000 barili al giorno alla loro quota di produzione per giugno, in un aumento che l'organizzazione stessa definisce improntato alla stabilità del mercato ma che di fatto è ampiamente simbolico. Il motivo è evidente: l'aumento delle quote è simbolico perché il transito attraverso lo Stretto di Hormuz — la rotta chiave per le forniture dal Golfo — resta vincolato.
A rendere il quadro ancora più instabile, gli Emirati Arabi Uniti, terzo produttore OPEC all'epoca, hanno annunciato il ritiro da OPEC e OPEC+ con effetto dal 1° maggio 2026L'Atlantic Council ha osservato che la guerra con l'Iran ha "cambiato tutto" per gli EAU, e l'uscita è stata interpretata da alcuni analisti come un potenziale inizio della disgregazione del cartello. Senza gli EAU, OPEC+ perde un membro che prima del conflitto era tra i pochi con capacità produttiva inutilizzata.
L'EIA (Energy Information Administration) statunitense prevede che i prezzi del Brent raggiungeranno un picco medio di 115 dollari al barile nel secondo trimestre 2026, per poi scendere gradualmente a una media di 88 dollari nel quarto trimestre. Ma queste previsioni — contenute nello Short-Term Energy Outlook di aprile — si basano sull'assunzione che il conflitto non persista oltre aprile e che il traffico nello Stretto riprenda gradualmente. Aprile è passato, e lo Stretto resta chiuso.
L'effetto asimmetrico: il razzo e la piuma
Un aspetto che merita particolare attenzione è il cosiddetto effetto "rocket and feather" (razzo e piuma), ben documentato nella letteratura economica: quando il Brent sale, i prezzi alla pompa salgono rapidamente; quando il Brent scende, la discesa alla pompa è molto più lenta. Lo abbiamo visto nell'ultima settimana: tra il 4 e il 9 maggio il Brent è sceso da 113,84 a 100,25 dollari — un calo del 12% — ma i prezzi medi nazionali non hanno ancora registrato un aggiustamento proporzionale. La benzina era già intorno a 1,93 €/l quando il Brent era a 110 dollari, e lì è rimasta.
Questo fenomeno ha diverse cause: i contratti di approvvigionamento delle compagnie petrolifere hanno prezzi fissati su medie settimanali o mensili; le scorte nei depositi italiani sono state acquistate a prezzi precedenti; e, in una fase di alta volatilità, i distributori tendono a mantenere margini di sicurezza più ampi per coprirsi dal rischio di un nuovo rialzo improvviso. Detto questo, gli automobilisti hanno ragione a prestare attenzione: se il Brent si stabilizzasse intorno ai 100 dollari, i prezzi alla pompa dovrebbero riflettere questo livello nel giro di 1-2 settimane. Ma con i 105 dollari di oggi, quella discesa si allontana ulteriormente.
Gasolio sopra i 2 €: cosa significa per l'economia reale
Il superamento della soglia dei 2 €/l sul gasolio non è solo un dato simbolico. In Italia, circa l'80% delle merci viaggia su gomma. Ogni centesimo in più sul prezzo del gasolio si scarica, con un effetto moltiplicatore, sui costi della logistica e quindi sui prezzi al consumo di qualsiasi prodotto, dal pane sugli scaffali del supermercato ai componenti industriali.
Facciamo un calcolo concreto. Un autotreno consuma in media 30-35 litri per 100 km. Su una tratta tipica Milano-Roma (circa 570 km), il solo costo del carburante con gasolio a 2,0086 €/l ammonta a circa 342-399 €. Rispetto a un anno fa, quando il gasolio oscillava intorno a 1,60-1,65 €/l, lo stesso viaggio costa 70-80 € in più solo di carburante. Moltiplicate per centinaia di migliaia di spedizioni quotidiane e avrete la misura dell'impatto inflazionistico.
Per il pendolare medio che percorre 30 km al giorno (andata e ritorno) con un'auto diesel che consuma 5 litri ogni 100 km, il costo giornaliero del carburante è oggi di circa 3,01 €, che su 220 giorni lavorativi fa 662 € all'anno. Un anno fa, con il gasolio a 1,62 €/l, lo stesso pendolare spendeva circa 534 €: la differenza è di 128 € in più, pari a un aumento del 24%.
Le pompe bianche: un'alternativa, ma con cautela
I dati MIMIT rivelano che le insegne più economiche continuano a offrire un vantaggio significativo rispetto alla media nazionale. I marchi indipendenti come Petrolitalia (benzina self a 1,8447 €/l), Auchan (1,8615 €/l) e OK energie (1,8653 €/l) si collocano tutti sotto la soglia di 1,87 €/l, con un risparmio di 6-8 centesimi al litro rispetto alla media nazionale.
Tuttavia, va sottolineato un elemento critico: si tratta di reti con un numero molto limitato di stazioni (da 6 a 20 punti vendita nel campione), distribuite in modo disomogeneo sul territorio. Non sempre il risparmio nominale al litro compensa la deviazione necessaria per raggiungerle. Per i marchi principali come Eni, Ip e Q8, i prezzi tendono a essere più allineati alla media nazionale, ma la capillarità della rete garantisce accessibilità e spesso programmi fedeltà o sconti convenzionati.
La crisi di Hormuz: uno scenario ancora fluido
Mentre un cessate il fuoco condizionato è formalmente in vigore (esteso fino alla conclusione dei negoziati), quasi nessuna nave ha utilizzato lo Stretto, che resta di fatto chiusoSecondo il generale Dan Caine, presidente dello Stato Maggiore congiunto USA, oltre 1.500 navi con circa 22.500 marittimi risultano intrappolate nel Golfo Persico. Un dato che dà la misura della paralisi logistica globale.
Il 4 maggio Trump ha lanciato l'Operazione Project Freedom, una missione navale per scortare le navi mercantili fuori dal Golfoil 6 maggio ha sospeso l'operazione citando "grandi progressi" verso un possibile accordo. I mercati hanno reagito con sollievo, facendo scendere il Brent. Ma l'Iran ha poi accusato gli USA di violare il cessate il fuoco, mentre Washington ha dichiarato che le forze americane hanno colpito obiettivi militari iraniani dopo attacchi alle navi da guerra statunitensi.
La situazione al 10-11 maggio è di stallo diplomatico. Il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha ammesso che consumatori e imprese affronteranno costi più alti "nel breve termine", ma ha promesso che una volta riaperto lo Stretto "un fiume di petrolio" inonderà il mercato facendo scendere i prezzi. Una promessa che i mercati, per ora, non sembrano scontare.
GPL e Metano: le alternative sotto i riflettori
Con benzina e gasolio a livelli così elevati, meritano una menzione le alternative. Il GPL self si mantiene a 0,8042 €/l, un livello che lo rende estremamente competitivo: il costo al chilometro, considerando il maggior consumo del GPL rispetto alla benzina (circa il 15-20% in più), resta inferiore del 40-45% rispetto alla benzina. Il metano (GNC) a 1,5046 €/kg in self service offre un risparmio ancora più marcato per chi dispone di un veicolo compatibile, ma la rete di distribuzione resta limitata (appena 102 stazioni nel campione monitorato).
Questi dati suggeriscono che, in un contesto di crisi energetica prolungata, la diversificazione del parco auto potrebbe accelerare. Ma per la stragrande maggioranza degli automobilisti italiani, il cui parco veicoli ha un'età media tra le più alte d'Europa, benzina e gasolio restano l'unica opzione praticabile.
Le previsioni: estate calda, ai distributori e non solo
Guardando avanti, le variabili sono troppe per una previsione puntuale, ma il framework è chiaro. Se lo Stretto di Hormuz resta chiuso o semi-chiuso, il Brent difficilmente scenderà sotto i 100 dollari al barile in modo stabile. In questo scenario, la benzina potrebbe sfondare i 2 €/l in self service già entro fine maggio, e il gasolio proseguire la marcia verso 2,10-2,15 €/l. L'EIA prevede che le interruzioni continueranno fino a fine 2026, esercitando una pressione rialzista sui prezzi per tutto il periodo.
Se invece la diplomazia produrrà un accordo credibile — scenario che oggi appare meno probabile di quanto non fosse una settimana fa — anche con la riapertura dello Stretto ci vorranno settimane, se non mesi, perché i flussi si normalizzino. Le scorte globali sono ai minimi, le raffinerie hanno ridotto l'operatività, le rotte commerciali si sono riorientate. Il petrolio che ha smesso di fluire a febbraio non riappare in un giorno.
Per l'Italia, Paese che importa oltre il 90% del proprio fabbisogno petrolifero, la vulnerabilità è strutturale. Con accise tra le più alte d'Europa, l'IVA calcolata sulla tassa, un parco auto vecchio e un sistema logistico quasi interamente dipendente dal diesel, ogni shock sul mercato internazionale si amplifica nel percorso dal barile alla pompa.
Chi volesse approfondire le dinamiche regionali e i confronti storici può consultare la sezione dedicata alle analisi e agli approfondimenti. Intanto, l'unica certezza di questa settimana è che il gasolio ha superato i 2 € al litro, e le condizioni per un rapido ritorno sotto quella soglia, oggi, non ci sono.