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Settimana 15-20 settembre 2026: Brent in calo ma prezzi alla pompa ai massimi, accise ridotte e geopolitica incandescente

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Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

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La terza settimana di settembre 2026 consegna agli automobilisti italiani un quadro contraddittorio. Da un lato, il petrolio Brent ha registrato un netto ripiegamento, scendendo dall'area dei 108,50 dollari al barile di lunedi 15 fino ai 103,37 dollari di venerdi 19 — un calo di oltre cinque dollari in cinque sedute, pari al 4,7%. Dall'altro, i prezzi alla pompa non hanno seguito la discesa, restando ancorati a livelli che non si vedevano da anni. La benzina self-service chiude la settimana a 2,1517 €/l in media nazionale, il gasolio a 2,2554 €/l. Nel frattempo, il Governo ha ridisegnato — per l'ennesima volta — lo sconto sulle accise del diesel, avviando un décalage che nei prossimi quindici giorni ridurra progressivamente la protezione fiscale per gli automobilisti. Tutto questo sullo sfondo di un Medio Oriente in fiamme, dove gli attacchi Houthi alle infrastrutture petrolifere saudite hanno tenuto i mercati con il fiato sospeso.

La settimana in numeri: dal barile alla pompa

Partiamo dai dati. Il Brent e sceso a 103,21 dollari al barile il 18 settembre 2026, in ribasso dell'1,54% rispetto alla sessione precedente. Secondo i dati del nostro briefing, il movimento settimanale ha visto il greggio passare dai 108,50 $/bbl di lunedi ai 103,37 $/bbl di venerdi, con un picco di volatilita mercoledi quando la quotazione e rimbalzata da 104,15 a 103,24 dollari. In termini percentuali, si tratta di un calo del 4,7% in una sola settimana, che segue pero un mese di settembre eccezionalmente turbolento: nell'ultimo mese il Brent ha guadagnato il 12,65%, e risulta in rialzo del 54,78% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Ma il barile e solo il primo anello della catena che porta al prezzo alla pompa. In mezzo ci sono il cambio euro/dollaro, il margine di raffinazione, le accise fisse e l'IVA al 22%. Il cambio EUR/USD e sceso a 1,1461 il 18 settembre 2026, in calo dello 0,14% rispetto alla sessione precedentel'euro al livello piu debole dalla fine di luglio. Un euro piu debole significa che il petrolio, quotato in dollari, costa di piu per i raffinatori europei — un fattore che ha parzialmente annullato il beneficio del calo del greggio. Con un Brent a 103,37 dollari e un cambio a circa 1,146, il barile in euro vale poco piu di 90 €, che si traduce in circa 0,567 € per litro di greggio grezzo. A questo vanno aggiunti il crack spread (il margine di raffinazione, che in queste settimane di tensione si mantiene elevato), il costo di trasporto e distribuzione, e infine il carico fiscale.

Ed e proprio il carico fiscale il vero nodo: con un'accisa sulla benzina a 0,7284 €/l e un'accisa sul gasolio a 0,6174 €/l (nella configurazione attuale, con sconto ridotto), sommati all'IVA al 22% calcolata sull'intero importo, le imposte assorbono tra il 55% e il 60% del prezzo finale. Detto altrimenti: su ogni litro di benzina a 2,15 €, circa 1,20-1,25 € finiscono allo Stato. Per il consumatore che fa il pieno a un'auto con serbatoio da 50 litri, significa versare oltre 60 € solo di tasse.

Come si nota dal grafico, il picco settimanale a 108,50 dollari si e raggiunto lunedi 15 settembre, in coincidenza con una settimana particolarmente intensa di attacchi alle infrastrutture energetiche saudite. Un attacco all'oleodotto est-ovest dell'Arabia Saudita, attribuito a milizie filo-iraniane in Iraq, ha scosso i mercati mondiali, mentre le offensive Houthi lungo la costa del Mar Rosso hanno spinto al rialzo i prezzi dei carburanti a livello globale. Il successivo ripiegamento verso area 103 dollari e stato favorito da una mossa di Saudi Aramco, che ha spostato parte delle esportazioni di greggio verso il Golfo Persico, allentando i timori di supply disruption e spingendo il Brent sotto i 105 dollari.

Geopolitica: il conflitto che non si spegne

Per comprendere perche i prezzi alla pompa restano cosi elevati nonostante il ripiegamento del Brent, bisogna guardare a quello che sta accadendo in Medio Oriente. Il conflitto con l'Iran, iniziato con gli attacchi statunitensi e israeliani alla fine di febbraio, prosegue da oltre sei mesi.Lo Stretto di Hormuz, passaggio critico attraverso cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale prima della guerra, e ora quasi bloccato. A questo si aggiunge la riapertura del fronte yemenita: le operazioni in alcune strutture energetiche dell'Arabia Saudita sono state interrotte dopo gli attacchi degli Houthi, che hanno ferito 73 persone, colpendo le citta meridionali di Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran.

Il dato piu preoccupante, per chi guarda all'impatto sui carburanti italiani, riguarda la capacita di raffinazione nella regione. Gli Houthi hanno rivendicato attacchi alle strutture Aramco di Abha, Najran e Jizan, dove si trova una raffineria da 400.000 barili al giorno.Secondo gli analisti, la produzione effettiva dei produttori del Golfo e scesa di diverse centinaia di migliaia di barili al giorno a causa di infrastrutture danneggiate, rotte marittime deviate e chiusure precauzionali. Il risultato e un premio geopolitico incorporato nel prezzo del greggio che, anche quando il Brent scende di qualche dollaro, impedisce un reale alleggerimento per il consumatore finale.

L'Italia, in questo scenario, si trova in una posizione di particolare vulnerabilita. Il nostro Paese importa oltre l'85% del petrolio che consuma, non dispone di riserve strategiche comparabili a quelle degli Stati Uniti, e ha una struttura logistica pesantemente dipendente dal trasporto su gomma. L'80% delle merci in Italia viaggia su strada: ogni centesimo in piu sul gasolio si scarica a cascata sui prezzi al consumo, dall'alimentare ai prodotti industriali. E questo spiega perche la discesa del greggio non si traduce mai in un sollievo immediato: i distributori aggiornano i listini al rialzo con rapidita, ma al ribasso con lentezza — il noto effetto asimmetrico, o rocket and feather, documentato dalla letteratura economica internazionale.

Accise: lo sconto che si restringe

La novita normativa piu rilevante della settimana riguarda il taglio delle accise sul gasolio. Dal 18 al 25 settembre 2026, la riduzione delle imposte sul gasolio scende a 12,2 centesimi al litro IVA inclusa, contro gli oltre 17 centesimi precedentemente in vigore.Dal 26 settembre al 5 ottobre, la riduzione sara ulteriormente dimezzata a 6,1 centesimi. In pratica, si tratta di un décalage — una riduzione progressiva — che il Governo ha scelto per evitare uno shock improvviso sul prezzo del diesel.

Il provvedimento prevede che dal 18 al 25 settembre l'accisa sul gasolio sia pari a 572,90 euro per mille litri, e dal 26 settembre al 5 ottobre pari a 622,90 euro per mille litriaccisa standard di 672,90 euro per mille litri. L'impatto sui prezzi al distributore sara tangibile: sul diesel si scaricheranno circa 4,8 centesimi in piu al litro rispetto alla settimana precedente, e dal 26 settembre l'incremento potenziale salira di un ulteriore 6,1 centesimi.

Per un autotrasportatore che consuma 100 litri di gasolio al giorno, la riduzione dello sconto da 17,1 a 12,2 centesimi significa un aggravio giornaliero di circa 5 €, che in un mese si traduce in circa 100-110 € in piu. Dal 26 settembre il conto sara ancora piu salato. La premier Giorgia Meloni ha spiegato che dal 5 ottobre torneranno attive le cosiddette accise mobili, un meccanismo che lega la riduzione fiscale all'extragettito IVA incassato dallo Stato grazie ai prezzi alti dei carburanti. Si tratta di un sistema automatico, ma la cui efficacia reale dipende dalla velocita con cui il Ministero dell'Economia ridetermina le aliquote — un processo che in passato ha mostrato ritardi significativi.

La benzina, va sottolineato, resta esclusa da qualsiasi sconto fiscale. Questa tornata di sconti ha lasciato fuori la benzina, il che significa che i 2,15 €/l che gli automobilisti pagano oggi sono interamente a carico del consumatore, senza alcun ammortizzatore fiscale. Una scelta politica discutibile, considerando che la benzina alimenta ancora la maggioranza del parco auto italiano.

OPEC+: il paradosso delle quote

Sul fronte OPEC+, la settimana ha confermato una situazione paradossale. I sette Paesi OPEC+ — Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakhstan, Algeria e Oman — si sono riuniti virtualmente il 6 settembre e hanno deciso di mantenere invariati i livelli produttivi di settembre anche per ottobre.L'aumento di 188.000 barili al giorno approvato per settembre completa il rollback programmatoche nell'arco del 2026 ha teoricamente restituito al mercato circa 3,5 milioni di barili al giorno di tagli volontari introdotti nel 2023.

Ma il paradosso sta proprio qui: le perdite fisiche di offerta dal Medio Oriente superano di gran lunga il modesto incremento di 188.000 barili al giorno previsto per settembre, dato che la produzione effettiva dei produttori del Golfo e calata di diverse centinaia di migliaia di barili al giorno. In sostanza, l'OPEC+ alza le quote sulla carta, ma la produzione reale scende a causa del conflitto. Le disruption alle esportazioni causate dalle guerre in Iran e Ucraina hanno fatto si che gli aumenti mensili dell'OPEC+ abbiano avuto scarso impatto reale sul mercato.Un ulteriore strato di tagli OPEC+ per circa 2 milioni di barili al giorno, introdotto nel 2022, resta in vigore ed e programmato fino a fine 2026.Prima di decidere come e quando sciogliere questi tagli, il gruppo dovra valutare le capacita produttive sostenibili dei propri membri e stabilire nuove baseline per il 2027. In altre parole, il mercato petrolifero resta strutturalmente teso, e le prospettive di un significativo alleggerimento delle quotazioni prima di fine anno sono limitate.

Italia: la mappa dei prezzi regione per regione

I dati MIMIT rilevati il 20 settembre su oltre 21.600 distributori in 5.254 comuni italiani restituiscono una fotografia dettagliata dei divari regionali. La regione piu economica per la benzina self-service e le Marche, con una media di 2,1355 €/l, mentre la piu cara e il Friuli-Venezia Giulia a 2,1865 €/l. La differenza e di circa 5,1 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri, significa una differenza di 2,55 €. Non enorme, ma indicativa di come la logistica distributiva, la concorrenza locale e la densita della rete possano influenzare i prezzi.

Sul gasolio, il divario e ancora piu marcato. Le Marche restano competitive a 2,3025 €/l, ma il Friuli-Venezia Giulia arriva a 2,3636 €/l — uno spread di 6,1 centesimi. Notevole anche il caso della Lombardia, che nonostante la sua rete capillare di 2.835 distributori registra un prezzo medio della benzina a 2,1519 €/l, allineato alla media nazionale, mentre sul gasolio sale a 2,3363 €/l, sopra media.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) Distributori
Marche2,13552,3025726
Lazio2,14042,30922.120
Emilia-Romagna2,14982,32761.723
Lombardia2,15192,33632.835
Toscana2,15442,33501.497
Sicilia2,16482,35501.765
Calabria2,17752,3485723
Friuli-Venezia Giulia2,18652,3636470
Media nazionale2,15172,255421.672

Un elemento che merita attenzione e il sorpasso del gasolio sulla benzina. A livello nazionale, il diesel self-service (2,2554 €/l) supera la benzina (2,1517 €/l) di oltre 10 centesimi. In Italia il sorpasso del diesel sulla benzina dura dal 12 gennaio 2026, e il 14 settembre il gasolio ha toccato il suo massimo storico di 2,1907 euro al litro secondo il bollettino della Commissione europea (i dati odierni MIMIT mostrano livelli ancora superiori). Questo e un dato strutturale che riflette sia la maggiore domanda globale di distillati medi — utilizzati nei trasporti merci, nell'aviazione e nel riscaldamento — sia le tensioni specifiche sul mercato del diesel europeo, dove le sanzioni alla Russia hanno ridotto le importazioni di gasolio dal piu grande fornitore storico del continente.

Autostrada vs. strada: il pedaggio nascosto

Un aspetto che spesso sfugge al dibattito pubblico e il divario tra prezzi stradali e autostradali. Dai dati MIMIT emerge una differenza impressionante: la benzina self-service in autostrada costa in media 2,2385 €/l, contro i 2,063 €/l sulla rete stradale ordinaria. Si tratta di una differenza di 17,55 centesimi al litro — pari all'8,5% — che su un pieno da 50 litri equivale a 8,78 € in piu. Per il gasolio la forbice e ancora piu ampia in termini assoluti: 2,4008 €/l in autostrada contro 2,229 €/l sulla strada, con un differenziale di 17,18 centesimi.

Chi viaggia per lavoro o per le ultime trasferte di settembre dovrebbe pianificare le soste con attenzione: rifornirsi fuori dall'autostrada puo significare un risparmio di quasi 9 € a pieno, che su una tratta lunga come Roma-Milano (dove si fanno facilmente due o tre rifornimenti) si traduce in 18-27 € risparmiati. Non e poco, soprattutto per le famiglie che chiudono il mese con budget sempre piu stretti.

I marchi piu economici: il fattore pompe bianche

Un dato che gli automobilisti piu attenti conoscono bene, ma che vale la pena ribadire con i numeri aggiornati: le pompe bianche e i distributori legati alla grande distribuzione offrono prezzi significativamente inferiori rispetto alle medie nazionali. Il marchio piu economico nella nostra rilevazione e PetrolPicena, con una benzina self a 1,9277 €/l e un gasolio a 2,119 €/l — rispettivamente 22,4 centesimi e 13,6 centesimi sotto la media nazionale. Un risparmio di oltre 11 € sul pieno di benzina.

Anche le stazioni a marchio della grande distribuzione (Auchan a 2,0835 €/l per la benzina) e operatori indipendenti come Gaffoil (2,0917 €/l) e CONAD (2,1088 €/l) si posizionano ben al di sotto della media. Il messaggio per il consumatore e chiaro: confrontare i prezzi prima di rifornirsi puo tradursi in risparmi annuali di 200-300 € per chi percorre 15.000 km l'anno. L'Osservatorio prezzi del MIMIT e uno strumento fondamentale in questo senso.

Il peso reale sulla spesa delle famiglie

Proviamo a tradurre i numeri odierni nel linguaggio dell'economia domestica. Un pendolare che percorre 30 km al giorno (andata e ritorno dal luogo di lavoro), con un'auto a benzina che consuma 6,5 litri ogni 100 km, brucia circa 1,95 litri al giorno. Al prezzo attuale di 2,15 €/l, il costo giornaliero e di 4,19 €, che in 22 giorni lavorativi fa 92,23 € al mese. Un anno fa, con la benzina intorno a 1,75 €/l, lo stesso tragitto costava circa 75 € al mese: l'aumento e di 17 € mensili, ovvero oltre 200 € l'anno. Per chi guida un diesel e percorre distanze maggiori, l'impatto e ancora piu pesante.

Se consideriamo un lavoratore che guadagna 1.500 € netti al mese, la spesa per il carburante rappresenta oggi oltre il 6% del reddito disponibile. E questo senza contare gli effetti indiretti: il gasolio piu caro si riflette sul costo del trasporto merci, che a sua volta fa lievitare i prezzi al supermercato. Secondo le stime di settore, ogni centesimo di aumento sul gasolio si traduce in un rincaro medio dello 0,2-0,3% sul carrello della spesa nel giro di 4-6 settimane. Con il gasolio che ha guadagnato oltre 40 centesimi da inizio anno, l'effetto cumulativo sull'inflazione e tutt'altro che trascurabile.

Previsioni per la prossima settimana: cosa aspettarsi

Guardando alla settimana del 21-27 settembre, tre fattori convergeranno per determinare l'andamento dei prezzi dei carburanti in Italia:

1. Il Brent e il fattore geopolitico. Il petrolio ha chiuso la settimana in area 103 dollari, ma la situazione in Medio Oriente resta altamente imprevedibile. Qualsiasi nuovo attacco alle infrastrutture saudite o iraniane potrebbe riportare rapidamente le quotazioni sopra i 108-110 dollari. D'altro canto, segnali di de-escalation — come la mossa di Aramco sulle rotte nel Golfo Persico — potrebbero consolidare il livello attuale o spingerlo verso i 100 dollari. La mia valutazione e che il Brent restera in un range 100-107 dollari, salvo shock imprevisti.

2. L'effetto del décalage sulle accise. Lo sconto sulle accise del gasolio scende a 12,2 centesimi al litro dal 18 al 25 settembre, e poi calera ancora a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. Questo significa che, anche se il Brent dovesse restare stabile, il prezzo del gasolio alla pompa tendera a salire per effetto della minor protezione fiscale. E lecito attendersi che il diesel self superi stabilmente i 2,28-2,30 €/l nella rete stradale entro fine mese, e possa avvicinarsi ai 2,45-2,50 €/l in autostrada.

3. Il cambio euro/dollaro. L'euro si e stabilizzato intorno a 1,155 dollari, vicino al livello piu debole dell'ultimo mese, con la Federal Reserve che ha alzato i tassi di 25 punti base e il mercato che guarda a ulteriori rialzi. Se il dollaro continuera a rafforzarsi, il costo del petrolio in euro salirebbe anche a parita di quotazione del Brent in dollari, con effetti diretti sui prezzi alla pompa. I mercati monetari prezzano il tasso sui depositi BCE appena sotto il 2,9% entro dicembre, implicando circa il 50% di probabilita di un secondo rialzo quest'anno. Le politiche monetarie divergenti tra Fed e BCE resteranno un fattore chiave per il prezzo dell'energia importata in Europa.

Il grafico a torta qui sopra illustra un dato che dovrebbe far riflettere: accisa e IVA insieme rappresentano circa 1,116 € su un litro di benzina da 2,15 €, ossia il 51,9% del prezzo finale. Fra accisa e IVA, il 51,1% di quello che si paga alla pompa per un litro di benzina e costituito da imposte, la sesta quota piu alta dell'Unione Europea. E un'anomalia tutta italiana: un litro di benzina prima delle imposte costa in Italia 0,9949 euro, meno che in tutti gli altri grandi Paesi europei, dalla Polonia alla Francia, dalla Spagna alla Germania. E il fisco a trasformare uno dei prodotti industriali piu economici del continente in uno dei piu cari alla pompa.

Il quadro complessivo: una settimana da leggere con attenzione

In sintesi, la terza settimana di settembre 2026 ha offerto un raro momento di respiro sul fronte del petrolio Brent, ma non si e tradotto in un sollievo tangibile per gli automobilisti italiani. I motivi sono molteplici e si intrecciano: l'effetto ritardato del calo del greggio sui listini (il famoso rocket and feather), il rafforzamento del dollaro che annulla parte del beneficio, i margini di raffinazione elevati in un contesto di offerta compressa, e soprattutto la riduzione progressiva dello sconto sulle accise del gasolio decisa dal Governo.

Il messaggio per la prossima settimana e chiaro: non aspettatevi cali significativi alla pompa. L'unico scenario in cui i prezzi potrebbero scendere in modo apprezzabile e un rapido de-escalation del conflitto in Medio Oriente, accompagnato da una riapertura piena dello Stretto di Hormuz — un'ipotesi che al momento appare poco probabile. Il Brent potrebbe testare i 100 dollari in caso di notizie positive sul fronte diplomatico, ma difficilmente scendera sotto quella soglia finche le tensioni regionali rimarranno cosi elevate.

Per chi deve fare il pieno questa settimana, il consiglio pratico resta lo stesso: privilegiare le stazioni indipendenti e le pompe della grande distribuzione, evitare i distributori autostradali se possibile, e confrontare sempre i prezzi prima di rifornirsi. La differenza tra il distributore piu economico e quello piu caro puo superare i 25 centesimi al litro — oltre 12 € a pieno. In un periodo in cui ogni euro conta, e un'attenzione che vale la pena avere.

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