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Brent oltre 107 $, doppio blocco su Hormuz e Mar Rosso: la benzina in Italia supera i 2,10 '/litro

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· 14 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

Ascolta il riassunto

L'attacco con droni che l'11 settembre ha messo fuori uso la East-West Pipeline saudita — l'oleodotto da 7 milioni di barili al giorno che collega la Provincia Orientale al porto di Yanbu, sul Mar Rosso — ha cambiato la natura stessa della crisi energetica globale. L'Arabia Saudita ha chiuso la conduttura critica dopo che droni lanciati dall'Iraq l'hanno colpita. L'oleodotto, lungo circa 1.200 chilometri, era diventato l'arteria principale per aggirare lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava circa il 20% del petrolio mondiale prima che gli Stati Uniti e Israele entrassero in guerra con l'Iran a fine febbraio.Il controllo effettivo degli Houthi sullo Stretto di Bab el-Mandeb, porta d'ingresso al Mar Rosso, rischia ora di compromettere ulteriormente le esportazioni petrolifere. Per la prima volta dall'inizio del conflitto, entrambe le rotte alternative saudite — Hormuz e Mar Rosso — sono simultaneamente sotto pressione. Il risultato si legge nei numeri: il Brent ha toccato 107,7 dollari al barile il 15 settembre, con un rialzo di oltre il 12% in appena nove giorni, e alla pompa italiana la benzina self-service ha raggiunto una media nazionale di 2,1053 €/litro.

Due stretti, zero alternative: l'anatomia dello shock petrolifero

Per comprendere la portata di quanto sta accadendo occorre riavvolgere il nastro di sei mesi e mezzo. Lo Stretto di Hormuz e di fatto bloccato dall'Iran dal 28 febbraio 2026, quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un'offensiva aerea contro Teheran.In risposta, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha vietato il transito, abbordato navi mercantili e posato mine navali nello stretto.L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha definito la situazione "la piu grande interruzione di forniture nella storia del mercato petrolifero globale".

Fino a pochi giorni fa, pero, l'Arabia Saudita disponeva di una valvola di sfogo: la Petroline, l'oleodotto Est-Ovest che convogliava il greggio verso il Mar Rosso. Questo oleodotto, lungo circa 1.200 km, collega gli impianti di Abqaiq nella Provincia Orientale al porto di Yanbu, e il suo valore strategico era aumentato enormemente durante la guerra USA-Iran perche consentiva di movimentare il greggio senza transitare per Hormuz. L'attacco dell'11 settembre ha spento questa valvola. Le immagini satellitari mostrano strutture danneggiate dal fuoco e terreno annerito presso una stazione di pompaggio dell'oleodotto East-West.

A complicare il quadro, i ribelli Houthi hanno completato una rapida avanzata per prendere il controllo della costa yemenita sul Mar Rosso, stringendo la presa su una delle rotte commerciali piu importanti al mondo.Gli Houthi hanno preso Mokha, porto strategico yemenita sul Mar Rosso vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, e avanzato verso le isole Hanish. Il risultato, come ha sintetizzato un'analisi di Gulf News, e uno scenario senza precedenti: la disruption di Hormuz, la pressione Houthi su Bab el-Mandeb e la minaccia a Yanbu significano che le due principali rotte alternative saudite attorno a Hormuz sono sotto pressione simultaneamente.

Il Brent in nove giorni: da 95,85 a 107,7 dollari

L'impatto sui mercati petroliferi e stato violento e rapido. Il 6 settembre il Brent quotava 95,85 dollari al barile; il 15 settembre ha chiuso a 107,7 dollari, un balzo di quasi 12 dollari (+12,4%) in meno di dieci sedute. Il greggio ha raggiunto un massimo di quattro mesi, dopo un rally di oltre il 9% nella sola settimana precedente. Su base mensile il rialzo supera il 19%, mentre su base annua il Brent e in crescita di oltre il 60%.

I dati del nostro database mostrano con chiarezza la dinamica giornaliera:

La curva racconta due fasi distinte. Nella prima (6-10 settembre) il prezzo e salito in modo quasi lineare, guadagnando oltre 13 dollari, trascinato dalle notizie sugli attacchi Houthi nel sud dell'Arabia Saudita e dalla presa di Mokha. L'11 settembre il mercato ha corretto bruscamente da 108,9 a 104,38 dollari — un tipico buy the rumor, sell the news seguito al primo impatto emotivo. Poi, dal 13 settembre, la seconda gamba rialzista ha riportato il Brent sopra quota 107, questa volta sostenuto dal dato concreto: la pipeline e effettivamente chiusa e i tempi di riparazione restano incerti.

Goldman Sachs ha alzato le sue previsioni sul Brent e avvertito che il greggio potrebbe superare i 120 dollari al barile nel 2027 se la produzione nel Golfo dovesse restare significativamente sotto i livelli prebellici. Non si tratta di un'ipotesi remota: secondo l'ultimo OPEC Monthly Oil Market Report, la produzione saudita e crollata di 1,9 milioni di barili/giorno in agosto, attestandosi a 6.238.000 bpd, il livello piu basso da Desert Storm nel 1990. E un dato che va ripetuto: la prima economia petrolifera del mondo produce oggi quanto produceva durante la Guerra del Golfo.

Dal barile alla pompa: come 107 dollari diventano 2,10 €/litro

Per il consumatore italiano, il percorso dal prezzo del barile al prezzo alla pompa segue una catena ben definita, dove ogni anello aggiunge costi. Partiamo dal dato odierno: 107,7 dollari al barile. Il cambio EUR/USD e attualmente intorno a 1,1551, il che significa che un barile costa circa 93,2 euro. Dividendo per i 159 litri contenuti in un barile, si ottiene un costo della materia prima di circa 0,586 €/litro. A questo vanno aggiunti il crack spread (il margine di raffinazione, che in questo periodo si aggira sui 12-15 centesimi/litro per la benzina data la forte domanda di distillati), i costi di trasporto e logistica (2-3 centesimi) e il margine del distributore (mediamente 3-5 centesimi).

Ma e la componente fiscale a fare la differenza. L'accisa sulla benzina e fissata a 0,7284 €/litro, quella sul gasolio a 0,6174 €/litro. A queste si somma l'IVA al 22%, calcolata non solo sul prezzo industriale ma sull'intero importo, accisa compresa — la cosiddetta "tassa sulla tassa". Il risultato e che la fiscalita pesa per circa il 55-60% del prezzo finale. In altre parole, su ogni litro di benzina pagato 2,10 €, oltre 1,20 € finiscono direttamente nelle casse dello Stato.

Componente Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l)
Materia prima (Brent convertito) ∼0,586 ∼0,586
Crack spread + logistica ∼0,15 ∼0,18
Margine distributore ∼0,04 ∼0,04
Accisa 0,7284 0,6174
IVA 22% ∼0,38 ∼0,38
Prezzo finale alla pompa 2,1053 2,2129

C'e un punto che vale la pena sottolineare con forza: il gasolio costa oggi 2,2129 €/litro in self-service, ben 10,8 centesimi in piu della benzina. Questo e un dato anomalo rispetto alla tradizione italiana, dove il diesel e stato storicamente piu economico. Il sorpasso e strutturale e dipende dalla combinazione di una domanda globale di distillati medi in forte crescita (riscaldamento, trasporto merci, aviazione) e di una capacita di raffinazione che non riesce a tenere il passo. L'impatto sull'inflazione e diretto: in Italia l'80% delle merci viaggia su gomma, e ogni centesimo in piu sul gasolio si scarica a cascata sui prezzi al consumo.

La mappa dei prezzi: dal Centro-Italia al Friuli, quasi 5 centesimi di differenza

Secondo i dati MIMIT elaborati dal nostro Osservatorio su oltre 21.600 distributori, il divario regionale sulla benzina self-service il 15 settembre 2026 misura 5 centesimi esatti tra la regione piu economica e quella piu cara. Le Marche si confermano il territorio dove fare il pieno costa meno (2,0843 €/l), seguite dal Lazio (2,0908 €/l) e dall'Umbria (2,0954 €/l). In coda alla classifica troviamo il Friuli-Venezia Giulia (2,1343 €/l) e il Trentino-Alto Adige (2,1334 €/l), entrambe regioni di confine dove paradossalmente l'automobilista potrebbe trovare carburante a meno oltrepassando il confine austriaco o sloveno.

Sul gasolio la forbice si allarga ulteriormente: si va dai 2,1927 €/l delle Marche ai 2,2444 €/l del Friuli-Venezia Giulia, con uno scarto di oltre 5 centesimi. La Sicilia, con 2,2388 €/l, sconta la sua condizione insulare e i costi logistici aggiuntivi.

La distribuzione rivela un pattern interessante: il Centro Italia (Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo) si conferma strutturalmente piu competitivo, probabilmente per la presenza di una rete distributiva capillare e la vicinanza ai depositi costieri tirrenici e adriatici. Le regioni alpine e insulari pagano invece un premio logistico evidente. Per un pendolare lombardo che percorre 30 km al giorno con un'auto a benzina da 15 km/litro, il pieno da 50 litri costa oggi 105,35 € in Lombardia — una spesa mensile che, calcolando due pieni, sfiora i 210 €.

Autostrada contro strada: il pedaggio nascosto del carburante

Un dato che merita attenzione e il differenziale autostrada-strada. Sulla rete autostradale, la benzina self-service costa mediamente 2,193 €/l contro i 2,023 €/l della rete stradale: una differenza di ben 17 centesimi al litro, pari a circa l'8,4%. Su un pieno da 50 litri significa oltre 8,5 € in piu. Per il gasolio lo scarto e analogo: 2,285 €/l in autostrada contro 2,144 €/l su strada, 14 centesimi di differenza.

Questo divario non e casuale: le aree di servizio autostradali operano in regime di concessione, con canoni elevati che si ribaltano sul prezzo finale. Il consiglio operativo per chi deve viaggiare in queste settimane di prezzi elevati resta sempre lo stesso: uscire dall'autostrada per fare rifornimento, quando possibile, consente un risparmio significativo su percorrenze lunghe.

OPEC+: i numeri di un cartello sotto assedio

Il contesto dell'offerta globale non lascia spazio all'ottimismo di breve termine. I sette Paesi core dell'OPEC+, tra cui Arabia Saudita, Russia, Iraq e Kuwait, hanno concordato il 6 settembre di mantenere per ottobre i livelli produttivi di settembre.L'aumento di settembre, concordato in agosto, ha completato il rollback graduale dei tagli volontari da 1,65 milioni di barili/giorno decisi nel 2023. Ma la realta sul campo ha reso questa decisione quasi irrilevante: le interruzioni alle esportazioni causate dalle guerre in Iran e Ucraina hanno fatto si che gli aumenti produttivi mensili dell'OPEC+ per buona parte dell'anno abbiano avuto scarso impatto sul mercato.Secondo le stime secondarie pubblicate nel MOMR OPEC, la produzione aggregata dei Paesi OPEC+ soggetti a quote e aumentata di 627.000 barili/giorno in agosto, con il grosso dei guadagni proveniente dall'Iraq, che continua a spingere la produzione attraverso sconti aggressivi sui carichi. Ma il dato saudita racconta un'altra storia: la produzione di greggio del Regno e crollata a 6,24 milioni di barili al giorno in agosto 2026, secondo i dati OPEC ufficiali.Anche la produzione iraniana continua a collassare, con stime di output in calo di circa 400.000 bpd in agosto fino a poco piu di 2 milioni di bpd, il livello piu basso dal 2020.Un ulteriore taglio da 2 milioni di barili/giorno, concordato nel 2022, resta in vigore fino a fine anno a causa della persistente volatilita e delle tensioni USA-Iran.L'OPEC+ deve ancora stabilire le nuove baseline produttive per il 2027, un processo che richiede prima la valutazione delle capacita produttive sostenibili di ciascun membro. In un contesto in cui Arabia Saudita e Iran sono fisicamente impossibilitate a produrre ai livelli target, queste baseline rischiano di diventare un esercizio teorico.

Il cambio EUR/USD e la doppia vulnerabilita italiana

Il cambio euro/dollaro si attesta attualmente intorno a 1,1551, un livello relativamente favorevole per l'Eurozona che attenua parzialmente l'impatto del rialzo del Brent. Negli ultimi sette giorni il cross si e mosso tra 1,1594 e 1,1634, con una volatilita molto contenuta dello 0,10%. In altre parole, il mercato valutario non sta amplificando lo shock petrolifero — ma non lo sta nemmeno compensando in misura significativa.

L'Italia si trova in una posizione di doppia vulnerabilita. Da un lato, dipende quasi totalmente dalle importazioni per il proprio fabbisogno di petrolio e gas. Dall'altro, mantiene un livello di accise tra i piu alti d'Europa: le accise sulla benzina a 0,7284 €/l significano che, anche se domani il Brent tornasse a 70 dollari, il prezzo alla pompa non scenderebbe sotto 1,70-1,75 €/l. La struttura fiscale italiana funziona come un pavimento rigido sotto il quale il prezzo non puo scendere, ma sopra il quale puo salire senza freni. Il Brent alimenta direttamente l'inflazione headline europea e i costi di importazione per le economie importatrici di energia, influenzando le funzioni di reazione della BCE. Per l'Italia, Paese con un debito pubblico elevato e una bilancia energetica strutturalmente negativa, ogni mese di Brent sopra 100 dollari si traduce in un peggioramento misurabile dei conti con l'estero.

L'effetto asimmetrico: i prezzi salgono come razzi, scendono come piume

Un fenomeno che gli economisti dell'energia conoscono bene — e che i consumatori italiani sperimentano sulla propria pelle — e il cosiddetto effetto rocket and feather. Quando il Brent sale, i prezzi alla pompa reagiscono in 3-5 giorni lavorativi. Quando scende, la discesa impiega 2-4 settimane per trasmettersi al consumatore finale. La ragione e strutturale: i distributori acquistano carburante a prezzi di mercato e lo rivendono finche le scorte non si esauriscono, e hanno un incentivo economico a ritardare i ribassi per proteggere i margini.

Questo significa che se anche la crisi della pipeline saudita dovesse risolversi rapidamente — ipotesi al momento tutt'altro che scontata — gli automobilisti italiani non vedranno un calo dei prezzi prima di almeno due-tre settimane. In compenso, il rialzo delle ultime sedute si e gia trasmesso integralmente alla pompa: il dato MIMIT del 15 settembre fotografa una situazione che incorpora gia il Brent a 107 dollari.

Il GPL come rifugio: 0,75 €/litro, ma con limiti strutturali

In un contesto di prezzi cosi elevati, vale la pena guardare alle alternative. Il GPL si conferma il carburante piu economico in termini assoluti, con una media nazionale di 0,7531 €/litro in self-service. Rispetto alla benzina, il risparmio e di 1,35 € per litro — ma va ricordato che il GPL ha un potere calorifico inferiore, quindi il consumo al chilometro e superiore di circa il 20-25%. Il metano, a 1,749 €/kg in self-service, resta competitivo ma la rete distributiva — appena 100 stazioni nel campione per il self — ne limita fortemente l'attrattiva per l'uso quotidiano.

E una questione che va oltre il calcolo del singolo pieno. Il parco auto italiano e tra i piu vecchi d'Europa, con un'eta media superiore ai 12 anni. La transizione verso veicoli piu efficienti o elettrici procede a rilento, e nel frattempo milioni di automobilisti restano esposti alla volatilita di un mercato petrolifero che non e mai stato cosi instabile dalla crisi del 1973.

Le prospettive: cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Lo scenario a breve termine dipende interamente da tre variabili geopolitiche. La prima e la velocita con cui l'Arabia Saudita riuscira a ripristinare la East-West Pipeline. Dopo un attacco precedente, in aprile, Riyadh aveva riportato l'oleodotto alla piena capacita operativa di circa 7 milioni di barili al giorno, ma il danno attuale appare piu esteso. La seconda variabile e l'evoluzione del controllo Houthi su Bab el-Mandeb: se i ribelli dovessero consolidare la presa sullo stretto, anche il traffico marittimo nel Mar Rosso subirebbe interruzioni prolungate. La terza e l'esito dei negoziati diplomatici: l'incontro tra Iran e Stati del Golfo previsto in Oman per discutere la situazione nello stretto di Hormuz e stato bruscamente rinviato dopo l'attacco alla pipeline.I futures sul Brent sono saliti del 2,9% nella sola giornata di oggi, spinti dall'effetto congiunto dello shock di offerta in Medio Oriente: l'Iran continua a condizionare la riapertura di Hormuz a concessioni americane, mentre gli Houthi stringono la presa su Bab el-Mandeb.Il massimo intraday a 52 settimane del Brent resta quello toccato il 30 aprile 2026 a 120,88 dollari — un livello che, nelle condizioni attuali, potrebbe essere avvicinato se la pipeline restasse offline per settimane.

Per gli automobilisti italiani, la traduzione pratica e amara: con il Brent stabilmente sopra 105 dollari, la benzina self-service difficilmente scendera sotto la soglia dei 2,10 €/litro nel breve periodo. Il gasolio, ancor piu critico per il tessuto produttivo del Paese, potrebbe avvicinarsi ai 2,25 €/litro se le tensioni geopolitiche non si allenteranno. L'unica variabile che potrebbe giocare a favore del consumatore europeo e un ulteriore rafforzamento dell'euro sul dollaro, ma la volatilita del cambio negli ultimi 30 giorni e rimasta contenuta allo 0,22%, con un range tra 1,1567 e 1,1688, troppo stretto per generare un sollievo apprezzabile.

In definitiva, l'Italia si trova oggi davanti a una crisi energetica che non e piu solo una questione di prezzi, ma di sicurezza degli approvvigionamenti. La simultanea minaccia a Hormuz, al Mar Rosso e alla pipeline saudita configura uno scenario che le agenzie internazionali non avevano previsto nella loro modellistica. La risposta non puo venire solo dal mercato: serve una strategia nazionale sulla diversificazione energetica, sullo stoccaggio strategico e sulla riduzione della dipendenza dal petrolio mediorientale. Nel frattempo, ogni giorno che passa con il Brent sopra 100 dollari e un giorno in piu di pressione sulle famiglie e sulle imprese italiane. Per restare aggiornati sull'evoluzione dei prezzi, l'Osservatorio prezzi propone quotidianamente tutte le analisi e gli approfondimenti dedicati al mercato dei carburanti.

Il grafico a torta sopra riportato dice piu di mille parole: accise e IVA insieme assorbono oltre il 52% del prezzo alla pompa. La materia prima — il petrolio che scatena le crisi geopolitiche e muove i mercati — incide per meno del 28%. E il paradosso italiano: paghiamo molto piu in tasse che in petrolio, ma il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente sul barile. Finche la struttura fiscale restera invariata, il margine di manovra per proteggere i consumatori da shock come quello attuale rimarra esiguo. E il Brent, intanto, non sembra avere intenzione di scendere.

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