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Brent a 88 $, gasolio sopra 2,05 '/l: la crisi di Hormuz riporta l'Italia nella morsa del petrolio

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· 16 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

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In appena dieci giorni il Brent ha compiuto un balzo che non si vedeva dalla primavera scorsa: dai 75,22 dollari al barile del 12 luglio ai 88,26 dollari registrati oggi, 18 luglio 2026. Un rialzo di oltre il 17% in poco piu di una settimana, alimentato dal collasso del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e dalla nuova paralisi dello Stretto di Hormuz. Per un Paese come l'Italia — importatore netto di greggio, con accise tra le piu alte d'Europa e un'economia logistica fondata sul trasporto su gomma — questa fiammata del barile si traduce in un segnale d'allarme strutturale, non contingente.

Chi oggi si ferma a un distributore self-service trova la benzina a 1,92 €/l e il gasolio a 2,0578 €/l: cifre che, per il momento, non incorporano ancora pienamente il rialzo dell'ultima settimana del greggio. La domanda chiave e: quanto durera questa pressione rialzista? E soprattutto, quanto velocemente si scarichera alla pompa?

La settimana che ha cambiato tutto: dal cessate il fuoco alla ripresa delle ostilita

Per comprendere la situazione odierna occorre riavvolgere il nastro di poche settimane. A meta giugno 2026, i negoziatori statunitensi e iraniani avevano raggiunto un accordo di cessate il fuoco della durata di sessanta giorni, finalizzato alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla cessazione delle ostilita.L'EIA (Energy Information Administration) statunitense, nel suo outlook di luglio, aveva rivisto al rialzo le previsioni sulla produzione globale di petrolio, stimando un ritorno dei flussi commerciali ai livelli pre-conflitto entro la fine dell'anno. Il Brent era sceso rapidamente: dai picchi primaverili superiori ai 120 dollari, era planato fino a circa 72-76 dollari nel periodo tra fine giugno e i primi di luglio.

Poi, il 10-11 luglio, tutto e precipitato. Il traffico navale nello Stretto di Hormuz e crollato a seguito della ripresa dei combattimenti tra Stati Uniti e Iran, infliggendo un nuovo colpo ai mercati energetici gia provati dalla piu grave interruzione di forniture della storia.Gli Stati Uniti hanno intensificato gli attacchi sull'Iran, colpendo per la prima volta una petroliera vicino al principale terminal di esportazione del Paese. In risposta, l'Iran ha lanciato attacchi su basi americane in Kuwait e Giordania, definendo il conflitto una "guerra esistenziale".Tra venerdi e domenica della scorsa settimana sono stati registrati solo 57 transiti nello Stretto, un calo superiore al 50% rispetto alla settimana precedente, stando alla piattaforma di tracciamento MarineTraffic. Prima dell'inizio del conflitto, circa 130 navi attraversavano lo stretto ogni giorno.Teheran avrebbe inoltre ordinato ai ribelli Houthi dello Yemen di chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb, rotta critica per le esportazioni saudite attraverso il Mar Rosso, nel caso in cui le infrastrutture energetiche iraniane venissero colpite.

Il risultato e stato un'impennata verticale delle quotazioni del greggio. I futures sul Brent sono balzati del 4,5% in un solo giorno venerdi 17 luglio, passando dalla chiusura precedente di 84,23 dollari a un massimo intraday di 88,02 dollari. I dati del nostro briefing confermano la chiusura a 88,26 $/barile per il 18 luglio.

Dal barile alla pompa: perche il gasolio ha superato i 2 €/l

Il meccanismo di trasmissione del prezzo del petrolio al distributore italiano e una catena lunga e complessa, in cui ogni anello aggiunge costi. Partiamo dai numeri di oggi. Un barile di Brent a 88,26 dollari, convertito al cambio EUR/USD corrente di circa 1,1429, corrisponde a circa 77,2 euro al barile, ovvero circa 0,486 €/litro di greggio (un barile equivale a 158,98 litri). A questa materia prima si aggiungono i costi di raffinazione (il cosiddetto crack spread), che in un mercato sotto stress logistico come quello attuale tendono ad allargarsi: i margini di raffinazione europei sono saliti nelle ultime settimane, perche la riorganizzazione delle rotte di approvvigionamento — con le navi costrette a circumnavigare l'Africa — ha ridotto la flessibilita della filiera.

Poi si aggiunge il trasporto, poi il margine del distributore (mediamente tra 2 e 5 centesimi al litro), e infine il macigno fiscale: 0,7284 €/l di accisa sulla benzina e 0,6174 €/l sul gasolio, piu l'IVA al 22% calcolata sull'intero importo (prezzo industriale + accisa). Le accise pesano circa il 55-60% del prezzo finale. E qui sta il paradosso italiano: anche quando il greggio scende, il prezzo alla pompa resta elevato perche la componente fiscale e fissa e compressa.

Componente Benzina (€/l) Gasolio (€/l)
Materia prima (greggio + raffinazione) ~0,56 ~0,62
Trasporto e margine distributore ~0,04 ~0,04
Accisa (fissa) 0,7284 0,6174
IVA 22% (su tutto) ~0,35 ~0,37
Prezzo finale self-service 1,92 2,0578

Cio che colpisce e il sorpasso del gasolio sulla benzina: con una media self di 2,0578 €/l contro 1,92 €/l della benzina, il diesel costa oggi quasi 14 centesimi in piu. Non e un'anomalia stagionale: il gasolio europeo e strutturalmente piu caro della benzina da quando la crisi di Hormuz ha interrotto i flussi di greggio medio-pesante dal Golfo, particolarmente adatto alla produzione di distillati. Le raffinerie europee, costrette a lavorare con blend alternativi, producono gasolio a costi maggiori.

L'effetto asimmetrico: il razzo e la piuma

C'e un fenomeno che ogni automobilista conosce per esperienza diretta, anche senza conoscerne il nome tecnico. In letteratura economica si chiama rocket and feather (razzo e piuma): quando il greggio sale, i prezzi alla pompa si adeguano rapidamente; quando il greggio scende, la discesa e lenta e graduale. Il Brent e crollato dai massimi primaverili di oltre 120 dollari fino a 72-75 dollari tra fine giugno e inizio luglio, ma la benzina self non e mai scesa sotto 1,85 €/l. Ora che il barile risale verso i 90 dollari, possiamo prevedere che l'adeguamento al rialzo sara molto piu rapido.

Questo meccanismo non e frutto di complotti: dipende dalla struttura del mercato, dai tempi dei contratti di approvvigionamento delle raffinerie e dai margini dei distributori, che tendono a ricostruire i propri profitti nelle fasi di discesa. Ma il risultato per il consumatore e sempre lo stesso: si paga velocemente il conto dei rialzi, si attende a lungo per i benefici dei ribassi.

La mappa dei prezzi: chi paga di piu e chi risparmia

La geografia dei prezzi italiani racconta una storia di divari regionali persistenti ma contenuti. Oggi la regione piu economica per la benzina self e le Marche, con una media di 1,9051 €/l, seguita dal Lazio (1,9099 €/l) e dal Veneto (1,9124 €/l). In coda alla classifica, il Trentino-Alto Adige (1,9489 €/l) e il Friuli-Venezia Giulia (1,9479 €/l).

La forbice tra la regione piu cara e quella piu economica e di circa 4,4 centesimi al litro sulla benzina. Sembra poco, ma su un pieno da 50 litri fa la differenza di 2,20 €, e su base annua, per un pendolare che percorre 20.000 km, puo significare un delta di 60-80 €. Sul gasolio la forbice e piu ampia: si va dai 2,0382 €/l delle Marche ai 2,0901 €/l della Sicilia, con un divario di oltre 5 centesimi.

Un dato strutturale che merita attenzione: le regioni del Nord-Est, tradizionalmente tra le piu economiche grazie alla concorrenza tra distributori e alla vicinanza ai depositi, oggi pagano di piu della media per effetto della competizione ridotta nelle aree alpine e di confine. Il Friuli-Venezia Giulia, penalizzato dalla rete distributiva meno densa (solo 467 distributori monitorati rispetto ai 2.867 della Lombardia), si posiziona come la terz'ultima regione per convenienza.

Autostrada contro strada: la tassa invisibile del viaggio

Per chi si mette in viaggio in questo fine settimana di meta luglio, c'e un altro divario da considerare: quello tra distributori autostradali e stradali. Secondo i dati MIMIT odierni, la benzina self in autostrada costa in media 2,001 €/l contro 1,8577 €/l sulla rete stradale: un differenziale di oltre 14 centesimi al litro. Sul gasolio il gap e analogo: 2,1269 €/l in autostrada contro 1,9988 €/l in strada.

Su un pieno da 50 litri, fermarsi in autostrada costa 7,17 € in piu per la benzina e 6,41 € in piu per il gasolio rispetto a un distributore stradale. Per una famiglia che parte per le vacanze estive con un'auto diesel e un serbatoio da 60 litri, il solo rifornimento autostradale costa circa 127,61 €. Uscire dall'autostrada per fare il pieno, quando possibile, resta il consiglio piu concreto per risparmiare.

Le pompe bianche e i distributori no-logo rappresentano un ulteriore margine di risparmio. Le insegne piu economiche rilevate oggi — come Oroil (1,849 €/l), Auchan (1,8557 €/l) e i distributori discount (1,856 €/l) — praticano prezzi inferiori di 6-7 centesimi rispetto alla media nazionale self. La differenza con il servito dei grandi marchi (2,0479 €/l sulla benzina) supera i 19 centesimi: quasi 10 € su un pieno da 50 litri.

Il quadro geopolitico: perche Hormuz riguarda direttamente l'Italia

Prima dell'inizio del conflitto, circa il 25% del commercio petrolifero marittimo mondiale e il 20% del gas naturale liquefatto globale transitavano attraverso lo Stretto di Hormuz.La chiusura dello stretto ha causato quella che viene descritta come la piu grave interruzione petrolifera globale della storia, tre volte piu grande dell'embargo arabo del 1973, secondo il Rapidan Energy Group.

L'Italia e particolarmente esposta. L'Europa riceve il 12-14% del proprio GNL dal Qatar, attraverso lo Stretto. L'approvvigionamento italiano di greggio dipende in misura significativa dai produttori del Golfo e dal Nord Africa; la diversificazione verso fornitori alternativi (Azerbaijan, Libia, Norvegia) ha attenuato ma non eliminato la vulnerabilita. Inoltre, fino al 30% dei fertilizzanti commerciati a livello internazionale transita normalmente per Hormuz, il che si traduce in pressioni sui costi agricoli che a loro volta alimentano l'inflazione alimentare.

Il prezzo spot del Brent aveva raggiunto una media di 85 dollari al barile a giugno, in calo di 22 dollari rispetto a maggio e 32 dollari rispetto al picco di aprile 2026, secondo l'EIA.L'agenzia statunitense prevedeva un Brent medio di 74 dollari al barile nel terzo trimestre 2026. Quella previsione, formulata il 7 luglio, appare oggi gia superata dagli eventi: con il barile tornato sopra gli 88 dollari, il terzo trimestre potrebbe chiudersi su livelli molto piu alti.

L'OPEC+ si muove con cautela. Sette grandi produttori OPEC+ — Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakhstan, Algeria e Oman — hanno concordato il 5 luglio 2026 di ridurre la produzione collettiva di 188.000 barili al giorno a partire da agosto.Il gruppo ha esplicitamente riaffermato il diritto di aumentare, sospendere o invertire la riduzione, presentandola come una mossa mirata e reversibile piuttosto che un cambiamento strutturale di politica.Il prossimo incontro e fissato per il 2 agosto 2026.

Gasolio sopra i 2 €/l: le ricadute sull'economia reale

Il dato che dovrebbe preoccupare piu di tutti non e il prezzo della benzina, che interessa direttamente gli automobilisti, ma quello del gasolio. In Italia, circa l'80% delle merci viaggia su gomma. Ogni centesimo di aumento sul gasolio si scarica a cascata sull'intera catena logistica: dal costo del trasporto al prezzo dello scaffale del supermercato. Con il gasolio self a 2,0578 €/l — e il servito a 2,1623 €/l — il settore dell'autotrasporto opera a margini compressi, e i rincari vengono inevitabilmente trasferiti ai consumatori finali.

Un autotrasportatore che percorre 100.000 km/anno con un consumo medio di 30 litri ogni 100 km spende oggi circa 61.734 € di solo gasolio (al prezzo self). Se il prezzo del diesel dovesse salire di altri 10 centesimi — scenario plausibile se il Brent si stabilizzera sopra i 90 dollari — il costo annuo salirebbe di circa 3.000 €. Per un'azienda con una flotta di 20 mezzi, si tratterebbe di 60.000 € di costi aggiuntivi, destinati a trasferirsi sui prezzi di trasporto e, a catena, su quelli al dettaglio.

L'effetto macro non e trascurabile. Le ultime stime di OPEC parlano di una domanda globale di petrolio prevista in crescita di 970.000 barili al giorno nel 2026, dato rivisto al ribasso rispetto alla precedente stima di 1,17 milioni di barili al giorno. Il rallentamento della domanda riflette in parte la distruzione di domanda indotta dai prezzi elevati: quando il carburante costa troppo, famiglie e imprese riducono i consumi. Ma in un Paese con un parco auto ancora largamente dipendente dai combustibili fossili e con infrastrutture di ricarica elettrica insufficienti, la capacita di adattamento e limitata.

La vulnerabilita strutturale italiana: accise, IVA sulla tassa, e parco auto vecchio

C'e un elemento che rende l'Italia un caso quasi unico in Europa: l'IVA sull'accisa. L'automobilista italiano non paga solo l'accisa (una tassa fissa per litro), ma anche l'IVA calcolata sull'importo che include l'accisa stessa. E, di fatto, una tassa sulla tassa: un meccanismo che amplifica l'impatto fiscale su ogni litro. Con un'accisa sulla benzina di 0,7284 €/l, l'IVA al 22% aggiunge ulteriori 0,16 €/l di imposta calcolata sull'accisa. Sul gasolio, l'accisa di 0,6174 €/l genera circa 0,136 €/l di IVA aggiuntiva sull'accisa.

Il risultato e che su ogni litro di benzina a 1,92 €, lo Stato incassa complessivamente circa 1,07 € tra accisa e IVA: piu del 55% del prezzo alla pompa. E questo indipendentemente da quanto costa il greggio. Quando il Brent era a 30 dollari nel 2020, la componente fiscale pesava oltre il 70% del prezzo finale. Oggi, con il barile a 88 dollari, la quota fiscale si e compressa al 55-57%, ma resta la piu alta tra i grandi Paesi europei dopo Paesi Bassi e Finlandia.

Accanto alla questione fiscale c'e quella del parco auto italiano, tra i piu vecchi d'Europa: l'eta media dei veicoli circolanti supera i 12 anni, con milioni di vetture Euro 3 e Euro 4 che consumano significativamente piu delle omologhe moderne. Un'auto con 15 anni di vita che percorre 15.000 km/anno con un consumo medio di 7,5 l/100 km spende oggi circa 2.160 €/anno di sola benzina self. Lo stesso percorso con un'auto Euro 6d di ultima generazione, che consuma 5,5 l/100 km, costerebbe circa 1.584 €: un risparmio di 576 €/anno. Ma il rinnovo del parco auto richiede investimenti che molte famiglie italiane non possono permettersi, creando un circolo vizioso in cui chi ha meno paga di piu.

Lo scenario delle prossime settimane: cosa aspettarsi alla pompa

La dinamica dei prezzi alla pompa nei prossimi giorni dipendera da tre variabili interconnesse. La prima e l'evoluzione del conflitto nello Stretto di Hormuz. Anche dopo una riapertura sostenuta dello Stretto, gli esperti stimano che saranno necessari mesi, se non anni, prima di un ritorno alla normalita per la maggior parte dei Paesi della regione. Dalla firma del cessate il fuoco di giugno, pochissime navi sono riuscite ad attraversare lo Stretto, e la ripresa delle ostilita ha vanificato ogni speranza di normalizzazione a breve.

La seconda variabile e il cambio EUR/USD. L'euro si e portato sopra 1,145 dollari, ai livelli piu forti da meta giugno, sostenuto da dati sull'inflazione USA piu deboli del previsto.Le aspettative di ulteriore stretta monetaria da parte della BCE continuano a sostenere la valuta europea, con i mercati che prezzano pienamente un rialzo dei tassi a settembre. Un euro forte attenua l'impatto dei rincari del greggio per l'eurozona: ogni centesimo di apprezzamento dell'euro riduce di circa 0,3-0,4 centesimi al litro il costo del carburante importato.

La terza variabile e la stagionalita. Siamo nel pieno dell'esodo estivo: il fine settimana del 18-19 luglio apre la stagione dei grandi spostamenti verso le localita di vacanza. La domanda di carburante sale fisiologicamente, riducendo lo spazio per sconti e promozioni alla pompa. I distributori autostradali lavorano a pieno regime, e il differenziale con la rete stradale tende ad ampliarsi.

La nostra analisi indica che, se il Brent dovesse stabilizzarsi nell'area 85-90 dollari per le prossime due settimane, la benzina self potrebbe raggiungere 1,95-1,97 €/l entro fine luglio, con il gasolio che rischierebbe di avvicinare la soglia psicologica di 2,10 €/l in modalita self. Viceversa, un rapido accordo diplomatico tra Washington e Teheran — scenario al momento poco probabile — potrebbe riportare il Brent sotto i 75 dollari e aprire la strada a ribassi alla pompa, ancorche lenti per il noto effetto piuma.

Cosa puo fare l'automobilista: strategie pratiche

In un contesto di prezzi elevati e incertezza geopolitica, le leve a disposizione dell'automobilista sono limitate ma non inesistenti. La prima e la scelta del distributore: come mostrano i dati, la differenza tra un distributore stradale economico e un impianto autostradale puo superare i 15 centesimi al litro. Su 20.000 km/anno con un consumo di 6,5 l/100 km, scegliere sistematicamente il distributore piu conveniente puo far risparmiare fino a 195 €/anno.

La seconda strategia e il monitoraggio geografico. Le differenze tra regioni possono sembrare minime, ma per chi vive in zone di confine regionale — pensiamo all'area tra Emilia-Romagna, Marche e Toscana — spostarsi di pochi chilometri puo valere 3-4 centesimi al litro. I dati MIMIT, aggiornati quotidianamente su oltre 21.700 distributori in 5.245 comuni, rappresentano la base informativa piu completa per orientarsi. (Consultabili nelle nostre pagine di analisi.)

Infine, la guida efficiente resta la strategia piu sottovalutata: mantenere velocita costanti, evitare accelerazioni brusche, verificare la pressione degli pneumatici e ridurre il peso a bordo puo ridurre i consumi del 10-15%. Su un costo annuo di carburante di 2.000 €, significa 200-300 € di risparmio senza alcun investimento.

Un mercato sospeso tra guerra e diplomazia

Il dato di fondo di questa giornata e chiaro: il mercato petrolifero globale e di nuovo ostaggio della geopolitica, e l'Italia, per la sua struttura energetica e fiscale, ne subisce le conseguenze in modo amplificato. La benzina a 1,92 €/l e il gasolio sopra i 2,05 €/l non sono numeri estremi in assoluto — nella primavera 2026 abbiamo visto anche di peggio — ma arrivano in un momento in cui famiglie e imprese speravano in una normalizzazione.

Gli esperti di energia hanno ripetutamente avvertito che i prezzi dei carburanti e il costo dei beni di consumo rimarranno probabilmente elevati ben oltre la fine del conflitto.S&P Global Energy stima che la produzione petrolifera del Golfo non tornera pienamente ai livelli pre-crisi prima del primo trimestre 2027.

Il prossimo appuntamento da monitorare e il 2 agosto, quando i sette Paesi OPEC+ si riuniranno per valutare se la riduzione di 188.000 barili al giorno decisa il 5 luglio sia sufficiente o debba essere ampliata. Nel frattempo, il mercato restera appeso alle notizie dallo Stretto di Hormuz: ogni petroliera che passa — o non passa — influenza direttamente il prezzo che paghiamo alla pompa. E questa, purtroppo, e la realta energetica dell'Italia nel 2026: un Paese che importa quasi tutto il petrolio che consuma, lo tassa piu di quasi tutti in Europa, e lo brucia in un parco auto tra i piu vecchi del continente. Tre fragilita che, quando il mondo si complica, presentano il conto.

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