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Gasolio oltre la soglia dei 2 '/l: il peso delle tensioni a Hormuz e la mappa dei prezzi in Italia il 16 luglio 2026

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· 14 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

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Il gasolio self-service ha sfondato il muro psicologico dei 2 €/l in tutte le venti regioni italiane. Non accadeva con questa uniformita da mesi. Il dato medio nazionale — 2,0161 €/l — non e un picco improvviso, ma il frutto di una risalita progressiva alimentata da una settimana di Brent in fibrillazione, con il barile passato dai 75,22 dollari di sabato 11 luglio agli 84,72 dollari registrati oggi, 16 luglio. Un balzo di quasi il 12,6% in cinque sedute, tra i piu rapidi dell'anno.

Il dato sulla benzina self-service — 1,8969 €/l — resta sotto la soglia dei 1,90 €/l, ma la distanza si misura ormai in frazioni di centesimo: bastano due giorni di Brent sopra gli 85 dollari perché il prezzo industriale la superi. E il motore di questa fiammata e chiaro: il Brent ha superato gli 85 dollari al barile dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro l'Iran e reimposto il blocco navale dei porti iraniani vicino allo Stretto di Hormuz. La crisi nel Golfo Persico, che sembrava avviarsi a soluzione con il memorandum d'intesa di giugno, e ripiombata nell'incertezza.

Il contesto geopolitico: Hormuz torna epicentro della crisi

Per comprendere i numeri alla pompa di oggi bisogna partire dallo Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia attraverso cui — prima del conflitto — transitava circa il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio e il 20% del gas naturale liquefatto globale. La settimana appena trascorsa ha segnato un nuovo deterioramento della situazione: le societa di tracciamento navale hanno registrato un forte calo del traffico nello Stretto dopo gli attacchi iraniani alle navi commerciali, con soli 14 transiti domenica, di cui quattro petroliere, un crollo di circa il 60% rispetto ai 37 passaggi della domenica precedente.

Eppure Washington continua a garantire i flussi con la forza militare: un portavoce del Dipartimento dell'Energia statunitense ha dichiarato che "i militari USA assicureranno la continuita dei flussi petroliferi, con o senza gli iraniani", precisando che i flussi complessivi dalla regione del Golfo si attestano su una media di 15 milioni di barili al giorno. Ma il mercato prezza il rischio, non la rassicurazione. E il rischio, oggi, e che una nuova escalation chiuda di nuovo completamente lo Stretto come accadde tra marzo e maggio, quando il traffico di petroliere si azzero quasi completamente.

Sul piano delle decisioni OPEC+, il quadro aggiunge complessita: l'alleanza ha annunciato il 5 luglio che sette Paesi avrebbero aumentato la produzione complessiva di 188.000 barili al giorno da agosto, nella quinta decisione consecutiva di rialzo della produzione. In teoria, un segnale di offerta abbondante. In pratica, un atto quasi simbolico: la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz ha reso i piani di quota largamente simbolici, perché Arabia Saudita, Iraq e Kuwait dipendono dallo Stretto come principale corridoio di esportazione del greggio, e aumentare gli obiettivi di produzione con lo Stretto chiuso non rappresenta un incremento reale dell'offerta.

Dal barile alla pompa: la catena dei costi il 16 luglio

Come si arriva da un barile a 84,72 dollari al prezzo di 1,8969 €/l per la benzina self-service? La catena e lunga e ogni anello aggiunge costo. Partiamo dal cambio: il tasso EUR/USD mid-market si attesta a 1,1463 dollari per euro, il che significa che un barile di Brent costa circa 73,91 euro. Convertito in litri (un barile equivale a 158,987 litri), il greggio incide per circa 0,4648 €/l. Ma al distributore questo e solo il punto di partenza.

A quel costo si sommano: il crack spread (il margine di raffinazione, che secondo gli analisti di Sparta Commodities e particolarmente elevato per il diesel a causa della perdita di capacita raffinatoria mediorientale e degli attacchi alle raffinerie russe), il trasporto e la logistica, il margine del distributore (tipicamente tra 2 e 5 centesimi al litro), e soprattutto la componente fiscale. In Italia, l'accisa sulla benzina e fissata a 0,7284 €/l, quella sul gasolio a 0,6174 €/l. Su tutto — prezzo industriale più accisa — si applica l'IVA al 22%. Il risultato e che la componente fiscale pesa tra il 55% e il 60% del prezzo finale. Un automobilista che paga 1,8969 €/l versa circa 1,08 €/l tra accise e IVA: lo Stato incassa più del produttore e del raffinatore messi insieme.

Per il gasolio, la dinamica e ancora più marcata. Nonostante l'accisa unitaria sia inferiore a quella della benzina (0,6174 vs 0,7284 €/l), il prezzo industriale del diesel e oggi significativamente più alto, spinto proprio dalle tensioni sulle catene di raffinazione. il diesel affronta una doppia pressione: la perdita di offerta dalle raffinerie mediorientali e gli attacchi dei droni ucraini alle raffinerie russe, che stanno facendo schizzare i prezzi del gasolio oltre i normali livelli stagionali rispetto al greggio. Questo spiega perché la media nazionale del gasolio self (2,0161 €/l) superi quella della benzina self (1,8969 €/l) di ben 11,92 centesimi, una forbice che un anno fa era molto più contenuta.

La mappa regionale: 4,32 centesimi separano le Marche dal Trentino-Alto Adige

L'Italia dei prezzi alla pompa non e mai stata uniforme, e il divario tra le regioni più economiche e quelle più care racconta molto della struttura distributiva del Paese. Oggi, la regione dove fare benzina costa meno e le Marche, con una media self di 1,8804 €/l. All'estremo opposto, il Trentino-Alto Adige segna 1,9236 €/l. La differenza e di 4,32 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri, sono 2,16 €. Su base annua, per un pendolare che percorre 20.000 km (circa 1.300 litri di benzina), il divario geografico vale circa 56 €.

Sul gasolio, la forbice regionale e ancora più ampia. Le Marche confermano il primato della convenienza (1,9954 €/l), mentre il Friuli-Venezia Giulia risulta la regione più cara con 2,0438 €/l: 4,84 centesimi di divario. La Sicilia si colloca al penultimo posto con 2,04 €/l, pesante quanto il Friuli per gli automobilisti isolani che peraltro scontano anche i sovraccosti logistici del trasporto marittimo.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) N. distributori
Marche1,88041,9954730
Lazio1,8872,00862.117
Veneto1,88962,01451.839
Lombardia1,89262,0172.861
Campania1,89982,01381.858
Sicilia1,91882,041.772
Friuli-Venezia Giulia1,91952,0438466
Trentino-Alto Adige1,92362,0375370

Un pattern che si ripete anno dopo anno: le regioni del Nord-Est montano e alpino, con reti distributive meno dense e costi logistici più alti, tendono a essere più care. Le regioni del Centro con alta densita di impianti (Lazio 2.117, Lombardia 2.861) beneficiano di una concorrenza più serrata tra i distributori. Le Marche, pur con soli 730 distributori, si confermano regolarmente tra le più convenienti, probabilmente per la forte presenza di operatori indipendenti e una posizione logistica favorevole rispetto ai depositi costieri.

Brent: da 75 a 85 dollari in una settimana, l'effetto asimmetrico sui prezzi alla pompa

Il grafico del Brent nell'ultima settimana racconta una storia drammatica. Lunedì 7 luglio il barile quotava 75,88 dollari, in un contesto di relativa calma dopo il memorandum d'intesa USA-Iran di giugno. Poi, l'8 luglio, il presidente Trump ha dichiarato concluso il cessate il fuoco, innescando una nuova spirale di violenza nello Stretto. In cinque sedute il Brent ha guadagnato quasi 10 dollari, arrivando a toccare gli 85,64 dollari il 14-15 luglio prima di ripiegare leggermente a 84,72 oggi.

Qui si innesta un fenomeno ben noto agli economisti dell'energia, il cosiddetto effetto rocket-and-feather (razzo e piuma): quando il greggio sale, i prezzi alla pompa reagiscono rapidamente; quando scende, il calo si trasmette molto più lentamente. Il motivo e strutturale: le compagnie petrolifere acquistano il prodotto raffinato con contratti che incorporano le quotazioni più recenti, ma ritardano l'adeguamento al ribasso per proteggere i margini. Per l'automobilista italiano, questo significa che il balzo del Brent di questa settimana potrebbe tradursi in un aumento alla pompa di 3-5 centesimi nei prossimi 7-10 giorni, anche qualora il barile dovesse scendere sotto gli 80 dollari domani.

Self-service vs servito: 12-13 centesimi di differenza, il valore nascosto dell'autonomia

Un dato che merita attenzione e il differenziale tra self-service e servito. Oggi la benzina servita costa 2,0262 €/l contro 1,8969 €/l del self: una differenza di 12,93 centesimi al litro. Per il gasolio, il servito e a 2,1342 €/l contro 2,0161 €/l del self: 11,81 centesimi di gap. Su un pieno da 50 litri, scegliere il self anziché il servito fa risparmiare tra 5,90 e 6,47 €. Per chi fa il pieno ogni settimana, sono 300-340 € all'anno. Non e un dettaglio: e una voce di bilancio familiare.

Vale la pena di notare che questi 12-13 centesimi non sono interamente margine del gestore. Includono anche il costo del lavoro dell'operatore (contratti di servizio, assicurazioni, formazione), la maggiore complessita operativa (incassi, gestione reclami, orari presidiati) e, non ultimo, l'IVA che si calcola sul prezzo più alto. Un gestore che applica un ricarico di 10 centesimi netti sul servito genera in realta circa 2,2 centesimi aggiuntivi di gettito IVA per lo Stato: e la tassa sulla tassa, il meccanismo dell'IVA sull'accisa che rende la fiscalita italiana sui carburanti tra le più onerose d'Europa.

Autostrada vs strada: 14 centesimi di pedaggio invisibile

La differenza più clamorosa riguarda pero il confronto tra distributori autostradali e stradali. I dati MIMIT parlano chiaro: la benzina self in autostrada costa mediamente 1,9735 €/l, contro 1,8317 €/l sulle strade ordinarie. La differenza e di 14,18 centesimi al litro, che sul gasolio sale addirittura: 2,0765 €/l in autostrada contro 1,9578 €/l in strada, con un gap di 11,87 centesimi.

Perché un litro di benzina in autostrada costa il 7,7% in più? Le ragioni sono note ma meritano di essere riepilogate: i canoni di concessione che i gestori autostradali pagano alle societa concessionarie (e che vengono scaricati sui prezzi), la minor concorrenza (in autostrada il distributore successivo puo essere a 30 km di distanza, contro pochi metri in citta), e la domanda tendenzialmente più rigida (chi viaggia in autostrada ha meno alternative). Per chi parte per le vacanze estive in auto — e siamo nel pieno della stagione — pianificare le soste di rifornimento fuori dall'autostrada puo tradursi in un risparmio significativo, soprattutto su tratte lunghe. Un viaggio Milano-Bari (circa 900 km, consumo medio di 6 l/100 km) richiede circa 54 litri: farli tutti in autostrada costa 7,66 € in più rispetto a fermarsi in strada.

Pompe bianche e marchi low-cost: dove si risparmia davvero

L'analisi delle insegne più economiche conferma un trend consolidato: le cosiddette pompe bianche e i distributori legati alla grande distribuzione organizzata offrono prezzi sensibilmente più bassi rispetto alle medie nazionali. Oroil guida la classifica con 1,8248 €/l di benzina self, seguito da Auchan (1,8282 €/l), Interpetrol (1,8301 €/l), PM (1,8365 €/l) e CONAD (1,8391 €/l). La media di questi cinque marchi si attesta a circa 1,8317 €/l, ben 6,52 centesimi sotto la media nazionale di 1,8969 €/l.

In termini pratici, rifornirsi da un distributore Oroil o Auchan anziché alla media nazionale significa risparmiare circa 3,50 € per pieno (50 litri). Ma c'e un ma: la rete di questi operatori e estremamente ridotta. Oroil conta appena 5 stazioni nel campione monitorato, Interpetrol 9, PM 16. Anche Auchan, con 20 stazioni, offre una copertura capillare limitata. Solo CONAD, con 52 impianti, inizia ad avere una presenza distribuita sul territorio. Di fatto, per la grande maggioranza degli automobilisti italiani, la pompa bianca resta una possibilita legata alla fortuna geografica più che a una scelta strutturale.

Sul gasolio, la classifica si riorganizza parzialmente: Auchan risulta il marchio più economico con 1,9467 €/l (sotto la soglia dei 1,95 €/l, quando la media nazionale e a 2,0161 €/l), seguita da Interpetrol (1,95 €/l) e Oroil (1,9528 €/l). Il risparmio potenziale rispetto alla media nazionale supera i 6 centesimi al litro, un differenziale che per i veicoli commerciali leggeri — che consumano gasolio e percorrono decine di migliaia di km all'anno — puo valere centinaia di euro.

Gasolio oltre i 2 euro: l'impatto sull'inflazione e sul trasporto merci

Se la benzina e il carburante che fa piu titoli, e il gasolio a determinare l'inflazione reale del Paese. In Italia, circa l'80% delle merci viaggia su gomma: ogni centesimo in piu sul prezzo del diesel si scarica a catena sui costi di trasporto, sui prezzi della logistica, e in ultima analisi sugli scaffali dei supermercati. Con il gasolio self a 2,0161 €/l — e quello servito a 2,1342 €/l — le aziende di autotrasporto operano in una fascia di costo che erode pesantemente i margini. Un autoarticolato che percorre 120.000 km all'anno con un consumo medio di 30 l/100 km brucia circa 36.000 litri di gasolio: al prezzo odierno, sono circa 72.580 € di sola spesa carburante. Un anno fa, con il gasolio a livelli inferiori, la stessa spesa era più contenuta di migliaia di euro.

E il gasolio non impatta solo il trasporto. L'agricoltura italiana, che utilizza gasolio agricolo agevolato ma risente comunque delle dinamiche del prezzo base, e sotto pressione. Le imprese di costruzione, i mezzi di cantiere, i generatori: tutto funziona a gasolio. Quando il barile di Brent rimbalza del 12% in una settimana, l'onda lunga arriva a toccare settori apparentemente lontani dal mondo dell'energia. esperti del settore energetico hanno ripetutamente avvertito che i prezzi dei carburanti e dei beni di consumo sarebbero probabilmente rimasti elevati ben oltre la fine del conflitto.

Il cambio euro/dollaro: un cuscinetto parziale

Un fattore che in parte ha contenuto l'impatto del rialzo del Brent sui prezzi italiani e il cambio EUR/USD. il tasso mid-market euro/dollaro si attesta a 1,1463, un livello che premia l'euro rispetto ai minimi dell'anno. Poiché il petrolio e quotato in dollari, un euro forte funziona come scudo parziale: con un cambio a 1,14, un barile da 84,72 dollari costa circa 73,9 euro; se il cambio fosse a 1,05 (come e stato per lunghi periodi nel 2022-2023), lo stesso barile costerebbe 80,7 euro, quasi 7 euro in più. Tradotto in centesimi alla pompa, il cambio favorevole vale oggi circa 4-5 centesimi al litro di benzina rispetto a uno scenario di parita dollaro-euro.

Ma attenzione: negli ultimi 30 giorni, il cambio USD/EUR si e mosso tra 0,8613 e 0,8807 (ovvero EUR/USD tra 1,1354 e 1,1610), con una volatilita dello 0,26%. Se l'euro dovesse indebolirsi verso quota 1,10, il prezzo del greggio in euro salirebbe automaticamente, vanificando l'eventuale ribasso del Brent in dollari. Per l'Italia, Paese importatore netto di energia, il cambio e una variabile tanto importante quanto il prezzo del barile stesso.

GPL e metano: le alternative che resistono

Chi ha scelto il GPL continua a beneficiare di un vantaggio strutturale impressionante: 0,7618 €/l self contro 1,8969 €/l di benzina, meno della meta. Anche il metano auto, a 1,4966 €/kg self, resta competitivo rispetto ai carburanti tradizionali, soprattutto per chi percorre grandi distanze. Tuttavia, la rete metano conta appena 101 stazioni nel campione monitorato con prezzi self disponibili, un dato che evidenzia la cronica debolezza infrastrutturale di questa filiera in Italia. I veicoli a GPL, più diffusi, possono contare su una rete più ampia ma restano comunque una nicchia rispetto al parco circolante a benzina e gasolio.

Prospettive: cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Le variabili da monitorare sono essenzialmente tre. La prima e lo Stretto di Hormuz: le societa di tracciamento navale hanno osservato un forte calo del traffico attraverso Hormuz dalla ripresa dei combattimenti la settimana scorsa. Se la situazione dovesse peggiorare ulteriormente, il Brent potrebbe superare stabilmente i 90 dollari, con ripercussioni dirette sui listini italiani nel giro di 7-10 giorni. Un analista di TD Securities citato da Al Jazeera ha indicato un possibile scenario di Brent in rialzo di 10-15 dollari durante l'estate, man mano che le scorte di greggio e prodotti raffinati diminuiscono mettendo sotto stress le catene di approvvigionamento.

La seconda variabile e la decisione OPEC+ di agosto: il prossimo incontro del gruppo e fissato per il 2 agosto 2026, pochi giorni dopo l'entrata in vigore dei nuovi obiettivi di produzione. La terza e il negoziato USA-Iran: se il memorandum d'intesa regge e le parti trovano un accordo permanente, lo Stretto si riapre pienamente e il Brent potrebbe rientrare nella fascia 70-75 dollari. Se salta, lo scenario e quello di una nuova crisi energetica con il barile potenzialmente oltre i 100 dollari.

Per gli automobilisti italiani, il consiglio di buon senso resta sempre lo stesso: confrontare i prezzi tra distributori (il nostro Osservatorio Prezzi aggiorna le medie quotidianamente), privilegiare il self-service, evitare l'autostrada per i rifornimenti quando possibile, e considerare le pompe bianche e i distributori della GDO come prima opzione. Con il gasolio ormai stabilmente sopra i 2 €/l e la benzina a un soffio da 1,90 €/l, ogni centesimo risparmiato conta. Non e allarmismo: e aritmetica.

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