Home / Analisi / Benzina a 2 €, gasolio oltre: la mappa dei prezzi alla pompa dell'11 giugno dopo la scadenza degli sconti sulle accise

Benzina a 2 €, gasolio oltre: la mappa dei prezzi alla pompa dell'11 giugno dopo la scadenza degli sconti sulle accise

·

· 15 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

Ascolta il riassunto

Cinque giorni. Sono passati esattamente cinque giorni dalla scadenza, il 6 giugno, dell'ultimo taglio sulle accise carburanti varato dal governo italiano. E gli effetti sono gia nei numeri: la benzina self-service si attesta oggi a 1,9126 €/l di media nazionale, mentre il gasolio self sfonda la soglia psicologica dei 2 euro, fermandosi a 2,0195 €/l. Sono le rilevazioni ufficiali MIMIT dell'11 giugno 2026, basate su un campione di oltre 21.600 distributori in tutta Italia. I numeri raccontano una storia chiara: il gasolio, che dall'inizio dell'anno ha visto un riallineamento delle accise con quelle della benzina, costa ormai stabilmente piu della benzina stessa — un'inversione storica che penalizza in modo diretto chi guida un diesel, cioe la maggioranza del parco veicoli commerciali e una quota ancora rilevantissima delle auto private italiane.

Il quadro internazionale: Brent volatile tra crisi di Hormuz e escalation militare

Per comprendere cosa sta succedendo ai prezzi alla pompa in Italia bisogna partire da lontano, letteralmente: dallo Stretto di Hormuz, attraverso il quale in tempi normali transita circa il 25% del petrolio scambiato via mare nel mondo. Il traffico navale nello Stretto e rimasto in larga parte bloccato dall'Iran fin dal 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un'offensiva aerea contro l'Iran.A inizio giugno il traffico resta severamente depresso: secondo i dati della societa di analisi Kpler, in un singolo giorno sono transitati appena sette natanti, contro una media pre-crisi di circa 100 navi cargo al giorno.

Il Brent, il benchmark di riferimento per il greggio europeo, ha oscillato negli ultimi dieci giorni in una banda compresa tra 91,84 e 97,88 dollari al barile, con una chiusura ieri a 93,15 $/b. Questa mattina il Brent ha puntato verso i 95 dollari, spinto dai nuovi raid statunitensi contro l'Iran per il secondo giorno consecutivo, alimentando i timori di un collasso dei negoziati di pace.Il segretario all'Energia americano Wright ha dichiarato che il traffico navale nel Golfo e le esportazioni attraverso lo Stretto stanno gradualmente riprendendo, nonostante le interruzioni. Ma la distanza tra l'ottimismo politico e la realta commerciale resta enorme: anche se verranno raggiunti accordi diplomatici e le tensioni militari si allenteranno, il trasporto commerciale dipende dalla fiducia — di armatori, assicuratori, equipaggi e operatori cargo — e questa fiducia e ancora in deficit.

Il cambio EUR/USD, l'altro fattore cruciale nella formazione del prezzo alla pompa in Europa, si e stabilizzato attorno a 1,154, vicino ai minimi degli ultimi due mesi, mentre le tensioni mediorientali si sono intensificate e la BCE si prepara alla riunione di oggi, dove e ampiamente atteso un rialzo dei tassi di 25 punti base. Un euro debole sul dollaro significa che importare greggio, quotato in dollari, costa di piu per i Paesi dell'Eurozona: un fattore che contribuisce a mantenere alti i prezzi alla pompa anche quando il Brent non tocca i picchi delle settimane precedenti.

Dopo la fine degli sconti: accise piene e gasolio sopra i 2 euro

L'ultimo decreto del governo, approvato il 22 maggio, prevedeva il taglio delle accise fino al 6 giugno: una riduzione di 10 centesimi al litro per il gasolio e 5 centesimi per la benzina, nell'ambito di una misura avviata il 19 marzo dopo il blocco dello Stretto di Hormuz.Il ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin ha dichiarato che non era previsto un quarto intervento, data la pesantezza dei costi per il bilancio pubblico, e il premier ha chiesto una deroga all'UE sul Patto di Stabilita. La risposta di Bruxelles, attesa nelle scorse settimane, sembrerebbe orientata verso il no.

Questo significa che dal 7 giugno le accise sono tornate al livello ordinario: 0,7284 €/l per la benzina e 0,6174 €/l per il gasolio, secondo i dati del briefing MIMIT. A queste si aggiunge l'IVA al 22% calcolata sull'intero prezzo (componente industriale + accisa), creando il noto effetto della "tassa sulla tassa" che l'Italia si trascina da decenni. In un litro di benzina a circa 1,91 €, la componente fiscale complessiva supera il 57% del prezzo finale alla pompa. E questo e un fatto che distingue l'Italia dalla maggior parte dei partner europei.

La scelta del governo di non rinnovare il taglio riflette un dilemma concreto: l'Italia incassa oltre 25 miliardi di euro all'anno dalle accise sui carburanti, una delle fonti di gettito piu stabili e facilmente esigibili del bilancio pubblico.Il costo per lo Stato del taglio delle accise era stimato in circa un miliardo di euro al mese. Rinunciare a questa entrata — anche parzialmente — richiederebbe tagli ad altre voci di spesa o nuovo debito, sotto la sorveglianza della Commissione europea.

Il sorpasso storico: il gasolio costa piu della benzina

Il dato piu significativo dell'11 giugno 2026 non e un record assoluto, ma una conferma strutturale: il gasolio costa stabilmente piu della benzina. In modalita self-service, la differenza e di oltre 10 centesimi al litro (2,0195 contro 1,9126 €/l). In modalita servito, il divario e analogo: 2,1393 contro 2,0433 €/l. Si tratta di un'inversione iniziata il 1° gennaio 2026 con il riallineamento delle accise. Il governo ha allineato le accise su benzina e gasolio a 672,90 € per 1.000 litri dal 1° gennaio 2026, eliminando il vantaggio fiscale storico del diesel. L'aumento delle accise sul gasolio e stato di 4,05 centesimi al litro, interessando circa 16,6 milioni di automobilisti.

Ma il fatto che oggi il gasolio sia piu caro della benzina di oltre 10 centesimi non si spiega solo con il riallineamento delle accise (che da solo valeva circa 5 centesimi al netto dell'IVA). La restante differenza nasce dal crack spread, cioe il margine di raffinazione del diesel, che a livello internazionale resta elevato a causa della domanda sostenuta di distillati medi: trasporti su gomma, riscaldamento, industria. Quando lo Stretto di Hormuz e bloccato, e il diesel a soffrire di piu, perche le raffinerie europee dipendono pesantemente dal greggio mediorientale per la produzione di distillati.

Per un automobilista con un'auto diesel che percorre 15.000 km all'anno con un consumo medio di 5,5 l/100 km, il pieno da 50 litri costa oggi 100,98 € in self-service. La differenza rispetto a un'auto a benzina con lo stesso serbatoio e di oltre 5 euro a pieno — circa 120 euro in piu all'anno. Non e una cifra drammatica per un singolo automobilista, ma e un segnale di inversione che sta lentamente erodendo la convenienza economica del diesel per l'utente privato.

La mappa regionale: dalla Lombardia alla Basilicata, 4 centesimi di forbice

La rilevazione MIMIT di oggi copre 5.246 comuni e 21.624 distributori monitorati, offrendo una fotografia granulare del territorio. La regione piu economica per la benzina self-service e la Lombardia, con una media di 1,9029 €/l, seguita a ruota da Marche (1,9048) e Piemonte (1,9059). All'estremo opposto, la Basilicata chiude la classifica a 1,9433 €/l. La forbice tra la regione piu economica e la piu cara e di circa 4 centesimi: su un pieno da 50 litri, significa una differenza di circa 2 euro — contenuta, ma costante nel tempo.

Piu interessante e il quadro del gasolio, dove la classifica si riscrive: le Marche, che non brillano particolarmente sulla benzina, sono la regione piu conveniente per il diesel (2,0045 €/l), seguite da Campania (2,0059) e Veneto (2,0091). Il Trentino-Alto Adige risulta invece la regione piu cara sia per il gasolio (2,0446) che per la benzina (1,9374, seconda dopo la Basilicata). La forbice regionale sul gasolio e anche qui di circa 4 centesimi.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) Distributori
Lombardia1,90292,02012.843
Marche1,90482,0045725
Piemonte1,90592,02201.682
Lazio1,90612,01732.106
Veneto1,90882,00911.828
Emilia-Romagna1,91222,01751.745
Campania1,92102,00591.860
Sicilia1,92452,03311.759
Trentino-Alto Adige1,93742,0446367
Basilicata1,94332,0308253

Un dato che merita attenzione: la Campania e tra le regioni piu care per la benzina (1,921 €/l, dodicesima posizione), ma sorprendentemente tra le piu convenienti per il gasolio (2,0059 €/l, seconda dopo le Marche). Questo divario suggerisce dinamiche competitive locali diverse tra i due carburanti, probabilmente legate alla forte presenza di flotte commerciali e alla concorrenza tra distributori per il diesel.

Autostrada contro strada: il pedaggio nascosto del carburante

Chi viaggia in autostrada paga un sovrapprezzo sul rifornimento che va ben oltre il pedaggio autostradale. I dati MIMIT dell'11 giugno sono eloquenti: la benzina self in autostrada costa in media 2,0011 €/l contro 1,8485 €/l delle stazioni stradali. La differenza e di 15,26 centesimi al litro, che su un pieno da 50 litri equivale a 7,63 € in piu. Per il gasolio la dinamica e analoga: 2,0928 in autostrada contro 1,9529 sulla rete ordinaria, con un divario di 13,99 centesimi.

E un dato che ogni automobilista dovrebbe tenere presente pianificando un viaggio estivo. Con le partenze intelligenti della stagione 2026 ormai alle porte, rifornirsi prima di entrare in autostrada — o appena usciti al casello — permette un risparmio significativo. Su un viaggio Roma-Milano (circa 570 km, un pieno e mezzo per un'auto media), la differenza puo raggiungere i 10-12 euro solo di carburante.

Il sovrapprezzo autostradale non e una novita, ma le sue ragioni strutturali meritano un approfondimento. Le stazioni di servizio autostradali operano in regime di concessione, con canoni che possono raggiungere il 20-25% del fatturato da versare al concessionario autostradale. A questo si aggiungono costi operativi piu elevati (obbligo di servizio 24h, standard minimi di manutenzione, parcheggi, servizi igienici) e un bacino di utenza "catturato" — chi e in autostrada non ha alternative immediate. Questa condizione di quasi-monopolio locale consente ai gestori di applicare margini sensibilmente superiori rispetto alla rete stradale.

Le pompe bianche: dove si risparmia davvero

I distributori senza bandiera — le cosiddette pompe bianche o marchi indipendenti — restano la scelta piu vantaggiosa per chi vuole contenere la spesa al distributore. Dai dati MIMIT emergono medie che si collocano ben al di sotto del prezzo nazionale. Auchan, con 20 stazioni monitorate, offre benzina self a 1,838 €/l; Petrolitalia (9 stazioni) scende addirittura a 1,8434 €/l. Ratti (7 stazioni) e COOP (5 stazioni) si attestano rispettivamente a 1,849 e 1,8566 €/l. Tutti questi valori sono inferiori alla media nazionale di 6-7 centesimi, un differenziale che tradotto in un anno di rifornimenti (1.200 litri per un'auto media) equivale a un risparmio compreso tra 72 e 84 euro.

La ragione di questa convenienza e strutturale: le pompe bianche non sostengono i costi del brand (royalty, comunicazione, standard di immagine coordinata), operano spesso in regime di totale autonomia imprenditoriale e puntano su volumi elevati con margini compressi. Il loro limite e la copertura territoriale: le 50 stazioni stradali monitorate nel campione dei marchi economici sono una goccia nel mare dei 21.624 distributori censiti. Trovarle richiede pianificazione, ma il risparmio ripaga ampiamente lo sforzo.

Anatomia del prezzo: dal barile alla pompa, chi prende cosa

Vale la pena ricostruire, con i numeri di oggi, la catena di formazione del prezzo di un litro di benzina. Un barile di Brent a 93,15 dollari, convertito al cambio attuale di 1,154 EUR/USD, equivale a circa 80,72 euro. Un barile contiene 159 litri: il costo del greggio puro e quindi di circa 0,508 €/l. A questo si aggiunge il crack spread di raffinazione (tipicamente 8-15 centesimi al litro in condizioni normali, ma piu alto in periodi di tensione come quello attuale), i costi di trasporto e stoccaggio (2-4 centesimi), il margine del distributore (2-5 centesimi) e — soprattutto — la componente fiscale.

Facciamo i conti su un litro di benzina self a 1,9126 €:

Componente Valore stimato (€/l) Incidenza (%)
Materia prima (Brent)~0,50826,6%
Raffinazione + trasporto + margine~0,1608,4%
Accisa0,728438,1%
IVA 22%~0,34518,0%
Componente fiscale totale~1,07356,1%
Prezzo finale alla pompa1,9126100%

L'IVA, calcolata anche sull'accisa, aggiunge circa 16 centesimi "di tassa sulla tassa". Se l'IVA si applicasse solo sulla componente industriale (materia prima + margini), il prezzo alla pompa scenderebbe di circa 16 centesimi al litro, portando la benzina sotto 1,75 €/l. L'IVA si applica al prezzo del carburante gia inclusivo delle accise, facendo si che gli automobilisti paghino una tassa su un'altra tassa — un meccanismo che spinge i prezzi finali piu in alto di quanto molti consumatori si aspettino.

Il Brent dell'ultima settimana: la volatilita come nuova normalita

L'andamento del petrolio Brent negli ultimi dieci giorni racconta una storia di estrema volatilita. Il 3 giugno il barile toccava 97,88 dollari, per poi scendere rapidamente a 92,78 il 6 giugno, risalire a 94,72 il 10 giugno e attestarsi ieri a 93,15. L'ampiezza della banda (oltre 6 dollari in una settimana) riflette l'incertezza strutturale legata alla crisi dello Stretto di Hormuz. I prezzi del greggio continuano a salire mentre i negoziati di pace tra USA e Iran rimangono in stallo e lo Stretto di Hormuz resta chiuso, restringendo l'offerta globale.

Dal lato dell'offerta, l'OPEC+ ha annunciato un aumento della produzione di 188.000 barili al giorno per giugno, nella sua prima riunione dopo l'uscita a sorpresa degli Emirati Arabi Uniti dal cartello. Ma questo aumento e in gran parte simbolico: la guerra in Iran ha cancellato 7,88 milioni di barili al giorno dalla produzione OPEC a marzo, un calo mensile del 27%, superiore alla perdita di 6,28 milioni di barili registrata nel maggio 2020 durante la pandemia. In altre parole, l'OPEC+ sta incrementando le quote sulla carta, ma la produzione effettiva resta ben al di sotto dei target per cause di forza maggiore.

I dati EIA hanno mostrato che le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di 7,2 milioni di barili la scorsa settimana, segnando il settimo calo settimanale consecutivo. Questo dato conferma che il mercato globale sta attingendo pesantemente alle riserve per compensare la perdita di flussi dal Golfo Persico. Il premio al rischio geopolitico, secondo diversi analisti, vale attualmente tra 15 e 25 dollari al barile — il che significa che in assenza della crisi di Hormuz, il Brent potrebbe stazionare nella fascia 70-75 dollari. L'impatto sulla pompa italiana sarebbe significativo: circa 10-12 centesimi in meno per litro.

L'effetto asimmetrico: perche il calo del Brent non arriva subito alla pompa

Un aspetto che ogni automobilista conosce bene — anche se forse non ne conosce il nome tecnico — e l'effetto "rocket and feather" (razzo e piuma): quando il petrolio sale, i prezzi alla pompa reagiscono rapidamente; quando scende, il calo si trasmette lentamente e in modo parziale. E un fenomeno documentato dalla letteratura economica e confermato dai dati italiani. Il Brent e sceso di quasi 5 dollari tra il 3 e il 7 giugno (da 97,88 a 92,78), eppure la media nazionale della benzina non ha registrato una discesa proporzionale.

Le ragioni sono multiple: i distributori acquistano il carburante con contratti a termine che fotografano il prezzo dei giorni o delle settimane precedenti; il calo del greggio viene assorbito in parte dall'aumento dei margini di raffinazione e distribuzione; e, non ultimo, c'e una componente comportamentale — i consumatori sono meno sensibili ai piccoli cali e non cambiano distributore per risparmiare un centesimo, mentre i gestori hanno tutto l'interesse a ritardare la discesa. Questo meccanismo, ampiamente studiato dall'Autorita Garante della Concorrenza e del Mercato, non e illegale, ma rappresenta un costo implicito per i consumatori stimabile in diversi centesimi al litro ogni anno.

Il peso sul bilancio familiare: gasolio e inflazione nascosta

Il gasolio a 2,02 €/l non e solo un problema per chi fa il pieno la domenica. E un problema macroeconomico. In Italia, circa l'80% delle merci viaggia su gomma. Ogni centesimo in piu sul gasolio si scarica, con un ritardo di 2-4 settimane, sui prezzi dei beni trasportati: alimentari, farmaci, materiali da costruzione, componenti industriali. L'inflazione italiana a maggio ha raggiunto il +3,2% annuo, superiore a quella tedesca (+2,6%) e francese (+2,4%). Una quota significativa di questo differenziale inflazionistico e attribuibile proprio ai costi energetici e dei trasporti, strutturalmente piu elevati in Italia per via della dipendenza dalle importazioni e del carico fiscale sui carburanti.

Per un pendolare che percorre 30 km al giorno (60 km andata-ritorno) con un'auto diesel che consuma 5,5 l/100 km, il costo giornaliero del carburante e oggi di circa 6,66 €, che su 220 giorni lavorativi all'anno fa 1.465 €. A inizio 2025, quando il gasolio costava circa 1,55 €/l, la stessa spesa era di 1.122 €. L'aumento e di 343 € all'anno — quasi 29 € al mese in piu — un'erosione del potere d'acquisto che non compare nelle statistiche sui salari ma pesa concretamente sulle famiglie, soprattutto quelle che vivono nelle aree periurbane e rurali dove l'auto e l'unico mezzo di trasporto.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Il quadro per il breve termine resta dominato dall'incertezza geopolitica. Questa settimana gli USA hanno lanciato quelli che hanno definito "attacchi di autodifesa" in risposta all'abbattimento di un elicottero americano, con l'Iran che ha reagito colpendo installazioni militari USA in Bahrein, Giordania e Kuwait. Finche lo Stretto di Hormuz resta chiuso o semi-chiuso, il premio al rischio sul Brent non si sgraffiera. E l'attenzione dei mercati si sposta oggi sulla riunione della BCE, dove un rialzo dei tassi di 25 punti base e ampiamente atteso, in risposta all'inflazione nell'Eurozona che ha raggiunto i massimi degli ultimi due anni e mezzo. Un eventuale rialzo piu aggressivo potrebbe rafforzare l'euro, mitigando parzialmente il costo delle importazioni di greggio.

Per gli automobilisti italiani, il consiglio operativo resta quello di sempre: scegliere il self-service (il sovrapprezzo del servito e di 13 centesimi per la benzina e 12 per il gasolio — circa 6,50 € a pieno), cercare le pompe bianche dove possibile, evitare il rifornimento autostradale e, soprattutto, confrontare i prezzi attraverso gli strumenti di monitoraggio disponibili. In un mercato volatile come quello attuale, l'informazione e il primo strumento di risparmio. Per un approfondimento sulla metodologia dei nostri dati, si possono consultare le analisi giornaliere e gli approfondimenti dedicati alla struttura dei prezzi alla pompa.

Dati: elaborazione su rilevazioni MIMIT dell'11 giugno 2026, campione di 21.624 distributori su 5.246 comuni. Quotazioni Brent e cambio EUR/USD da fonti di mercato. Ultimo aggiornamento: 11/06/2026.

Questo approfondimento ti è stato utile?

Il tuo feedback ci aiuta a migliorare i contenuti

Soddisfatto
Neutro
Insoddisfatto

Grazie per il tuo feedback!