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Cento giorni di guerra, lo Stretto chiuso e il Brent a 94 $: cosa cambia alla pompa per gli italiani

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· 13 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

Lo scambio di missili tra Iran e Israele nel fine settimana appena trascorso — il peggior riacutizzarsi delle ostilita dal cessate il fuoco di aprile — ha riportato violentemente il conflitto mediorientale al centro dei mercati energetici. Lunedi 8 giugno il conflitto ha raggiunto il centesimo giorno dall'attacco lanciato il 28 febbraio, e i suoi effetti sui prezzi del petrolio e, a cascata, sul costo del carburante alla pompa in Italia sono tutt'altro che esauriti. Con la benzina self-service a 1,9166 €/l e il gasolio che ha sfondato la soglia psicologica dei 2 €/l attestandosi a 2,0038 €/l (dati ufficiali MIMIT del 9 giugno 2026, rilevati su 21.676 distributori), l'automobilista italiano si trova a fare i conti con un pieno tra i piu cari degli ultimi anni. Ma per capire fino a che punto la situazione possa peggiorare — o migliorare — bisogna partire da molto lontano: dallo Stretto di Hormuz.

Il teatro di guerra: Hormuz, cento giorni dopo

Prima del conflitto, lo Stretto di Hormuz era aperto e circa il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio e il 20% del GNL globale vi transitavanoDal 4 marzo 2026, le forze iraniane hanno dichiarato lo Stretto “chiuso”, minacciando e conducendo attacchi sulle navi che tentavano il transitoQuesto ha provocato un crollo del traffico marittimo, con un calo del 70% del traffico cisterniero e oltre 150 navi all'ancora per evitare i rischila chiusura dello stretto e diventata la piu grande disruzione dell'offerta energetica mondiale dai tempi della crisi petrolifera degli anni '70cessate il fuoco concordato tra Stati Uniti e Iran il 7-8 aprile, la situazione e rimasta precaria. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato di aver interrotto gli attacchi contro l'Iran, senza pero riconoscere formalmente un cessate il fuocoTeheran ha sospeso le operazioni contro Israele a condizione che cessino gli attacchi su Libano meridionale. In pratica, il conflitto e in pausa tattica ma non in pace. E questo, tradotto in barili, significa che la supply chain petrolifera globale resta compromessa.

Il capo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, Fatih Birol, ha definito la crisi nello Stretto di Hormuz “la piu grande disruzione dell'offerta nella storia del mercato petrolifero globale”. Non sono parole di circostanza: la produzione reale del gruppo OPEC+ e crollata, con una media di 33,19 milioni di barili/giorno ad aprile, in calo rispetto ai 42,77 milioni di febbraio, secondo i dati ufficiali OPEC. Quasi 10 milioni di barili al giorno evaporati dal mercato nel giro di poche settimane.

OPEC+: aumenti di carta su una pipeline vuota

L'OPEC+ ha approvato un nuovo aumento delle quote di produzione petrolifera di luglio pari a 188.000 barili al giorno, il quarto rialzo mensile consecutivo. I sette Paesi chiave — Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakhstan, Algeria e Oman — hanno sottoscritto l'accordoArabia Saudita e Russia che contribuiscono ciascuna con 62.000 barili/giorno. Ma la realta di mercato e ben diversa dalle quote sulla carta.

Come ha osservato Jorge Leon di Rystad Energy, ex funzionario OPEC, “un aumento della produzione OPEC+ significa molto poco finche lo Stretto di Hormuz resta chiuso”Il vero problema non e se l'OPEC+ alza le quote, ma se barili aggiuntivi possano effettivamente raggiungere il mercato. In altri termini, queste decisioni sono largamente simboliche: l'Arabia Saudita ha una quota di 10,291 milioni di barili/giorno, ma la produzione reale comunicata a marzo era di appena 7,76 milioni.

A complicare ulteriormente il quadro, il secondo meeting senza gli Emirati Arabi Uniti, che hanno formalmente lasciato l'OPEC il 1° maggio, citando un crescente disallineamento tra la propria capacita produttiva e le quote assegnateQuando lo Stretto riaprira e i flussi si ripristineranno, il mercato potrebbe trovarsi di fronte a un surplus potenziale di circa 5 milioni di barili al giorno, dovuto al ritorno dell'offerta OPEC+, alla maggiore produzione shale USA e a una domanda indebolita da mesi di prezzi altissimi. Un'altalena che rende la pianificazione impossibile per raffinatori e distributori.

Il Brent tra volatilita e rischio geopolitico

Il Brent e salito a 94,48 dollari al barile l'8 giugno, in rialzo dell'1,49% rispetto al giorno precedenteAll'inizio della settimana i futures avevano superato i 97 dollari al barile, dopo lo scambio di missili tra Iran e Israelequando Teheran ha annunciato la fine delle operazioni militariSu base mensile, il Brent ha perso il 9,34%, ma resta ancora piu alto del 40% rispetto a un anno fa.

Questi numeri raccontano un mercato intrappolato tra due forze opposte: da un lato il rischio geopolitico che mantiene un premio strutturale sul greggio, dall'altro il rallentamento della domanda — specialmente cinese. Dati recenti mostrano un aggressivo calo delle importazioni da parte della Cina, che ha attinto alle scorte domestiche anziche all'offerta estera dall'inizio del conflitto. Un fattore di moderazione che, secondo gli analisti, potrebbe non durare a lungo.

Il grafico mostra con chiarezza il pattern della settimana: il picco di inizio settimana (quasi 98 dollari il 3 giugno), la fase di correzione tra il 5 e il 7 giugno, e il rimbalzo dell'8-9 giugno dopo le ostilita del fine settimana. Analisti citati da CNBC hanno definito il greggio “hugely underpriced”, cioe enormemente sottovalutato, ritenendo che i mercati riflettano un premio al rischio molto basso. Se questa lettura e corretta, i prezzi alla pompa italiani non hanno ancora scontato il peggio.

Dal barile al pieno: la catena del prezzo alla pompa

Per comprendere come un barile a circa 94 dollari si trasformi in un litro di benzina a quasi 1,92 €, occorre percorrere l'intera filiera del prezzo del carburante. Con il cambio EUR/USD a circa 1,1533 (dato mid-market Xe), un barile di Brent costa oggi circa 81,90 €. Da qui il prezzo industriale viene definito aggiungendo il costo di raffinazione (il cosiddetto crack spread), il trasporto e il margine del distributore. Ma la componente davvero dominante in Italia non e il petrolio: sono le accise.

L'accisa sulla benzina e fissata a 0,7284 €/l, quella sul gasolio a 0,6174 €/l. Su questo totale (prezzo industriale + accisa) si applica l'IVA al 22%, generando il fenomeno tutto italiano della “tassa sulla tassa”. Il risultato e che il carico fiscale pesa tra il 55% e il 60% del prezzo finale alla pompa. Quando il Brent oscilla tra 90 e 100 dollari, il prezzo alla pompa reagisce in modo asimmetrico: sale rapidamente quando il greggio aumenta, ma scende con grande lentezza quando cala — il cosiddetto effetto rocket and feather, documentato da decenni di letteratura economica.

Questo meccanismo spiega perche, nonostante il Brent sia sceso di quasi il 10% nell'ultimo mese, i prezzi alla pompa italiani non abbiano ancora beneficiato appieno del calo. La trasmissione al ribasso richiede settimane, mentre quella al rialzo e quasi istantanea: una asimmetria che penalizza sistematicamente il consumatore finale.

La mappa regionale: dalla Lombardia alla Basilicata, quasi 4 centesimi di forbice

I dati MIMIT del 9 giugno evidenziano un divario regionale significativo: la Lombardia guida la classifica delle regioni piu economiche con una benzina self a 1,9069 €/l, seguita dalle Marche a 1,9083 €/l e dal Lazio a 1,9096 €/l. In coda, la Basilicata a 1,9468 €/l, il Friuli-Venezia Giulia a 1,9453 €/l e la Calabria a 1,9412 €/l.

La forbice massima sulla benzina — 3,99 centesimi tra Lombardia e Basilicata — puo sembrare modesta in valore assoluto, ma su un pieno da 50 litri si traduce in circa 2 € di differenza. Piu pronunciato il divario sul gasolio, dove il Veneto (1,9906 €/l) batte la Calabria (2,0312 €/l) di oltre 4 centesimi al litro. Per un autotrasportatore che riempie un serbatoio da 500 litri, la scelta della regione in cui fare rifornimento puo significare un risparmio superiore ai 20 € per singolo pieno.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) Distributori
Lombardia1,90692,00512.844
Marche1,90831,9916730
Veneto1,91341,99061.834
Toscana1,91672,01831.489
Sicilia1,92782,01341.763
Calabria1,94122,0312721
Friuli-Venezia Giulia1,94532,0220468
Basilicata1,94682,0153253

Un dato su tutti merita attenzione: il gasolio e oggi strutturalmente piu caro della benzina in tutte e 20 le regioni. Un'inversione storica che riflette la crisi del diesel a livello europeo, alimentata dalla mancanza di forniture mediorientali. Per un Paese come l'Italia, dove l'80% delle merci viaggia su gomma, ogni centesimo in piu sul gasolio e un centesimo in piu sull'inflazione: dai prodotti freschi al supermercato fino al costo della logistica dell'e-commerce.

Autostrada vs strada: il pedaggio nascosto del rifornimento

Un altro dato che emerge con forza dal monitoraggio MIMIT e la differenza tra prezzi autostradali e stradali. La benzina self in autostrada costa 2,0043 €/l contro 1,8553 €/l sulla rete stradale: una differenza di 14,9 centesimi al litro. Tradotto: un pieno da 50 litri in autostrada costa 7,45 € in piu rispetto alla stazione stradale piu economica. Per il gasolio, la differenza e di 15,4 centesimi (2,0813 €/l vs 1,9272 €/l), pari a circa 7,70 € su 50 litri.

Per le famiglie che si apprestano a partire per le vacanze estive, questo e un calcolo fondamentale: pianificare il rifornimento prima dell'ingresso in autostrada puo significare risparmiare dai 15 ai 30 € su un viaggio di media lunghezza con due soste. Uno dei consigli piu semplici ed efficaci dell'estate, specie in un contesto di prezzi cosi elevati.

L'effetto cambio: l'euro forte come ammortizzatore parziale

Un fattore che ha contribuito a contenere — almeno parzialmente — l'impennata dei prezzi alla pompa in Europa e il rafforzamento dell'euro. Il tasso EUR/USD si attesta a 1,1533con una media a 30 giorni di 1,1645. Un euro forte significa che acquistiamo il petrolio denominato in dollari con meno euro: a parita di Brent, un cambio a 1,15 rispetto a un ipotetico 1,05 (i livelli di fine 2024) fa risparmiare circa 7-8 centesimi al litro sull'intero prezzo industriale.

Tuttavia, l'effetto-cambio non basta a neutralizzare un greggio che rimane stabilmente sopra i 90 dollari. Per dare un riferimento, un anno fa il Brent quotava intorno ai 63-65 dollari: oggi e ancora piu alto del 40% rispetto a dodici mesi fa. E tutto questo premio geopolitico si e trasferito, con i ritardi tipici della filiera, sui distributori italiani.

Il peso sulla vita quotidiana: numeri concreti

Facciamo parlare i dati con l'occhio del pendolare. Un lavoratore che percorre 30 km al giorno (15 andata e 15 ritorno) con un'auto a benzina che consuma 6,5 l/100 km spende oggi circa 3,73 € al giorno solo di carburante (1,95 litri a 1,9166 €/l). Su base mensile (22 giorni lavorativi), sono 82 € al mese, circa 984 € all'anno — una cifra che per molti lavoratori con redditi bassi equivale a un'intera mensilita di spese condominiali.

Per chi guida un veicolo diesel, il quadro e ancora piu pesante: con un consumo tipico di 5,5 l/100 km, la spesa giornaliera sale a circa 3,30 €, ma il costo al litro piu alto del gasolio (2,0038 €/l) annulla il tradizionale vantaggio dei consumi inferiori. La parita sostanziale tra benzina e diesel per il pendolare medio e un fatto nuovo, una diretta conseguenza della crisi di Hormuz che ha colpito in modo sproporzionato le forniture di distillati medi (diesel e jet fuel) in Europa.

Per l'autotrasporto, l'impatto e ancor piu drammatico. Un TIR con un serbatoio da 400 litri che rifornisce gasolio servito (2,1243 €/l) spende 849,72 € per un singolo pieno. Con 3-4 pieni settimanali, la fattura carburante per un singolo veicolo supera i 12.000-13.000 € al mese. E questo costo, inevitabilmente, si riversa sui prezzi delle merci trasportate: dalla pasta al latte, dall'abbigliamento ai materiali edili.

Lo scenario: tra fragile tregua e rischio escalation

Trump ha dichiarato che il blocco navale resterà in pieno vigore fino al raggiungimento di un “accordo definitivo”I combattimenti in Libano, dove le forze israeliane hanno occupato ampie porzioni del sud nell'ultima invasione terrestre, minacciano gli sforzi per porre fine alla guerra con l'Iran e riaprire lo Stretto di Hormuz. Tradotto in termini petroliferi, il rischio di un nuovo spike dei prezzi resta elevato.

Secondo le stime di S&P Global, anche se lo stretto riaprisse domani, servirebbero fino a sei mesi per tornare all'80% dei flussi pre-crisiNello scenario piu severo ipotizzato da Wood Mackenzie, con lo stretto chiuso fino a fine 2026, il Brent potrebbe avvicinarsi ai 200 dollari al barile. Un livello che in Italia significherebbe benzina ben sopra i 2,50 €/l — uno scenario da incubo per famiglie e imprese.

Lo scenario piu probabile, secondo la maggioranza degli analisti, e invece quello intermedio: un lento, tormentato percorso verso una riapertura parziale, con il Brent che oscilla nella fascia 85-100 dollari per tutta l'estate. In questo quadro, i prezzi alla pompa in Italia resteranno nell'intorno attuale, con possibili picchi durante le settimane di maggiore instabilita geopolitica e un calo lento nei periodi di tregua.

Cosa guardare nelle prossime settimane

Per gli automobilisti e per chi segue i mercati energetici, ci sono tre indicatori chiave da monitorare:

1. I negoziati Iran-USA: Trump ha affermato che sia Israele che l'Iran puntano a un cessate il fuoco immediato e che i negoziati per la pace stanno procedendoIl prossimo vertice dei sette OPEC+ e fissato per il 5 luglio: se nel frattempo dovesse concretizzarsi un accordo, l'effetto di ribasso sul Brent potrebbe essere rapido e significativo — anche di 15-20 dollari in poche sedute. Ma attenzione: un'eventuale riapertura potrebbe generare un surplus potenziale di 5 milioni di barili/giorno, con un crollo dei prezzi che sarebbe traumatico per i Paesi produttori ma benefico per i consumatori europei.

2. Il cambio EUR/USD: la tenuta dell'euro sopra quota 1,15 e un cuscinetto fondamentale. Un indebolimento verso 1,10 aggiungerebbe 3-4 centesimi al litro al costo del greggio importato.

3. Le scorte strategiche: l'impatto sull'offerta e stato parzialmente alleviato dal rilascio coordinato delle riserve strategiche da parte di USA e altri Paesi. Se le scorte si assottigliano, il mercato potrebbe tornare sotto pressione anche senza nuove escalation militari.

Una vulnerabilita strutturale italiana

L'analisi di oggi mette in luce, ancora una volta, la vulnerabilita strutturale del sistema energetico italiano di fronte agli shock geopolitici. L'Italia dipende quasi interamente dalle importazioni per il proprio fabbisogno petrolifero, non dispone di un proprio benchmark di greggio significativo, e applica un carico fiscale tra i piu alti d'Europa sul carburante. Quando il mondo trema — e lo Stretto di Hormuz e il cuore pulsante di quel tremore — l'automobilista italiano e tra i primi a pagarne il prezzo.

Le accise fisse (72,84 centesimi sulla benzina, 61,74 sul gasolio) funzionano come un pavimento sotto il quale i prezzi non possono scendere, nemmeno con un barile a 50 dollari. E l'IVA al 22% calcolata su prezzo industriale piu accisa — in sostanza una tassa sulla tassa — amplifica ogni rialzo. La componente fiscale e un moltiplicatore di volatilita: quando il prezzo industriale sale di 1 centesimo, il prezzo finale sale di 1,22 centesimi per effetto dell'IVA a cascata.

In questo contesto, le pompe bianche e i distributori indipendenti restano l'unica valvola di sfogo per il consumatore: i marchi piu economici monitorati oggi (come Petrolitalia a 1,8415 €/l e Auchan a 1,8442 €/l sulla benzina) praticano prezzi inferiori di 7-8 centesimi rispetto alla media nazionale. Su 50 litri, sono quasi 4 € di risparmio. Non cambiera la vita, ma in un anno di pieni settimanali sono oltre 200 € — la differenza tra un serbatoio pieno e mezzo, tradotta nel linguaggio delle famiglie italiane.

Per ulteriori analisi sulla struttura dei prezzi e approfondimenti sul mercato energetico, continuiamo a monitorare quotidianamente l'evoluzione del quadro geopolitico e il suo impatto sui distributori italiani.

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