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Brent a 109 $, Hormuz ancora chiuso: l'anatomia di un prezzo alla pompa che racconta la crisi energetica del 2026

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· 14 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

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Un litro di gasolio self-service in Italia oggi costa in media 1,983 €. Un anno fa, prima che il mondo cambiasse, lo stesso litro costava circa 1,50 €. Tra quei due numeri c'è una guerra, uno stretto bloccato, un barile che ha preso il volo e un Paese — il nostro — che paga il conto della propria dipendenza energetica con una puntualità implacabile. Ma cosa si nasconde esattamente dentro quel litro di carburante? Quanti centesimi vanno allo Stato, quanti al mercato internazionale, quanti al gestore sotto casa? Oggi smontiamo il prezzo alla pompa pezzo per pezzo, perché capire dove finiscono i nostri soldi è il primo passo per comprendere perché paghiamo quello che paghiamo.

Lo scenario globale: il Brent tra guerra e diplomazia

I numeri della settimana parlano chiaro. Il petrolio Brent ha chiuso venerdì 16 maggio a 109,47 dollari al barile, dopo una corsa che l'ha portato dai 100,25 dollari di sabato 10 maggio ai livelli attuali: un balzo di oltre il 9% in appena sette giorni. Il Brent si avvia verso un guadagno settimanale del 6%, dopo che il presidente Trump ha dichiarato che la sua pazienza con l'Iran si sta esaurendo.Venerdì mattina il petrolio ha toccato i 111,04 dollari al barile, con un guadagno di 3,22 dollari rispetto al giorno precedente.

La ragione di fondo è sempre la stessa da quasi tre mesi: la guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran, iniziata il 28 febbraio 2026, ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo internazionale.Lo Stretto gestiva circa il 20% del petrolio globale e il 20% del GNL mondiale, con 3.000 navi al mese in transito prima del conflitto; oggi il traffico è fermo al 5% di quei livelli. Si tratta, senza esagerazioni, della più grande disruption petrolifera della storia moderna. La BCE stessa ha dichiarato che l'effetto a breve termine sulla fornitura globale di petrolio è superiore a quello delle tre crisi energetiche precedenti (1973, 1979 e 2022) messe insieme.

La diplomazia procede a singhiozzo. Il vertice Trump-Xi a Pechino si è concluso con un accordo di principio sulla necessità di riaprire lo Stretto.La Cina ha chiesto un cessate il fuoco duraturo e la riapertura delle rotte marittime il prima possibile. Ma le parole restano parole: un sondaggio della Dallas Fed tra i dirigenti del settore petrolifero ha rivelato che quasi l'80% ritiene che lo Stretto non riaprira' prima di agosto. E la EIA statunitense, nel suo Short-Term Energy Outlook di maggio, prevede che Hormuz rimanga effettivamente chiuso fino a fine maggio, con il traffico che inizierà a risalire solo a giugno, ma senza raggiungere i livelli pre-conflitto prima della fine dell'anno.

Dal barile alla pompa: radiografia di un litro di benzina

Per capire il prezzo alla pompa bisogna seguire il viaggio del petrolio, dal pozzo al serbatoio dell'auto. È un percorso fatto di conversioni, margini, tasse e ricarichi che trasformano 109 dollari di greggio in quasi 2 euro al litro. Vediamo come funziona la catena.

Un barile contiene circa 159 litri di greggio. A 109,47 dollari al barile e con un cambio EUR/USD di circa 1,163 (dato Bloomberg aggiornato al 15 maggio), l'euro si è attestato a 1,1624 dollari, in calo dello 0,37% sulla seduta precedente, il costo della materia prima è di circa 0,59 € al litro. A questo si aggiunge il crack spread — il margine di raffinazione — che in queste settimane si è allargato sensibilmente a causa della scarsità di greggio da processare, stimabile in 8-12 centesimi al litro. Poi ci sono i costi logistici (trasporto, stoccaggio, distribuzione), che incidono per altri 3-5 centesimi. Fin qui siamo a circa 0,72 € al litro: la cosiddetta componente industriale.

Poi entra in gioco il Fisco. L'accisa sulla benzina è di 0,7284 €/l: un'imposta fissa, che non cambia se il Brent è a 50 o a 150 dollari. Sommata alla componente industriale, arriviamo a circa 1,45 €. Su questo importo si applica l'IVA al 22%, che aggiunge altri 0,32 €. Infine, il margine del distributore, che oscilla tra 2 e 5 centesimi al litro. Totale: i 1,938 € della benzina self-service che troviamo oggi alla colonnina secondo i dati ufficiali MIMIT.

Il punto cruciale è questo: circa il 55-60% di quel prezzo è costituito da imposte. L'Italia è tra i Paesi europei con la pressione fiscale sui carburanti più alta. E c'è un meccanismo particolarmente insidioso: l'IVA si calcola anche sull'accisa. In pratica, paghiamo una tassa sulla tassa. Ogni volta che il prezzo industriale sale, l'IVA amplifica l'aumento perché si applica su un importo già gravato dall'accisa fissa.

Il gasolio oltre quota 1,98: perche conta piu della benzina

Se la benzina self viaggia a 1,938 €/l, il gasolio self-service ha ormai sfondato il muro di 1,98 €/l con una media nazionale di 1,983 €. Il paradosso apparente è che il gasolio beneficia di un'accisa inferiore (0,6174 €/l contro 0,7284 €/l della benzina), eppure costa di più. La spiegazione sta nel mercato internazionale: il diesel è un prodotto che oggi scarseggia molto più della benzina verde a causa della ridotta capacità di raffinazione europea e della domanda industriale globale. Il crack spread del gasolio è strutturalmente più alto.

Ma il dato che dovrebbe preoccupare di più non è il prezzo in sé: è l'effetto domino. In Italia, l'80% delle merci viaggia su gomma. Ogni centesimo in più sul gasolio si traduce in un aumento dei costi di trasporto che si scarica a cascata sui prezzi al consumo: dal pacco di pasta ai materiali edili, dalla frutta al bancone del bar. Banca d'Italia nelle sue proiezioni di aprile ha previsto un'inflazione al 2,6% nel 2026, un punto percentuale in più rispetto all'anno precedente, con l'aumento largamente attribuibile alla componente energetica.L'Italia è un'economia manifatturiera di grandi dimensioni, integrata nelle catene del valore globali e strutturalmente dipendente dalle importazioni energetiche.

In Lombardia, la regione con il maggior numero di distributori monitorati (2.836), la benzina self si ferma a 1,937 €/l, leggermente sotto la media. Ma in Friuli-Venezia Giulia, la regione più cara d'Italia per la benzina, si arriva a 1,960 €/l. La forbice regionale è di quasi 4 centesimi: non drammatica, ma significativa su un pieno da 50 litri (circa 2 € di differenza).

La mappa regionale: dove si paga di meno e dove di piu

L'analisi dei dati MIMIT su oltre 21.690 distributori monitorati in 5.253 comuni rivela una geografia dei prezzi che non sempre corrisponde alle aspettative. Le Marche si confermano la regione più economica d'Italia per la benzina self (1,922 €/l), seguite dal Lazio (1,928 €/l) e dall'Umbria (1,933 €/l). Sul fronte opposto, oltre al Friuli, spiccano la Basilicata (1,960 €/l) e il Trentino-Alto Adige (1,959 €/l).

Per il gasolio, il quadro cambia leggermente: il Veneto offre il prezzo più basso (1,971 €/l), mentre le Marche che guidano la classifica della benzina scendono in seconda posizione. Il Trentino-Alto Adige resta tra le regioni più care anche per il diesel (2,010 €/l), probabilmente per effetto della logistica alpina e della minore concorrenza nelle aree di montagna.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) N. distributori
Marche (1°) 1,922 1,975 730
Lazio (2°) 1,928 1,980 2.110
Veneto (8° benz. / 1° gasolio) 1,939 1,971 1.837
Lombardia (5°) 1,937 1,982 2.836
... ... ... ...
Trentino-Alto Adige (18°) 1,959 2,010 371
Basilicata (19°) 1,960 2,001 251
Friuli-V.G. (20°) 1,960 1,998 468

La corsa del Brent: una settimana da montagne russe

Il grafico del prezzo del petrolio nell'ultima settimana racconta una storia di escalation. Dai 100,25 dollari del weekend scorso — un livello che sembrava già elevato — si è passati a 104,35 lunedì, poi 107,68 martedì con un piccolo ritracciamento mercoledì a 105,74, per poi rimbalzare giovedì a 106,50 e chiudere venerdì a 109,20, con la quotazione di oggi che segna 109,47. Nell'ultimo mese il Brent è salito del 7,55%, e rispetto a un anno fa il rialzo è del 63,42%.

Le ragioni di questa accelerazione sono molteplici. La rotta marittima chiave resta sotto un doppio blocco che è emerso come ostacolo centrale nei negoziati, con il presidente Trump che ha definito l'attuale cessate il fuoco in "terapia intensiva".L'IEA ha comunicato che i flussi di greggio e carburanti attraverso lo Stretto di Hormuz sono calati di quasi 6 milioni di barili al giorno nel primo trimestre, e l'Arabia Saudita ha informato l'OPEC che la propria produzione petrolifera è scesa al livello più basso dal 1990.

L'EIA americana ha aggiornato le sue previsioni: le scorte globali di petrolio caleranno in media di 8,5 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026, mantenendo il Brent intorno ai 106 dollari tra maggio e giugno, per poi scendere a una media di 89 dollari nel quarto trimestre e 79 dollari nel 2027.UBS prevede un Brent a 100 dollari in media a giugno, in discesa a 95 entro settembre, 90 a dicembre e 85 entro marzo 2027. Ma queste previsioni si basano tutte su uno scenario di graduale riapertura dello Stretto. Se la diplomazia fallisse, alcuni analisti prevedono che il Brent potrebbe impennarsi fino a 150 dollari e oltre.

L'effetto asimmetrico: i prezzi salgono in ascensore e scendono per le scale

C'è un fenomeno ben noto agli economisti dell'energia, chiamato in letteratura rocket and feather (razzo e piuma): quando il greggio sale, i prezzi alla pompa reagiscono quasi immediatamente; quando il greggio scende, i prezzi alla pompa impiegano settimane — a volte mesi — per adeguarsi. Lo abbiamo visto con chiarezza nel 2022, quando il Brent crolla' dai massimi di 130 dollari ma alla pompa il calo fu lentissimo. Lo stesso meccanismo sta operando anche ora, ma al contrario: l'accelerazione del Brent da 100 a 109 dollari in una settimana si sta già trasmettendo al prezzo del carburante.

Il motivo è strutturale. I distributori acquistano carburante a prezzi aggiornati quotidianamente dai depositi. Quando il Brent sale, il costo di approvvigionamento aumenta subito e il gestore deve adeguare per non lavorare in perdita. Quando il Brent scende, il gestore ha ancora in cisterna carburante comprato al prezzo precedente, e il riposizionamento avviene solo quando arriva il carico successivo. A questo si aggiunge la struttura dei contratti di fornitura e la scarsa concorrenza in alcune aree: fattori che ritardano ulteriormente il trasferimento dei ribassi al consumatore.

Autostrada vs. strada: il pedaggio nascosto del pieno

Un aspetto che merita attenzione, soprattutto in vista del ponte del 2 giugno ormai alle porte, è la differenza tra prezzi stradali e autostradali. I dati MIMIT parlano chiaro: la benzina self in autostrada costa in media 2,007 €/l, contro 1,873 €/l sulla rete stradale. Sono 13,4 centesimi di differenza, che su un pieno da 50 litri significano quasi 7 € in più. Per il gasolio la forbice è simile: 2,064 €/l in autostrada contro 1,932 €/l in strada, 13,2 centesimi di scarto.

Questo sovrapprezzo autostradale è un tema strutturale della rete italiana. Le aree di servizio autostradali operano in regime di concessione, con canoni elevati che si scaricano sul prezzo finale. Chi viaggia frequentemente in autostrada dovrebbe sempre valutare di fare rifornimento prima di imboccare il casello: il risparmio annuo per un pendolare che percorre 20.000 km può essere nell'ordine di 150-200 €.

Le pompe bianche: un risparmio che resiste

In un mercato sotto pressione, i distributori indipendenti (le cosiddette pompe bianche) continuano a offrire un vantaggio competitivo significativo. I marchi più economici del campione MIMIT vendono la benzina self a partire da 1,837 €/l (Petrolitalia) fino a 1,892 €/l (ICM), contro una media nazionale di 1,938 €/l. Lo scarto rispetto alla media va da 4,6 a 10 centesimi al litro: su base annua, per un automobilista che consuma 1.200 litri, il risparmio si traduce in 55-120 €.

Il differenziale tra i marchi più economici e il servito dei grandi brand (media nazionale 2,065 €/l per la benzina) è ancora più marcato: oltre 22 centesimi al litro. È una cifra che per molte famiglie fa la differenza, soprattutto in un contesto in cui un pieno da 50 litri di benzina costa circa 89,45 euro in Italia, pari al 4,7% dello stipendio netto medio mensile.

Italia vulnerabile: il nodo strutturale della dipendenza energetica

Oltre la cronaca quotidiana dei prezzi, questa crisi mette a nudo un problema strutturale del sistema Italia. Il nostro Paese importa circa il 75% del proprio fabbisogno energetico. Non abbiamo riserve petrolifere significative, non abbiamo una capacità di raffinazione autosufficiente, e il nostro parco auto — con un'età media di oltre 12 anni — è tra i più vecchi d'Europa, il che significa consumi specifici più alti e maggiore esposizione ai rincari.

Come ha osservato Carlo Altomonte della Bocconi, l'intervento in Medio Oriente non espone l'Italia a un rischio geopolitico diretto, ma la rende vulnerabile sul piano energetico: la questione non è l'evento in sé, ma la sua durata. Ed è proprio la durata il problema: siamo ormai a quasi tre mesi dalla chiusura di Hormuz, e ogni settimana che passa consolida i rincari nella struttura dei costi dell'economia.

Un'analisi pubblicata su VoxEU/CEPR spiega che gli shock petroliferi hanno effetti immediati ma relativamente brevi, mentre gli shock sul gas naturale hanno una propagazione più ampia e persistente sull'inflazione dell'area euro. La buona notizia è che l'Italia, dopo la lezione del 2022, ha diversificato maggiormente le fonti di approvvigionamento del gas. I livelli di stoccaggio sono più alti e le fonti più diversificate, ma il prezzo del gas europeo resta interconnesso con i mercati globali e reagisce immediatamente alle tensioni geopolitiche.

La BCE sta monitorando la situazione con attenzione. I mercati monetari scontano una probabilità del 90% di un rialzo dei tassi a giugno, con tre aumenti quasi completamente prezzati entro fine 2026. Il membro del Consiglio BCE Martins Kazaks ha ribadito che la banca centrale dovra' alzare i tassi se i prezzi del greggio si riverseranno sulle aspettative di inflazione. Per l'Italia, con il suo debito pubblico elevato, tassi più alti significano costi di finanziamento maggiori e meno risorse per investimenti e welfare. È un circolo vizioso che parte dal barile e arriva fino alla legge di bilancio.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

I segnali sono contrastanti. Da un lato, la diplomazia si muove: il vertice Trump-Xi ha prodotto almeno una dichiarazione di intenti sulla riapertura di Hormuz. Secondo alcuni report, circa 30 navi hanno attraversato lo Stretto nelle ultime ore, e Teheran avrebbe iniziato a consentire il transito ad alcune navi cinesi.le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno ridefinito lo Stretto di Hormuz come una "vasta area operativa", segnale che la pressione militare non si allenta.

Anche se il passaggio nello Stretto di Hormuz riprenderà, ci vorranno diverse settimane, se non mesi, per normalizzare i flussi, secondo dirigenti petroliferi del Golfo e trader internazionali. L'EIA prevede un Brent ancora sopra i 100 dollari fino all'estate, con un allentamento solo nel secondo semestre. Per la pompa italiana, questo significa che i prezzi attuali — intorno a 1,94 €/l per la benzina e 1,98 €/l per il gasolio — potrebbero rappresentare un nuovo plateau piuttosto che un picco temporaneo.

In Sicilia, dove la benzina self è a 1,943 €/l e il gasolio a 1,998 €/l (prossimo alla soglia psicologica dei 2 €), il peso sul bilancio familiare è particolarmente gravoso in una regione con redditi medi inferiori. In Campania, paradossalmente, la benzina è tra le più economiche d'Italia (1,933 €/l), forse per effetto della forte concorrenza tra i numerosi distributori della regione (1.860 stazioni monitorate).

Il conto del pieno: quanto pesa realmente

Facciamo i conti. Un automobilista che percorre 15.000 km all'anno con un'auto a benzina che consuma 6,5 l/100 km (una media ragionevole per il parco circolante italiano) usa circa 975 litri di carburante. Al prezzo medio odierno di 1,938 €/l, la spesa annua è di 1.890 €. Un anno fa, con la benzina a circa 1,73 €/l, la stessa spesa era di 1.687 €. La differenza è di oltre 200 € all'anno: una mensilità di bolletta elettrica in più, o un mese di spesa alimentare per una persona sola.

Per chi usa il gasolio — tipicamente i pendolari che percorrono distanze maggiori — il conto è ancora più salato. Con 25.000 km annui e un consumo di 5,5 l/100 km, i 1.375 litri necessari costano oggi 2.727 €. È una voce di bilancio che per molte famiglie italiane è ormai la terza spesa dopo mutuo e alimentari.

Il prezzo del carburante non è mai solo un numero su un display. È il risultato di una catena di eventi che parte da uno stretto chiuso nel Golfo Persico, passa per i tavoli diplomatici di Pechino, transita per le sale di controllo delle raffinerie europee, si carica delle accise più alte del continente, e arriva infine al serbatoio di chi ogni mattina prende l'auto per andare al lavoro. Comprendere questa catena non abbasserà il prezzo, ma almeno ci permette di sapere dove guardare e cosa chiedere a chi ha il potere di intervenire.

Dati prezzi alla pompa: elaborazione su rilevazioni MIMIT aggiornate al 16 maggio 2026. Per consultare i prezzi regione per regione, visitate le nostre pagine di analisi e gli approfondimenti dedicati.

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