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Brent a 111 $, benzina verso i 2 '/l: la crisi di Hormuz spinge i prezzi alla pompa ai massimi del 2026

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· 14 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

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110,93 dollari al barile. Questo il dato con cui si apre la settimana del Brent, in rialzo di oltre il 10% in appena nove giorni. Il prezzo di apertura dei futures sul Brent oggi segna 110,93 dollari, confermando una traiettoria ascendente che dal 9 maggio — quando il greggio quotava 100,25 dollari — ha guadagnato quasi undici dollari per barile. I futures sul Brent hanno aggiunto l'8,1% nella sola settimana scorsa, con lo Stretto di Hormuz che resta di fatto chiuso e le preoccupazioni globali sull'offerta elevate. Per gli automobilisti italiani, la traduzione in numeri concreti e impietosa: la benzina self-service ha raggiunto la media nazionale di 1,9418 €/l, mentre il gasolio self tocca quota 1,9779 €/l, avvicinandosi pericolosamente alla soglia psicologica dei 2 euro. Chi si rifornisce al servito supera gia il muro: 2,0688 €/l per la benzina e 2,1048 €/l per il gasolio, secondo le rilevazioni MIMIT su quasi 20.000 stazioni monitorate.

La crisi di Hormuz: il piu grande shock energetico della storia moderna

Per comprendere cosa sta accadendo ai distributori italiani bisogna risalire la filiera fino allo Stretto di Hormuz, quel corridoio di 33 chilometri tra Iran e Oman attraverso cui, in condizioni normali, transita circa il 20% del petrolio greggio scambiato a livello globale. Il conflitto ha causato la restrizione di quasi tutto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, portando a quella che l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha definito la "piu grande interruzione dell'offerta nella storia del mercato petrolifero globale".Il direttore esecutivo della IEA, Fatih Birol, ha dichiarato: "stiamo affrontando la piu grande minaccia alla sicurezza energetica della storia".

I numeri sono senza precedenti. Secondo il rapporto IEA di maggio 2026, la produzione globale di petrolio e scesa di ulteriori 1,8 milioni di barili al giorno in aprile, portandosi a 95,1 mb/g, con la produzione dei Paesi del Golfo colpiti dalla chiusura dello Stretto inferiore di 14,4 mb/g rispetto ai livelli pre-bellici. Si tratta di una perdita cumulativa enorme: il traffico di petroliere attraverso Hormuz resta limitato, le perdite cumulative di offerta dai produttori del Golfo superano gia 1 miliardo di barili, con oltre 14 mb/g di petrolio attualmente bloccato.

A peggiorare la situazione, i dati piu recenti mostrano che i transiti restano gravemente limitati, a circa il 5% dei livelli pre-conflitto, con solo 16 navi registrate nell'ultima finestra di 24 ore contro una baseline di circa 60 al giorno.Nelle ultime ore, secondo Al Jazeera, lo Stretto di Hormuz e sotto il controllo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC), con nessuna nave che ha attraversato il passaggio nelle ultime 24 ore. Il segnale diplomatico non e incoraggiante: l'Iran ha dichiarato che non entrera in ulteriori negoziati con gli Stati Uniti a meno che non vengano soddisfatte cinque condizioni, tra cui il pagamento di riparazioni e l'accettazione della sovranita iraniana sullo Stretto.

Dal barile alla pompa: l'anatomia dei prezzi italiani

La catena di trasmissione tra il prezzo del Brent e il costo al distributore italiano e un meccanismo a piu stadi che vale la pena analizzare nel dettaglio. Il greggio viene quotato in dollari, quindi il cambio EUR/USD gioca un ruolo fondamentale. Il tasso medio di mercato EUR/USD e attualmente a 1 € = 1,1624 $, il che significa che un barile di Brent a 110,93 dollari costa circa 95,43 euro. Convertito in litri (un barile equivale a circa 159 litri), il costo della materia prima si aggira intorno ai 0,60 €/l.

Su questa base si innestano poi i costi di raffinazione (il cosiddetto crack spread, che in questa fase di crisi e ai massimi storici — i margini di raffinazione restano a livelli storicamente elevati, sostenuti da crack record sui distillati medi), il trasporto, e poi l'imponente componente fiscale italiana. Le accise fisse ammontano a 0,7284 €/l per la benzina e a 0,6174 €/l per il gasolio. Su tutto questo — prezzo industriale piu accise — si applica l'IVA al 22%. Il risultato e che, su ogni litro di benzina a 1,94 €, piu di un euro finisce nelle casse dello Stato. Il margine del distributore, nonostante sia la componente piu visibile per l'automobilista, oscilla tra i 2 e i 5 centesimi per litro.

C'e poi il noto effetto asimmetrico (rocket and feather): quando il Brent sale, i prezzi alla pompa si adeguano rapidamente; quando scende, la discesa e molto piu lenta. Con il greggio passato da 100,25 a 110,93 $/barile in nove giorni (+10,7%), e ragionevole aspettarsi che la pressione al rialzo sui listini dei distributori non si sia ancora completamente scaricata. Nei prossimi giorni potremmo vedere ulteriori ritocchi verso l'alto.

La mappa regionale: dove si paga di piu e dove di meno

Il monitoraggio MIMIT sui 21.694 distributori italiani attivi restituisce un quadro regionale interessante. La forbice tra la regione piu economica e quella piu cara non e drammatica in termini assoluti — circa 3,5 centesimi sulla benzina — ma diventa significativa per chi percorre molti chilometri. Le Marche si confermano la regione meno cara d'Italia con una benzina self a 1,929 €/l, seguite dal Lazio (1,9327 €/l) e dalla Campania (1,9371 €/l). In fondo alla classifica troviamo il Friuli-Venezia Giulia (1,964 €/l), la Basilicata (1,963 €/l) e il Trentino-Alto Adige (1,9604 €/l).

Sul gasolio il quadro si sposta: il Veneto risulta la regione piu conveniente con 1,9671 €/l, mentre il Trentino-Alto Adige e il Molise superano i 2 €/l rispettivamente a 2,0034 e 2,0032 €/l. Per un pendolare che percorre 30.000 km all'anno con un'auto diesel che consuma 5,5 l/100 km, la differenza tra rifornirsi in Veneto e in Trentino-Alto Adige vale circa 60 euro l'anno — non una cifra trascurabile in un contesto di rincari generalizzati.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) N. distributori
Marche1,9291,9702730
Lazio1,93271,97512.110
Campania1,93711,97121.859
Lombardia1,93971,97642.837
Veneto1,94181,96711.838
Emilia-Romagna1,94811,98041.739
Sicilia1,94611,9931.777
Valle d'Aosta1,95732,001970
Trentino-Alto Adige1,96042,0034371
Friuli-Venezia Giulia1,9641,9966469

Autostrada contro stradale: il pedaggio invisibile

Un dato che merita attenzione riguarda la forbice tra distributori autostradali e stradali. Chi fa il pieno in autostrada paga la benzina self a 2,0119 €/l contro 1,8732 €/l delle pompe stradali: una differenza di quasi 14 centesimi al litro. Sul gasolio il divario si attesta a 13,8 centesimi (2,0608 vs 1,9231 €/l). Per un pieno da 50 litri, il rifornimento autostradale costa circa 7 euro in piu. Moltiplicato per i 20 milioni di italiani che si metteranno in viaggio nelle prossime settimane verso le vacanze estive, stiamo parlando di centinaia di milioni di euro di maggior spesa. Il consiglio pratico resta sempre quello di pianificare le soste prima di imboccare il casello.

Il dato stradale, peraltro, e influenzato fortemente dalle pompe bianche e dai distributori no-logo. Marchi come Petrolitalia offrono la benzina self a 1,8365 €/l — circa 10,5 centesimi in meno rispetto alla media nazionale — mentre Auchan si posiziona a 1,874 €/l. Si tratta pero di reti con pochissimi punti vendita (da 7 a 20 impianti), quindi la loro accessibilita e limitata.

L'uscita degli Emirati dall'OPEC: un fattore di instabilita in piu

Come se il blocco di Hormuz non bastasse, nelle ultime settimane un altro evento ha scosso il mercato petrolifero. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la decisione di uscire dall'OPEC e dall'OPEC+ per concentrarsi sugli "interessi nazionali", infliggendo un duro colpo ai gruppi esportatori in un momento in cui la guerra ha causato uno shock energetico storico.L'uscita degli EAU dall'OPEC, effettiva dal 1° maggio 2026, e stata incorporata nelle previsioni di maggio dell'EIA americana.

Le conseguenze sono molteplici. L'EIA prevede che la capacita di riserva dell'OPEC si attesti in media a 2,5 milioni di b/g nel 2027, rispetto alla precedente previsione di 3,8 milioni di b/g, proprio a causa dell'uscita emiratina. In pratica, il mondo perde un ammortizzatore fondamentale nel momento peggiore. La mossa di OPEC+ di aumentare simbolicamente la produzione di 188.000 b/g per giugno mira a mostrare che il gruppo e pronto ad aumentare l'offerta una volta terminata la guerra, ma si tratta di una goccia nel mare rispetto ai 14 milioni di barili giornalieri attualmente bloccati.

La produzione OPEC+ dei Paesi soggetti a quote e scesa di ulteriori 1.625.000 b/g mese su mese a 26,558 milioni di b/g in aprile, secondo i dati secondari ufficiali OPEC, toccando un minimo di 35 anni per l'OPEC e un minimo assoluto per il piu ampio gruppo OPEC+. Si tratta di un dato che parla da solo sulla gravita della situazione.

L'impatto sull'economia reale: gasolio e inflazione

Piu che la benzina, e il prezzo del gasolio a preoccupare per i suoi effetti a cascata sull'economia. In Italia circa l'80% delle merci viaggia su gomma: ogni centesimo in piu sul gasolio si traduce in un incremento dei costi logistici che, prima o poi, si scarica sui prezzi al consumo. Con il gasolio self vicino ai 1,98 €/l e il servito gia oltre i 2,10 €/l, l'impatto inflazionistico e concreto e misurabile.

L'Italia e particolarmente vulnerabile a questa dinamica per una serie di ragioni strutturali: le accise sono tra le piu alte in Europa, l'IVA si calcola anche sull'accisa stessa (la cosiddetta "tassa sulla tassa"), il parco auto italiano e tra i piu vecchi del continente (con consumi medi superiori), e il Paese dipende quasi interamente dalle importazioni per il proprio fabbisogno petrolifero. Secondo l'EIA, il Brent ha raggiunto un massimo di 138 dollari al barile il 7 aprile, con una media di 117 $/bbl per il mese, a causa della chiusura de facto dello Stretto di Hormuz. Rispetto a quei picchi, il livello attuale di circa 111 dollari rappresenta un parziale raffreddamento, ma resta ben lontano dai 65-70 dollari dell'estate 2025.

L'EIA prevede che le scorte globali diminuiranno in media di 8,5 milioni di b/g nel secondo trimestre 2026, mantenendo i prezzi del Brent intorno ai 106 $/bbl a maggio-giugno, per poi scendere a una media di 89 $/bbl nel quarto trimestre e 79 $/bbl nel 2027. Se queste previsioni si avverassero, potremmo vedere un alleggerimento dei prezzi alla pompa nella seconda meta dell'anno. Ma e un "se" molto condizionato dall'evoluzione della crisi di Hormuz.

Dove ci porta il tasso di cambio

Un fattore che ha parzialmente attutito il colpo per i consumatori europei e l'andamento del cambio euro/dollaro. L'EUR/USD quota oggi 1,1622, in lieve calo. L'euro ha mostrato una buona tenuta negli ultimi mesi: negli ultimi 90 giorni il cambio EUR/USD si e mosso tra 1,1435 e 1,1871, con una media di 1,1674. Questo significa che, nonostante il Brent abbia superato i 110 dollari, il costo in euro del greggio e stato in parte compensato da una moneta unica relativamente forte. Se l'euro fosse rimasto ai livelli di 1,08 visti a fine 2024, la benzina costerebbe oggi circa 5-6 centesimi in piu per litro.

Tuttavia, la forza dell'euro potrebbe non durare. Le tensioni geopolitiche, un eventuale rallentamento dell'economia europea legato proprio allo shock energetico, e le politiche monetarie divergenti tra BCE e Fed potrebbero indebolire la moneta unica nei prossimi mesi, aggiungendo ulteriore pressione sui prezzi dei carburanti.

La composizione del prezzo: radiografia di un litro di benzina

Per capire quanto paghiamo davvero il carburante e quanto va allo Stato, vale la pena scomporre il prezzo attuale di un litro di benzina self-service a 1,9418 €/l:

Componente Stima (€/l) Peso (%)
Materia prima (Brent + raffinazione)~0,5729,4%
Trasporto e distribuzione~0,042,1%
Margine distributore~0,031,5%
Accisa0,728437,5%
IVA 22%~0,3518,0%
Totale componente fiscale~1,0855,6%
Prezzo finale1,9418100%

La componente fiscale supera il 55% del prezzo finale. E un dato che dovrebbe far riflettere ogni volta che si invoca un taglio dei prezzi: il distributore ha ben poco margine di manovra, e il costo della materia prima spiega meno di un terzo del prezzo al litro. Il resto e fisco. L'Italia resta tra i Paesi europei con il carico fiscale piu alto sui carburanti, una condizione che rende i nostri prezzi alla pompa strutturalmente superiori a quelli di Spagna, Francia e Germania.

Prospettive: cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Il quadro di breve termine e dominato dall'evoluzione della crisi dello Stretto di Hormuz. Lo scenario base della IEA prevede una ripresa graduale del traffico di petroliere attraverso Hormuz a partire dal terzo trimestre 2026, un'ipotesi su cui si basa la stima di un deficit di 1,78 milioni di b/g. Ma se il traffico riprende piu lentamente, o non riprende affatto nell'anno, il deficit si aggrava in modo sostanziale.Dal lato delle previsioni di prezzo, UBS stima un Brent medio di 100 $/bbl a giugno, in calo a 95 $ a settembre, 90 $ a dicembre 2026 e 85 $ entro marzo 2027.

Se questi scenari ottimistici si verificassero, la benzina italiana potrebbe tornare sotto 1,85 €/l entro fine anno. Ma il condizionale e d'obbligo. Il Presidente Trump ha inviato messaggi contrastanti sulla situazione, prima affermando che gli USA non avevano bisogno che lo Stretto fosse aperto, poi dichiarando insieme al Presidente cinese Xi Jinping "vogliamo che gli stretti siano aperti". La diplomazia non sta producendo risultati concreti, e anche a seguito di un ipotetico cessate il fuoco, gli analisti stimano un minimo di due mesi prima che i flussi di esportazione possano riprendere in modo costante, con un pieno recupero delle infrastrutture che potrebbe richiedere sei mesi o piu.

Nel frattempo, i numeri quotidiani alla pompa restano la cartina di tornasole di una crisi geopolitica che si gioca a migliaia di chilometri dall'Italia, ma che ogni automobilista avverte ogni volta che impugna la pistola del distributore. Con il Brent oltre i 110 dollari e lo Stretto di Hormuz sotto il controllo delle Guardie Rivoluzionarie, la soglia dei 2 euro al litro per la benzina self-service — oggi distante appena 5,8 centesimi — non e piu uno scenario remoto. E una possibilita concreta per le prossime settimane.

Il costo al chilometro: quanto pesa davvero il pieno

Per dare una dimensione concreta ai numeri, facciamo due calcoli. Un'auto a benzina con un consumo medio di 6,5 l/100 km — valore realistico per il parco auto italiano, tra i piu vecchi d'Europa — costa oggi 12,62 centesimi per chilometro di solo carburante. Un pendolare che percorre 40 km al giorno tra andata e ritorno spende circa 5,05 € quotidiani, cioe oltre 110 € al mese solo di benzina. Per un'auto diesel (5,5 l/100 km), il costo al chilometro e di 10,88 centesimi, pari a circa 95 € mensili per lo stesso tragitto.

Se consideriamo che a inizio 2026, prima della guerra, la benzina oscillava intorno a 1,72-1,75 €/l, il rincaro attuale si traduce in un aggravio di circa 15-17 € al mese per un pendolare tipo. Su base annua siamo oltre i 200 € in piu, una somma che per molte famiglie non e irrilevante.

C'e poi l'effetto indiretto: con il gasolio quasi a 2 €/l, i costi di trasporto delle merci sono aumentati in modo sensibile. L'80% delle merci italiane viaggia su gomma, e la catena logistica scarica inevitabilmente questi sovraccosti sui prezzi finali al consumatore. Dall'alimentare alla grande distribuzione, dal commercio online ai materiali da costruzione: il caro-gasolio e un'imposta invisibile su tutto cio che compriamo.

GPL e metano: le alternative restano piu economiche, ma con limiti

Chi ha scelto alimentazioni alternative continua a beneficiare di un significativo vantaggio economico. Il GPL self-service e fermo a 0,8015 €/l, il che si traduce in un costo al chilometro di circa 7,2 centesimi (ipotizzando 9 l/100 km), cioe il 43% in meno rispetto alla benzina. Il metano costa 1,501 €/kg, equivalente a circa 6-7 centesimi al chilometro.

Tuttavia, va notato che i dati MIMIT coprono un numero limitato di stazioni per queste alimentazioni — 159 per il GPL e appena 101 per il metano — il che indica una rete distributiva ancora carente. Per chi puo accedervi, pero, il risparmio e tangibile e in una fase come questa puo fare la differenza tra sostenibilita e difficolta del budget familiare per la mobilita.

In sintesi

La settimana si apre con un mercato petrolifero ancora sotto forte pressione. Oltre dieci settimane dopo l'inizio della guerra in Medio Oriente, le perdite di offerta crescenti dallo Stretto di Hormuz stanno esaurendo le scorte globali a un ritmo record, con i prezzi del Brent che hanno mostrato oscillazioni estreme in risposta a segnali contrastanti sulla possibilita di un accordo tra USA e Iran. Per l'automobilista italiano, la traduzione e nei numeri che legge sul display del distributore ogni mattina: benzina a un passo dai 2 euro, gasolio che li ha gia superati al servito. L'unica vera soluzione, come ha detto il capo della IEA, non sta nelle riserve strategiche o negli interventi temporanei: "la cura e riaprire lo Stretto di Hormuz". Fino ad allora, la pressione sui prezzi alla pompa restera elevata. Per ulteriori aggiornamenti e approfondimenti, rimandiamo alla sezione tutte le analisi e agli approfondimenti dedicati.

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