Home / Analisi / Rassegna settimanale carburanti: il Brent vola oltre 109 $, alla pompa la benzina sfiora i 2 '/litro

Rassegna settimanale carburanti: il Brent vola oltre 109 $, alla pompa la benzina sfiora i 2 '/litro

·

· 15 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

Ascolta il riassunto

La settimana che si chiude oggi, domenica 17 maggio 2026, consegna agli automobilisti italiani un quadro complesso e preoccupante. Il petrolio Brent ha chiuso la settimana con un rialzo dell'8,1%, superando quota 109 dollari al barile, sospinto dalla perdurante chiusura dello Stretto di Hormuz. Alla pompa, la benzina self-service si attesta a 1,941 €/litro e il gasolio a 1,979 €/litro — livelli che non si vedevano dal picco post-invasione dell'Ucraina nel 2022. Il dato MIMIT fotografa una rete di 21.687 distributori monitorati, 313 bandiere e 5.253 comuni: un campione statistico ampio che rende le medie nazionali particolarmente attendibili. Vediamo cosa e successo giorno per giorno, regione per regione, e soprattutto cosa aspettarsi nei prossimi sette giorni.

La settimana in numeri: dal barile alla pompa italiana

L'andamento del Brent nei dieci giorni che precedono la chiusura settimanale racconta una traiettoria chiara. Si partiva da 100,25 dollari l'8 e 9 maggio; si e saliti a 107,68 il 12, poi il breve calo a 105,74 il 13 maggio, un rimbalzo a 106,50 il 14, e infine l'accelerazione a 109,20 il 15 e 109,47 tra il 16 e il 17 maggio. In appena dieci giorni il greggio ha guadagnato circa 9 dollari al barile, pari a un +9,2%. Su base mensile il rialzo e stato del 9,91%, e su base annua del 67,01%. Se si considera che un anno fa il Brent valeva intorno a 65 dollari, la portata dello shock appare in tutta la sua evidenza.

Il meccanismo di trasmissione dal barile alla pompa passa per una catena di costi che in Italia e particolarmente gravosa. Il greggio, quotato in dollari, viene convertito in euro al cambio corrente: l'EUR/USD si e attestato a 1,1631 alla chiusura di venerdi 15 maggio, un livello relativamente favorevole per l'Eurozona ma comunque inferiore ai massimi di inizio anno. Convertendo 109,47 dollari al cambio attuale si ottengono circa 94,1 euro al barile, ovvero circa 0,592 € per litro di greggio (un barile contiene 159 litri). A questo prezzo industriale si sommano il crack spread di raffinazione (oggi elevato per la scarsita di distillati medi), i costi di trasporto e logistica, e poi il carico fiscale. L'accisa sulla benzina ammonta a 0,7284 €/litro, quella sul gasolio a 0,6174 €/litro. Infine, l'IVA al 22% si applica sull'intero importo, incluse le accise — la famosa tassa sulla tassa che rende l'Italia uno dei Paesi con la pressione fiscale sui carburanti piu elevata d'Europa. Il risultato e che le accise e l'IVA pesano ancora oggi tra il 55% e il 60% del prezzo finale alla pompa.

Lo scenario geopolitico: Hormuz resta chiuso, l'OPEC+ alza le quote ma solo sulla carta

Comprendere l'attuale livello dei prezzi dei carburanti in Italia e impossibile senza inquadrare la crisi geopolitica che da quasi tre mesi tiene in ostaggio i mercati energetici globali. Lo Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia attraverso cui transitava circa il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio, e stato di fatto bloccato dall'Iran dal 28 febbraio 2026, in seguito all'attacco aereo lanciato da Stati Uniti e Israele. L'IEA ha definito l'evento come "la piu grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale".

Sul fronte diplomatico, la settimana appena trascorsa non ha portato progressi decisivi. Il presidente Trump ha inviato messaggi contraddittori sulla situazione, prima affermando che gli Stati Uniti non avevano bisogno che lo Stretto fosse aperto, poi dichiarando insieme al presidente cinese Xi Jinping che "vogliamo che gli stretti siano aperti".USA e Iran non sono riusciti a trovare un accordo su una proposta di pace redatta dagli americani all'inizio della settimana, lasciando la rotta chiave sostanzialmente bloccata.Il CEO di Saudi Aramco Amin Nasser ha dichiarato che il mercato petrolifero perde 100 milioni di barili ogni settimana di chiusura dello Stretto, e che attualmente passano solo da 2 a 5 navi al giorno, contro le 70 del periodo pre-bellico.

Dal punto di vista dell'offerta OPEC+, il 3 maggio il cartello ha approvato un incremento produttivo di 188.000 barili al giorno per giugno, una misura definita "simbolica" nel contesto di un mercato in deficit strutturale causato dalla chiusura di Hormuz.La riunione e stata la prima dopo l'uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC, avvenuta il 1° maggio, un evento che ha tolto al cartello uno dei suoi principali ammortizzatori di capacita produttiva inutilizzata.Secondo Bloomberg, i membri chiave dell'OPEC+ intendono proseguire con gli aumenti delle quote nei prossimi mesi, completando il ritorno di uno strato di produzione sospeso entro settembre, anche se nella pratica i principali produttori non possono effettivamente aumentare l'output mentre la guerra blocca le esportazioni dal Golfo Persico.

L'allarme IEA e EIA: le scorte si svuotano a ritmo record

Due rapporti pubblicati questa settimana hanno acceso i riflettori sulla gravita della situazione. L'Oil Market Report di maggio dell'IEA prevede che la domanda mondiale di petrolio si contraiga di 420.000 barili al giorno nel 2026, con il calo piu marcato nel secondo trimestre (-2,45 mb/g), colpendo in particolare i settori petrolchimico e dell'aviazione.L'offerta globale e calata di ulteriori 1,8 milioni di barili al giorno in aprile, portando le perdite totali dall'inizio del conflitto a 12,8 mb/g, con la produzione del Golfo crollata di 14,4 mb/g rispetto ai livelli pre-bellici.L'EIA americana, nel suo Short-Term Energy Outlook di maggio, prevede che le scorte globali scenderanno di una media di 8,5 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre, mantenendo i prezzi Brent intorno ai 106 dollari tra maggio e giugno.Il prezzo spot del Brent ha toccato un massimo di 138 dollari il 7 aprile e ha mediato 117 dollari nell'intero mese. L'EIA prevede una discesa graduale verso gli 89 dollari nel quarto trimestre e i 79 dollari nel 2027, ma solo se la produzione mediorientale riprendera.Secondo UBS, le scorte potrebbero avvicinarsi ai minimi storici entro la fine di maggio, e i prezzi potrebbero impennarsi per impedire ai livelli di inventario di scendere sotto soglie critiche.

Per un Paese come l'Italia, che importa quasi il 90% del suo fabbisogno petrolifero, questi numeri hanno un significato molto concreto. Come ha rilevato l'IEA nel suo rapporto di aprile, i prezzi alla pompa in Europa hanno raggiunto massimi storici, con il gasolio in Germania, Paesi Bassi e Francia che ha toccato livelli record a marzo. L'Italia, con il suo parco auto tra i piu vecchi del continente (eta media superiore a 12 anni) e un sistema logistico in cui l'80% delle merci viaggia su gomma, e particolarmente esposta a questo tipo di shock.

La mappa regionale: Marche piu economiche, Friuli piu care

Il divario regionale sul prezzo della benzina self-service si mantiene contenuto in termini assoluti — 3,47 centesimi separano la regione piu economica da quella piu cara — ma la fotografia regionale offre spunti interessanti. Le Marche guidano la classifica del risparmio con una media di 1,928 €/litro, seguite dal Lazio (1,932) e dalla Campania (1,936). In coda alla graduatoria, il Friuli-Venezia Giulia a 1,963 €/litro, preceduto dalla Basilicata (1,962) e dal Trentino-Alto Adige (1,960).

Sul gasolio la forbice e decisamente piu ampia: si va dai 1,968 €/litro del Veneto — la regione meno cara per il diesel — ai 2,005 €/litro del Trentino-Alto Adige, con un differenziale di 3,7 centesimi. Le regioni alpine e insulari, come prevedibile, pagano il dazio della logistica: Sardegna (2,001 €/l), Valle d'Aosta (2,002) e Trentino (2,005) si confermano le piu penalizzate. Un dato significativo riguarda il Molise: pur essendo una regione piccola con soli 150 distributori nel campione, registra un gasolio a 2,004 €/litro, ben al di sopra della media nazionale di 1,979.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) N. distributori
Marche (meno cara)1,9281,972730
Lazio1,9321,9762.108
Campania1,9361,9731.859
Lombardia1,9391,9782.835
Veneto1,9411,9681.837
............
Calabria1,9591,997723
Trentino-Alto Adige1,9602,005371
Basilicata1,9621,997252
Friuli-Venezia Giulia (piu cara)1,9631,997469

La media nazionale della benzina servito supera ampiamente i 2 €/litro, attestandosi a 2,068 €/l: un livello che solo tre mesi fa sarebbe parso impensabile. Il gap self-servito vale oggi circa 12,7 centesimi sulla benzina e 12,7 centesimi anche sul gasolio (servito a 2,106 €/l contro 1,979 self). Per un pieno da 50 litri, scegliere il self-service significa risparmiare circa 6,35 € rispetto al servito. In un anno di pieni settimanali, sono oltre 330 € di differenza: una cifra tutt'altro che trascurabile per le famiglie italiane gia sotto pressione.

Autostrada vs strade statali: il pedaggio nascosto del pieno

Il confronto tra prezzi autostradali e stradali rivela, come sempre, un differenziale consistente che penalizza chi si rifornisce lungo le autostrade. La benzina autostradale media 2,000 €/litro, contro i 1,873 €/l delle pompe stradali: un divario di 12,7 centesimi, pari al 6,8%. Sul gasolio il gap e ancora piu marcato in termini assoluti: 2,066 €/l in autostrada contro 1,924 €/l sulla rete stradale, con uno scarto di 14,2 centesimi (+7,4%). Per un'auto diesel che fa il pieno autostradale da 50 litri, il sovraccosto rispetto a una pompa stradale equivale a 7,10 €. Chi percorre regolarmente l'autostrada per motivi di lavoro — un pendolare della A1 o della A4 — e particolarmente esposto a questo pedaggio nascosto del carburante.

Va precisato che i dati autostradali si basano su un campione di 299 stazioni, statisticamente meno robusto delle 19.807 stazioni del campione stradale per la benzina. Tuttavia la tendenza e coerente con quanto rilevato dall'Osservatorio nelle settimane precedenti: le aree di servizio autostradali operano in regime di quasi-monopolio localistico e godono di margini strutturalmente piu elevati, in parte giustificati dai canoni concessori ma in parte legati alla captivita della domanda.

La composizione del prezzo: anatomia di un litro di benzina

Vale la pena, in questa rassegna settimanale, riepilogare la composizione del prezzo di un litro di benzina self-service a 1,941 €. Il prezzo industriale (materia prima + raffinazione + logistica + margine distributore) rappresenta circa il 42-45% del totale. L'accisa, fissata per legge a 0,7284 €/litro, e un importo che non varia con il prezzo del greggio: e lo stesso che si pagava quando il Brent stava a 65 dollari. E l'IVA al 22%, calcolata sull'intera somma di prezzo industriale e accisa, aggiunge una ulteriore quota variabile. In pratica, su 1,941 € di benzina, lo Stato incassa circa 1,08 € tra accisa e IVA. Il restante 0,86 € circa copre tutto il resto: petrolio greggio, raffinazione, trasporto, stoccaggio e margine del gestore, che raramente supera i 3-5 centesimi al litro.

Questo schema rende evidente un paradosso strutturale: quando il Brent sale, anche il gettito IVA aumenta automaticamente, perche l'aliquota si applica su una base imponibile piu alta. Lo Stato, in altri termini, incassa di piu proprio quando il cittadino paga di piu. E un meccanismo che alimenta periodicamente il dibattito sull'accisa mobile — uno strumento che ridurrebbe le accise quando il greggio sale, e le aumenterebbe quando scende — ma che finora nessun governo ha mai implementato in modo strutturale.

Gasolio e inflazione: la catena di trasmissione sull'economia reale

Il dato forse piu sottovalutato di questa rassegna riguarda il gasolio, che a 1,979 €/litro self-service ha quasi raggiunto la soglia psicologica dei 2 euro. In Italia, dove l'80% delle merci viaggia su gomma, il prezzo del diesel e un indicatore anticipatore dell'inflazione. Ogni centesimo di aumento del gasolio si traduce, con un ritardo di 2-4 settimane, in maggiori costi di trasporto che vengono scaricati lungo la filiera: dal produttore al grossista, dal grossista al dettagliante, dal dettagliante al consumatore finale. Il meccanismo e tanto semplice quanto inesorabile.

Proviamo a quantificarlo. Un autoarticolato che percorre 120.000 km all'anno con un consumo medio di 33 litri per 100 km utilizza circa 39.600 litri di gasolio all'anno. Al prezzo attuale di 1,979 €/l, il costo carburante annuo e di circa 78.370 €. Se il gasolio fosse ancora ai livelli di un anno fa (circa 1,68 €/l), lo stesso costo sarebbe stato di 66.530 €. La differenza — quasi 12.000 € per un singolo camion — finisce inevitabilmente sul prezzo dei prodotti trasportati. Moltiplicata per i circa 200.000 autocarri pesanti che operano sulla rete italiana, si comprende la portata sistemica dell'aumento.

Per il pendolare medio che percorre 30 km di andata e ritorno al giorno con un'auto a benzina che consuma 6,5 l/100 km, il costo giornaliero del carburante e di circa 3,78 € (1,95 litri × 1,941 €/l). In un mese lavorativo di 22 giorni sono 83 €, circa 1.000 € all'anno — una voce di spesa che per un reddito mediano italiano (intorno ai 23.000 € netti annui) rappresenta il 4,3% dell'intera busta paga. Un peso significativo, che si aggiunge alle bollette energetiche ancora elevate.

Le pompe bianche e i marchi low-cost: dove risparmiare davvero

Chi cerca di contenere la spesa puo orientarsi verso le cosiddette pompe bianche e i marchi della grande distribuzione. I dati MIMIT confermano un differenziale rilevante: Petrolitalia offre la benzina a 1,837 €/litro, Auchan a 1,872, OK energie a 1,883. Rispetto alla media nazionale self di 1,941, il risparmio oscilla tra i 5,8 e i 10,4 centesimi al litro, ovvero tra 2,90 e 5,20 € per un pieno da 50 litri. Va tuttavia segnalato che si tratta di reti con pochissimi punti vendita (Petrolitalia ne ha appena 8 nel campione, Auchan 20), quindi accessibili solo in specifiche aree geografiche.

Il fenomeno della concorrenza tra marchi e comunque un dato positivo per i consumatori. Le pompe no-logo e le insegne della GDO esercitano una pressione al ribasso sui prezzi anche delle compagnie tradizionali, che nelle aree dove la concorrenza e piu intensa tendono a moderare i propri margini. E un meccanismo di mercato che funziona, ma che andrebbe sostenuto dalla normativa: una maggiore trasparenza sui prezzi (come il portale Osservaprezzi del MIMIT) e regole chiare sulle concessioni autostradali contribuirebbero ad ampliare questo effetto calmierante. Per un elenco completo dei marchi e delle differenze di prezzo, rimandiamo alla nostra sezione dedicata.

Previsioni per la prossima settimana: il rebus Hormuz e il vertice del 7 giugno

Quali scenari si aprono per la settimana 19-25 maggio? Il quadro rimane dominato dall'incognita geopolitica. L'EIA assume che lo Stretto di Hormuz restera effettivamente chiuso fino a fine maggio, con il traffico navale che potrebbe iniziare a riprendere solo a giugno, sebbene le spedizioni non raggiungeranno i livelli pre-conflitto fino a fine anno.UBS prevede un prezzo medio del Brent a 100 dollari al barile a giugno, in calo a 95 a settembre e 90 a dicembre, con un'ulteriore discesa a 85 nel primo trimestre 2027. Ma questa previsione incorpora l'ipotesi che il premio al rischio geopolitico si riduca progressivamente e che le condizioni di approvvigionamento migliorino. Se cosi non fosse, i prezzi alla pompa in Italia non avrebbero motivo di scendere.

Sul fronte dei prezzi alla pompa, e ragionevole attendersi una sostanziale stabilita nella prossima settimana, con possibili micro-rialzi di 1-2 centesimi se il Brent dovesse consolidarsi sopra 110 dollari. Il meccanismo di trasmissione dal barile alla pompa agisce tipicamente con un ritardo di 1-2 settimane al rialzo (l'effetto rocket and feather: i prezzi salgono come un razzo ma scendono come una piuma), e l'accelerazione del Brent di questa settimana (+9 dollari in 10 giorni) potrebbe non essersi ancora scaricata interamente sui listini dei distributori.

Il prossimo appuntamento chiave e il vertice ministeriale OPEC+ del 7 giugno, che dovra decidere i volumi di produzione per luglio in un contesto radicalmente diverso da qualsiasi precedente storico: mercato in deficit strutturale, Hormuz chiuso, UAE fuori dal cartello, scorte ai minimi. Le decisioni che emergeranno da quel vertice condizioneranno il prezzo del carburante per l'intera stagione estiva — tradizionalmente un periodo di domanda elevata per gli spostamenti vacanzieri.

Il peso del cambio EUR/USD: un fattore spesso dimenticato

Un elemento che il consumatore italiano tende a trascurare e il ruolo del tasso di cambio. Negli ultimi 7 giorni, il cambio EUR/USD si e mosso in un range compreso tra 1,1662 e 1,1789, con una media di 1,1745. Un euro forte, come quello attuale, agisce da parziale scudo contro i rincari del greggio: a parita di prezzo del Brent in dollari, un euro piu forte riduce il costo in moneta unica. Se il cambio fosse rimasto ai livelli di inizio anno (circa 1,05), i 109,47 dollari del Brent equivalerebbero a 104,3 euro al barile, invece degli attuali 94,1. La differenza — oltre 10 euro al barile — si sarebbe tradotta in circa 6-7 centesimi in piu alla pompa. In altre parole, l'apprezzamento dell'euro ha risparmiato agli automobilisti italiani un ulteriore rincaro significativo. Ma e un fattore su cui non si puo contare in modo strutturale: basterebbe un deterioramento del quadro macroeconomico europeo o un cambio di rotta della BCE per invertire la tendenza.

Sintesi della settimana e posizione dell'Osservatorio

Questa settimana ci lascia con una certezza e molte incognite. La certezza e che i prezzi dei carburanti in Italia sono destinati a rimanere elevati almeno fino a quando lo Stretto di Hormuz non sara riaperto in modo stabile. Come ha avvertito il CEO di Saudi Aramco, anche se lo Stretto si riaprisse domani, il mercato impiegherebbe mesi per riequilibrarsi, e se l'apertura venisse ritardata di altre settimane, la normalizzazione slitterebbe al 2027.

Le incognite sono tutte geopolitiche: l'esito dei negoziati USA-Iran, il ruolo della Cina come mediatore, la capacita dell'OPEC+ (ora senza gli UAE) di gestire la transizione, e l'andamento delle scorte globali che si assottigliano settimana dopo settimana. Per gli automobilisti italiani, il consiglio pratico resta quello di sempre nei periodi di forte volatilita: privilegiare il self-service, confrontare i prezzi tra distributori vicini (il nostro Osservatorio aggiorna quotidianamente le medie comunali), evitare i rifornimenti autostradali quando possibile, e valutare alternative come il GPL, che a 0,801 €/litro self resta una soluzione economica per chi ha un veicolo predisposto.

La prossima settimana tornera la domanda fondamentale: i 2 €/litro di benzina self, soglia mai superata nella media nazionale in condizioni di mercato “normali”, saranno violati? Con il Brent sopra 109 dollari e le trattative diplomatiche in stallo, la possibilita non e remota. L'Osservatorio continuera a monitorare i dati MIMIT giorno per giorno, offrendo ai lettori la bussola dei numeri in un mare di incertezze. Torneremo domani con l'aggiornamento quotidiano.

Questo approfondimento ti è stato utile?

Il tuo feedback ci aiuta a migliorare i contenuti

Soddisfatto
Neutro
Insoddisfatto

Grazie per il tuo feedback!