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Settimana 6-12 aprile 2026: dal crollo del Brent ai primi ribassi alla pompa, il punto sui carburanti in Italia

A cura della redazione di Benzina24 - Riproduzione vietata - Domenica 12 Aprile 2026

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Quaranta giorni di rialzi ininterrotti, poi — finalmente — tre sedute consecutive di lievi ribassi. La settimana che si chiude oggi, domenica 12 aprile 2026, passerà alla storia come quella in cui il prezzo del petrolio Brent ha registrato la sua discesa settimanale più violenta degli ultimi nove mesi, trascinato dalla tregua tra Stati Uniti e Iran annunciata l'8 aprile. Eppure, alla pompa italiana, l'onda d'urto del calo arriva con il contagocce: il gasolio self-service oggi costa ancora 2,1625 €/l e la benzina self 1,7844 €/l. Per capire che cosa è successo davvero in questi sette giorni, e che cosa aspettarsi dalla prossima settimana, servono i numeri.

La settimana in numeri: Brent in montagna russa tra 94 e 112 dollari

Partiamo dalla materia prima. Sul piano settimanale il benchmark petrolifero ha perso circa il 12%, una flessione che non si vedeva da ottobre 2025. Ma la discesa non è stata affatto lineare: il Brent ha aperto la settimana ancora sopra i 109 dollari al barile (domenica 5 aprile e lunedì 6 aprile), è scivolato a 105,44 il 7 aprile dopo le prime indiscrezioni diplomatiche, è precipitato l'8 aprile a 96,24 dollari con l'annuncio della tregua bilaterale USA-Iran, ha oscillato tra 96 e 97 dollari il 9-10 aprile, ed è poi rimbalzato violentemente a 111,63 dollari venerdì 11, prima di chiudere la sessione odierna a 94,26 dollari. Una volatilità intraday che non ha precedenti recenti e che rende complicatissima la trasmissione dei prezzi alla pompa.

I movimenti riflettono l'oscillazione tra guadagni e perdite legata all'ottimismo cauto sulla possibile fine del conflitto in Medio OrienteLe delegazioni statunitense e iraniana si sono incontrate in Pakistan sabato, mentre Israele ha accettato di avviare colloqui con il governo libanese, alimentando le speranze di una de-escalation. Ma i fondamentali restano tesi: lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte chiuso, con l'Arabia Saudita che ha dichiarato che gli attacchi alle sue infrastrutture petrolifere hanno ridotto la capacità produttiva di circa 600.000 barili al giorno e il throughput dell'oleodotto East-West di circa 700.000 barili.

Lo Stretto di Hormuz: la crisi piu grave dal 1973

Per comprendere l'entità dello shock serve un passo indietro. La chiusura dello Stretto è stata definita la più grande interruzione dell'approvvigionamento energetico mondiale dalla crisi petrolifera degli anni Settanta, nonché la più grande nella storia del mercato petroliferoCirca 11 milioni di barili al giorno di produzione sono stati messi offline, i volumi di esportazione dal Golfo sono crollati da 15 milioni a circa 7 milioni di barili al giornoL'8 aprile è stato concordato un cessate il fuoco temporaneo che avrebbe dovuto comportare la riapertura dello Strettogli esperti sostengono che le compagnie di navigazione non riprenderanno a entrare nel Golfo Persico finché non avranno la certezza che il cessate il fuoco non sia solo temporaneo, e una tregua di due settimane non offre fiducia sufficiente. La CNN, proprio oggi, evidenzia che le oltre 100 petroliere che normalmente transitano ogni giorno per Hormuz si sono ridotte a 10 o menoanche se lo Stretto riaprisse oggi, ci vorrebbero probabilmente fino a luglio perché i flussi petroliferi tornino alla normalità.

Per l'EIA (Energy Information Administration), le implicazioni sono pesantissime: si stima che Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati, Qatar e Bahrain abbiano complessivamente chiuso 7,5 milioni di barili al giorno di produzione a marzo, e le chiusure dovrebbero salire a 9,1 milioni ad aprileL'EIA prevede che il Brent raggiunga un picco di 115 dollari al barile nel secondo trimestre 2026, per poi scendere gradualmente.

OPEC+: aumento di 206.000 barili al giorno da maggio, ma lo Stretto decide piu delle quote

Il 5 aprile, nella riunione virtuale degli otto Paesi chiave, l'OPEC+ ha deciso di aumentare la produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggioTuttavia il cartello ha avvertito che i danni alle infrastrutture energetiche aumentano la volatilità del mercato e ha sottolineato l'importanza critica di salvaguardare le rotte marittime internazionaliLa realtà è che le decisioni OPEC+ sulla produzione sono in parte accademiche: è il conflitto a dettare l'offerta effettiva, indipendentemente dalle quote.

Il cambio EUR/USD: un fattore di parziale protezione

Il cambio EUR/USD si è attestato a 1,1729 alla chiusura di venerdì 10 aprile, un livello che offre all'area euro una protezione parziale rispetto alle quotazioni del greggio espresse in dollari. In pratica, un barile a 94,26 USD corrisponde a circa 80,4 €, mentre a inizio settimana (109,69 USD) il costo in euro era di circa 93,6 €. Nell'arco degli ultimi sette giorni, il tasso USD/EUR si è mosso tra 0,8529 e 0,8688, generando una volatilità valutaria che si somma a quella del greggio.

Per l'automobilista italiano, il cambio euro-dollaro rappresenta la seconda variabile chiave nella formazione del prezzo alla pompa: quando l'euro si rafforza rispetto al dollaro, il costo della materia prima importata diminuisce. Il rafforzamento dell'euro sopra quota 1,17 ha quindi attenuato in parte l'impatto dei picchi del Brent, contribuendo ai primissimi segnali di ribasso registrati da giovedì.

Alla pompa italiana: primi ribassi dopo 40 giorni, ma il gasolio resta sopra 2 €/l

Dopo 40 giorni consecutivi di rincari, il prezzo medio del gasolio è sceso a 2,180 €/l, con un calo di appena 0,4 centesimi, mentre la benzina si è attestata a 1,793 €/l, in diminuzione di 0,3 centesimi. Oggi, 12 aprile, i dati MIMIT confermano il terzo giorno consecutivo di ribasso: benzina self-service a 1,7844 €/l e gasolio self a 2,1625 €/l su un campione di oltre 21.600 distributori. Il gasolio servito tocca 2,1931 €/l.

I livelli dei listini alla pompa rimangono ancora elevatissimiPer imprese e famiglie lo shock energetico causato dal conflitto nel Golfo si traduce in un aumento della spesa che supera i 7 miliardi di euro per carburanti, energia elettrica e gas, un extra costo da 100 milioni al giorno, secondo le stime della CNA. L'impennata del gasolio tra il 28 febbraio e il 10 aprile si traduce in maggiori costi pari a 1,7 miliardi di euro.

L'effetto asimmetrico — noto in letteratura come rocket and feather — è plasticamente evidente: il Brent ha perso oltre il 12% in una settimana, ma alla pompa i prezzi sono scesi di pochi decimi di centesimo. Quando il greggio sale, i distributori adeguano i listini in 24-48 ore; quando scende, il processo richiede giorni o settimane. Palazzo Chigi ha convocato le compagnie petrolifere per scongiurare ribassi troppo lenti, un segnale politico che testimonia la sensibilità del tema.

Il taglio delle accise: prorogato ad aprile, ma che succede dal 1° maggio?

Il Governo italiano ha deciso di prolungare per tutto il mese di aprile 2026 il taglio delle accise di 25 centesimiLa riduzione è stata confermata fino al 1° maggio 2026, con uno sconto di 24,40 centesimi al litro su benzina e diesel, IVA inclusaLa proroga è costata allo Stato circa 500 milioni di euro, finanziati attingendo a fondi legati agli scambi di quote di emissione CO2 non spesi.

Senza questo intervento, i numeri sarebbero ben diversi. Facciamo un rapido calcolo sulla struttura del prezzo della benzina self odierna (1,7844 €/l):

Componente Benzina (€/l) Gasolio (€/l) Peso % (benzina)
Prezzo industriale (netto accise) 0,7338 1,1586 41,1%
Accisa (ridotta) 0,7284 0,6174 40,8%
IVA 22% 0,3217 0,3907 18,0%
Totale alla pompa 1,7844 2,1625 100%

Il dato è eloquente: tra accise e IVA, il fisco incide per circa il 59% sul prezzo finale della benzina. Si noti che l'IVA al 22% si calcola sulla somma di prezzo industriale più accisa — la cosiddetta «tassa sulla tassa» — un meccanismo che amplifica ogni variazione del greggio. Sulla benzina, l'accisa pesa 0,7284 €/l; sul gasolio, 0,6174 €/l: una differenza di 11,1 centesimi che, paradossalmente, contribuisce a mantenere il gasolio più caro della benzina nonostante un'accisa inferiore, a causa del crack spread del diesel, alle stelle in questa fase di emergenza.

Il divario regionale: 3,5 centesimi tra Lazio e Molise sulla benzina, quasi 4 sul gasolio

I dati MIMIT di oggi confermano una forbice territoriale significativa. In Lazio la benzina self costa 1,7745 €/l, mentre in Molise si arriva a 1,8094 €/l: una differenza di 3,49 centesimi che, su un pieno da 50 litri, equivale a circa 1,75 €. Sul gasolio, le Marche risultano le più economiche (2,1427 €/l) mentre il Trentino-Alto Adige è il più caro (2,1869 €/l), con un gap di 4,42 centesimi — 2,21 € a pieno.

In Sicilia, la benzina (1,8061 €/l) resta tra le più elevate d'Italia, con il gasolio che non ha ancora iniziato a scendere e rimane tra i più alti a livello nazionale. Il fenomeno è strutturale: l'insularità comporta costi logistici superiori (trasporto via nave delle benzine finite), una rete distributiva meno densa e una minore concorrenza tra operatori.

Autostrada vs. rete stradale: il sovrapprezzo che pesa sugli spostamenti

Il divario tra prezzi autostradali e stradali merita un'analisi separata. Oggi la benzina self in autostrada costa 1,8083 €/l contro 1,7167 €/l sulla rete ordinaria: 9,16 centesimi di differenza, pari a 4,58 € in più su un pieno da 50 litri. Sul gasolio il gap è di 8,81 centesimi (2,1877 vs. 2,0996 €/l). Se sulla rete ordinaria si intravede una flessione, in autostrada il gasolio continua a salire, raggiungendo 2,204 €/l: una dinamica che conferma la minore elasticità competitiva degli impianti autostradali.

Per un autotrasportatore che percorre 1.000 km in autostrada con un mezzo che consuma 30 litri/100 km, la differenza tra rifornirsi in autostrada o sulla rete ordinaria equivale a circa 26,4 € a viaggio, ossia oltre 130 € a settimana per cinque tratte. Un costo che, sommato al prezzo base del gasolio ormai stabilmente sopra i 2 €/l, grava pesantemente sui bilanci del comparto logistico.

Le pompe bianche e il confronto marchi: chi risparmia e quanto

L'analisi per bandiera evidenzia le insegne della grande distribuzione organizzata come le più competitive: CONAD guida la classifica con una benzina self a 1,7101 €/l, seguita da Ernesto Rondini (1,7123 €/l), Carrefour (1,719 €/l), COOP (1,7202 €/l) e Auchan (1,7217 €/l). Rispetto alla media nazionale self di 1,7844 €/l, il risparmio offerto dalla GDO oscilla tra 6,3 e 7,4 centesimi al litro — fino a 3,7 € a pieno.

Queste pompe bianche e insegne della grande distribuzione, pur rappresentando una quota marginale della rete (le 52 stazioni CONAD e le 7 Carrefour non possono competere con i migliaia di impianti Eni, Ip o Q8), svolgono un ruolo di calmiere locale. Il meccanismo è semplice: margini più bassi, volumi più alti, sinergia con l'attività commerciale principale. In una fase di prezzi record, la scelta del distributore fa la differenza.

Gasolio a 2,16 €/l: l'impatto sull'inflazione e sulla filiera alimentare

L'aspetto meno visibile ma più pervasivo di questa crisi riguarda il gasolio. In Italia, l'80% delle merci viaggia su gomma: ogni centesimo in più al litro di diesel si scarica a cascata sui prezzi al consumo, dalla pasta ai detersivi. Con il gasolio che in sei settimane è passato da circa 1,65 €/l (livello pre-conflitto) agli attuali 2,16 €/l, l'aggravio è di oltre 50 centesimi al litro, pari a un aumento del 31% del costo di trasporto per le imprese.

Per il gasolio l'Italia è sul podio degli incrementi europei con un rincaro del 31%, superata solo da Germania e Austria, mentre per la benzina il prezzo alla pompa ha registrato aumenti piu contenuti, intorno all'8%. Questa asimmetria tra benzina e gasolio si spiega con la struttura del mercato europeo dei distillati medi: il diesel è il carburante predominante nel trasporto merci e nell'agricoltura, e la sua domanda è rigida — le imprese non possono semplicemente smettere di consegnare. Il crack spread del diesel (il margine di raffinazione) è esploso per la scarsità di forniture dal Golfo, dove le raffinerie hanno drasticamente ridotto le lavorazioni.

Il decreto-legge n. 42 del 3 aprile 2026 ha esteso al comparto agricolo il regime agevolato già previsto per la pesca, riconoscendo l'impatto strutturale del caro carburanti su settori che non possono semplicemente rinunciare al mezzo. È un segnale di quanto la crisi del gasolio sia penetrata nel tessuto produttivo.

Italia nella crisi globale: aeroporti con restrizioni sul jet-fuel

La crisi dello Stretto di Hormuz non risparmia nessun segmento del mercato energetico. Gli aeroporti europei hanno iniziato a imporre restrizioni sul rifornimento di jet-fuel, e in Italia quattro scali — Bologna, Milano, Treviso e Venezia — hanno posto limiti al carburante avio a causa della ridotta disponibilità. Un segnale che lo shock non riguarda solo l'automobilista, ma l'intera catena logistica.

Alcuni analisti e trader avvertono che l'Europa si sta avvicinando a un regime di "scarcity pricing", con particolare allarme per il diesel. Se lo Stretto non riaprirà stabilmente, diverse fonti del settore segnalano che la regione potrebbe affrontare carenze di approvvigionamento entro poche settimane.

Dal barile alla pompa: perché i prezzi scendono cosi lentamente

Il meccanismo di formazione del prezzo alla pompa italiana attraversa almeno sei passaggi: quotazione Brent in dollari → conversione in euro tramite il cambio EUR/USD → margine di raffinazione (crack spread) → costo di trasporto e stoccaggio → accise fisse → IVA al 22% calcolata sull'intero ammontare. In condizioni normali, il processo richiede 7-10 giorni per trasferirsi dal barile al distributore. Ma in fasi di forte volatilità come quella attuale, i tempi si allungano ulteriormente perché:

1. Le compagnie petrolifere aggiornano i propri «prezzi consigliati» con cadenza quotidiana o bisettimanale, ma tendono a muoversi con cautela nelle fasi ribassiste;
2. I gestori hanno scorte acquistate a prezzi più alti e devono ammortizzarne il costo prima di ridurre i listini;
3. Il crack spread del diesel resta elevato indipendentemente dal calo del greggio, perché la capacità di raffinazione globale è sotto stress;
4. Il margine del distributore, tipicamente compreso tra 2 e 5 centesimi al litro, è già compresso al minimo e non offre spazio per assorbire ulteriori riduzioni.

Il costo reale per gli automobilisti: qualche numero concreto

Per un pendolare che percorre 30 km al giorno (andata e ritorno) con un'auto a benzina che consuma 6,5 l/100 km, il costo giornaliero del carburante oggi è di circa 3,48 € (1,95 litri a 1,7844 €/l). Su base mensile (22 giorni lavorativi), siamo a 76,5 €, contro i circa 64 € di inizio febbraio (quando la benzina era a 1,70 €/l): un aggravio di 12,5 € al mese, pari al +19,5%.

Per chi guida un diesel — e in Italia il parco circolante conta ancora circa 18 milioni di auto a gasolio — la situazione è peggiore: con un consumo medio di 5,5 l/100 km, lo stesso pendolare spende 3,57 € al giorno, ossia 78,5 € al mese, contro i 54 € di inizio febbraio (gasolio a 1,65 €/l). L'aumento è di 24,5 € mensili, un +45,3% che colpisce in modo sproporzionato proprio chi ha scelto il diesel per risparmiare.

Previsioni per la prossima settimana: tra negoziati e incertezza

La settimana 13-19 aprile si apre con una serie di variabili in bilico. Sul fronte geopolitico, i negoziati tra USA e Iran proseguono, con Washington che ha programmato colloqui anche con Israele e Libano per affrontare un cessate il fuoco piu ampio. Il risultato di questi colloqui determinerà la direzione del Brent: un accordo credibile potrebbe riportare le quotazioni sotto i 90 dollari; un fallimento le spingerebbe rapidamente oltre i 110.

Per i prezzi alla pompa in Italia, gli scenari sono tre:

Scenario ottimistico (probabilità 30%): i negoziati producono un accordo di riapertura graduale dello Stretto. Il Brent scende verso 85-90 USD. I prezzi alla pompa iniziano a calare più rapidamente, con benzina verso 1,74-1,75 €/l e gasolio verso 2,08-2,10 €/l entro fine aprile. Il taglio accise facilita la discesa.

Scenario base (probabilità 50%): la tregua regge ma lo Stretto resta semi-chiuso. Il Brent oscilla tra 92 e 100 USD. I ribassi alla pompa proseguono con lentezza: -1/-2 centesimi a settimana. Benzina stabile intorno a 1,77-1,78 €/l, gasolio tra 2,12 e 2,16 €/l.

Scenario pessimistico (probabilità 20%): la tregua salta. Il Brent torna sopra 110-115 USD. I prezzi alla pompa riprendono a salire, con il gasolio che potrebbe avvicinarsi a 2,25-2,30 €/l. Si riapre il dibattito su ulteriori interventi fiscali dopo il 1° maggio.

Il nodo del 1° maggio è cruciale: la scelta di prorogare il taglio accise evita nuovi oneri sul bilancio pubblico nel breve, ma rimanda il nodo strutturale: cosa accade se le quotazioni internazionali del greggio non rientrano? Senza rinnovo, dal 2 maggio l'accisa tornerebbe al livello pieno, con un impatto stimato di circa 7-8 centesimi al litro sul prezzo finale (accisa più IVA sull'accisa).

Il quadro di sintesi: dove siamo e dove andiamo

Tirando le somme di questa settimana convulsa, il bilancio è chiaro: la crisi energetica innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz resta il fatto dominante dell'economia globale. Secondo il direttore dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, Fatih Birol, si tratta della più grande interruzione dell'offerta nella storia del mercato petrolifero mondiale. Per l'Italia, Paese che importa la quasi totalità del fabbisogno di greggio, le implicazioni sono profonde: dal prezzo della benzina al costo della spesa alimentare, dal bilancio delle PMI alla competitività dell'intero sistema logistico.

I primi ribassi alla pompa sono un segnale incoraggiante, ma i numeri parlano chiaro: siamo ancora lontanissimi dai livelli pre-crisi, e la strada del rientro sarà lunga. Il Brent a 94 dollari di oggi è ancora il 44% sopra i 65 dollari di inizio febbraio. La catena di trasmissione dal barile alla pompa ha bisogno di settimane, non di giorni, per riassorbirsi. E la scadenza del taglio accise al 1° maggio incombe come un'ulteriore variabile.

Per gli automobilisti italiani, il consiglio operativo resta quello di sempre: confrontare i prezzi tra distributori (il divario tra i più cari e i più economici supera i 10 centesimi/litro), privilegiare le pompe bianche e la GDO dove possibile, e pianificare i rifornimenti sulla rete stradale evitando l'autostrada. Ogni centesimo risparmiato, moltiplicato per i miliardi di litri consumati ogni mese, fa la differenza. Per le analisi quotidiane e i confronti regionali aggiornati, i dati MIMIT restano il riferimento più affidabile.

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