2,1582 €/l. Questo è il numero con cui si apre la settimana per chiunque in Italia debba fare il pieno di gasolio. Un livello che a febbraio sarebbe sembrato un'ipotesi estrema e che oggi, lunedì 13 aprile 2026, è la normalità alla pompa. Nell'arco delle ultime due settimane, il diesel ha registrato un'impennata complessiva vicina al 7%, passando da 2,045 €/l alla fine di marzo a 2,183 €/l nella settimana appena conclusa. La benzina self-service si attesta a 1,7831 €/l, un rialzo ben più contenuto in percentuale ma non meno pesante per il portafoglio. Mentre scriviamo, il Brent è risalito a 101,82 dollari al barile, in rialzo del 6,95% rispetto alla seduta precedenteil greggio è in forte aumento dopo il fallimento dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran e l'annuncio da parte del presidente Trump di un blocco navale nello Stretto di Hormuz. La più grave crisi energetica dall'embargo petrolifero degli anni Settanta ha ormai un impatto diretto e misurabile sulle tasche degli italiani.
Lo Stretto di Hormuz e il lunedi nero del petrolio
Per comprendere cosa sta accadendo ai prezzi dei carburanti in Italia bisogna partire da 8.400 chilometri di distanza, nel punto più stretto del Golfo Persico. Il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il commercio energetico mondiale, è stato in larga parte bloccato dall'Iran fin dal 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un'offensiva aerea contro Teheran.La chiusura dello Stretto ha sottratto al mercato circa il 20% delle forniture globali di petrolio e volumi significativi di GNL. L'Agenzia Internazionale dell'Energia non ha usato mezzi termini: la situazione provocata dal conflitto rappresenta "la più grande sfida alla sicurezza energetica globale nella storia".
L'escalation del fine settimana ha impresso una nuova accelerazione. Il 12 aprile il vicepresidente Vance ha annunciato il fallimento dei negoziati tra USA e Iran, e Trump ha dichiarato un blocco navale statunitense dello Stretto, ordinando alla Marina americana di impedire l'ingresso e l'uscita di navi e di intercettare quelle che hanno pagato pedaggi all'Iran. La reazione dei mercati è stata immediata: i futures sul WTI sono balzati fino al 9% nel corso della seduta odierna, toccando quota 105 dollari al barile, prima di ripiegare verso i 98 dollari. Il Brent ha aperto a 102,50 dollari, con una chiusura precedente a 95,20, confermando un differenziale intraday superiore ai 7 dollari — una volatilità che non si vedeva da decenni su base giornaliera.
I numeri dell'OPEC pubblicati oggi aggiungono un ulteriore elemento di preoccupazione. La produzione di greggio dei principali esportatori del Golfo è crollata a marzo: l'Iraq ha perso il 61% della sua capacità (da 4,2 a 1,6 milioni di barili/giorno), il Kuwait il 53%, gli Emirati Arabi Uniti il 44%.I dati OPEC+ mostrano che la produzione dell'alleanza è calata di 7,9 milioni di barili al giorno a marzo, proprio a causa della chiusura dello Stretto. Si tratta di cifre senza precedenti nella storia recente del mercato petrolifero.
Dal barile alla pompa: anatomia del prezzo alla pompa italiana
Come si traduce il passaggio da un Brent a 65 dollari di fine 2025 a un Brent sopra i 100 nel prezzo che il consumatore paga al distributore? La catena è lunga ma prevedibile. Il greggio viene acquistato in dollari, quindi il cambio EUR/USD gioca un ruolo decisivo. Al momento, il tasso di cambio si attesta attorno a 1,1720, un livello relativamente favorevole per l'Europa rispetto ai minimi di fine 2024. Un euro forte ammortizza in parte il rincaro del barile, ma non abbastanza: un Brent a 102 dollari equivale a circa 87 euro al barile, ben oltre i 55-60 euro a cui il sistema di raffinazione e distribuzione europeo era abituato fino a pochi mesi fa.
A questa materia prima si aggiungono il crack spread (il margine di raffinazione, esploso per il diesel a causa della carenza di distillati medi), i costi di trasporto marittimo — aumentati per il dirottamento delle petroliere attraverso il Capo di Buona Speranza — e infine la componente fiscale italiana, che resta la vera anomalia strutturale. L'accisa sulla benzina è fissa a 0,7284 €/l, quella sul gasolio a 0,6174 €/l. Il governo ha prolungato per tutto aprile il taglio delle accise di 25 centesimi, ma anche con questa riduzione il carico fiscale resta tra i più elevati d'Europa. Su tutto, si applica l'IVA al 22%, che si calcola sul prezzo industriale più l'accisa: una tassa sulla tassa che amplifica ogni oscillazione del greggio.
Con un prezzo industriale del gasolio intorno a 0,85 €/l (stima basata sulle quotazioni Platts mediterranee), il calcolo è rapido: 0,85 + 0,6174 (accisa ridotta) = 1,4674. Su questo si applica l'IVA al 22%: 1,4674 × 1,22 = 1,79 €/l. Ma il prezzo reale alla pompa è 2,16 €/l. La differenza — circa 37 centesimi — si spiega con il margine di distribuzione, i sovra-costi logistici e, soprattutto, con un crack spread del diesel che si è portato su livelli estremi. Il conflitto ha più che raddoppiato il prezzo dei prodotti a base di cherosene come il diesel e il carburante avio, poiché le raffinerie non dispongono di certi tipi di greggio.
L'anomalia gasolio: perché il diesel ha superato i 2,15 €/l
Il dato più allarmante del bollettino MIMIT del 13 aprile non è il prezzo della benzina, che pure ha toccato nuovi massimi da aprile 2022, ma quello del gasolio self-service: 2,1582 €/l. Il gasolio servito arriva a 2,1894 €/l. Sono numeri superiori ai picchi raggiunti durante la crisi energetica del 2022, quando la benzina aveva toccato il record storico di 2,184 €/l ma il gasolio si era fermato a 2,154 €/l (secondo i dati del Sole 24 Ore, il massimo storico settimanale della benzina fu raggiunto il 14 marzo 2022 a 2,184 €/l, con il gasolio a 2,154 €/l). Oggi il gasolio ha dunque battuto quel record.
Perché il diesel corre più della benzina? La risposta sta nella struttura della domanda globale. Il gasolio è il carburante dell'economia reale: l'80% delle merci italiane viaggia su gomma, e ogni centesimo di aumento al litro si scarica sui costi logistici e, a cascata, sui prezzi al consumo. Secondo la CNA, l'impennata del gasolio tra il 28 febbraio e il 10 aprile si traduce in maggiori costi stimati in 1,7 miliardi di euro.Per imprese e famiglie, lo shock energetico causato dal conflitto nel Golfo si traduce in un aumento della spesa complessiva che supera i 7 miliardi di euro tra carburanti, elettricità e gas, un extra costo da circa 100 milioni al giorno. Numeri che trasformano una crisi geopolitica lontana in un problema concreto per ogni famiglia.
Il grafico sopra mostra chiaramente l'estrema volatilità del Brent nell'ultima settimana e mezza. Le oscillazioni giornaliere di 10-15 dollari sono diventate la norma, rendendo impossibile per i distributori italiani stabilizzare i listini. Il mercato è passato da 109 dollari a inizio aprile a 94 dollari il 12 aprile, per poi rimbalzare sopra i 100 nella seduta odierna. Goldman Sachs ha stimato che un altro mese di chiusura di Hormuz porterebbe il Brent stabilmente sopra i 100 dollari per tutto il 2026.
La mappa regionale: chi paga di piu e chi meno
All'interno di questo quadro nazionale, le differenze territoriali raccontano una storia nella storia. Il nostro monitoraggio su 21.649 distributori, aggiornato oggi dal database MIMIT, evidenzia un divario significativo tra le regioni più economiche e quelle più care.
| Regione | Benzina self (€/l) | Gasolio self (€/l) | N. distributori |
|---|---|---|---|
| Lazio 🟢 | 1,7734 | 2,1414 | 2.114 |
| Marche | 1,7742 | 2,1399 | 733 |
| Veneto | 1,7745 | 2,1612 | 1.831 |
| Lombardia | 1,7794 | 2,1699 | 2.837 |
| ... | ... | ... | ... |
| Sicilia | 1,8038 | 2,1706 | 1.771 |
| Calabria | 1,8057 | 2,1731 | 722 |
| Molise 🔴 | 1,8100 | 2,1749 | 149 |
| Media nazionale | 1,7831 | 2,1582 | 19.762 |
Il divario regionale sulla benzina tra Lazio (1,7734 €/l) e Molise (1,8100 €/l) è di 3,66 centesimi al litro, che su un pieno da 50 litri si traduce in 1,83 € di differenza. Poca cosa, si potrebbe pensare. Ma sul gasolio la mappa racconta una storia diversa e più strutturale: le Marche vantano il diesel meno caro d'Italia a 2,1399 €/l, mentre il Trentino-Alto Adige tocca 2,1848 €/l. La differenza è di 4,49 centesimi al litro, quasi 2,25 € a pieno. Per un autotrasportatore che fa 800 litri a settimana, il divario sale a 36 euro settimanali, ossia oltre 1.800 euro l'anno.
Un dato significativo riguarda il sovrapprezzo autostradale: la benzina in autostrada costa in media 1,8063 €/l contro 1,7095 sulla rete stradale, con un differenziale di quasi 10 centesimi. Sul gasolio la distanza si riduce a 8,7 centesimi (2,1825 vs 2,0951 €/l), ma resta una penalizzazione rilevante per chi viaggia lungo la rete a pedaggio.
La crisi vista dall'Europa: l'Italia tra i Paesi piu esposti
L'Italia non è un caso isolato. L'aumento dei prezzi dell'energia, aggravato dalle tensioni militari nel Medio Oriente e dalla chiusura di Hormuz, ha portato una seria crisi economica in Europa, con i governi impegnati a varare misure per sussidiare i costi energetici e proteggere la stabilità economica.La Spagna ha approvato un pacchetto da 5,8 miliardi di dollari, riducendo l'IVA su benzina, diesel, gas ed elettricità dal 21% al 10%.I ministri delle Finanze di Spagna, Germania, Italia, Portogallo e Austria hanno firmato una lettera alla Commissione Europea per chiedere una tassa sugli extra-profitti delle compagnie energetiche a livello comunitario.
La posizione italiana è peculiare per due ragioni strutturali. La prima: per il gasolio, l'Italia è sul podio europeo degli incrementi di prezzo con un rincaro del 31% dall'inizio della crisi, superata solo da Germania e Austria, mentre per la benzina gli aumenti sono stati più contenuti, intorno all'8%. La seconda: il carico fiscale. Le accise italiane sui carburanti sono tra le più alte del continente. Anche con il taglio temporaneo di 25 centesimi prorogato ad aprile, l'accisa sulla benzina resta vicina ai 73 centesimi al litro. In Paesi come la Spagna, che ha abbattuto l'IVA al 10%, il differenziale fiscale con l'Italia si sta allargando a vista d'occhio.
La Banca Centrale Europea ha avvertito che un conflitto prolungato rischia di innescare un periodo di stagflazione, spingendo economie dipendenti dall'energia come Germania e Italia verso una recessione tecnica entro la fine del 2026. Per l'automobilista italiano, questo significa che i prezzi alla pompa difficilmente torneranno sotto i 2 €/l per il gasolio prima dell'estate, e che ogni pieno continuerà a erodere il potere d'acquisto.
Quanto costa muoversi in Italia oggi: il conto del pendolare
Mettiamo i numeri in prospettiva concreta. Un pendolare che percorre 30 km per andare al lavoro e 30 per tornare, 220 giorni l'anno, con un'auto diesel che consuma 5,5 litri ogni 100 km, utilizza circa 726 litri di gasolio all'anno. A 2,16 €/l, la spesa annua è di 1.568 €. A febbraio 2026, prima della crisi, con il gasolio a circa 1,65 €/l, la stessa percorrenza costava 1.198 €. La differenza è di 370 € in più all'anno, pari a circa 31 € al mese in più. Per un lavoratore con un reddito netto di 1.500 € mensili, il rincaro del carburante assorbe oltre il 2% del reddito disponibile.
Per chi guida un'auto a benzina, la situazione è meno drammatica in termini percentuali: con un consumo di 6,5 l/100 km, lo stesso pendolare spenderebbe 1.527 € annui con il prezzo attuale di 1,783 €/l, contro i 1.377 € di febbraio. Differenza: 150 € annui. La disparità nell'aumento tra benzina e diesel è netta e si spiega con la struttura del mercato globale della raffinazione: il deficit di distillati medi (diesel, cherosene avio) è molto più acuto di quello dei prodotti leggeri (benzina, nafta).
Il ruolo delle pompe bianche: un risparmio reale ma limitato
In questo scenario, le pompe bianche e i distributori della grande distribuzione organizzata continuano a offrire un differenziale di prezzo significativo. Dai dati del nostro campione, marchi come Ratti propongono la benzina self a 1,699 €/l e il gasolio a 2,099 €/l, mentre Auchan si attesta a 1,717 €/l per la benzina e 2,074 €/l per il gasolio. Rispetto alla media nazionale, il risparmio è di circa 8 centesimi sulla benzina e 6-8 centesimi sul gasolio, che su un pieno da 50 litri si traduce in 3-4 €.
Il limite di queste soluzioni è la capillarità: le reti della GDO coprono complessivamente meno di 100 stazioni nel nostro campione, una frazione residuale rispetto ai quasi 20.000 distributori monitorati. Il risparmio è dunque accessibile solo a chi vive nelle vicinanze di questi impianti. Per approfondire i differenziali tra bandiere e pompe bianche, rimandiamo alla nostra sezione approfondimenti.
Effetto asimmetrico: i prezzi scenderanno quando cala il Brent?
La scorsa settimana il Brent ha oscillato violentemente, toccando un minimo di 94,26 dollari sabato e un massimo di 111,63 dollari venerdì. Dopo 40 giorni consecutivi di rincari, il prezzo medio del gasolio ha registrato il primo lieve calo di appena 0,4 centesimi al litro, mentre la benzina è scesa di 0,3 centesimi. Una discesa microscopica, che conferma il cosiddetto effetto rocket and feather: i prezzi alla pompa salgono rapidamente quando il greggio aumenta, ma scendono con una lentezza esasperante quando il barile si riduce.
La ragione è in parte strutturale (le scorte dei distributori sono state acquistate a prezzi più alti), in parte comportamentale (i margini vengono compressi in fase di rialzo e recuperati in fase di ribasso). Secondo il Codacons, il risparmio medio per il consumatore è di circa 20 centesimi per un pieno di gasolio e 15 centesimi per uno di benzina: numeri quasi impercettibili. Questo schema asimmetrico è una costante nei mercati dei carburanti di tutto il mondo, ma in Italia è amplificato dalla componente fiscale fissa: quando il prezzo industriale cala, l'accisa resta invariata e l'IVA cala solo in proporzione alla quota variabile.
Lo scenario prossimo: cosa aspettarsi nelle prossime settimane
La situazione è in rapida evoluzione e qualsiasi previsione va presa con estrema cautela. Tuttavia, alcuni fattori permettono di delineare le traiettorie più probabili.
Scenario 1 — Riapertura parziale di Hormuz (probabilità medio-bassa): se i negoziati riprendessero e il traffico navale venisse parzialmente ripristinato, il Brent potrebbe rientrare nella fascia 80-90 dollari entro maggio. In questo caso, i prezzi alla pompa in Italia scenderebbero con un ritardo di 2-3 settimane, riportando il gasolio sotto i 2 €/l entro giugno. Ma il blocco navale annunciato oggi rende questo scenario meno probabile nel breve termine.
Scenario 2 — Stallo prolungato (probabilità alta): se la situazione rimane quella attuale, con lo Stretto chiuso e il blocco USA in vigore, gli analisti avvertono che con il persistere del blocco attraverso il secondo trimestre, un petrolio a 120 o perfino 150 dollari non è fuori discussione. L'Arabia Saudita ha ripristinato la piena capacità del suo oleodotto Est-Ovest verso il Mar Rosso (come confermato da Riad stessa), ma i volumi che possono transitare via pipeline sono una frazione di quelli che passavano via mare. Il gasolio in Italia potrebbe stabilizzarsi tra 2,20 e 2,30 €/l.
Scenario 3 — Escalation (probabilità medio-bassa ma non trascurabile): l'Iran ha dichiarato che colpirà tutti i porti del Golfo Persico se i propri hub portuali verranno minacciati. Un allargamento del conflitto alle infrastrutture saudite o emiratine potrebbe portare il Brent oltre i 130 dollari, con il gasolio italiano che supererebbe i 2,40-2,50 €/l. In quel caso, l'intervento governativo sulle accise dovrebbe essere ben più incisivo dei 25 centesimi attuali.
GPL e metano: le alternative sono davvero convenienti?
In un contesto di diesel e benzina ai massimi, molti automobilisti guardano alle alimentazioni alternative. Il GPL self-service è oggi a 0,7848 €/l, un prezzo che resta competitivo ma che ha registrato un balzo del 5,47% nell'ultima settimana, passando da 0,749 a 0,790 €/l. Il trend è in salita anche qui, poiché buona parte del GPL consumato in Italia proviene dall'area del Golfo. Il metano per auto si attesta a 1,525 €/l in modalità self, un livello elevato che risente delle tensioni sui mercati del gas naturale europeo.
In termini di costo al chilometro, il GPL resta l'opzione più economica per chi deve percorrere molti chilometri: con un consumo medio di 8 l/100 km, il costo è di circa 6,3 centesimi/km, contro i quasi 12 centesimi del gasolio e i circa 11,6 centesimi della benzina. Ma la rete di distribuzione del GPL è limitata (154 stazioni self nel nostro campione) e la disponibilità futura è incerta in funzione dell'evoluzione della crisi mediorientale.
Nota: costi calcolati su consumi medi: benzina 6,5 l/100km, gasolio 5,5 l/100km, GPL 8 l/100km, metano 5,2 kg/100km (1 kg = 1,525 €).
L'elefante nella stanza: l'IVA sull'accisa
Ogni volta che i prezzi dei carburanti raggiungono livelli record, riemerge il tema dell'IVA sull'accisa. L'Italia è uno dei pochi Paesi europei in cui l'imposta sul valore aggiunto si calcola non solo sul prezzo industriale del prodotto, ma anche sull'accisa stessa. Su un litro di gasolio a 2,16 €, la componente fiscale complessiva (accisa ridotta + IVA) pesa circa 1,14 €, ossia il 53% del prezzo finale. Senza il taglio temporaneo delle accise, sarebbe oltre il 57%. Lo Stato incassa di più proprio quando il prezzo del greggio sale, grazie all'IVA proporzionale che si applica su un imponibile già gonfiato dall'accisa fissa.
Secondo la CNA, i maggiori costi per carburanti ed energia generano un extragettito IVA superiore a un miliardo di euro. Questo extra-gettito potrebbe essere utilizzato per finanziare un taglio fiscale più strutturale, ma la discussione politica resta ferma alla proroga mensile dei 25 centesimi. L'Italia figura tra i Paesi con il prezzo finale più alto e con la quota percentuale di tasse più elevata rispetto al prezzo alla pompa. Una riforma che separasse il calcolo dell'IVA dall'accisa potrebbe abbattere il prezzo di 8-10 centesimi al litro in modo permanente, ma richiederebbe un intervento normativo complesso e una rinuncia a gettito da parte dell'erario.
La settimana che viene: i fattori da monitorare
Gli occhi dei mercati — e degli automobilisti — saranno puntati su tre fattori nelle prossime ore e nei prossimi giorni:
1. L'attuazione effettiva del blocco navale USA. Le restrizioni si applicheranno solo alle navi in entrata e in uscita dai porti iraniani a partire dalle 10:00 ora di New York di oggi. La risposta dell'Iran sarà determinante: un'escalation militare diretta spingerebbe il Brent verso i 120 dollari; un atteggiamento attendista potrebbe stabilizzare i prezzi nell'area 95-105.
2. La riunione OPEC+ prevista per valutare ulteriori aggiustamenti alla produzione. L'organizzazione ha lasciato invariata la previsione di crescita della domanda per il 2026 a 1,4 milioni di barili/giornoha abbassato la stima per il secondo trimestre a una media di 105,07 milioni di barili/giorno, riflettendo l'impatto dell'instabilità regionale sull'attività economica.
3. Le eventuali misure europee e nazionali. L'UE potrebbe implementare misure di risparmio energetico come limiti di velocità, riduzione dei voli e maggior lavoro da remoto per ridurre i consumiquattro aeroporti — Bologna, Milano, Treviso e Venezia — hanno già imposto restrizioni sul rifornimento di carburante avio, un segnale che il razionamento, parola che sembrava appartenere a un'altra epoca, è già realtà.
Il quadro, insomma, è quello di una crisi strutturale, non di un picco temporaneo. Per le nostre analisi quotidiane, continueremo a monitorare ogni variazione dai dati MIMIT e dalle quotazioni internazionali. L'unica certezza, oggi, è che il prezzo del gasolio in Italia ha scritto un nuovo capitolo del suo record storico, e che l'onda lunga della crisi di Hormuz è ancora lontana dall'esaurirsi.