La seconda settimana di agosto si chiude con un dato che non si puo ignorare: la benzina self-service in Italia costa in media 1,9909 €/l, a un soffio dalla soglia psicologica dei due euro, mentre il gasolio self l'ha gia superata stabilmente, attestandosi a 2,0911 €/l. Ma il numero piu eloquente arriva dal mare: il Brent ha guadagnato oltre il 5% in una sola settimana, spinto dallo stallo diplomatico sullo Stretto di Hormuz e dalle pressioni economiche americane sull'Iran. Una tempesta perfetta che tiene l'Europa — e l'Italia in particolare — con il fiato sospeso.
Per chi ogni giorno fa il pieno alla pompa, queste non sono cifre astratte. Un pendolare che percorre 30.000 km l'anno con un'auto a benzina che consuma 6,5 litri ogni 100 km spende oggi circa 3.882 € l'anno solo di carburante. Un anno fa, con il Brent attorno ai 66 dollari e prezzi alla pompa di circa 15-18 centesimi inferiori, la differenza si misurava in centinaia di euro. Questa rassegna settimanale mette in fila i numeri, gli eventi e le prospettive per la prossima settimana, con l'obiettivo di offrire una bussola a chi deve decidere quando e dove fare rifornimento — e a chi vuole capire cosa sta realmente accadendo sui mercati energetici globali.
Il Brent: da 82 a quasi 89 dollari in sette giorni
I numeri parlano chiaro. Il petrolio Brent ha aperto la settimana precedente (9 agosto) a 82,38 dollari al barile e in appena cinque sedute di contrattazioni ha raggiunto gli 88,82 dollari al barile registrati alla chiusura di venerdi 14 agosto, confermati anche nella giornata odierna. Si tratta di un balzo di oltre 6 dollari, pari a un incremento del 7,8% in poco piu di una settimana. Il picco intraday si e sfiorato mercoledi 13, quando il barile ha toccato quota 89,12 prima di ritracciare leggermente.
I fattori alla base di questa fiammata sono essenzialmente tre, tutti legati alla geopolitica mediorientale. Il primo: l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha avvertito di un deficit globale di offerta piu profondo del previsto, e i negoziati tra Iran e Oman per la riapertura dello Stretto di Hormuz non hanno ancora prodotto un accordoil Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha annunciato che Washington imporrebbe misure economiche senza precedenti contro l'Iran, mantenendo il blocco navale dei suoi portile forze statunitensi stanno rafforzando la capacita di scortare le navi attraverso lo stretto, ma la navigazione resta rischiosa — e nel Mar Rosso i miliziani Houthi sostenuti dall'Iran hanno colpito la raffineria saudita di Jazan.
Il cambio EUR/USD offre un parziale sollievo: l'euro si e rafforzato a 1,1567 il 14 agosto, in rialzo dello 0,35% rispetto alla seduta precedenteL'euro ha scambiato intorno a 1,15 dollari per tutto agosto, vicino ai massimi degli ultimi due mesi. Un euro forte significa che il costo del barile in valuta europea e relativamente contenuto: a 88,82 USD e con un cambio a 1,157, un barile costa circa 76,77 euro — un valore alto ma non ai livelli che vedremmo con un euro debole. Se il cambio fosse rimasto a 1,13 (livello di inizio luglio), lo stesso barile costerebbe 78,60 euro, circa 1,8 euro in piu. Il mercato valutario, insomma, sta funzionando da piccolo ammortizzatore.
Lo Stretto di Hormuz: il collo di bottiglia del mondo
Per comprendere la settimana appena trascorsa, bisogna partire da qui. Prima della guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran, lo Stretto di Hormuz era aperto e attraverso di esso transitava circa il 25% del commercio petrolifero marittimo mondiale e il 20% del GNL globale. Oggi la situazione e radicalmente diversa. Attacchi iraniani periodici contro le navi e raid aerei americani di ritorsione hanno gravemente perturbato il traffico attraverso lo Stretto per la maggior parte degli ultimi cinque mesi.
Il dato piu recente di Lloyd's List Intelligence e significativo: nella settimana dal 27 luglio al 2 agosto si sono registrati 84 transiti, in aumento rispetto ai 45 della settimana precedente, con un modesto incremento del traffico non legato all'Iran. Ma siamo ben lontani dai livelli pre-crisi. L'Oman ha definito i colloqui con l'Iran "positivi e costruttivi", e il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato che i due Paesi sono "molto vicini" a un accordo sulla gestione della via d'acqua — ma ha avvertito che la riapertura restera "soggetta ad altre condizioni", incluso un risarcimento da parte degli Stati Uniti.
Lo stallo ha conseguenze dirette e misurabili sull'offerta globale. La produzione globale di petrolio e salita di 2,4 milioni di barili/giorno a luglio, raggiungendo 101,5 mb/g, ma resta 6,3 mb/g sotto i livelli dell'anno precedente, con 8,3 mb/g di produzione del Golfo ancora fuori mercato. La catena che dal barile estratto in Arabia Saudita arriva alla pompa di un distributore in Lombardia o in Sicilia passa inevitabilmente per quello stretto largo appena 33 chilometri nel punto piu angusto. Quando quel passaggio si restringe, ogni litro di benzina e gasolio alla pompa ne risente.
Il rapporto IEA di agosto: deficit al livello piu grave dal 2021
Mercoledi 12 agosto, l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha pubblicato il suo Oil Market Report mensile, e i numeri non lasciano spazio all'ottimismo di breve periodo. La domanda globale di petrolio e ora prevista in calo di 1,6 milioni di barili/giorno nel 2026, 510.000 b/g in piu rispetto alla stima del mese precedenteIl mercato petrolifero globale dovrebbe mostrare un deficit di 1,8 milioni di b/g nel terzo trimestre 2026, piu del doppio rispetto alla stima di circa 800.000 b/g del rapporto di luglio.
Due elementi meritano attenzione particolare. Le esportazioni regionali del Golfo, incluse le rotte che bypassano Hormuz, sono scese di 2,1 mb/g a 15 mb/g dopo che il passaggio e stato di fatto chiuso di nuovo a inizio luglio; i caricamenti avevano toccato 20 mb/g all'inizio del mese per poi crollare a circa 12 mb/gUn prelievo di 69 milioni di barili a luglio ha portato le scorte globali osservate sotto i 7,9 miliardi di barili, un livello che non si vedeva dall'aprile 2025, e i prelievi cumulativi dall'inizio della guerra hanno raggiunto 410 milioni di barili.
La nota positiva — se cosi la si puo chiamare — e che secondo la IEA "i dati sulle consegne suggeriscono che il peggio potrebbe essere alle spalle". Ma e una speranza, non una certezza. E per i consumatori italiani, il dato che conta e un altro: i margini di raffinazione (crack spread) continuano a salire. I margini di raffinazione e i differenziali sui prodotti petroliferi hanno continuato a crescere ad agosto, stabilendo nuovi record in Europa. Questo significa che anche a parita di prezzo del greggio, il costo dei carburanti raffinati tende a salire — e i distributori italiani ne risentono con un ritardo di 7-14 giorni.
OPEC+: l'aumento di produzione che non basta
Sette Paesi OPEC+ — Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman — hanno concordato il 5 luglio di aumentare la produzione di 188.000 barili al giorno a partire da agosto. Un aumento in linea con i mesi precedenti, che rientra nel graduale smantellamento dei tagli volontari avviati nell'aprile 2023. L'OPEC+ ha specificato che i futuri aumenti resteranno subordinati alle condizioni di mercato e potranno essere accelerati, sospesi o invertiti se necessario.
Tuttavia, 188.000 barili al giorno in piu sono una goccia nel mare rispetto al deficit stimato dalla IEA di 1,8 milioni di b/g nel trimestre corrente. Come a dire: il rubinetto OPEC+ si apre, ma la conduttura principale — lo Stretto di Hormuz — resta semibloccata. E la produzione effettiva dei Paesi del Golfo resta probabilmente al di sotto dei target dichiarati. L'analista di UBS Giovanni Staunovo ha commentato che "ci aspettiamo che l'OPEC+ continui a smantellare i tagli alla produzione allo stesso ritmo dei mesi precedenti", ma ha aggiunto che "per ora, la produzione e probabilmente ancora al di sotto degli obiettivi del gruppo".
I prezzi alla pompa in Italia: la mappa regionale
Veniamo ai dati che interessano direttamente gli automobilisti italiani, rilevati dal database MIMIT su oltre 21.674 distributori monitorati in 5.246 comuni. La media nazionale della benzina self-service si attesta a 1,9909 €/l, mentre il gasolio self raggiunge 2,0911 €/l. Il servito aggiunge un premium significativo: 2,113 €/l per la benzina e 2,164 €/l per il gasolio — una differenza di oltre 12 centesimi per la benzina e oltre 7 centesimi per il gasolio.
Il divario regionale, pur presente, e relativamente contenuto rispetto ad altri periodi dell'anno: le regioni piu economiche — Lazio (1,9801 €/l benzina), Veneto (1,9815 €/l) e Marche (1,982 €/l) — distano circa 3,5 centesimi dalla media nazionale. All'estremo opposto, Trentino-Alto Adige (2,0166 €/l) e Calabria (2,0146 €/l) si collocano oltre 2,5 centesimi sopra la media. La forbice tra la regione piu cara e la piu economica e di 3,65 centesimi sulla benzina e di 4,32 centesimi sul gasolio: un gap che puo sembrare modesto, ma che su un pieno da 50 litri equivale a circa 1,8-2,2 euro di differenza.
| Regione | Benzina self (€/l) | Gasolio self (€/l) | Distributori |
|---|---|---|---|
| Lazio | 1,9801 | 2,0811 | 2.120 |
| Veneto | 1,9815 | 2,0805 | 1.837 |
| Marche | 1,9820 | 2,0785 | 732 |
| Emilia-Romagna | 1,9844 | 2,0870 | 1.730 |
| Lombardia | 1,9899 | 2,0904 | 2.840 |
| Toscana | 1,9939 | 2,0965 | 1.493 |
| Sicilia | 2,0021 | 2,1097 | 1.768 |
| Calabria | 2,0146 | 2,1165 | 724 |
| Trentino-Alto Adige | 2,0166 | 2,1217 | 371 |
Un dato che salta subito all'occhio e il gasolio piu caro della benzina — un'anomalia che si e consolidata negli ultimi mesi e che merita una spiegazione. Il motivo e strutturale e internazionale: la raffinazione globale di greggio e calata di 5 milioni di b/g su base annua a luglio, mentre le corse delle raffinerie russe sono rimaste vicine ai minimi ventennali di 3,9 milioni di b/g a causa degli attacchi di droni ucraini, e le esportazioni russe di prodotti raffinati sono crollate a 1,4 milioni di b/g, quasi dimezzate rispetto al luglio 2025. Il gasolio (diesel) e il prodotto di raffinazione piu colpito dalla crisi attuale, perche la sua produzione richiede processi piu complessi e le scorte europee di distillati medi erano gia basse prima dell'escalation.
Il peso del fisco: l'elefante nella stanza
Per capire davvero il prezzo alla pompa, bisogna guardare la sua composizione. Su 1,9909 €/l di benzina self-service, l'accisa fissa vale 0,7284 €/l. A questa si aggiunge l'IVA al 22%, calcolata non solo sul prezzo industriale ma anche sull'accisa stessa — la famosa "tassa sulla tassa". Facciamo il calcolo completo per capire quanto pesa realmente il fisco.
Il prezzo industriale (netto da tasse) si ricava cosi: 1,9909 / 1,22 = 1,6319 €/l (IVA inclusa nel prezzo finale). Da questo si sottrae l'accisa: 1,6319 – 0,7284 = 0,9035 €/l. Questo e il prezzo "nudo" del carburante, che include il costo del greggio, la raffinazione, il trasporto e il margine del distributore. L'IVA ammonta a circa 0,3590 €/l. Il totale del carico fiscale (accisa + IVA) e dunque 0,7284 + 0,3590 = 1,0874 €/l, pari al 54,6% del prezzo finale. Piu di meta di ogni litro di benzina finisce nelle casse dello Stato.
Per il gasolio il quadro e leggermente diverso: l'accisa e piu bassa (0,6174 €/l contro 0,7284 €/l della benzina), ma il prezzo industriale e piu alto a causa degli elevati crack spread sul diesel. Il risultato e un prezzo finale addirittura superiore a quello della benzina — un paradosso che pesa soprattutto sull'autotrasporto. E qui il discorso si allarga: l'80% delle merci italiane viaggia su gomma, e ogni centesimo in piu sul gasolio si traduce in un incremento dei costi logistici che prima o poi si scarica sui prezzi al supermercato.
Autostrada vs. stradale: il pedaggio nascosto di Ferragosto
In pieno esodo ferragostano, un dato merita attenzione speciale: il differenziale tra prezzi autostradali e stradali. Dai dati MIMIT emerge che la benzina autostradale costa in media 2,0618 €/l contro 1,9354 €/l dello stradale — una differenza di 12,64 centesimi al litro. Sul gasolio il gap e analogo: 2,1607 €/l in autostrada contro 2,0576 €/l sulle strade ordinarie, con un differenziale di 10,31 centesimi.
Per una famiglia che parte per le vacanze con un SUV diesel dal serbatoio da 60 litri, fare il pieno in autostrada costa circa 129,6 €, mentre fermandosi a un distributore stradale prima di imboccare il casello si pagano circa 123,5 € — un risparmio di oltre 6 euro sul singolo pieno. Moltiplicato per andata, ritorno e magari un paio di soste intermedie, il risparmio complessivo puo superare i 20-25 euro. Un consiglio pratico, dunque: chi oggi percorre le autostrade italiane per raggiungere le localita di villeggiatura faccia attenzione a pianificare i rifornimenti prima dell'ingresso in autostrada o in prossimita delle uscite, dove la concorrenza tra distributori e piu vivace e i prezzi ne beneficiano.
I marchi: le pompe bianche resistono, ma il campione e limitato
Sul fronte dei marchi, le insegne della grande distribuzione organizzata (GDO) confermano il loro ruolo di calmieratrici. PetrolPicena si posiziona come la bandiera piu economica sulla benzina (1,9277 €/l), seguita da Auchan (1,934 €/l), Gep Carburanti (1,9365 €/l) e COOP (1,937 €/l). Si tratta di prezzi inferiori alla media nazionale di 5-6 centesimi, che su un pieno da 50 litri equivalgono a un risparmio di 2,5-3 euro.
Va notato, tuttavia, che il campione di stazioni di queste bandiere e molto ristretto (da 5 a 52 punti vendita), il che rende queste medie meno rappresentative rispetto ai grandi marchi come Eni, Ip o Q8, che contano migliaia di impianti. Il messaggio per l'automobilista e comunque chiaro: cercare il prezzo migliore nella propria zona vale sempre la pena, e le pompe della GDO o i distributori indipendenti rappresentano spesso l'opzione piu conveniente.
La variabile Russia: diesel e gasolio sotto pressione
Un elemento che ha pesato in modo specifico sul gasolio nel corso della settimana e il crollo delle esportazioni russe di prodotti raffinati. Le esportazioni russe di diesel e gasolio sono crollate nei primi sette giorni di agosto ad appena 80.000 barili al giorno, un livello drammaticamente basso. La Russia e stata storicamente uno dei principali fornitori di gasolio per l'Europa e, nonostante le sanzioni abbiano ridisegnato i flussi commerciali, la contrazione della sua capacita di raffinazione ha un impatto indiretto ma tangibile sui prezzi europei del diesel.
Questo spiega, almeno in parte, perche il gasolio italiano costa piu della benzina nonostante un'accisa inferiore di 11,1 centesimi (0,6174 €/l contro 0,7284 €/l). Il crack spread sul gasolio — cioe il differenziale tra il prezzo del greggio e quello del gasolio raffinato — si e allargato in modo marcato, riflettendo la scarsita globale di distillati medi. Per l'Italia, che importa oltre l'85% del proprio fabbisogno petrolifero, si tratta di una vulnerabilita strutturale che nessuna misura fiscale domestica puo risolvere nel breve periodo.
Le previsioni EIA: Brent a 85 dollari medi nel terzo trimestre
L'Energy Information Administration (EIA) americana ha aggiornato il suo Short-Term Energy Outlook l'11 agosto. Sulla base delle attuali ipotesi, le ridotte spedizioni attraverso Hormuz continueranno a far scendere le scorte globali e a mantenere i prezzi del greggio vicini ai livelli della prima settimana di agosto, con una previsione del prezzo spot del Brent attorno agli 85 dollari al barile in media nel terzo trimestre 2026un graduale calo del Brent a una media di 69 dollari al barile nel 2027, quando la produzione dovrebbe riprendersi.
Se la previsione EIA si rivelasse corretta, il Brent attuale a 88,82 dollari sarebbe leggermente sopra la media trimestrale attesa. Questo suggerisce che i prezzi alla pompa italiani potrebbero ancora salire di qualche centesimo nelle prossime settimane, prima di una possibile stabilizzazione. Tuttavia, l'EIA stessa ammette che le variabili sono eccezionalmente numerose: le stime della produzione del Medio Oriente interrotta sono state aumentate rispetto alla previsione di luglio a causa delle perduranti severe restrizioni ai transiti nello Stretto di Hormuz.
Cosa aspettarsi nella settimana 18-22 agosto
Guardando avanti, tre fattori determineranno la direzione dei prezzi dei carburanti nella prossima settimana. Il primo e il piu importante resta lo Stretto di Hormuz: qualsiasi progresso nei negoziati Iran-Oman potrebbe far scendere il Brent di diversi dollari nel giro di poche ore, mentre un'escalation militare lo spingerebbe facilmente sopra i 90 dollari. La IEA ha avvertito che la riapertura della vitale via d'acqua diventa sempre piu urgente, con il mondo che brucia le proprie scorte petrolifere a un ritmo rapido, e funzionari americani prevedono prezzi del petrolio e del gas piu elevati finche il traffico attraverso lo stretto resta basso.
Il secondo fattore e la stagionalita: siamo nel pieno della settimana post-Ferragosto, tradizionalmente il periodo di massima domanda di carburanti per la mobilita estiva. I rientri dell'ultimo fine settimana di agosto potrebbero sostenere i consumi e, con essi, i prezzi. Il terzo fattore e il cambio EUR/USD: l'euro forte sta attenuando l'impatto del Brent in rialzo, ma i trader navigano tra sviluppi contrastanti in Medio Oriente e segnali conflittuali sulla possibilita di un accordo tra USA e Iran, valutando al contempo l'impatto del rialzo dei prezzi petroliferi sull'inflazione. Un eventuale indebolimento dell'euro — per esempio in risposta a un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve — amplificherebbe l'effetto del Brent sui prezzi alla pompa europei.
La mia previsione per la prossima settimana e che i prezzi medi nazionali della benzina self superino la soglia dei 2 €/l entro venerdi 22 agosto, salvo sorprese positive sul fronte diplomatico. Il gasolio, gia oltre quota 2,09 €/l, potrebbe avvicinarsi a 2,10 €/l. Si tratta di rialzi moderati in termini assoluti — nell'ordine di 1-2 centesimi — ma che si sommano a un trend di crescita che dura da settimane e che sta progressivamente erodendo il potere d'acquisto delle famiglie italiane.
Il quadro d'insieme: un mercato in bilico
Riassumendo la settimana in una frase: il mercato petrolifero globale e in deficit strutturale, le scorte calano a ritmo allarmante, e l'unica variabile che puo cambiare lo scenario — la riapertura di Hormuz — resta ostaggio di un conflitto la cui risoluzione non appare imminente. L'EIA prevede che la maggior parte della produzione della regione torni vicino alle medie pre-conflitto all'inizio del 2027, ma si aspetta che le interruzioni di circa 0,6 milioni di barili al giorno continuino fino alla fine del prossimo anno.
Per l'Italia, la situazione e aggravata da fattori strutturali che questa crisi ha reso piu evidenti: un carico fiscale tra i piu alti d'Europa (accise fisse piu IVA calcolata anche sull'accisa), una dipendenza quasi totale dalle importazioni di greggio, un parco auto tra i piu anziani del continente e una rete distributiva frammentata con oltre 21.000 impianti — molti dei quali operano con margini minimi, dell'ordine dei 2-5 centesimi al litro.
L'effetto asimmetrico dei prezzi — il cosiddetto fenomeno rocket and feather, per cui i prezzi alla pompa salgono rapidamente quando il Brent aumenta ma scendono lentamente quando il greggio cala — rimane un tema da monitorare con attenzione. Se e quando il Brent iniziera a scendere (l'EIA stima una media di 69 $/bbl per il 2027), sara essenziale verificare che i prezzi alla pompa calino con altrettanta tempestivita. L'esperienza insegna che non sempre cosi accade.
Gli automobilisti italiani in questo fine settimana di Ferragosto si trovano dunque a fare i conti con un pieno di benzina che, per un'auto media con serbatoio da 50 litri, costa circa 99,55 € in self-service e oltre 105,65 € al servito. Un anno fa, in un contesto di Brent piu basso e crisi di Hormuz non ancora esplosa, lo stesso pieno costava indicativamente 8-10 euro in meno. Non e una catastrofe, ma e una tendenza che richiede consapevolezza — e possibilmente scelte strategiche su dove e quando fare rifornimento. Per un monitoraggio puntuale dei prezzi regione per regione e marchio per marchio, rimandiamo alla nostra sezione di tutte le analisi e agli approfondimenti dedicati.