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Brent a 90 $, gasolio oltre 2,08 '/l: la crisi di Hormuz riaccende l'emergenza carburanti in Italia

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· 15 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

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Venti dollari in otto giorni. Tanto ha guadagnato il Brent tra il 12 e il 20 luglio 2026, passando da 75,22 a 90,76 dollari al barile — un balzo del 20,6% che non ha precedenti negli ultimi anni per velocita e intensita. Il greggio di riferimento europeo sta salendo trascinato dall'intensificarsi del confronto militare tra Stati Uniti e Iran, che ha ridotto drasticamente il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.I prezzi del petrolio sono cresciuti di oltre il 14% in una sola settimana, alimentando i timori di un conflitto regionale piu ampio. E mentre il barile vola, alla pompa italiana il gasolio self-service tocca 2,0873 €/l e la benzina self si attesta a 1,9337 €/l: livelli che, in piena stagione estiva, gravano come un macigno sulla mobilita di milioni di famiglie e sul costo del trasporto merci.

Cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz

Per comprendere cosa sta accadendo ai distributori italiani bisogna partire da una striscia d'acqua larga 33 chilometri tra l'Iran e la Penisola Arabica. Prima dello scoppio del conflitto USA-Iran il 28 febbraio 2026, lo Stretto di Hormuz facilitava il transito di circa 20-21 milioni di barili di greggio al giorno, pari a circa un quinto del consumo petrolifero mondiale.Nelle ultime 24 ore sono passate appena 13 navi commerciali, contro una media pre-bellica di circa 110 transiti giornalieri. Il collo di bottiglia energetico piu importante del pianeta e di fatto semi-chiuso.

Il Pentagono ha dichiarato di aver lanciato nuovi raid aerei contro l'Iran per degradare la capacita di Teheran di minacciare il naviglio commerciale nello Stretto di Hormuz.L'Iran ha risposto con attacchi contro obiettivi statunitensi in Bahrain, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar e Siria, mentre rapporti indicano che Teheran ha dato istruzioni agli Houthi di prepararsi a interrompere il traffico nel Mar Rosso qualora gli USA colpiscano le infrastrutture energetiche iraniane.Il mercato sta ora scontando il rischio di una doppia interruzione simultanea di Hormuz e dello stretto di Bab el-Mandeb, uno scenario che taglierebbe le arterie piu critiche dell'approvvigionamento petrolifero mondiale.

La cronologia della settimana parla chiaro: lunedi 13 luglio il Brent e schizzato del 9,59% dopo l'annuncio del ripristino del blocco navale ai porti iraniani, segnando il maggior rialzo giornaliero in oltre sei anni.Venerdi 18 il barile era gia a 88 dollari, con un aumento del 16% rispetto alla settimana precedente. Oggi, 20 luglio, il dato del nostro briefing segna 90,76 $/bbl — un livello che non si vedeva dalla primavera, quando il Brent aveva toccato picchi superiori ai 100 dollari.

Dal barile alla pompa: perche l'Italia paga di piu

Il meccanismo di trasmissione dal prezzo del greggio al distributore italiano e una catena a cinque anelli, ciascuno dei quali aggiunge costi. Partiamo dal Brent a 90,76 dollari: con un cambio EUR/USD attualmente intorno a 1,1437, il barile costa circa 79,36 euro. Diviso per i 159 litri contenuti in un barile, si ottiene un costo grezzo di poco meno di 0,50 €/l. A questo si aggiungono i costi di raffinazione (il cosiddetto crack spread, oscillante tra 8 e 15 centesimi a litro a seconda del prodotto), il trasporto e lo stoccaggio (2-4 centesimi), e poi arriva la componente fiscale, che in Italia e la voce dominante.

L'accisa sulla benzina ammonta a 0,7284 €/l, quella sul gasolio a 0,6174 €/l. A queste si somma l'IVA al 22%, calcolata non solo sul prezzo industriale ma anche sull'accisa stessa — una tassa sulla tassa che rappresenta un unicum europeo per la sua portata. Su un litro di benzina self a 1,9337 €, il carico fiscale complessivo (accisa + IVA) supera abbondantemente 1,10 €, ossia circa il 57% del prezzo finale. E il margine del gestore? Oscilla tra 2 e 5 centesimi a litro — la fetta piu sottile di tutta la filiera.

Componente Benzina (€/l) Gasolio (€/l)
Materia prima (Brent convertito)~0,50~0,50
Raffinazione + trasporto~0,12~0,18
Margine distributore~0,03~0,03
Accisa0,72840,6174
IVA 22%~0,35~0,38
Prezzo finale self1,93372,0873

Questa struttura spiega un fenomeno che gli economisti chiamano rocket and feather: quando il Brent sale, i prezzi alla pompa reagiscono con rapidita quasi istantanea, perche le compagnie petrolifere adeguano immediatamente il prezzo industriale e le accise fisse amplificano la trasmissione percentuale. Quando il barile scende, la discesa alla pompa e sistematicamente piu lenta. Con il Brent cresciuto del 20% in otto giorni, e ragionevole attendersi un ulteriore ritocco al rialzo di 3-5 centesimi a litro nelle prossime una-due settimane, salvo inversioni geopolitiche.

La mappa d'Italia: chi paga di piu e chi risparmia

I dati MIMIT rilevati oggi su quasi 20.000 distributori mostrano un divario regionale significativo ma non estremo: 4,26 centesimi di benzina self separano le Marche (1,9195 €/l, la regione meno cara) dal Trentino-Alto Adige (1,9621 €/l, la piu costosa). Sul gasolio il delta si allarga a 5,46 centesimi, con le Marche ancora in testa a 2,0701 €/l e la Sicilia in coda a 2,1247 €/l.

E un dato che merita attenzione: il gasolio in Sicilia costa 5,46 centesimi piu che nelle Marche. Su un pieno da 50 litri sono 2,73 € in piu a ogni rifornimento. Per un autotrasportatore che percorre 100.000 km l'anno con un consumo medio di 30 l/100 km, la differenza territoriale pesa circa 1.638 € annui — una cifra non trascurabile. La ragione va cercata nella struttura distributiva: la Sicilia sconta una minore concorrenza tra le pompe, costi logistici superiori per l'insularita e una minore presenza di pompe bianche e marchi della grande distribuzione.

Regione Benzina self (€/l) Gasolio self (€/l) N. distributori
Marche (meno cara)1,91952,0701734
Lazio1,92492,07522.120
Veneto1,92502,08361.843
Lombardia1,92842,08682.868
Campania1,93412,09231.861
Calabria1,95402,1019723
Sicilia (piu cara)1,96002,12471.774
Trentino-A.A. (piu cara benz.)1,96212,1103371

Un dato strutturale salta all'occhio: le cinque regioni piu economiche (Marche, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia) sono tutte nel Centro-Nord, caratterizzate da una densita distributiva elevata — la sola Lombardia conta 2.868 impianti monitorati. Le cinque regioni piu costose (Calabria, Valle d'Aosta, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige) sono territori periferici o insulari, dove la concorrenza e strutturalmente piu bassa. Il messaggio e chiaro: in Italia la geografia della pompa resta un fattore di diseguaglianza, e la crisi internazionale non fa che amplificarlo.

Autostrada vs strada: il pedaggio nascosto

Un confronto spesso trascurato riguarda la differenza tra prezzi autostradali e stradali. I dati MIMIT di oggi sono inequivocabili: la benzina self in autostrada costa 2,0126 €/l contro 1,8764 €/l sulla rete stradale, con un divario di 13,62 centesimi a litro. Per il gasolio il gap e di 10,98 centesimi (2,1532 vs 2,0434 €/l). Su un pieno di 50 litri di benzina, fare rifornimento in autostrada costa 6,81 € in piu — un sovrapprezzo significativo per chi viaggia lungo la Penisola in questa settimana di partenze estive.

La ragione e nota: le concessioni autostradali garantiscono ai gestori una rendita di posizione che si traduce in margini superiori, in un mercato dove l'automobilista e di fatto prigioniero dell'infrastruttura. Per chi pianifica un viaggio lungo — Roma-Milano, Napoli-Bologna, o le direttrici verso le localita balneari — il consiglio operativo e semplice: rifornirsi prima di entrare in autostrada puo significare un risparmio di 10-15 € su un percorso di 700 km.

Le pompe bianche: dove si risparmia davvero

I marchi della grande distribuzione e le cosiddette pompe bianche confermano il loro ruolo di calmiere del mercato. PetrolPicena, con appena 8 stazioni monitorate, offre la benzina self a 1,8627 €/l — ben 7,10 centesimi sotto la media nazionale. Auchan (20 stazioni) si posiziona a 1,8705 €/l, seguita da CONAD (52 stazioni) a 1,8816 €/l. Anche Enercoop (1,8834 €/l) e Gep Carburanti (1,8840 €/l) si mantengono abbondantemente sotto la media.

Il risparmio puo apparire modesto in termini assoluti, ma si cumula: un automobilista che percorre 15.000 km l'anno con un consumo di 6,5 l/100 km (una media ragionevole per un'utilitaria moderna) brucia circa 975 litri. La differenza tra rifornirsi alla media nazionale (1,9337 €/l) e presso un marchio della GDO come CONAD (1,8816 €/l) vale circa 50 € l'anno solo sulla benzina. Se lo stesso ragionamento si applica al gasolio (dove CONAD offre 2,0448 vs la media di 2,0873), il risparmio supera i 40 € annui su un analogo chilometraggio. Non una rivoluzione, ma un contributo concreto in un momento di prezzi carburante in risalita.

Il fattore geopolitico: lo scenario piu pericoloso dal 2022

La ragione per cui questa settimana i prezzi hanno preso una direzione cosi decisa va cercata nella combinazione di due fattori che il mercato petrolifero teme piu di ogni altra cosa: una disruzione fisica dell'offerta e l'incertezza sulla sua durata.

Sia gli USA che l'Iran avevano concordato a meta giugno la riapertura dello Stretto di Hormuz come parte di un cessate il fuoco di 60 giorni, ma le ostilita sono riprese e Washington e Teheran restano in uno stallo attorno alle rotte marittime regionali.Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno descritto lo Stretto come "altamente insicuro e completamente chiuso".La chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz ha costretto i membri OPEC+ a tagliare la produzione, con un crescente arretrato di barili non spediti che ha saturato la capacita di stoccaggio della regione.L'OPEC+ ha annunciato a inizio luglio un aumento della produzione di 188.000 barili al giorno a partire da agostol'aumento e largamente simbolico: tre dei sette paesi coinvolti (Arabia Saudita, Iraq e Kuwait) dipendono dallo Stretto di Hormuz come corridoio primario per le esportazioni, e alzare le quote con lo stretto chiuso non equivale a un aumento reale dell'offerta.S&P Global Energy stima che la produzione petrolifera del Golfo non si riprenda pienamente almeno fino al primo trimestre 2027.

Per l'Italia, che importa circa l'85% del suo fabbisogno petrolifero, questo scenario e particolarmente gravoso. Ogni dollaro in piu sul barile si traduce, con il meccanismo descritto sopra, in circa 0,5-0,7 centesimi in piu alla pompa. Se il Brent dovesse stabilizzarsi sopra i 90 dollari nelle prossime settimane, e realistico attendersi la benzina self intorno a 1,96-1,98 €/l e il gasolio che potrebbe avvicinarsi alla soglia psicologica dei 2,10 €/l in modalita self-service a livello nazionale.

Il gasolio oltre quota 2,08: l'impatto sul trasporto merci e sull'inflazione

Se la benzina cattura l'attenzione dell'automobilista, e il prezzo del gasolio a rappresentare il vero indicatore macroeconomico. In Italia l'80% delle merci viaggia su gomma: ogni centesimo in piu al litro di gasolio si scarica a cascata sull'intera catena logistica, dai prodotti alimentari all'e-commerce, dalle materie prime edili ai beni di consumo. Con il gasolio self a 2,0873 €/l — e il servito a 2,1803 €/l — il costo del trasporto per un mezzo pesante che percorre 120.000 km all'anno con un consumo di 35 l/100 km si avvicina ai 87.700 € annui solo di carburante. Un importo che nessuna azienda di autotrasporto puo assorbire senza trasferirlo sui prezzi finali.

Il GPL rimane l'alternativa piu conveniente in termini assoluti, a 0,7596 €/l in self-service, ma il suo mercato e di nicchia (appena 163 stazioni nel campione self) e poco adatto al trasporto pesante. Il metano a 1,4979 €/l self mantiene un vantaggio competitivo rispetto a benzina e gasolio in termini di costo al chilometro, ma la rete distributiva resta inadeguata, con appena 102 stazioni monitorate.

Il cambio euro-dollaro: un cuscinetto parziale

Il cambio EUR/USD si attesta a 1,1437, un livello relativamente favorevole per gli importatori europei di greggio. Un euro forte riduce il costo in valuta locale del barile denominato in dollari: ai livelli attuali, il Brent a 90,76 dollari equivale a circa 79,36 euro al barile. Se il cambio fosse a 1,10 (come a inizio anno), lo stesso barile costerebbe 82,51 euro — 3,15 euro in piu, pari a circa 2 centesimi a litro in piu alla pompa.

Negli ultimi 7 giorni il cambio EUR/USD si e mosso tra 1,1383 e 1,1469, con una volatilita contenuta allo 0,25%. Questo significa che il cambio sta funzionando come un cuscinetto parziale, attenuando di qualche centesimo l'impatto del rialzo del Brent sui prezzi alla pompa europei. Ma e un cuscinetto, appunto: non un argine. Se il dollaro dovesse rafforzarsi — scenario plausibile in caso di ulteriore escalation geopolitica, dato il ruolo di bene rifugio del biglietto verde — il doppio effetto Brent in salita + dollaro forte potrebbe portare la benzina italiana sopra i 2 €/l in self-service nel giro di poche settimane.

Cosa aspettarsi: tre scenari per le prossime settimane

Il mercato petrolifero e, in questo momento, guidato quasi interamente dalla geopolitica. I fondamentali di domanda e offerta passano in secondo piano quando un quinto del greggio mondiale transita (o non transita) attraverso uno stretto conteso militarmente. Sulla base dei dati disponibili, si possono delineare tre scenari.

Scenario 1 — De-escalation e riapertura di Hormuz. A meta giugno Trump aveva firmato un memorandum d'intesa per un cessate il fuoco di 60 giorni con la riapertura dello Stretto di Hormuz. Se un accordo simile venisse ripristinato, la riapertura dello Stretto rappresenterebbe il piu grande shock di offerta a breve termine nella storia recente del mercato petrolifero. Il Brent potrebbe tornare rapidamente in area 70-75 dollari, con un beneficio alla pompa italiana di 6-8 centesimi nel giro di 3-4 settimane (effetto feather asimmetrico).

Scenario 2 — Stallo prolungato. Se il confronto militare continua ai livelli attuali senza ulteriore escalation, il Brent potrebbe consolidarsi nella fascia 88-95 dollari. In questo caso i prezzi alla pompa italiani si stabilizzerebbero poco sopra i livelli odierni, con la benzina self tra 1,93 e 1,98 €/l e il gasolio tra 2,08 e 2,12 €/l. Questo e lo scenario piu probabile nel breve termine, vista l'assenza di segnali diplomatici positivi.

Scenario 3 — Escalation verso le infrastrutture energetiche. Teheran ha dato istruzioni agli Houthi di prepararsi a interrompere il traffico nel Mar Rosso se gli USA colpiscono le infrastrutture energetiche iraniane. Se questo scenario si concretizzasse, con una doppia chiusura di Hormuz e Bab el-Mandeb, il Brent potrebbe tornare rapidamente sopra i 100 dollari. Nella primavera 2026 il Brent aveva gia raggiunto i 126 dollari al barile nel picco della crisi. In quel caso la benzina italiana supererebbe agevolmente la soglia dei 2 €/l, rievocando i livelli del 2022 post-invasione dell'Ucraina.

Il peso sulla vita quotidiana: quanto costa muoversi oggi

Al di la degli scenari macro, e utile tradurre i numeri in termini concreti. Un pendolare che percorre 30 km al giorno (andata e ritorno) per 220 giorni lavorativi, con un'auto a benzina che consuma 6,5 l/100 km, brucia circa 429 litri all'anno di solo tragitto casa-lavoro. Al prezzo odierno di 1,9337 €/l, sono 829 € solo per andare a lavorare. Se la benzina salisse a 1,98 €/l (scenario 2), il conto salirebbe a 849 € — 20 € in piu. Se raggiungesse i 2,10 €/l (scenario 3), si arriverebbe a 901 €, con un aggravio di 72 € rispetto a oggi.

Per chi guida un diesel, il conto e ancora piu pesante a causa del prezzo del gasolio superiore a quello della benzina (un'inversione strutturale rispetto al passato). Lo stesso pendolare con un diesel da 5,5 l/100 km brucerebbe 363 litri annui, per un costo di 758 € ai prezzi odierni. Il gasolio, che un tempo era la scelta economica per eccellenza, ha perso il suo vantaggio storico: il differenziale di accisa (0,6174 vs 0,7284 €/l, favorevole al gasolio di 11,10 centesimi) non compensa piu il maggior costo del prodotto industriale, legato al crack spread del diesel strutturalmente piu alto rispetto alla benzina.

Il contesto OPEC+: aumenti di carta, barili che non partono

L'OPEC+ ha annunciato che sette paesi — Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakhstan, Algeria e Oman — aumenteranno la produzione di 188.000 barili al giorno ad agosto, al quinto mese consecutivo di incrementi. Ma come sottolineano diversi analisti, si tratta di aumenti largamente formali. La produzione totale OPEC+ e crollata a 33,13 milioni di barili/giorno a maggio, dai 42,77 milioni di febbraio.La produzione iraniana e scesa di circa 300.000 barili/giorno nel solo mese di maggio 2026, raggiungendo i 2,65 milioni b/g, mentre il blocco navale statunitense comincia a produrre effetti misurabili.

La realta e che l'OPEC+ sta alzando i tetti produttivi in previsione di una futura riapertura di Hormuz, per trovarsi con le quote gia allineate quando i barili potranno effettivamente uscire dal Golfo. E una mossa strategica, non operativa. Per i prezzi dei carburanti europei, questo significa che non c'e da aspettarsi un sollievo dal lato dell'offerta OPEC+ nel breve termine.

In sintesi: occhi puntati su Hormuz e sui prossimi rialzi

Il quadro che emerge dai dati di oggi e quello di un mercato sotto stress geopolitico, con il Brent tornato sopra i 90 dollari dopo un rally del 20% in poco piu di una settimana. I prezzi alla pompa italiani non hanno ancora assorbito completamente l'ultimo balzo del greggio — per effetto del ritardo fisiologico nella trasmissione, e probabile che i prossimi aggiornamenti MIMIT registrino ulteriori aumenti di 2-4 centesimi sia sulla benzina che sul gasolio.

Per gli automobilisti che si mettono in viaggio in questa terza settimana di luglio, il consiglio operativo e duplice: evitare il rifornimento in autostrada (dove si paga un sovrapprezzo di oltre 13 centesimi sulla benzina e quasi 11 sul gasolio) e cercare le stazioni della grande distribuzione o le pompe bianche, dove il risparmio puo raggiungere i 5-7 centesimi a litro. In un momento in cui ogni centesimo conta, la scelta del distributore non e mai stata cosi importante. Per restare aggiornati sull'evoluzione dei prezzi, si rimanda alle analisi quotidiane e agli approfondimenti di questa sezione.

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