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Brent in caduta libera, ma alla pompa il gasolio resta sopra i 2 ': chi guadagna davvero nella filiera del carburante italiano

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· 14 min di lettura

Analisi redatta con assistenza di intelligenza artificiale su dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), rilevati quotidianamente su oltre 21.000 distributori italiani. Il contenuto è supervisionato dalla redazione Benzina24. Metodologia · Fonti

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Il petrolio Brent ha perso quasi 17 dollari al barile in poco più di una settimana — dai 94,72 dollari del 10 giugno ai 77,82 dollari di oggi, 18 giugno 2026 — eppure il gasolio alla pompa in Italia resta saldamente sopra la soglia dei 2 euro al litro in modalità servito, e la benzina self-service non riesce a scendere sotto 1,87 €/l. Chi si tiene la differenza? E soprattutto: quanto costa davvero fare il pieno nel Paese con le accise più alte d'Europa sul diesel?

Queste domande non sono retoriche. Oggi analizziamo la catena del valore — dal barile alla pompa — confrontando i numeri reali tra regioni, tra marchi e tra tipologie di distributore, per capire dove si annidano i margini e chi, in questo momento di forte calo del greggio, ne sta beneficiando di più.

Il crollo del Brent: dall'emergenza bellica alla prospettiva di surplus

Per comprendere la situazione odierna, bisogna guardare al contesto internazionale. Il Brent ha raggiunto minimi a tre mesi attorno ai 79 dollari al barile, dopo quattro sessioni consecutive di calo, sotto la pressione delle aspettative di maggiore offerta legate all'accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.I prezzi stanno crollando sulla scia dell'intesa USA-Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, con il presidente Trump che ha annunciato la riapertura dopo la firma dell'accordo in programma venerdì in Svizzera.

I numeri parlano chiaro. Dal briefing MIMIT in nostro possesso, il Brent è passato da 94,72 $/barile il 10 giugno a 77,82 $/barile il 18 giugno: un calo del 17,8% in otto sedute. È un movimento colossale, di quelli che storicamente si traducono in un ribasso alla pompa di almeno 10-12 centesimi al litro nell'arco di due-tre settimane. Eppure, i prezzi alla pompa italiani mostrano una viscosità sospetta.

Goldman Sachs ha tagliato la previsione sul Brent a 80 dollari al barile nel quarto trimestre, rispetto ai precedenti 90 dollari, e prevede che le esportazioni dal Golfo Persico tornino ai livelli pre-bellici entro fine luglio.La IEA, nel suo Oil Market Report di giugno, prevede un calo della domanda globale di petrolio di 1,1 milioni di barili al giorno nel 2026, con una revisione al ribasso di 700.000 barili al giorno rispetto alla stima precedente. Si tratta dello scenario più ribassista degli ultimi anni: la combinazione tra riapertura dello Stretto di Hormuz, aumento delle quote OPEC+ e distruzione della domanda prefigura un potenziale surplus storico nel 2027.

Il cambio EUR/USD gioca un ruolo importante nella trasmissione dei prezzi. Il tasso di cambio EUR/USD si è attestato a 1,1513 il 18 giugno 2026, in rialzo dello 0,10% rispetto alla seduta precedente. Un euro forte aiuta a contenere l'impatto del costo del greggio sulle importazioni europee, ma il beneficio stenta a trasferirsi integralmente ai consumatori italiani.

La fotografia dei prezzi: benzina e gasolio oggi in Italia

Veniamo ai numeri. I dati MIMIT aggiornati al 18 giugno 2026, elaborati su quasi 22.000 distributori monitorati, restituiscono il seguente quadro nazionale:

Carburante Self-service (€/l) Servito (€/l) Differenza servito
Benzina 1,8722 2,0063 +0,1341
Gasolio 1,9746 2,1042 +0,1296
GPL 0,7853 0,7771 -0,0082
Metano 1,5001 1,5595 +0,0594

Il dato più rilevante è il gasolio self-service a 1,9746 €/l. Considerato che il gasolio è il carburante della logistica — l'80% delle merci italiane viaggia su gomma — ogni centesimo in più al litro si scarica inevitabilmente sull'intera catena dei prezzi al consumo. Con il diesel che costa 10 centesimi più della benzina in modalità self, il consumatore italiano vive un'anomalia tutta domestica: fino all'inizio del 2026, il gasolio costava meno della benzina alla pompa. L'allineamento delle accise deciso dal governo ha ribaltato la situazione.

A partire dal 1° gennaio 2026, il governo italiano ha allineato le accise su benzina e gasolio a 672,90 € per 1.000 litri.Questa riforma ha ridotto le tasse sulla benzina e le ha aumentate sul gasolio, con il risultato che il prezzo del diesel è salito sensibilmente e ora spesso costa quanto o più della benzina. L'effetto è strutturale e va oltre le fluttuazioni del Brent.

Il paradosso del gasolio: accise riallineate, prezzi record

Per capire perché il gasolio costa così tanto, bisogna smontare il prezzo alla pompa nelle sue componenti. Prendiamo il dato nazionale di 1,9746 €/l (self-service):

Accisa fissa: 0,6174 €/l (dato MIMIT)
Componente industriale (greggio + raffinazione + trasporto + margine): circa 1,00 €/l
IVA al 22% calcolata su tutto (industriale + accisa): circa 0,36 €/l

Somma: circa 1,98 €/l. Il conto torna. Ma il punto cruciale è che l'accisa pesa il 31,3% del prezzo finale, e l'IVA — calcolata anche sull'accisa stessa, generando il noto meccanismo della “tassa sulla tassa” — aggiunge un altro 18%. Il fisco, complessivamente, si porta a casa circa il 56-57% di ogni litro venduto. L'IVA italiana al 22% si applica al prezzo del carburante dopo che le accise sono già state aggiunte, il che significa che i consumatori pagano una tassa su un'altra tassa, un meccanismo che spinge i prezzi finali più in alto di quanto molti si aspettino.Secondo la Tax Foundation, l'Italia applica la più alta accisa sul diesel in Europa, pari a 0,632 €/l, seguita dall'Irlanda a 0,616 €/l e dal Regno Unito a 0,6076 €/l. Questi dati — precedenti al riallineamento di gennaio — risultano ora superati dall'accisa effettiva di 0,6174 €/l comunicata dal MIMIT, ma il posizionamento dell'Italia ai vertici europei resta invariato. Sulla benzina, l'Italia si colloca al terzo posto nel continente con 0,713 €/l, dietro Paesi Bassi e Danimarca.

La mappa regionale: da Lombardia a Basilicata, quasi 5 centesimi di forbice

Il divario tra regioni non è mai neutro: segnala differenze nella concorrenza tra distributori, nella densità della rete e nei costi logistici di approvvigionamento. Oggi la forbice regionale sulla benzina è di 4,68 centesimi tra la Lombardia (1,8605 €/l, la più economica) e la Basilicata (1,9073 €/l, la più cara). Sul gasolio il divario si amplia a 4,78 centesimi, tra le Marche (1,9584 €/l) e il Trentino-Alto Adige (2,0062 €/l).

Tradotto in termini concreti: chi vive in Basilicata e fa un pieno da 50 litri di benzina paga 2,34 € in più rispetto a un automobilista lombardo. Su base annua, ipotizzando un pieno a settimana, la differenza supera i 120 euro. Non è una cifra trascurabile, soprattutto per un pendolare.

Il grafico evidenzia una segmentazione netta: le cinque regioni più economiche sono tutte nel Centro-Nord (Lombardia, Marche, Veneto, Piemonte, Lazio), mentre le cinque più care includono quattro regioni del Sud più il Trentino-Alto Adige, dove i costi logistici di trasporto in area alpina incidono significativamente.

Un elemento merita attenzione: la Campania ha una benzina relativamente alta (1,8946 €/l), ma un gasolio (1,9764 €/l) più basso della media nazionale (1,9746 €/l). Questo suggerisce una composizione del traffico diversa: in Campania la quota di veicoli diesel rimane elevata, e la concorrenza tra distributori si gioca soprattutto su quel segmento.

Autostrada contro strada: 15 centesimi che pesano come un pedaggio

Uno dei divari più significativi è quello tra prezzi autostradali e stradali. Dai dati MIMIT:

Tipologia Benzina (€/l) Gasolio (€/l) N. stazioni
Autostradale 1,9522 2,0488 434
Stradale 1,7988 1,8984 68
Differenza +0,1534 +0,1504

La differenza è impressionante: 15,34 centesimi sulla benzina e 15,04 centesimi sul gasolio. Su un pieno da 50 litri, chi si ferma in autostrada spende 7,67 € in più per la benzina e 7,52 € in più per il gasolio. È come pagare un secondo pedaggio silenzioso. Questo mark-up autostradale è una costante della rete distributiva italiana, legata ai canoni di concessione che i gestori devono versare alle società autostradali, e tende a restare elevato indipendentemente dal prezzo del greggio. In pratica, è un costo quasi fisso che non si riduce quando il Brent cala.

Il consiglio per chi viaggia in questo weekend pre-estivo è chiaro: dove possibile, uscire al casello e rifornirsi. Il risparmio su un viaggio medio (due pieni) può superare i 15 euro.

Il confronto tra marchi: pompe bianche ancora in vantaggio, ma il gap si riduce

L'analisi dei marchi più economici, basata sulle rilevazioni MIMIT, mostra un quadro in cui le pompe bianche e le insegne della grande distribuzione organizzata conservano un vantaggio tangibile, ma non clamoroso, rispetto alla media nazionale.

Il marchio più economico in assoluto è Ratti, con benzina a 1,779 €/l e gasolio a 1,879 €/l, ma su sole 7 stazioni — un campione troppo ridotto per trarre conclusioni generali. Più rappresentativi sono i dati di Auchan (20 stazioni, benzina a 1,8017 €/l) e Enercoop (30 stazioni, benzina a 1,8057 €/l): insegne della GDO che praticano prezzi inferiori di 6-7 centesimi rispetto alla media nazionale self di 1,8722 €/l.

Sei-sette centesimi di differenza significano, su base annua per un pendolare che percorre 20.000 km a 15 km/l (circa 1.333 litri/anno), un risparmio tra gli 80 e i 93 euro. Non è poco, ma è meno di quanto ci si potrebbe aspettare considerando che le pompe bianche non devono sostenere i costi di branding, pubblicità e rete commerciale dei grandi marchi come Eni, Ip o Q8.

Il grafico rende visivamente il divario: su tutti i marchi economici, il gasolio è stabilmente più caro della benzina di circa 8-10 centesimi. Questa inversione storica, come detto, è figlia dell'allineamento delle accise. L'Italia ha tra le accise sul carburante più alte d'Europa: seconda solo a Paesi Bassi, Finlandia e Danimarca sulla benzina, e prima in assoluto sul diesel fino al riallineamento di gennaio 2026.

L'effetto razzo e piuma: perché i ribassi del greggio arrivano alla pompa con il contagocce

È il momento di parlare dell'elefante nella stanza. Il Brent è crollato del 17,8% in otto giorni, ma i prezzi alla pompa non hanno ancora recepito la discesa in modo proporzionale. Questo fenomeno ha un nome nella letteratura economica: rocket and feather effect, effetto razzo e piuma. Quando il prezzo del greggio sale, i listini alla pompa si adeguano rapidamente (come un razzo). Quando scende, la discesa è lenta e graduale (come una piuma).

Le ragioni sono molteplici e non tutte imputabili a mala fede dei distributori. In primo luogo, le raffinerie acquistano il greggio con contratti a termine, per cui il costo effettivo della materia prima lavorata oggi riflette prezzi di due-quattro settimane fa. In secondo luogo, il crack spread — la differenza tra il prezzo del prodotto raffinato e quello del greggio — non segue necessariamente il barile: può restare elevato anche quando il Brent scende, soprattutto in un contesto di scorte basse come quello attuale. Il calo delle scorte globali osservate ha accelerato a maggio, con un prelievo di 143 milioni di barili, portando il ritmo medio dei prelievi dall'inizio del conflitto nel Golfo a 3,8 milioni di barili al giorno, con le scorte governative OCSE scese ai livelli più bassi dal dicembre 1990.

In terzo luogo, c'è la struttura fiscale italiana: poiché le accise sono fisse (0,7284 €/l sulla benzina, 0,6174 €/l sul gasolio), non scendono mai quando il Brent cala. Essendo la componente fiscale più della metà del prezzo finale, anche un crollo del 20% della materia prima si traduce in un ribasso molto più contenuto alla pompa.

Il calcolo è presto fatto. Un barile di Brent a 78 dollari, con il cambio a 1,15, equivale a circa 67,83 euro. Diviso per 159 litri (la conversione standard) si ottiene un costo grezzo di circa 0,427 €/l. Aggiungendo raffinazione e trasporto (stimabili in 0,15-0,18 €/l), arriviamo a un prezzo industriale di circa 0,60 €/l per la benzina. Su questo si applicano i 0,7284 centesimi di accisa, e poi il 22% di IVA su tutto: il risultato matematico sarebbe circa 1,62 €/l. Il prezzo reale alla pompa di 1,87 €/l include il margine del distributore (2-5 centesimi) ma anche un evidente ritardo di aggiustamento al ribasso. C'è, insomma, uno spazio di discesa non ancora realizzato di almeno 10-15 centesimi.

Il nodo delle accise scadute: dal 6 giugno si è tornati alla tassazione piena

C'è un altro fattore che spiega i prezzi ancora elevati nonostante il calo del Brent: il 6 giugno 2026 è scaduto il regime di riduzione delle accise sui carburanti introdotto con il Decreto-Legge n. 89 del 22 maggio.Lo sconto sulle accise era stato introdotto per la prima volta dal Consiglio dei Ministri il 18 marzo, con una riduzione di 24,4 centesimi al litro su benzina e gasolio, poi variamente prorogato con modifiche al ribasso fino al 6 giugno.

In pratica, dal 7 giugno gli automobilisti italiani sono tornati a pagare l'accisa piena: 0,7284 €/l sulla benzina e 0,6174 €/l sul gasolio. Il ritorno alla tassazione ordinaria ha aggiunto circa 12-24 centesimi al litro proprio nella fase di discesa del Brent, neutralizzando in parte il beneficio del calo del greggio. È un tempismo sfortunato: il governo ha lasciato scadere gli sconti nel momento in cui i prezzi internazionali stavano già scendendo, creando un effetto a forbice per cui il consumatore non percepisce nessun miglioramento.

L'Italia genera oltre 25 miliardi di euro all'anno dalle accise sui carburanti, una delle fonti di gettito fiscale più stabili e facilmente riscuotibili del bilancio pubblico. Rinunciare strutturalmente a questa entrata richiederebbe tagli drastici ad altre voci di spesa o nuovo indebitamento. È il vincolo politico che rende ogni taglio delle accise, per definizione, temporaneo.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni: lo scenario per gli automobilisti

Lo scenario è chiaro dal lato dell'offerta internazionale. L'accordo tra USA e Iran, la cui firma è prevista venerdì in Svizzera, prevede ampi incentivi economici per Teheran, inclusa la ripresa immediata delle esportazioni di petrolio, e la riapertura del transito attraverso lo Stretto di Hormuz.Secondo Rystad Energy, la riapertura dello Stretto potrebbe portare a un surplus di circa 5 milioni di barili al giorno nei mesi successivi, trainato dal ritorno dell'offerta OPEC+, dalla crescita dello shale statunitense e dalla domanda più debole.

Se la firma dell'accordo avverrà senza intoppi, è ragionevole attendersi che il Brent possa testare l'area dei 70-75 dollari al barile nelle prossime due settimane. Questo, unito a un euro stabile sopra 1,15, dovrebbe tradursi in una discesa dei prezzi alla pompa di almeno 8-12 centesimi al litro entro la prima settimana di luglio, portando la benzina self sotto 1,80 €/l e il gasolio in area 1,90 €/l.

Attenzione però ai rischi al rialzo: se entro sessanta giorni non si raggiunge un accordo sul nucleare iraniano, gli Stati Uniti potrebbero riavviare gli attacchi militari. L'incertezza geopolitica resta un fattore di volatilità strutturale.

Quanto costa la mobilità quotidiana: i numeri che contano

Per un pendolare medio che percorre 30 km al giorno (andata e ritorno), ovvero circa 700 km al mese, con un'auto a benzina che consuma 16 km/l, il conto mensile è:

• 700 km ÷ 16 km/l = 43,75 litri/mese
• 43,75 × 1,8722 € = 81,91 €/mese (self-service)
• 43,75 × 2,0063 € = 87,78 €/mese (servito)

Per un pendolare diesel:
• 43,75 × 1,9746 € = 86,39 €/mese (self)
• 43,75 × 2,1042 € = 92,06 €/mese (servito)

Chi usa il GPL spende circa 34,36 €/mese per lo stesso percorso — meno della metà. È un dato che dovrebbe far riflettere chiunque stia valutando la conversione dell'impianto, soprattutto considerando che il GPL è anche meno soggetto alle fluttuazioni delle accise. Il risparmio annuo rispetto alla benzina è nell'ordine dei 570 euro, una cifra che ripaga ampiamente il costo dell'impianto di conversione in 12-18 mesi.

Il quadro d'insieme: un mercato in transizione

Il mercato dei carburanti italiano si trova in una fase di transizione inedita: l'allineamento delle accise ha rivoluzionato gli equilibri tra benzina e gasolio, il calo del Brent post-accordo Iran apre una finestra di ribasso ma il ritorno alla tassazione piena ne annulla parte dell'effetto, e la rete distributiva — con 315 insegne diverse distribuite su oltre 21.700 punti vendita in 5.247 comuni — presenta differenziali di prezzo che meritano attenzione.

Per chi vuole risparmiare, le regole restano semplici ma efficaci: privilegiare il self-service (risparmio di 13 centesimi sulla benzina, 13 sul gasolio), scegliere pompe bianche o GDO dove possibile, evitare il rifornimento in autostrada, e monitorare i prezzi con regolarità. Il divario tra il distributore più economico e quello più caro lungo uno stesso tratto può superare i 20 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri, sono 10 euro di differenza.

La discesa del Brent è una buona notizia. Ma la vera domanda è se e quando arriverà alla pompa nella sua interezza. La storia italiana insegna che i ribassi del greggio vengono assorbiti dalla filiera con una lentezza sistematica. Sta agli automobilisti fare pressione con l'unico strumento davvero efficace: la scelta del distributore. Per ulteriori aggiornamenti e confronti, rimandiamo alla sezione tutte le analisi e agli approfondimenti dedicati.

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